Articolo pubblicato il 07/06/06 Autore: ADOL CHRISTIAN
GDR CHAT Senza avere la pretesa di insegnare niente a nessuno, mi è nata quest’idea di scrivere un libro che parlasse di GDR online in generale. Non avendo voglia di imbrodare l’introduzione, passo subito all’elenco degli argomenti. Ricordo in ogni caso, di essere un giocatore scadente, che ha fatto una valanga di errori nella sua breve carriera, ma un bel giorno, mi sono accorto che anche gli altri erano tutti esattamente pessimi come me, ed i pochi che si salvavano, erano quelli che in realtà, non avevano mai giocato. 1. Cosa è il GDR 2. Cosa è il GDR Online a chat 3. Chi gioca ai GDR Online 4. Perché si gioca ai GDR Online 5. Dove si gioca ai GDR Online 6. Quando si gioca ai GDR Online 7. Come si gioca ai GDR Online 8. Gli stili di gioco a. Requisiti di un buon gioco b. Requisiti di un pessimo gioco c. Il gioco solitario d. Il gioco in gruppi (ufficiali o liberi) e. Il gioco interpretativo f. Il gioco numerico g. Il gioco argomentativo h. Il gioco affiliato 9. Il gioco a partire da zero 10. Gestione di un Clan 11. Gestione di una Corporazione 12. Gestione di una Razza 13. Gestione del Master Fati 14. Gestione di uno Staff 15. Gestione delle esigenze dei giocatori 16. Capitolo opzionale. (l’inutilità del libro) 17. Ringraziamenti (fatto apposta per i superstiziosi) COSA E’ IL GDR Il GDR è l’acronimo di Gioco Di Ruolo. Acronimo all’inglese, che è anch’esso possibile vedere spesso in giro, è RPG, acronimo di Role Playing Games. Il GDR in realtà non è che l’interpretazione di un personaggio fantastico in una vita parallela i quali canoni possono essere simili, o totalmente differenti dalla vita reale. Per avere un’idea di cosa significhi giocare di ruolo, bisogna avere voglia di fare due cose : 1. Divertirsi 2. Giocare di ruolo. (Un certo Sergio, Taris, mi ha ricordato che non è così ovvio che si ci ricordi di questo punto.) E’ importante fare anche un’importante distinzione sul GDR, ovvero, quando si parla di GDR On, e GDR Off. GDR ON è tutto ciò che riguarda le cose strettamente attinenti al gioco. Il personaggio, il BG, l’interpretazione, tutto ciò che scriviamo, al di fuori della vita reale, per farla in breve, e che riguarda strettamente l’ambito del gioco. GDR OFF è tutto ciò che scriviamo al di fuori, invece, del gioco. A volte, può essere finalizzato ad ottenere qualcosa riguardante il gioco (possono essere informazioni, vantaggi, svantaggi, cose sia positive che negative) , altre volte, può essere una conseguenza. “Giochi così perché sei nervoso.” , è un esempio di motivazione off , ad una particolare giocata on, altre volte, può essere benissimo qualcosa che non c’entra niente (anche un sussurro sbagliato che talvolta può essere piuttosto imbarazzante, o un commento su una partita di calcio, e via discorrendo). COSA E’ IL GDR ONLINE A CHAT Per chi non ha mai visto una chat, la domanda è “Che lo leggete a fare il libro?” Se la risposta è “vorrei saperne qualcosa di più” devo dire che avete spirito d’iniziativa ed anche un po’ di tempo da perdere. Una Chat è un ambiente di dialogo virtuale e testuale tra due o più persone. Quello che accade in un gdr chat, è similare alla stesura di un libro, dove noi, abbiamo il dominio del nostro personaggio (con le dovute eccezioni) e lo facciamo agire, creando una trama con l’ambiente circostante. Particolare fondamentale, è che il “libro”, quasi sempre, non lo scriviamo da soli, ma in compagnia. CHI GIOCA AI GDR ONLINE? Il “Chi” è una domanda che potrebbe apparentemente attirare poca attenzione, ma che potrebbe essere utile per comprendere molte cose, in realtà. I giocatori generalmente variano , e, a seconda di chi sono, gli atteggiamenti cambiano. Ad esempio, i giocatori più maturi (che hanno avuto almeno una decina d’anni d’esperienza di gioco) hanno esperienze, stili, e atteggiamenti diversi da quelli che non hanno avuto un solo anno di gdr alle spalle. I giocatori minorenni sono soggetti a più rischi rispetto a quelli più maturi, e questo, è un argomento molto caldo che attira l’attenzione soprattutto degli ambienti a sfondo erotico, dove una mente non ancora ben formata e salda, può cadere preda, od essere vittima anche di veri e propri crimini , violenze ed abusi (tra i quali la pedofilia). Bisogna per cui ricordarsi, che , soprattutto nei gruppi (clan, corporazioni, razze o chicchessia), è importante avere membri maturi che sappiano difendere i propri compagni da questo stile di gioco. E’ importante saperlo questo, poiché sapendo ciò, si possono prevenire forti disagi. Gioca , naturalmente, chi è a contatto con il computer, generalmente per più tempo, e più volte al giorno. Fattore comune, è l’interesse a provare un’esperienza che allontani dalla realtà, e che possa essere divertente. Dunque, si può dire, che chi gioca, è qualcuno che vuole trovare un modo di divertirsi che non richiami strettamente la realtà, il che significa, che questo fattore dovrebbe essere considerato in