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Categoria: Play by Forum
Genere: Manga
Gioco preferito da: nessun utente
Siti Collegati: 0 siti
Data Pubblicazione: 27/03/2012
Ultimo Aggiornamento: 27/03/2012
AmbientazioneQuesta vita...questa vita è proprio noiosa. Guardavo le persone affannarsi per tutte quelle strade strette e rumorose, alla ricerca di...alla ricerca di cosa? Una routine quotidiana che poi a mano a mano che il tempo scivola via dalle loro dita perde lentamente di significato, una frase detta all´infinito, come un disco rotto, dopo un po´ anche se persiste a suonare, nessuno lo sente davvero. L´abitudine, la monotonia era una amara realtà per me. Per me che volevo volare alto nei cieli, per me che volevo giocare con le fate. Io mi rifugiavo nella fantasia delle mie storie, dei miei disegni, che...nessuno sembrava capire. "Bah, è un´artista, sai son tutti strani, quelli" Questo dicevano loro, convinti della loro realtà, loro, con le loro leggi, i loro doveri. Loro che reprimevano tutte le loro emozioni per non sembrare "strani" come me. Ebbene, sono sempre stata una strana io. Un "freak on a lesh" come la canzone. Non mi andava di stare a sentire nient´altro che ciò che il mio cuore aveva da dirmi, le loro parole per me erano nient´altro che un ronzio passeggero, un fischio che strideva nelle mie orecchie, ma solo per poco. Questo scheletro grigio che è la mia città ha perso tutti i suoi colori, il suo entusiasmo, le persone sono solo pallide figure indistinte, tutto sembra essere un possedimento del dio denaro. Dio a cui io non potevo fare troppo riferimento. Osservavo il fuoco del forno a legna della pizzeria in cui lavoravo, quella sera. Mi è sempre piaciuto il fuoco: come brucia e genera un calore che nessun essere umano potrebbe mai darmi, come macera il legno, ma nella morte gli regala il più grande dono: i colori. I colori sono una cosa meravigliosa. C´era quiete, quella sera, evidentemente avevano tutti di meglio da fare, e poi era uscito il nuovo film di Harry Potter e c´era già una gran smania generale di andarlo a vedere un mese prima dell´uscita nei cinema. Fu per caso che cominciai a tracciare quella linea. Avevo a disposizione solo la penna di servizio e il blocchetto di post-it che utilizzavo per prendere gli ordini telefonici, ma tanto mi bastava per creare qualcosa. Tracciai una linea, indecisa su cosa avrei disegnato. A volte mi venivano così, partivo da una linea tracciata a caso e mano a mano la mia mente ne percorreva altre, curve, rette davano forma, almeno in parte, alla mia voglia di evadere, e mi sentivo bene durante quel processo. Poi qualcosa accadde. Le linee si intrecciavano da sole, ero io a guidare la penna, ma allo stesso tempo qualcosa, un impeto, il calore del fuoco anche se a cinque metri da me, mi stava trascinando nel vortice, una danza tribale, la madre di tutte le melodie, un suono coinvolgente, dannatamente bello al punto che volli quasi piangere, poi ...stop. L´altoparlante che trasmetteva quella melodia cambiò rapidamente, sostituito da una voce robotica che dava istruzioni sul divieto di imbarcare draghi nel gate 25. Aspetta.... What the fuck...?! Era una stazione, una grandissima stazione dei treni, come quelle che si vedono nelle grandi città. L´unica differenza con le stazioni dei treni è che i luoghi in cui ti porta sono dimensioni parallele, alcune assurde, senza senso, altre che sembrano uscite dal passato o dal futuro, ognuna diversa dall´altra, ognuna scaturita dalla fantasia di persone come me, persone strane, persone artistiche. E io le potevo visitare tutte, potevo creare la mia realtà, potevo avere le avventure che avevo sempre desiderato e non mi importava più nulla di nient´altro. Non mi mancava nulla del mio vecchio mondo poiché non mi era mai appartenuto.
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