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 Una chiave di lettura del successo dei Play by Chat in Italia [Seconda Parte]

Articolo pubblicato il 23/02/2011
Autore: YOSHI


<-- Prima parte dell'articolo



Partecipazione collettiva per la formazione di una comunità
Riparto da qui con la seconda parte dell'articolo, e non è affatto un caso. Con questo primo punto mi riferisco inizialmente al lavorìo duraturo di mesi e mesi (e a volte anni, chiedete a Clemence), da parte dei creatori di un Gioco di Ruolo Online. Bestie mitiche dall'estrema pazienza e costanza, coloro che aspirano a far nascere la loro ludica creatura vestono i panni di industriosi alchimisti, capaci di trasformare un'idea e qualche codice di programmazione in un vero e proprio Gioco di Ruolo. E dunque popolarlo, con persone in carne ed ossa che lo renderanno ulteriormente reale e concreto con i loro alter-ego virtuali: nient'altro che i giocatori. A loro ora mi riferisco, e non ho alcuna remora a pensare che non esistono gdr-online buoni, ma solo gdr-online che ospitano bravi giocatori. Sta giustamente allo Staff dar loro gli strumenti perchè ciò sia possibile anche nella loro singolarissima (si spera) creatura.


Carattere completamente o parzialmente gratuito: reciprocità, scambio e dono
Potrei annoiarvi per pagine e pagine nel parlarvi delle teorie antropologiche di Malinowski e Boas sui riti sociali totali, quali kula e potlatch..ma a pensarci bene non è la sede adatta. Ciò di cui parlo è effettivamente un concetto riscontrabile nell'antropologia sociale: l'essere umano, configurandosi come individuo di una qualsivoglia comunità, avverte il bisogno di venire in contatto con i suoi simili, con cui convidide la propria intrinseca natura; nel "connettersi" con un altro individuo, l'uomo sente lo stimolo di conoscere l'altro, di condividere le proprie esperienze e, dunque, donare sè stesso e tutto il mondo che si trova al suo interno. Vi ricorda qualcosa? Quando parliamo di giochi di ruolo online, che possono essere pbc, pbmail, mmorpg, mud et similia, non bisogna mai dimenticare che dietro ad una lista di nomi ci sono altrettanti giocatori, seduti come noi, esattamente nello stesso istante, a smanettare con il proprio personal computer. Scordate questo particolare, e la concezione stessa di gioco vi sarà impossibile da comprendere: penserete di giocare non con un altro giocatore, ma semplicemente con una macchina.


Creazione di un alter-ego
Quanti di voi hanno giocato, o magari giocano, il personaggio che hanno sempre sognato d'essere? Io lo ammetto, parecchie volte e tutt'ora. Si possono rintracciare svariate teorie, e molto spesso complesse, in manuali di sociologia o di antropologia cyberculturale, ma io mi limiterò a dire la mia. Nel creare il proprio personaggio il giocatore di ruolo online è giustamente spinto, come si può automaticamente dedurre dallo stesso sostantivo che lo configura, dal Gioco. Ma non solo: internet offre all'uomo la possibilità di autoconfigurarsi tramite un avatar, un simulacro virtuale di colui che digita sulla tastiera e che s'appresta a interpretare il suo personaggio, e dunque fornire agli altri giocatori un'idea ben precisa della propria creazione, con tutto ciò che ne consegue. A mio parere siamo passati ad una nuova forma d'arte: dare concretezza a qualcosa che non esiste, ma che è dentro di noi, che ha una storia, ma che non è mai nato, che ha delle abitudini, ma non vive nel nostro mondo: il nostro personaggio.


Commenti degli utenti
Theia ci suggerisce quanto sia importante (o sia stato, a seconda dei punti di vista) il sistema scolastico italiano, vista la maggiore affinità con la parola scritta di noi italiani; l'"eredità letteraria antica", come dice l'utente, potrebbe dunque non aver a che fare col successo dei Pbc in Italia.

Jeffrey ritiene invece che: "molte delle capacità artistiche del singolo vengano costantemente schiacciate dalle necessità di mercato, che portano idee magari ottime ed anche ben fatte al fallimento dopo la pubblicazione solo perchè ciò che viene scritto non viene gradito dal grande pubblico o perchè l´argomento trattato risulta poco "politically correct", in un´epoca ove tutto dev´esserlo. Di conseguenza, ritrovarsi in luoghi virtuali che consentano di esprimersi senza restrizioni dal punto di vista stilistico e d´argomento, grazie alla grande disponibilità di differenti ambientazioni e approcci al gioco di ruolo, favorisce la diffusione e la godibilità del fenomeno da parte dello "scrittore in erba" che c´è in ciascun Player".

Mirmidone invece critica aspramente le qualità artistiche che i Pbc potrebbero presentare, dichiarando: "non credo si possa parlare di "successo" dei PbC visto che all´estero qualitativamente non sono ben viste le land italiane e quantitativamente in patria sono un fenomeno di nicchia (per quanto continuiamo a cantarcela)". A suo parere il Pbc è: "più come una delle vie possibili al successo e appagamento personale ... un reality, un mondo dello spettacolo in piccolo. Alla fin fine la scrittura, il gioco di ruolo non è "facile" da giudicare e proprio per quello ha così successo: chi verrà a dirti a cuor leggero che "così non si fà? che sbagli?" Non stiamo parlando di scienza esatta".