maniera ingente nelle polemiche che abitualmente possono verificarsi (purtroppo) comunemente nelle bacheche, e che a volte prendono il nome di “consigli” , “suggerimenti” , “non vorrei fare il polemico ma” e simili. In parole povere, prima di sparare a zero, ricordatevi che state giocando e non siete i soli. Talvolta, ce se ne dimentica, e si rovina il divertimento di tutti. Chi comunque agisce così, generalmente, soffre di stress (come ne soffre una gran fetta di italiani anche secondo l’ISTAT , anche se non è una scusante riciclabile), poiché chi si diverte e gioca con calma, ha raro motivo per creare polemiche o mirare ad indebolire una city (la città virtuale) screditandola ad esempio con continue sfrecciatine o rivelazioni apparentemente catastrofiche (se tizio ha due doppi in cariche importanti, potrei temere più che soffra di schizofrenia, che di preoccuparmi dell’affascinante segreto svelato). PERCHE’ SI GIOCA AI GDR ONLINE Ci si diverte. Ad interpretare altri ruoli, a scherzare ed a sentirsi qualcun altro, con altre mansioni, con altri interessi, con un’altra vita. Simile alla recitazione, il perché è interessante soprattutto sotto il profilo gestionale, e quando si crea la città, ovvero, di chi poi deve orientare la città ai ruoli che le persone preferiscono interpretare (difatti, è difficile che nasca una città virtuale per interpretare un ruolo di larva... mentre è più facile trovare una città che dia la possibilità di interpretare più ruoli, paladini e principesse per fare due esempi). In generale, riguardano gli interessi storico-fantastici, e sono quelli che smuovono la volontà a dire “proviamo” , e, se piace, a continuare. Sappiate, tuttavia, che ogni persona vi darà una risposta diversa, dato che il perché, rimane sempre e comunque profondamente personale, ed è al massimo, solo vagamente intuibile. QUANDO SI GIOCA AI GDR ONLINE In generale alla sera o al pomeriggio, o nei momenti liberi, varia da persona a persona. A seconda anche delle stagioni, ad esempio in inverno, o nelle vacanze accompagnate da maltempo, ci può essere un aumento, e d’estate, una diminuzione della quantità di giocatori, e, perché no, se c’è un aumento di sottoscrizioni di contratti Internet sulla Rete Nazionale. Sapere questo significa conoscere il perché le persone , e le organizzazioni, hanno un calo o un aumento a seconda di alcuni periodi dell’anno, e questo previene dall’agitarsi particolarmente, dunque, a mantenere più serenità soprattutto all’interno dei gruppi, tenendoli più stabili, senza piangere una eventuale assenza (che potrebbe limitarsi ad essere temporanea) di alcuni membri. COME SI GIOCA AI GDR ONLINE Con un computer, ed una connessione ad Internet. Domanda semplice, risposta semplice. Il punto è che quando si iniziano a scrivere le azioni, è necessario tenere in considerazioni diversi fattori, tra i quali, ad esempio, quello emotivo. Infatti, non sono istruzioni per “buon gioco” , queste, del subdolo capitolo del “come si gioca” , ma degli indizi per capire meglio alcune cose. Ad esempio, chi è nervoso, è possibile che abbia un gioco più aggressivo. Chi è calmo e tranquillo, potrebbe evitare di arrabbiarsi per dei motivi futili , chi è triste, potrebbe essere propenso a giocare reagendo più in maniera passiva alle azioni, che in maniera attiva, ed in ogni caso, sono esempi in linea di massima che potrebbero anche non rispecchiare la realtà, ma che vi si possono avvicinare. Il concetto di fondo, è che il come si gioca ai gdr online, spiega in realtà come sono i giocatori interiormente. C’è chi gioca per divertirsi, per mirare ad impersonificare il mito del “grande giocatore”, chi lo fa per un simboletto bello (una volta l’ho fatto, l’unicorno della razza umana era fantastico, per meritarmelo ho dovuto sudare sette camicie anche per trovare un modo per adattare il personaggio a quel ruolo, e quando l’ho ottenuto, mi sono amaramente pentito di essere diventato vice-master di razza), chi lo fa perché non ha altro da fare, chi per liberarsi da un po’ di stress accumulato, chi per motivi meno nobili (rimorchiare virtualmente e portarsi giocatrici in pvt, o, peggio ancora, adescare le giocatrici minorenni per abbordarle fuori dal gioco). Questo è importante da sapere, per rendersi conto, che chi abbiamo davanti, in realtà cerca di portare nel gioco una parte della propria personalità. Ovvio, dirà qualcuno, ma penso che molte volte si potrebbero evitare tante polemiche, sapendo che magari, se qualcuno si attacca troppo al gioco, a volte ferendo anche gli altri o rinunciando a delle amicizie, è perché potrebbe avere delle difficoltà nella vita reale, e quindi, è più da compatire che da attaccare, e sarebbe una pia opera, quella di cercare di capire cos’ha, per dare al giocatore o alla giocatrice, un aiuto morale. GLI STILI DI GIOCO Ognuno ha un modo di giocare che può essere diverso da persona a persona. Per cui, si può trovare colui o colei che prediligono descrivere minuziosamente i propri