MadLand
Gioco Chiuso
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Nome Gioco: MadLand
URL:
http://www.madland.org
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Categoria: Play by Chat
Genere: Fantasy
Stato: Chiuso
Email:
mostra
X: MadLand_GDR
Restrizioni: 16+
Descrizione:
Aprite questo libro, sfogliatene le pagine, immergetevi nella sua storia e vi ritroverete a scoprire un regno fantastico: MadLand. Una comunità virtuale con una struttura fantasy medievale. Questo è un GDR dove ognuno di noi può vestire i panni di un personaggio ed interagire con un mondo popolato di fantasia in cui, con l'ausilio di una voce narrante, volerete sulle ali del tempo e dello spazio, facendo rivivere antiche leggende sepolte dal tempo. Questo in special modo è un GDR diverso. Non ci sono razze se non quella umana. So a cosa state pensando: Svantaggioso? Limitante? Poco accattivante? Non lasciatevi ingannare; provate a scoprire cosa si cela dietro l'apparenza, poi mi direte. E se in ogni caso non ne resterete colpiti, i vostri nomi resteranno impressi negli annali, tra i viandanti che sino qui sono giunti, e custoditi dai più vecchi e saggi scrivani della nostra città, come sincero e lieto ricordo. Adesso vi starete chiedendo chi diamine sia io, che vi sto dicendo tutto questo.. Ebbene, sono solo un vecchio cantore, colui che intesse una seducente musica, la quale narra le gesta di prodi guerrieri ed ombre spietate, colui che intreccia la polvere arcana e dispiega le sue ali su un mondo di magia. Sono l'alchimista che miscela intrighi di governo e tradimenti, amori ed amicizie, sfide a singolar tenzone e meschine pugnalate alla schiena, cavalleria e inganno. Sono il pirata che vi farà salpare sul galeone dei vostri desideri, sfidando le onde della vita e della morte.Sono il cerusico che curerà ogni vostra perplessità, ricucendo lo strappo di ogni vostro dubbio.Sono la luce ma anche l'ombra, due facce della stessa medaglia. Sono tutto ciò che scelgo di essere.
Si apra il sipario dunque! Ammirate le imponenti mura della città,oltre le boscaglia rigogliosa, cogliete il garrire degli stendardi al vento, assaporate il gusto di epiche imprese o vili tradimenti, ma attenti... avrete il coraggio di andare avanti a sfogliare questo libro e scrivere voi stessi le nuove pagine della storia?
Un racconto sulle origini di MadLand
Il Vecchio, il Pazzo, il Bambino e la Donna si guardavan con sospetto, ognun scrutando le emozioni dell'altro e cercando in un diverso riflesso dell'iride le loro origini. Poi l'innocenza del fanciullo, ornata da adulta elegante favella, ruppe l'agghiacciante silenzio:
Signori... bella dama... non so da dove veniate né verso dove andiate, ma vi parlerò del luogo da cui io provengo, di una terra dove il tempo non scorre o sol s'illude di farlo intrappolato in una clessidra che all'infinito gira...di una terra ove morte e vita si rincorron carezzandosi per un lieve istante:
Decenni or sono una sanguinosa guerra sconvolse queste terre, io non so dirvi quali furon le parti della contesa...ma so dirvi cosa ne rimase... morte e ceneri.....e cenere dominò ancora per molto queste or meravigliose lande. Insignificanti insediamenti umani provaron a riportar luce su quelle terre, che però inaridite da sangue e distruzione, quasi come maledette, sembravan non voler piè ospitare forma di vita alcuna.
Fin quando la nera Signora, esiliata dal luogo natìo ed errante, calpestò quel suolo, il suo fiato si confuse con l'aere di morte intrisa, le nari se ne riempiron compiaciute. Si chinò su quel terreno sterile, prese una manciata di cenere per poi osservarla disperdersi portata via dal vento. Così decise...le tenebre da lei amate l'avrebbero condotta a vita nuova. Avrebbe disperso la morte per stringerla nel proprio pugno, dominarla come sempre aveva desiderato e conquistarsi con questo gesto il timore di quelle rozze genti... l'avrebbero temuta e servita pregandola di non ricondurli alle tenebre: ne sarebbe divenuta padrona! Per questo avrebbe trascorso con Morte nove lune della sua esistenza, l'avrebbe sentita scorrere nelle proprie vene e al calar del sole dell'ultimo giorno avrebbe mostrato ad Essa con carminio segno il suo tributo: il corpo di un innocente che vita avrebbe donato alla terra per vita in essa far risplendere.
Trascorse mesi così riversa su quelle terre inaridite, là dove or sorge un cimitero... si narra che il suo aspetto fosse stravolto da qualcosa o da qualcuno...le iridi vitree non avesser colore, la chioma di giorno in giorno perdesse il corvino aspetto imbiancandosi, chi l'avesse veduta l'avrebbe scambiata per una delle tante vittime dei sanguinosi anni, il cui corpo fosse misteriosamente ancor conservato.
