Articolo pubblicato il 19/01/2010 Autore: YOSHI
E' ben noto, ormai da almeno dieci anni a questa parte, di quanto il fenomeno del Gioco di Ruolo online prettamente via chat abbia attecchito in maniera fortemente decisiva nell'intera penisola italiana, dal più sperduto borgo periferico al più popolato capoluogo di provincia. Avvicinatomi all'antropologia in sede universitaria e in quella strettamente privata, ho seguito l'evolversi della situazione con l'occhio di un giocatore, di un gestore e di un creatore di un play by chat, individuando diverse qualità e possibilità tipicamente insite in questa dimensione. Devo molto ad Arjun Appadurai, l'antropologo indiano di formazione americana, attualmente professore della facoltà di Politica e Scienze Sociali alla New School University di New York, nonchè alla sua opera "Modernità in polvere", in cui indaga gli aspetti culturali della globalizzazione nel mondo odierno; cercherò di far miei i neologismi coniati dall'antropologo, primo fra tutti "etnorama", un termine che potrebbe rimpiazzare precedenti termini olistici come villaggio, comunità e località, e dunque figurare, in termini generali, tutto ciò che viene espresso dall'immaginazione individuale in un mondo deterritorializzato o, meglio, globalizzato. Ugualmente, per stilare il seguente testo, ho avvicinato la mia lente di ingrandimento alle relazioni che intercorrono tra rappresentazioni espressive (film, romanzi, notizie, resoconti di viaggio) e l'immaginazione del singolo, che tenta di costruire le proprie rappresentazioni individuali, interrogandosi su queste fino a porsi domande sulla propria stessa esistenza.
Bisogno tutto italiano della letterareità Non deve sorprenderci se in Italia è accaduto tale fenomeno. Certo, ricordo quando uscì il Signore degli Anelli e fui testimone di un'esplosione nella partecipazione: per farvi un esempio, la metà della mia classe del liceo giocava all'epoca su un noto gdr fantasy. Tuttavia, uno zoccolo duro di giocatori si era già formato prima del 2003, ed è interessante notare che in altre nazioni il numero di giocatori via chat, o per lo meno la percentuale rispetto alla popolazione totale, è decisamente più basso. Se teniamo in considerazione l'influenza nella società italiana dei mezzi d'informazione, e non è un caso che io ponga all'apice della chimerica piramide la televisione, seguita dal cinema, dai giornali e dai romanzi, comprenderemo quanto possano rappresentare una traboccante fonte d'ispirazione per coloro che si cimentano nell'ideazione di una qualsivoglia ambientazione per un Gioco di Ruolo. Forse è anche utile ricordare quanto sia stato determinante l'apporto italico, e non italiano vista l'assenza di una coesa entità nazionale fino al fatidico 17 Marzo 1861, alla letteratura latina, romanza e rinascimentale, all'uopo di rintracciare le cause della massiccia partecipazione, per lo meno in percentuale rispetto alle diverse culture globali, degli italiani di qualsiasi età e ceto sociale ai play by chat. Forse nelle coscienze nazionali c'è ancora traccia di quella squisito propensione alla letterareità
Condivisione interessi comuni La prima e più lapalissiana motivazione per cui i mondi virtuali vengono creati e popolati è la passione per il gioco di ruolo dei suoi frequentatori, che scelgono individualmente il play by chat con l'ambientazione e il sistema di gioco più confacente alle proprie peculiarità. Potremmo denominare dunque globalmente il gioco di ruolo e, nel particolare, le caratteristiche espresse dal singolo gioco, come interessi condivisi da un numero più o meno alto di giocatori. Questi ultimi cerceranno dunque di frequentare un pbc rispetto ad un altro considerando anche le somiglianze e le differenze che intercorrono tra la propria e l'altrui tipologia di immaginario, che può collegarsi alla passione per una saga narrativa, cinematografica o televisiva: dunque fantasy, storica, horror, odierna e/o fantascientifica. Allontanandoci dal contesto indagato, potremmo ovviamente ricercare questa tensione per l'aggregazione ad un sistema di credenze, idee e rapppresentazioni, in qualsiasi ambito in cui l'essere umano è il protagonista. Il Gioco di Ruolo, sia esso virtuale o cartaceo, si rivela essere così uno di questi campi. Utilizzo delle conoscenze e delle capacità artistiche individuali L'essere umano ha sempre cercato, nel corso della sua storia, un ambito particolare dove potesse esprimere, e a volte sfogare, le qualità personali, siano esse di tipo immaginifico e pseudo artistico, che di tipo cognitivo, apprese in un ambito a volte differente, a volte corrispondente. Nel caso dei play by chat questo bisogno è simboleggiato per i giocatori dalla creazione del personaggio, il proprio alter ego, nonchè mezzo privilegiato per l'esibizione delle peculiarità del singolo, e per i creatori e gestori, le individualità che hanno costituito uno specifico gioco di ruolo, tale necessità è rappresentata dalle caratteristiche insite del gioco. Sarà più facile, per le persone così riunite, incontrarsi secondo i criteri esposti nel primo punto, e dunque riunire un collettivo dotato di conoscenze e capacità artistiche comuni.