movimenti, oppure giocatori che magari, a scapito delle descrizioni, prediligono andare avanti sulle avventure e tagliare i tempi se possibile. Altri ancora, si divertono a scrivere con una o due righe per non perdere troppo tempo e per non annoiarsi, ed altro ancora. Oltre a questo, comunque, i giocatori possono avere degli orientamenti nel gioco. Chi si gioca l’eroe solitario, o il camerata, o chi si informa su tutto quello che riguarda il suo ruolo per poterlo giocare nella maniera più precisa possibile. Di seguito, ho cercato di scrivere quello che ho potuto carpire. Innanzitutto ci sono dei requisiti per un buon, ed un pessimo gioco : Requisiti di un buon gioco In tutti gli stili, un requisito fondamentale per un possibile buon gioco è quello di divertirsi della sconfitta. Un concetto strano che può sembrare masochistico, molti potrebbero pensare “non si deve giocare per vincere” ma è una frase che rende solo metà del suo intento, difatti, molti magari leggendola, avranno concordato con quell’affermazione, ma a chi non fa piacere venire esaltati, o essere al centro dell’attenzione, o far parte di una trama di cui si è la colonna portante? Soprattutto tra i giocatori più giovani, venire valorizzati è importante, poiché migliora anche la partecipazione alle giocate, facendole meritate di più attenzione. Ma questo, come può non andare in conflitto con il fatto che non si gioca per vincere? Ciò non è così difficile, in realtà. Divertirsi della sconfitta, significa che malgrado non si sia riusciti nell’intento, ci si è divertiti comunque, e si ha dato quel tocco di classe ad una giocata, che la rende storica, favolosa, conosciuta e divertente. Certo, un paladino che cerca di salvare una donzella al villaggio degli orchi, sta compiendo un’impresa storica. Se gli va bene (il che è probabile quanto una tartaruga che batte una lepre in una gara di velocità…) sarà acclamato, rispettato e ricordato come salvatore, facendo fare agli orchi una figura barbina. Viceversa, fallire e morire con lei, potrebbe mandare comunque un fortissimo messaggio che equivale a dire “A me non interessa vincere, a me , interessa interpretare” . Per cui, chi va incontro alla sconfitta, in realtà, dovrebbe gioire, perché in un caso simile, significa che sta interpretando in maniera più che egregia il suo personaggio. In ogni caso, renderà la giocata grandiosa. Quale vittoria migliore di questa? Quale motivo per non divertirsi di ciò? Solo uno. Che si stia giocando con dei cretini. Ma in quel caso è sufficiente terminare la giocata prima possibile, e, sapendo chi sono i cosiddetti cretini, evitare ogni futuro contatto con loro finché non si ravvedono. Quando si troveranno terra bruciata attorno, forse si renderanno conto di aver commesso qualche errore. Il requisito, dunque, è che come vada, vada, il fulcro, è il proprio personaggio. In realtà, la battaglia non è contro presunti orchi, ma contro il proprio personaggio. “Riuscirò a farlo come si deve?” E, se alla fine ci si sente amari per quella sconfitta severa, significa che forse non ci interessava tanto interpretare, ma di più, fare bella figura o vincere (cosa, rimarrà un mistero in eterno…). Le situazioni non sono ovviamente tutte così semplici, ma il primo requisito, è dunque, sapere chi si sta interpretando, la quale risposta, non è sempre ovvia. Requisiti di un pessimo gioco Al contrario del buon gioco, il pessimo gioco ha un requisito semplice e chiaro. Avere un motivo per giocare, che va al di fuori del senso del gioco. Esempi esplicativi? Giocare per rimorchiare una ragazza a caso, o farci sesso virtuale. Giocare per vincere (come già detto, cosa, rimarrà per sempre un mistero…) Giocare per ottenere un simbolo (e per pentirsi di averlo avuto il giorno dopo) Giocare per controllare qualcuno o qualcosa. Nessuno di questi motivi è orientato ad un gioco finalizzato all’interpretazione, ma a soddisfare semplicemente una repressione, un’insoddisfazione che cerca di sfociare su qualcun altro, il che, è passibile di compassione. I motivi sono apparentemente confondibili, ma in realtà, non è così. Una cosa è che il personaggio ambisca ad una carica ben mirata, e faccia di tutto per ottenerla. Il giocatore non è insoddisfatto, ma divertito. Se invece è il giocatore che vi ambisce, lo si riconosce da un semplice evento. Cerca prima di raggiungere quella posizione in offgame. Poi, ci sono gli stili : Il gioco solitario: Il gioco solitario è quello, generalmente, di persone a cui piace giocare evitando gli altri, mirando magari a divertirsi coltivando in maniera particolarmente intensa gli aspetti del proprio personaggio in maniera autonoma, piuttosto che condivisa direttamente con altri. Difatti, non è detto che non ci si diverta, provando ad interpretare un personaggio che, in crisi, si sente debole e combatte con sé stesso. Questo tipo di gioco è mirato generalmente ad aumentare un feeling invisibile tra il giocatore, ed il proprio personaggio, migliorandone