Baka Cafè
Gioco Chiuso
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Nome Gioco: Baka Cafè
URL:
https://bakacafe.forumcommunity.net
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Categoria: Play by Forum
Genere: Post Apocalittico
Stato: Chiuso
Descrizione:
Anno 201X – le coste americane son spazzate da forti venti; il cielo è in tempesta, il mare è sangue. La volta è fulmini e gemme di pioggia sgraziate. Un nero ch’è pece e bitume assieme ammazza l’orizzonte. Gli uomini tutti son davanti ai televisori, alle radio, alle trasmittenti fidate; i più fortunati – o sfortunati – osservano in faccia le onde devastare la zona. Era l’incubo che da tempo la popolazione aspettava: si pensava al 2012, una volta – ora, che fosse prima o dopo, non contava troppo: la terra rivendicava il suo dominio incontrastato, e lo mostrava in quel modo carico di antica potenza. Poteva esser giorno, o notte, sera o mattina; vespero e aurora si confondevano nella cenere d’un cielo che sa solo di morte, e dolore. Fu verso sera, benché tra sera e mattina la differenza fosse poco più che nell’aria stanca, che accadde il disastro. Il vento s’alzo più forte di prima: sospinse le nubi, le aprì. Ferite di luce guardarono l’uomo, prima di nasconderlo eternamente allo sguardo del Dio. La pioggia cadde, cruda, fredda, più aspra di sempre e di qualsiasi giorno passato in precedenza. E la nebbia li avvolse. Tutto sembrava creato al fine di nascondere la tragedia agli occhi della memoria, e dai pochi sopravvissuti che l’avrebbero riguardata da lontano con lo sguardo dei ricordi. Poi, fu la strage. L’acqua prese ad alzarsi, di colpo; prima furono scosse violente, onde strazianti, battiti profondi di profonda acqua fredda. Muri più duri del suolo ad abbattersi sullo stesso. Lame su lame d’onde di nero catrame, strappato all’oscurità dell’abisso da sottili ferite di bianco sporco, nervature candide di schiuma di mare. Videro il mondo fondersi all’oceano, videro il cielo cadere in terra. Chi giurò d’aver visto gli angeli dell’apocalisse non mancò; ripensandoci, forse, non aveva tutti i torti. Quando si svegliarono, quelli che si svegliarono poterono scorgere l’abisso strappato alla bianca schiuma. Profondità o meno, era quell’incubo folle ad esser reale. I superstiti la chiamarono: La Fine. Anno 201X – Portside. Son passati cinque anni dalla grande catastrofe. L’umanità, o i pochi barlumi di quella che rimangono, s’adattano ad una sopravvivenza forzata. La Fine ha portato dietro sé danni su danni, e catastrofi seguenti di maggiore o minore effetto: l’impatto generale rimane in ogni caso drammatico. Un problema non trascurabile è il cielo, perennemente coperto da una coltre grigia e densa. Polvere, fumo, cenere di corpi morti e sentimenti bruciati. Il sole, un tempo abbagliante e potente, è ora reso cieco e perso. Un vago chiarore emanato da quello mantiene la terra illuminata, avvolta da un tetro chiarore di morte. Il mare ora è una distesa interminabile di caos primordiale: come se fosse alla nascita di tutte le cose, e al termine di tutte queste: ora lui avvolge completamente il mondo, lasciando poco spazio ai ricordi di ciò che un tempo la terra era. I continenti son presenti solo nelle memorie dei superstiti, i quali – per fortuna, casualità o destino – son tali solo perché rifugiatisi sulle vette delle montagne più alte, negli altipiani più vasti, nei centri più lontani dal mare. Poche isole ora sono lì, a segnalare la presenza d’una possibile terra emersa, a simboleggiare un passato che non è ancora del tutto deciso ad affondare. Tra queste, una in particolare, s’è distinta nel tentativo di rinascita e di recupero dell’antico mondo: L’isola di portside. Questa è venutasi a formare dai territori più alti e centrali dell’America, i quali – dopo esser stati a lungo spazzati dai venti e dalle tempeste – non han permesso all’acqua d’uccidere completamente quel ch’erano e ch’erano stati. Qui, poco più d’un migliaio di persone si riunirono e tentarono di fondare una nuova civiltà, il simbolo d’una nuova modernità che si fa vanto d’esser sopravvissuta alla caduta del Dio.
GdrID: 3487
Data Pubblicazione: 11/01/2013
Ultimo Aggiornamento: 28/12/2018
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