Bisogno di nuove conoscenze Essendo tradizionalmente noto che l'uomo è innanzitutto un animale sociale, non dovrebbe sorprendere che nel corso della sua vita sia costantemente alla ricerca, volontariamente o meno, di conoscere, rapportarsi e comunicare con altri individui. Il play by chat rappresenta un luogo dove poter realizzare questo bisogno, all'interno del più grande panorama virtuale offerto da internet, le cui peculiarità socializzanti sono ormai ben note e condivise da tutti. Esiste inoltre la possibilità, per i giocatori di un play by chat, di sviluppare delle vere e proprie amicizie che sfociano, dall'ambito virtuale, a quello reale: può avvenire dunque l'incontro tra persone finalmente svelatesi nella loro corporeità originaria. In carne ed ossa, insomma. Eccoci giunti alla conclusione della prima parte dell'articolo. Vi chiederete perchè io non l'abbia pubblicato integralmente, e giustamente aggiungerei. Ebbene, ho intenzione di concludere la seconda parte non solo con l'inserimento di ulteriori qualità tipicamente rivelatorie della natura dei play by chat, ma anche aggiungendo alcune delle personalissime considerazioni e stime degli utenti di gdr-online.com, o almeno di quei pochi che hanno avuto avuto il coraggio di leggere fino a qui. Attendo dunque con interesse i commenti di tutti voi, e quelli più arguti e meritevoli figureranno dunque nella seconda e ultima parte.
Seconda parte dell'articolo -->
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30/12/2011 - Trovo che il risultato di questo lavoro sia banale e lapalissiano.Senza nulla togliere allo scrittore.
08/02/2011 - yoshi lolok ho appena finito di leggere,devo dire un articolo davvero ben curato sin ora.Sinceramente credo che tutto quello che hai detto sia più che giusto.Mi hai fatto ripensare a quante amicizie si sono riprese e incontrate grazie ai gdr.Un nostro comune amico ne è l´esempio: per me è stato un reincontrarci e per te un conoscervi e diventare amici.Poi c´è da dire che anche se vero mi ha dato molto da pensare il fatto che al primo posto vi sia la televisione e non i libri.Anche se non è così, speravo che almeno in questo settore i termini fossero invertiti.In ogni caso mio caro jeanyoshin bravo. Ma non ti montare la testa eh! XDe finiamo in bellezza con un BELLAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH
04/02/2011 - Ma che oggetto ambizioso il tuo! Mi ha colpito il fatto che se è presente già in questa prima parte una chiave di lettura generale non vi sia accenno a quanti siano (immagino pochi) i siti di pbc in altri paesi... immagino che il loro numero sia tanto ovvio che fosse superfluo metterlo però io sono molto curioso di saperlo. Volendo metterla "alta"... Frazer risponde dall´alto del Ramo d´oro: Quali sono gli altri pbc in altre lingue? E Tylor ci aggiunge subito: Ma quanti sono i pbc in altre lingue?La domanda è sincera e credo che tu sia piuttosto informato sulla faccenda, quando puoi, rispondi ^^ E poi, potresti mai da antropologo fare torto a Frazer e Tylor? =P