l’interpretazione anche in altri punti. In alcune occasioni, il gioco solitario è utilizzato anche con lo scopo di migliorare il proprio personaggio. Tra questi personaggi, ce ne sono sia di senza clan , che con clan. Può stupire, ma è possibile anche il secondo caso (l’asociale dentro al clan, per intenderci). Il gioco in gruppi (ufficiali, o liberi) Questo è un tipo di gioco che avviene soprattutto nelle organizzazioni, quali clan, corporazioni, razze ecc. . Il gioco è subordinato, anche se in minima parte, al gruppo al quale si appartiene, per un motivo o per l’altro. Una guardia potrebbe entrare di nascosto nei ladri per seguirne i piani, mirando a fare la spia, un cavaliere maligno potrebbe entrare tra gli adepti di un clan malvagio per avere degli alleati nella sua lotta contro l’ordine e la legge, e via discorrendo. Ciò che appassiona, è che si fa parte di una squadra, e questa squadra avendo un obiettivo comune (in generale, anche se non sempre può essere così) ha membri che si aiutano tra di loro per un obiettivo di divertimento comune. E’ raro a vedersi, ma ci sono dei gruppi che , benché non siano ufficiali, giocano tra di loro come fossero un gruppo ufficializzato. Questo, avviene tra amici stretti, persone affiatate, ma nel caso più comune, quando si deve dimostrare che “il gruppo c’è” , e dunque, lo staff, può passare alla sua approvazione, se lo ritiene idoneo. Il gioco interpretativo Non tutti i giocatori forse sanno che il bello dell’interpretazione, è la recitazione. Ci si trasmigra nel corpo e nella vita del proprio personaggio, per quei pochi attimi che lo rendono interessante nella vita reale, e si diventa soggetti diversi da cosa siamo realmente noi, con pregi e difetti, i quali, entrambi, spesso vengono ignorati. Un mago, un guerriero, sono i classici esempi. Ladri, elfi, fate e gnomi, drow, soldati, studiosi, e tanti altri. Ogni ruolo , molte volte, è solo all’inizio. Ogni ruolo ha i suoi pregi, ogni ruolo , i suoi difetti. Non è superficiale, non considerarli? Qualunque sia il ruolo che si interpreta, si vorrebbe sempre essere il punto di riferimento su quel campo. La sicurezza, se vogliamo, almeno per noi stessi, che appena creiamo un mago, quello sia già un mago, e non un apprendista, che appena creiamo un cavaliere, quello sia già cavaliere, e non scudiero o fante. E’ uno stile di gioco piuttosto complicato, almeno, per chi vuole utilizzarlo in maniera seria, come si deve, approfondita. Non si può d’altronde giocare un personaggio senza conoscerne il ruolo, o meglio, si può, ma il risultato rischia di essere scadente. “Oggi faccio il cavaliere” “Domani faccio il mago” “Dopodomani il folletto” . Se non si conoscono i ruoli, si possono commettere diverse gaffe, che a volte possono far ridere, certe altre, No. Una volta ero convinto che accettare una sfida per un cavaliere fosse un obbligo. Quando ho iniziato a documentarmi al riguardo, mi sono accorto che ci sono invece diverse eccezioni al mio comportamento (che tuttavia, lascio a voi il piacere di scoprire, si trovano nel codice cavalleresco ufficiale italiano, meglio noto come “Codice Gelli”), e mi sarei risparmiato molte noie, esaminando con più cura questi lati del mio personaggio, oltre, che a sembrare più cavalleresco. Certo, potevo fare il cavaliere di ventura, o il figlio di papà, allora, non mi sarei preoccupato più di tanto. Ma io volevo fare il cavaliere. E non era quello il comportamento da tenere. Accettare ogni sfida, anche per una scemenza. Violando queste prerogative, mi sono pian piano reso conto della differenza tra un giocatore di un certo rango, se vogliamo, più “professionale” , soprattutto, più interessante e divertente, rispetto ad uno che gioca così, tanto per giocare o riempire un pomeriggio (nel che, non c’è nulla di male). Insomma, è come dire che c’è il gioco amatoriale, e quello più professionale. Divertono entrambi, sono entrambi attraenti, ma hanno peculiarità che li distinguono. In generale, se un giocatore riesce a fare bene il secondo tipo di gioco, quello più “professionale” , sa già tutto ciò che sta scritto qui sopra, e molto altro ancora, per cui, posso dirvi compiaciuto e divertito che avete buttato il vostro tempo. Siccome le cose non si fanno a metà, buttatene ancora e finitevi ciò che sta scritto qui sopra. Si sa mai che possa stupirvi. Il gioco numerico Molti giocatori di D&D potrebbero ritrovarsi in questa sezione, si tratta del “è il dado che decide l’esito finale, insieme alle caratteristiche.” E’ senz’altro uno dei giochi che potrebbe offrire maggiori soddisfazioni dal punto di vista di vittorie / sconfitte , per i giocatori che meno lo sanno utilizzare, ma è quello che in realtà, potrebbe dare spunti più fantasiosi tra tutti i giochi. Ad esempio, un cavaliere, sa che è probabilmente più forte di un mago, e in una gara a braccio di ferro, vincerebbe con molta semplicità. Beh, a caratteristiche equivocabili, in realtà, è proprio il giocatore che potrebbe vincere “a