Un giorno qualcuno proveniente dall'insediamento al sud della landa la vide e, non saprei spiegarvi per quale motivo, ma con una rossa polvere disegnò un sorriso attorno alle labbra violacee della nera Signora.
Le vitree iridi improvvisamente presero colore, i capelli tornaron neri come l'ebano, di rosso si tinsero le bianche gote ed un urlo strozzato fuoriuscì dalla bocca della Signora... Morte avea riconosciuto il carminio segno del suo tributo: la terra intorno alla dama cominciò a gorgogliare. Che fine abbia fatto quell'uomo non so dirvi, ma so che le terre inghiottiron la nera Signora. Morte era soddisfatta... le tenebre si ritiraron dal luogo, tiepidi raggi tornaron a illuminare i cortili delle sporadiche abitazioni, verdi campi, e terre morbide e fertili si sostituiron alle ceneri. In pochi anni le popolazioni , senza mai interrogarsi su cosa avesse reso possibile ciò, cominciaron a coltivare la terra arricchendosi con i suoi frutti, ed eressero una città florida e accogliente. Persino i rozzi lineamenti di quegli uomini sembrarono essersi affinati, quasi come se l'incanto avesse avuto effetto anche su di loro portando luce sulle loro deformità.
Solo lì..dove la nera Signora scomparve prima del termine delle nove lune, ancor permane l'odor della morte e anche nelle ore del giorno, le tenebre sembran non scomparire ma solo nascondersi facendo a tratti capolino.
Che storia raccapricciante! - esclamò la donna - non vi invidio piccolo uomo, una terra con un così macabro passato non varrebbe un sol ettaro della mia gioiosa e pien di vita:
I capi fondatori la incontraron quasi per caso, fortuita tappa del loro lungo peregrinare, ma ne rimasero incantati... sconfinate terre verdi e rigogliose, promontori ricchi di minerali da estrarre...una vera miniera di ricchezze. Qualcuno narra che la tribù da sempre nostra alleata fosse già giunta in avanscoperta in queste terre, e le avesse abbandonate il giorno stesso del nostro arrivo, giudicandole inospitali per la loro gente. Questo è quanto mi è stato raccontato, anche se non sono mai riuscita a spiegarmi fino in fondo le ragioni di questa dipartita. Ma i rozzi energumeni della tribù di Arendal non erano probabilmente in grado di apprezzare le ricchezze di quel luogo. I minatori si diedero subito da fare estraendo da quelle montagne gemme di purezza e dimensioni mai viste; in breve tempo i capi si resero conto del potenziale economico del luogo e intrecciarono una fitta rete di scambi con le regioni vicine. Le preziose pietre estratte dal suolo e le colture numerose e varie in quelle terre tanto fertili, fruttarono presto abbastanza per costruire il maniero di colui che divenne il nostro Sovrano e innalzar solide mura intorno al loco.
Un sipario finalmente calava sulle vuote e sconfinate distese per riaprirsi su una nascente ridente Cittadella.
Ben presto la fama di tale ricchezza e prosperità si diffuse richiamando genti di ogni dove, che con le loro origini più impensate e variopinte culture, impreziosiron la cittadella.
Artefatti resi sublimi da rari e preziosi materiali e abili e attente mani di artigiani, riempiron le case di esteti, filosofi, amanti dell'Arte e del Bello, aristocratici benestanti spinti nella Cittadella dall'eco del suo splendore.
Persino là dove ancor mano umana non ha innalzato artificial splendore, campi ricchi di floreali esemplari di rara meraviglia, ribadiscon ad alta voce l'amor per Arte e Bellezza; strani fiori mai veduti in nessun'altra città, simili a tulipani, ma di un rosso così intenso e vellutato che tenendo un petalo tra le mani, esse restan irrimediabilmente di carminio tinte.
Mai dama poté desiderare loco migliore per condurre la propria esistenza, sì cinta da bellezza e ricchezza.... E sì popolata da migliaia di volti, di fini intelletti e ardenti fuochi: ciò che ogni dama cerca, la mia città l'offre!
Amare lacrime pianse allora il vecchio... poi invocando il contegno del soldato che fu, le asciugò e così parlò:Incantevole dama...invidio la luce che pervade i vostri occhi mentre la vostra favella narra della vostra terra... invidio l'allegro ricordo che d'essa avete! Quand'io sol morte e dolore rimembro!
Non vi inganni la lunga e imbiancata barba..non vi inganni lo sguardo spento dal tempo, né la mia schiena vergognosamente china. Principe fui delle mie terre quando ancor nobile stirpe la popolava. Eroi i miei antenati che vi poser per primi piede.... Ed io mi macchiai dell'onta di aver mandato in fumo il loro regno!
Ero amato..rispettato da tutti, quando la mano callosa e implacabile della barbarie distrusse ciò che la mia stirpe per secoli aveva costruito.
Venivano dalle regioni a sud, una tribù di rozzi barbari che quasi non avean parvenza umana, le loro mani impugnavan le pesanti asce da guerra mosse solo da istinto e cieca rabbia non certo da senno e logica alcuna. E l'istinto soppresse la ragione!