Infine, il simpatico Mysa ci ricorda quanto siano importanti i Gdr-online per socializzare.
Ma questo l'avevamo capito tutti, vero belli miei?




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 Commenti degli Utenti
gemini
MASCHIO  7 giugno


Biella

   

04/03/2011 - Interessante e ben strutturato; toglierei solo la parola "successo" dal titolo in quanto fuorviante (i pbc sono al palo ormai da diversi anni). :-)




amreal
MASCHIO  27 agosto

Lucca

   

27/02/2011 - Non posso altro che esser d´accordo, la tua linea di pensiero rispecchia quello che penso del gdr e del modo di viverlo.
Anche se per quanto riguarda i personaggi non è solo un nostro intimo volere , è ben altro, è fare quello che non potremmo far mai, sognare una vita che non possiamo avere.
A volte mi capita di fare azioni di cui non avrei mai il coraggio neppur di pensare nella realtà.
Il gioco di ruolo sfoga i nostri sogni in quell´intersecarsi di frasi e idee.
Il gioco di ruolo serpeggia nei meandri del nostro desio, facendo rivivere qualcuno o qualcosa che alimenta noi stessi.

Inoltre penso che un gdr sia al livello massimo della socializzazione. Quello che ti da un raduno è come andare con i soliti amici del bar in un viaggio, però come fosse sempre la prima volta. Una specie di pellegrinaggio (ovviamente in tutto ciò pongo enfasi)
Se per alcuni è solo uno schermo con cui interagire per altri come me è trovare altri amici importanti con cui condividere unicamente momenti di felicità.

Scusa se mi sono dilungato ma mi sono lasciato trasportare dalle emozioni, che mi vengono in mente tutte le volte che ripenso a quanti amici ho incontrato e quanti incontrerò XD
ps e poi sono anche un po pazzo




dehro
MASCHIO


   

24/02/2011 - una precisazione che ritengo doveroso fare:
trovo non sia accurato dire che all´estero guardano dall´alto in basso alla qualità del pbc italiano. di fatto, all´estero, non sanno neppure cosa sia il pbc. ho vissuto per anni all´estero e bazzico regolarmente forum internazionali zeppi di giocatori di gdr dei più vari sistemi, ambientazioni e "supporti" (dal cartaceo al larp ai mud mmorpg e sarcacchio che altre sigle.
nessuno di loro, e parlo di gente dei 5 continenti, aveva mai sentito parlare di pbc (non il termine preciso, ma il concetto, che ho anche spiegato esaustivamente).

per quanto riguarda l´articolo, se interpreto correttamente il pensiero di fondo si cercava di stabilire perchè gli italiani giocano al pbc..
se è così, manca, a mio parere, una motivazione importante:
l´emulazione.
si vede l´amico, il fratello, il compagno o collega pistolare sul PC, o gli si chiede se conosce qualche gioco divertente, e si viene introdotti alla cosa..oppure si fa parte di un gruppetto di amici che giocano (ricordo momenti in cui pareva che l´intera popolazione giovanile di un paio di villaggi/cittadine sarde stavano giocando a pbc)

a seguito di un chiarimento con Yoshi, che mi rimandava alla parte "condivisione degli interessi" del suo primo articolo, copincollo qui, su suo invito, il mio pensiero ad esplicare il discorso "emulazione"


ci vedo una sfumatura diversa [rispetto alla condivisione di interessi].. un pò come quando si inizia a fumare per emulazione..non lo si fa per interesse verso il tabacco, ma per socialità/scopiazzatura.. più che per effettivo interesse verso la materia (almeno inizialmente).
è una cosa da "seconda o terza generazione" di giocatori.. nel senso che se i primi hanno creato una chat/land dove esprimere l´interesse comune verso i giochi di ruolo in maniera nuova, piuttosto che verso una ambientazione in particolare.. le generazioni successive di giocatori hanno trovato queste cose "pronte" o un ambiente in cui hanno appunto emulato i comportamenti altrui, sviluppando un interesse verso la materia (gdr, fantasy, pbc) sull´onda dell´emulazione, e magari non perchè fin dall´inizio avessero un interesse, verso gdr o altro




yoshi
MASCHIO  5 gennaio


Roma

   

23/02/2011 - Hai mai sentito il detto "Prima di dichiarare anche la più banale delle cose, bisogna prima studiare l´argomento per anni"?

Ebbene, alla mia veneranda età ruolistica, credo di essere in grado di iniziare a tirare le somme.
Questo e l´altro articolo "Cos´è il Gdr" non sono altro che l´inizio, la base, che pongo per ragionamenti decisamente più complessi e ricercati ;)

Infine, ti consiglio di leggere anche la prima parte.




clemence
MASCHIO  12 gennaio


Torino

   

23/02/2011 - Dall´articolo si evince sia il tuo studio che la passione che hai per esso.
Al di la dei richiami all´antropologia che possono interessare o meno lo reputo valido, ma non dice nulla di nuovo per chi questo tipo di giochi (quelli di ruolo e interpretazione in genere) li bazzica anche in maniera superficiale.

Buono per chi è completamente all´oscuro di questo argomento, anche se penso che questo qualcuno dovrebbe arrivare da marte per esserlo fino a questo punto nel 2011.

Il gioco di ruolo e le sue logiche sono state discusse diffusamente ormai anche nei media più generalisti e poco informati.




Pagine commenti:


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