numeri” , che può creare lo spunto più interessante. Cosa accadrebbe, ad esempio, se il forzuto cavaliere scivolasse con il gomito, finendo a terra? Quale spunto di gioco si potrebbe creare, dagli altri avventori, vedendo un mago che riesce a spuntarla in maniera così netta su un braccio così forte? Saper considerare il gioco numerico, significa, in realtà, conoscere molto a fondo il proprio personaggio, ed essere in grado di capovolgere le situazioni, per divertire ed interessare gli altri. A volte vado pazzo per giocatori del genere, ma non ne ho mai incontrati. Persone, che capovolgono l’ovvietà dei risultati, sapendo che potrebbero in realtà limitarsi a stare al tiro dei dadi, ma decidono di capovolgerne l’esito a loro sfavore per render lieti gli altri. Alcune città virtuali hanno un sistema che decide il risultato delle azioni con dei tiri di dadi programmati in maniera casuale. Questo, rende l’esito più sicuro, non polemizzabile per certi versi, ma può togliere molto fascino, se i giocatori sono bravi di per sé. E’ un gioco particolarmente immune dalle raccomandazioni e dai favoreggiamenti, comunque. Non si può far vincere in uno scontro, uno che ha ottenuto un pessimo lancio di dadi, ma ci sta simpatico Il gioco argomentativo Questo gioco è caratterizzante delle comunità, più che dei personaggi, e contribuisce a migliorarne, in qualità, la circolazione del gioco. Cosa vuol dire? Ad esempio, se si sa che c’è una guerra in corso tra due fazioni, si può dire che c’è un “filo conduttore invisibile” che lega il personaggio alla città, e dunque, in un modo o nell’altro, c’è sempre qualche giocata da poter fare, senza sentirsi “dispersi” oppure senza dire “non ho niente in mente da fare per giocare ora, al massimo mi bevo qualcosa in taverna.” E’ un gioco che va tuttavia coordinato, che può produrre pettegolezzi, risvolti, e giocate divertenti ed interessanti legate soprattutto alla storia, civiltà, e cultura della città virtuale. Necessita , ovviamente, del supporto dello Staff e di più giocatori attivi, insomma, di qualcuno che ci stia appresso con una certa costanza. Argomentativo , mi sembrava il termine più adatto per riferire alla giocata, un argomento (che è deciso dall’ambiente di gioco virtuale, dunque, la città). Esempi argomentativi possono essere che nell’ambiente del porto, ci possono essere continue faide tra Marina e Pirati con tanto di taglia (stupendo se la pericolosità del pirata viene decisa dalla taglia, creerebbe una competizione che potrebbe essere piuttosto divertente), oppure, che un demonio maledice a turno le persone, ed il Tempio Sacro è impegnato sia sul fronte del guarire i maledetti, che dal trovare il demonio per stanarlo e distruggerlo. Gli argomenti, comunque, devono essere prolungati per un lasso di tempo abbastanza ragionevole (non meno di 6 mesi magari, senza una data di conclusione specificata se non la si ritiene necessaria). Il gioco affiliato Attinente per qualche caratteristica al gioco argomentativo, si differenzia da quello perché questo viene effettuato all’interno del clan. La storia che nell’argomentativo è della città virtuale, diventa del clan, o della corporazione, o della razza. Ci si sente più “accomunati” da un gruppo, quello che noi ci siamo scelti, e per il quale giochiamo, ed è uno dei giochi che – almeno in teoria – dovrebbe essere portante di una comunità. Una sorta di spina dorsale, se vogliamo, poiché proprio in clan, corporazioni, e razze, c’è l’ossatura della città virtuale. E’ inoltre un tipo di gioco che può essere preparato, se l’organizzazione è affiatata, con grande fantasia. Ognuno può tirare in ballo una sua trama, caratterizzare il proprio personaggio ed intrecciarlo con il proprio gruppo per aumentare il divertimento e l’interesse proprio, ed altrui. La cosa migliore, sarebbe addirittura intrecciarlo con gli altri gruppi, creando faide, alleanze, amici e nemici che arricchiscono le trame che costituiranno il tessuto narrativo di cui si vestirà la città virtuale. Il gioco a partire da zero Il gioco a partire da zero.. la fatidica domanda che terrorizza tutti i giocatori che hanno un simbolo che pare interessante, importante, o anche bello a vedersi (alias, guide, staffisti, membri alti dei clan e delle corporazioni nonché di razza) . “Come si gioca?” La domanda che fanno quelle persone appena arrivate, che le vedi così carine e paffutelle che dici “sembra un pupetto, guarda che carino” come farebbero le ragazze con quei bambini piccoli e cicciottelli appena nati. I più volenterosi resistono per un po’ di tempo a spiegare ogni volta tutte le basi della comunità che abitano daccapo, dando però l’impressione che qualcuno ci sia messo per risponderci, che ci abbia considerato. Ci sono poi i pigri, che hanno una valanga di risposte prestampate che ti chiariscono ogni dubbio, tranne quello più importante : “Ma ci ha risposto un essere umano, oppure è una risposta automatica del giocatore?” Mentre siamo intenti ad attendere, come