24/01/2011 - L´articolo ha buoni presupposti ma non son daccordo con alcune tesi:a)non credo si possa parlare di "successo" dei PbC visto che all´estero qualitativamente non sono ben viste le land italiane e quantitativamente in patria sono un fenomeno di nicchia (per quanto continuiamo a cantarcela).Ma sopratutto:b)parlare di "desiderio artistico" ... "bisogno della letterareità" ... no non ci siamo.Provo a spiegarla un pò larga, scusatemi.Potrei dire che ad una cena di una premiazione letteraria il giudice affermò "il desiderio piu intimo di chi scrive è essere letto...altrimenti non scriverebbe".Potrei aggiungere una citazione di un famoso addetto dell´editoria italiana "in Italia ci sono piu scrittori che lettori".Potreste sorridere se vi confidassi che ad un corso di teatro nella mia città in tanti si son presentati alle audizioni ma almeno i due terzi non andavano a vedere un´opera da ANNI.Lo stesso vedo per i PbC dove almeno i due terzi delle land ... dell´utenza gioca senza manco sapere l´albientazione.Tutti protagonisti e nessuno che vuole fare lo spettatore o la comparsa per intenderci.Io non credo che questi fattori sociali siano slegati e non vedo haimè (e lo dico da burino ignorante) tutta questa voglia di creare un´opera artistica. La vedo piu come una delle vie possibili al successo e appagamento personale ... un reality, un mondo dello spettacolo in piccolo.Alla fin fine la scrittura, il gioco di ruolo non è "facile" da giudicare e proprio per quello ha così successo:chi verrà a dirti a cuor leggero che "così non si fà? che sbagli?"Non stiamo parlando di scienza esatta.Per carità, magari alla lunga il PbC adottando una certa postura può aiutare, correggere, far cresere le persone ma di certo bisogna saper bene da dove parte tutto, come inizia.
21/01/2011 - Grazie, mi interessa molto la tua analisi. Concordo sull´importanza della scrittura per il nostro popolo, basta vedere quanto successo hanno anche i corsi di scrittura creativa e i concorsi di poesia o narrativa!Dalla mia piccola esperienza emerge anche una marcata attenzione all´analisi introspettiva che il PBC consente nella costruzione del pg e nel suo dispiegarsi. Italiani: gente psicologa...
20/01/2011 - Sono abbastanza d´accordo: secondo me però uno dei punti fondamentali ce l´hai mancato; gran parte della gente continua a giocare per sfogare frustrazioni e problemi, per vivere cose che nella società odierna non può più affrontare.Dovresti comunque ricordarti le nostre esperienze, ne abbiamo conosciuta di gente vuota e sola che si immedesimava nel proprio personaggio 12 ore al dì pur di non affrontare l´impietosa realtà
19/01/2011 - Condivido abbastanza la tua disamina dell´argomento, almeno fino a questo punto, anche se non so quanto effettivamente la nostra, per così dire, "eredità letteraria antica" possa aver influito sulla fortuna in Italia dei PBC (se mi si passa il commento ironico, a giudicare da come alcuni giocatori scrivono, ci sarebbe da dire proprio che non è così). Certo è però possibile che la nostra maggiore affinità con la parola scritta, dovuta anche ai sistemi di insegnamento (mi verrebbe da dire più quelli di fino a qualche anno fa, che quelli attuali, ma vabbè) nei vari gradi scolastici ci porti ad essere più vicini ad un tipo di gioco in cui si deve descrivere, oltre che parlare, o addirittura solo cliccare su vari pulsanti per procedere nel gioco.
19/01/2011 - Intanto sappi che ti stimo per aver messo l´immagine di "the gamers", riguardo all´articolo posso dire di condividere i punti da te esposti.Chiaro poi che non tutti si avvicinano ai pbc spinti da motivi "nobili".
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