Non erano molti, ma la crudeltà e la rapidità delle loro azioni ci colsero di sorpresa demoralizzando le truppe. Case e fattorie incendiate, campi stravolti e rovinati, l'ira di quegli energumeni non s'arrestò nemmeno su donne e bambini! Gli uomini furono presi dallo sconforto nel veder le loro famiglie decimate, eppur fino alla fine combattemmo...io in prima linea...ferri s'incrociaron a lungo su quel suolo che ormai perdeva il suo original aspetto per dar posto a rovina e distruzione. Poi eccolo! Quel capo dalle orchesche fattezze e dall'elmo bicorno sollevar con impietoso ghigno l'ascia bipenne sul mio corpo stremato, invecchiato dalla sofferenza , riverso sul terreno..le dita contratte e atterrite affondavano su quella terra di sangue intrisa e gli occhi si imponevan di restar aperti per accogliere con onore e coraggio l'ultima ira del nemico... ma una mano si frappose tra me e la morte! Un giovane sbarbato, dalla voce serena e giuliva mi celò l'orrida vista: "Non guardate vecchio Signore...ho paura!". Quelle parole apparvero insensate alle mie orecchie, non lui, ma io dovevo aver paura e in un istante quel pensier mi mise brutalmente di fronte all'amara verità di quel momento, il coraggio del guerriero m'abbandonò e lacrime di fanciullo irrigaron istintivamente il mio volto! Odio questo ricordo! Odio l'immagine di un principe che piangente incontra la morte! Odio l'immagine di un uomo che da miserevole pietà viene salvato! L'orco dallo sguardo di brace che sovrastava le mie sfinite membra, lentamente abbassò l'ascia, mosso a pietà più dalla paura dello sconosciuto ragazzo che dalle mie lacrime. Or ripensandoci, credo che quel giovane barbaro dalle angeliche emozioni fosse il figlio del Capo..un animo buono, puro, così estraneo al resto di quella gente; non riuscii a portar rancore a quel fanciullo per aver versato su di me l'onta della commiserazione, eppur avrei desiderato che quell'ascia, anche solo per legge di natura, fosse ricaduta pesante sul mio cuore straziato. Non fu così...e in lacrime fui lasciato su quelle terre, solo, fra i cadaveri dei miei uomini, intimamente morto!
Una lacrima bagnò la gota del canuto vecchio al pronunziar ultimo verbo... Il Folle lo guardò! Spalancò le sue iridi, prese a respirar con affanno...poi le braccia si protesero verso il vecchio e le mani si poggiaron sul rugoso volto asciugando le lacrime con dedizione, come a cancellar dolore da quel viso "Non piangete vecchio Signore...vi prego...ho paura!"...Come un sussurro giunsero quelle parole , ma come acuto urlo risvegliaron l'udito del vecchio.
Il Folle allor estrasse dal panciotto un vermiglio tulipano dai petali leggermente appassiti, sfregò appena le dita della destra su di esso, attorcigliando il petalo e tingendo di rosso le bianche falangi..poi come sapiente artista, posò l'indice sul labbro superiore del vecchio...accompagnato da uno stupito silenzio, lo mosse lungo il contorno delle corrugate labbra e sulla canuta barba, pingendo quel volto spento dall'amarezza, e ornandolo di un purpureo dolce sorriso. Poi lasciando le dita, magico strumento, sospese qualche istante sul volto dell'uomo, piegò il capo sulla spalla destra e sorridendo mirò il suo capolavoro!
Il vecchio sconcertato rimase ad osservarlo con stupor camuffato da farsesco sorriso, ripetendo nella propria mente "...ho paura!"; la donna posò l'affusolata mano sul petto lasciando le iridi fisse sui petali di quel tulipano da lei così ben conosciuto e ammirato; il bambino sorrise e con ingenuità esclamò indicando il vecchio..."...come la nera Signora!".
Pochi istanti di confusa intesa seguiron, durante i quali più volte sguardi s'incrociaron e fuggiron, per infin cedere in un dolce sorriso.
Il folle "pittore", fatal anello di congiunzione di molteplici storie, luce di verità in una tenebrosa stanza da diverse menti immaginata, prese per mano la dama e il bambino volgendo ancor al vecchio uno sguardo ricco di orgoglio e soddisfazione per il lavoro compiuto.."ecco" sussurrò.."ora... non ho più paura!"
Ecco MadLand! Un solo passato..ma mille storie, mille facce di un solo dado, arguto disegno di un folle fato, che si diverte a incider nelle menti con tratti a volte più forti altri meno, cosicché sbiaditi ricordi appaion invece vividi e intensi in altre menti e viceversa!
Giungi straniero, a veder ciò che è stato,
ciò che è e che ancor accadrà.
Mistico, guerrier, o frivolo che il tuo occhio sia
Mad è pronta a riscrivere il passato,
per chiunque viverla vorrà!
GdrID: 57
Data Pubblicazione: 30/11/2004
Ultimo Aggiornamento: 05/01/2016
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