sempre senza risposta, chiarimenti sulla sopraccitata ed eterna domanda, proviamo a fare qualche esperienza per capire come funziona quell’ammasso di tasti e di riquadri che formano una città virtuale. La prima volta che giocai, lo feci con uno dei giocatori che mi divenne poi un grande amico. Solo quando divenne tale, però, il malnato si confessò. “Ricordi quando venni per la prima volta in questa città?” “Si” “Ricordi quando la mummia ti spezzò l’osso del collo , ammazzandoti?” “Si” “Beh, non mi andava che un nuovo che era incapace a giocare mi rompesse le palle nella quest e chiesi al master di ammazzarti.” Risi per non so quanto (anche se ho sempre avuto l’impressione che avesse riso più lui quando schiattai io…), invocando svariate divinità, anche mitologiche perché potessero rendermi giustizia. Da questo, possiamo evincere che : Giocare è bene Ma leggersi prima il regolamento è meglio. Un consiglio, evitate possibilmente “+entra” se siete nuovi. Non si sa mai che anche voi possiate incontrare famigerati burloni... Ogni città , ha dunque le sue regole, e sarebbe bene leggerle, ma tutti sappiamo che un giocatore che vuole giocare e divertirsi, sa magari quelle generali, ma non si andrà mai a spulciare ogni singolo editto (come viene chiamata la regola in molte città). Su questo, sarebbe preferibile per i membri dello staff andare incontro all’utenza, magari, mettendo un segnale rosso sugli editti importanti sui quali non si transige (che siano pochi ovviamente) e poi tutti gli altri. Certo, c’è il rischio che così nessuno se li leggerà mai, ma penso che sia raro trovare persone che si leggono tutti gli editti appena entrano in una città, e così, tendono a non fare differenza nel violare quelli più e meno importanti. Le regole di buon senso, comunque, mi impongono di ricordare alcuni fattori : Il fattore Off Non voglio essere molto morbido su questo. L’adescamento di minorenni su Internet , da parte di adulti, è un reato punibile con la reclusione. Per quanto riguarda tutto il resto delle sozzerie, se una città non le vuole, rimuove le pvt. Ce ne sono, così. Se le pvt ci sono, si possono fare. Ovviamente le giocate riguardanti la pedofilia potrebbero essere altrettanto punibili con la reclusione, se la legge ritiene il fatto collegato ad un reato vero e proprio della stessa risma. In altre parole, evitate questi due tipi di giocate, ed avrete una vita reale più tranquilla, oltre che una sanità mentale più stabile, ed una dignità più decorosa. Se siete ragazze , evitate di giocare con chi non conoscete nemmeno, informate di messaggi sospetti tutte le persone a voi più vicine (se fate parte di un clan, i capi), se non avete riscontri, informate lo staff, se i riscontri non ci sono ancora, lasciate la città. Se siete minorenni, so che malgrado gli avvertimenti, molti, entreranno in città vietate ai minori, ma ricordatevi che così vi esponete a rischi (soprattutto le ragazze) di violenze, che possono coinvolgervi in situazioni che potrebbero non piacervi (chi vi attende fuori scuola, chi vi chiama sul cellulare di continuo, se l’avete malauguratamente ceduto, sono due esempi), e sono perseguibili dal codice penale italiano. Penale = molto, molto male, e sanzioni molto, molto pesanti (fino alla galera). Per intenderci, se il buon senso non vi basta a capirlo, questo, è un ulteriore incentivo. Se anche questo non è sufficiente, quest’estate vado in Francia e passerò a Lourdes anche per voi. La speranza è sempre l’ultima a morire. Ci sono persone che giocano per divertirsi, seguendo delle regole. Se qualcuno vuole entrare per fare il porco del comodo suo in una città, ammazzando pg senza criterio di gioco, creando confusione nelle chat, facendo insomma il bambino (anche chiamato PP, acronimo di Power Player, indica un giocatore che vuole solo vincere ed essere il più forte, gentaglia di poco conto insomma, o PK, ovvero, Player Killer, colui che crea personaggi indipendenti dal contesto in cui si trova, solo per uccidere altri personaggi) ed impedendo agli altri di giocare secondo le regole, si ricordi che avrà vita breve e sarà presto esiliato. Se per qualche motivo ce l’abbiamo con il mondo, se giochiamo, finiremo per avercela pure con gli altri, e gli altri con noi. Meglio una passeggiata. Il fattore On Datevi una letta (come si dice qui a Roma) alla razza che vi scegliete, questo, è molto utile, sempre, per capire chi si interpreta, prima di tutto come essere vivente. Per il resto, quando vi scegliete una carriera, cercate almeno all’inizio di evitare di dire “è stato un grandissimo mago” “un fortissimo guerriero” “un cavaliere dalle mille battaglie”, che tanto non vi crede nessuno, a parte la vostra mamma, sempre, che, come al solito, non l’abbiate persa bruciata arsa viva al rogo e torturata insieme al vostro fratellino minore, a vostra sorella, a vostro padre, al cugino alla zia ed al nonno, dai mercenari malvagi che hanno voluto sistematicamente conquistare la vostra città annoverandola alla lunga lista di quelle degli altri pg dal tragico(mico) passato. La flessibilità all’inizio è utile per un fattore in particolare, non sappiamo con chi potremo trovarci bene dentro la città. Magari vogliamo fare il mago, poi, scopriamo che amiamo il gruppo dei mercenari o delle guardie e ci divertiamo più con loro. Non essere troppo rigidi con il background del personaggio, aiuta ad essere più flessibili poi all’interno della città. Al contrario, essere troppo rigidi, potrebbe essere un fattore di gioco interessante, ma ricordate, che avrete poi minori possibilità di spaziare da un campo all’altro. Importante, ricordatevi l’ambientazione della città! Una volta misi un fucile in una città ambientata 400 anni o poco più prima della scoperta della polvere da sparo. Evitate gaffe simili, che potrebbero darvi tuttavia una certa fama (della quale come ogni idiota che si rispetti, me ne vantai per qualche giorno. La fama, di famigerato “zio archibugio.”). Dopo un po’, la ragione riprende le chiavi di casa, e spodesta l’idiozia dalla mente. Tutto torna (quasi) normale con le dovute eccezioni (io), una di queste è l’idiozia che ha la casa di proprietà… GESTIONE DI UN CLAN* Il clan, è l’organizzazione più “piccola” di una città, in generale, per convenzione (può non essere sempre così). Si può paragonare ad una sorta di società privata, se vogliamo. Il clan è uno dei motori della città virtuale. No clan, no party. Ammetto che del mio, ne feci una gestione eccessivamente meticolosa, mi ritengo comunque soddisfatto dei risultati che ottenni, ma per fare una cosa del genere, bisogna o essere in più di una persona, oppure, donare tanta dedizione per farlo tirare avanti. Avevo un prospetto, che tuttavia, darò su richiesta, poiché qui mi sembra troppo borioso da mettere e da spiegare, e l’intento di questo scritto è più generico che specifico. Mi limiterò a dire che la gestione di un clan, richiede impegno. Chi ha voluto la bicicletta di capo-clan, & affini, dovrebbe sapere che deve pure pedalare. Altrimenti, il clan diventa sciapo, poco utile e consistente, robetta che durerà un anno , e, se è raccomandato, pure tutta la vita. Ma la nomina di clan raccomandato , che sconsiglio vivamente, è una nomina piuttosto triste e vergognosa. Lo si può anche chiamare clan zombie, o peggio ancora, clan impotente. Si trova dentro (la città) ma nemmeno te ne accorgi. Un clan gestito bene diventa un buon clan, un buon clan, partecipa attivamente e rende un buon gioco alla comunità virtuale, la comunità virtuale migliora di nomina, perché si è portati ovviamente a notificare ad amici o altre persone che “qui si gioca” o che “qui c’è un clan attivo e divertente” , “qui c’è una buona organizzazione” , e dunque, la città cresce. Un clan che resiste alle intemperie , ai periodi di depressione di gioco, lo si può dunque annoverare come un clan forte e stabile, che diventa dunque, un patrimonio della città virtuale, se il suo gioco è costante, poiché portare gioco, significa far vivere la città. Sono quelli che in pratica “pagano le tasse” per esistere, per far tirare avanti una comunità, e se la comunità ha dietro di sé questioni di soldi, è bene che lo si consideri con cura, per il clan, e per la comunità, altrimenti , non tirano avanti. Questo, non significa divenirne schiavi. Anche loro sono soggetti alle regole, come tutti, staffisti compresi. GESTIONE DI UNA CORPORAZIONE * Paragonabile alle organizzazioni dello stato (ad esempio la polizia) , la corporazione ha una funzione legata in maniera più stretta del clan, allo staff. Difatti, lo supporta e ne è la consistenza, quando bisogna prendere delle decisioni, a volte, anche l’autorità. Anche una corporazione crea gioco, e da questo punto di vista, è messo al pari di un clan. Una corporazione, può però avere una doppia sfaccettatura, anche nei confronti dei gestori della città. Questo, talvolta può creare disagi e problemi (quando si devono prendere decisioni scomode, tipo esiliare qualcuno per qualche giorno per un comportamento scorretto, ma quel qualcuno è apprezzato), talvolta, può portare invece, una sicurezza (quando si devono arrestare PP e PK). La gestione, possiamo dunque dire, a differenza del clan, è bivalente , ovvero, da un lato, si gioca, dall’altro , si gestisce. E’ opportuno dunque, rendersi conto che una persona sola non può adempiere a tutto questo solo con le sue forze, e, forse ancora più che nei clan, è necessario l’appoggio di 2/3 persone fidate almeno, che collaborino tra loro, per il bene dell’intera comunità. Talvolta, si può chiedere anche aiuto ai clan, se il periodo è difficile. Si aiuta volentieri, chi ci tutela. E’ nel nostro interesse. *In alcune città, i nomi potrebbero essere differenti. Ho utilizzato questi due, clan e corporazione, perché li ho visti, convenzionalmente, i più usati, ma spero di aver reso il significato. GESTIONE DI UNA RAZZA Quanto di più difficile, e quanto di più generico, si racchiude nella gestione della razza. In realtà, la razza non è un punto di arrivo, né una garanzia, forse, è un punto di partenza. “Quello gioca in razza” , è perché il signor “quello” ha deciso di partecipare ad una sorta di “gioco di corte”, dove si intrecciano fattori politici , strategici, e occasioni di gioco molto ampie, non paragonabili allo staff , o al clan, o alle corporazioni. Fallire in razza, significa rendere molto dubbia la stabilità di una land, perché essa, è un po’ il punto di riferimento di base, per tutti. Può capitare che non si rispetti come si deve un clan, ma non può capitare che non si rispetti come si deve una razza (ad esempio un drow classico che si abbronza sotto al sole). Questo, può sconvolgere l’ordine naturale delle cose. Servono più persone, almeno 4 o 5, che la gestiscano adeguatamente. Per “adeguatamente” si intende che ognuno gestisca un gruppo di giocatori, li conosca, li invogli a giocare con iniziative interessanti ed accattivanti, soprattutto, ascoltandone le esigenze ed indirizzandoli verso l’interpretazione corretta della razza e delle sue regole. GESTIONE DEL MASTER FATI Alcuni li chiamano master, altri demiurghi, altri , master fati. Sono coloro che gestiscono le opportunità di gioco, ed operano in favore dei giocatori, interfacciandosi con lo staff. Alcuni sono famigerati, si possono paragonare agli arbitri di una partita di calcio, anche se visti gli ultimi risvolti dello sport, potrebbero non dare un’impressione molto limpida. In ogni caso, ricordatevi che quasi tutto quello che vi fa fare un master fati, in realtà, potete farlo benissimo anche da soli. L’unica cosa che non potete controllare, sono gli altri. Il master, serve a questo. Quando ci sono dispute, quando si devono verificare particolari eventi (apparizioni non ordinarie in una città, ad esempio, dove un drago è considerato leggenda, non si può dire “ho visto un drago” , mentre dove è considerato normale vederli, si può anche fare.). A volte dispensatori di punti esperienza, possono essere contesi e ricercati dai giocatori. Questi strani animali lavorano a volte coordinati tra loro, a volte, per conto proprio, e possono rendere una città attraente (la tipica frase “si fanno quest divertenti ogni sera”) oppure meno. La gestione , sarebbe preferibile coordinarla con i capi di clan, corporazioni, e razze. Questo, evita discutibili sorprese, e rende, soprattutto, migliore l’organizzazione delle giocate, poiché interfacciandosi con chi conosce i gruppi sopraccitati, , queste misteriose creature, possono fare avventure più orientate a quel gruppo, evitando, magari, tipiche quest di disperata banalità. La loro attività, ricordatevi, è sempre controllata, dai gestori della città, o da qualcuno, che tiene loro gli occhi addosso. “Hai favorito Tizio” “hai sfavorito Caio” , sono tante le invettive che potrebbero danneggiarli moralmente. Devono essere molto pazienti, quanto lo staff, e ricordarsi, comunque, che l’imparzialità è sempre gradita. Non si fa una brutta fama soltanto l’eventuale fato, ad essere parziale, ma anche la città, e lo staff che l’ha scelto. Siate obiettivi, e ricordate che se favorite qualcuno, si vede subito, se non ci riuscite, ricordatevi che pure se volete favorire un amico vostro, un danno ve l’avrà sicuramente fatto in vita sua. Rimembratelo con cura, e sarà tutto più facile e più obiettivo. Ogni master può adattarsi meglio o peggio ad un determinato stile di gioco dei giocatori. Meglio un master in sintonia con i giocatori, che uno che non sa di che casa è il combattimento. Non rendetevi mai indispensabili. I giocatori, devono sempre essere liberi di poter avere sempre scelta, tra master, e non master, e chi non lo vuole, anzi, è preferibile che sia incentivato, se crea gioco da solo, più di chi sta con i master. Incentivare, non significa regalare premi o corone, ma supportarlo per come meglio si può, rendendo così ai fati, il loro vero ruolo. Il ruolo di chi si diverte a stare al servizio dei giocatori. Non è un ruolo facile, e gli ultimi venuti si guardino bene dal farlo su una città sconosciuta. Potreste andare incontro a brutte sorprese. Serve una preparazione adeguata e ferrata, nonché , un carattere , una pazienza ed una moralità di ferro. Ricordatevi che chi non gioca ha diritto, se la città lo permette, di crescere. Starà poi a lui/lei decidere se impiegare o meno ciò che viene donato dai master fati, l’importante, è che, se se lo merita, gli venga conferito il giusto compenso (che possono essere anche px, o, nel migliore dei casi, una giocata dove si afferma la sua reputazione in maniera decisiva). Ovviamente i giocatori hanno il dovere di ignorare quanto ho scritto, è solo per i master fati. Non sentitevi autorizzati a chiedere niente a loro per diventare più forti. Se lo fate, sappiate che vi mangeranno, dopo essere diventati come l’uomo nero.
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07/04/2013 - bell´articolo adol
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