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 Addio alle Radici

Racconto pubblicato il 14/02/07
Autore: LORD DEIMOS


I raggi del Sole fanno capolino tra le foglie, in un tranquillo giorno di primavera, descrivendo stupendi giochi di luce e d'ombra. Potrei stare ore a guardare il meraviglioso paesaggio che ho di fronte. Da dove mi trovo posso scorgere quasi tutta l'ampia vallata, colorata dai campi coltivati dagli uomini, dal verde dei pascoli, dal rosso del campo di papaveri che si intravede sulla sinistra.
La musica di alcune trombe ed il rullio dei tamburi mi richiama alla realtà. Sono tutti raccolti davanti a me, ai piedi di una collinetta, a poca distanza dal castello. Sento la voce del comandante che trasmette gli ultimi ordini ai suoi subalterni, mentre un drappello di uomini si avvicina dalla destra e prende posto sul palco d'onore. Come sono eleganti con le loro scintillanti armature. Tutti noi siamo letteralmente rapiti dalla magnificenza del re.
Il mio sguardo si posa sul comandante, fiero, coraggioso ed indomito. Sono qualità che oggigiorno sono diventate alquanto rare. Tutti i componenti dell'esercito saranno onorati di combattere sotto il suo comando. E di morire se necessario.
Morire.
Cosa ci si aspetta da una guerra se non la fine ultima della propria vita. Cos'è più onorevole per un soldato se non morire in guerra, per un ideale in cui crede?
Ideali.
Onore e gloria hanno da sempre scatenato più guerre di quante se ne possano ricordare. Almeno dal punto di vista dei soldati. Cosa sono terre e tesori, agognati dai nobili, al confronto della gloria cercata e trovata su un campo di battaglia? L'adrenalina che scorre prima dell'inizio, il silenzio che precede le ostilità, il clangore delle spade, le urla di vittoria o le grida agonizzanti dei nemici, la sensazione di potenza ed invincibilità che si prova alla fine. O la certezza di venire ricordati con onore, nel caso si muoia.
Sempre che si vinca… ma a questo è meglio non pensare.
Una leggera brezza spira da sud, sollevando alcune foglie morte ed un po' di polvere. Il comandante si gira nella direzione del vento ed il suo sguardo spazia lontano. Quella è la direzione che prenderà l'esercito. Tanti giorni di marcia forzata per arrivare ad una terra lontana, dove si combatterà per scacciare gli invasori, tetre creature del male che minacciano la pace. Orchi, goblin e giganti hanno mosso guerra verso un alleato, ed il re ha accolto la richiesta d'aiuto.
Diverse centinaia di uomini vestiti da battaglia sono radunati davanti a me. Una cotta di maglia indossata sotto un corpetto di colore verde, recante il blasone del re, una coppa dorata, ed un elmo senza visiera è la divisa dei soldati. I graduati si riconoscono per il numero di strisce di colore rosso sulle spalliere e per i bracciali e gli schinieri. I più alti in grado, come il comandante, indossano un'armatura al posto della cotta di maglia, ed il blasone è inciso direttamente sul pettorale.
Sarà una guerra dura, come tutte le guerre del resto, ma questi sono guerrieri esperti, ne hanno viste e passate tante. L'addestramento rigido a cui si sono sottoposti li ha temprati ed uniti.
Il vento muove dei rami e lo sguardo del comandante si sposta sulla folla, poi su di me. Mi guarda a lungo, sembra quasi perdersi in un mare di ricordi, ricordi che ci accomunano in qualche modo.
Ricordi.
Un cenno del re e tutti sull'attenti. E' un uomo anziano, per tutti i canoni degli uomini, la sua stirpe è resistente, ma questa volta non potrà scendere in campo. Ha partecipato a numerose battaglie, ma ora lascia il posto al comandante, a suo figlio. Pieno d'orgoglio indugia per qualche attimo lo sguardo sul suo erede, poi si gira verso di noi.
Il suo discorso è pieno di significati e si basa sulla giustizia e sulla necessità di questa imminente guerra. Di nuovo lo sguardo del comandante è su di me.
Ricordi.
Alla fine del discorso il re alza la spada al cielo e tutti gli uomini gridano in risposta. Il re è molto amato. E' un buon re.
Rammento che diversi anni fa un drago rosso, una delle più temibili creature che ci siano a questo mondo, compì diverse scorrerie in queste regioni. Il re partì, a capo di un drappello di cavalieri, alla volta delle montagne dove questa bestia aveva scelto la sua dimora, per cercare di eliminarla. Diversi bardi ancora cantano le sue gesta.
Ci vollero vari giorni di caccia senza tregua, dove il drago e il manipolo di cavalieri giocarono come il gatto col topo, rovesciando continuamente le parti in questo letale scontro. Alla fine i valorosi riuscirono a mettere alla strette la preda. Una mattina di mezza estate finalmente l'attirarono nel punto prestabilito, un basso canyon, con un tranello. Lo tempestarono di frecce e lance, ma le sue scaglie dure come il metallo lo protessero. La risposta della fiera fu terribile con il suo alito rovente che uccise molti prodi. Allora il re ordinò ai suoi uomini di farsi da parte, perché nessun altro perdesse la vita. Con la spada in pugno si pose davanti al drago e lo sfidò a duello. La bestia naturalmente accettò sicura che sarebbe riuscita a far fuori quel misero umano senza troppi problemi. Purtroppo non aveva fatto i conti con il potere della spada magica in possesso del re. Dopo ore di strenua lotta, fatta di fendenti ed affondi e terribili vampate di fuoco, il re riuscì ad avere la meglio sul possente avversario.
Quante storie raccontano i bardi.
Ad un cenno del comandante la cavalleria si dispone su due file da tre e si mette in cammino. Il rullio dei tamburi accompagna il trotterellare dei cavalli. All'unisono la fanteria si gira verso sinistra e comincia la marcia. Il rumore delle grandi ruote delle macchine da guerra che si iniziano a muovere si fa sempre più forte. Balliste e catapulte, per la maggior parte. Due robusti cavalli sono legati davanti ad ognuna di esse, e si muovono quasi senza essere incoraggiati. Anche i cavalli fanno il loro dovere.
Il comandante indugia ancora un po'. Può facilmente raggiungere la testa dell'esercito in breve tempo. Si gira ancora verso di me ed un sorriso sincero gli appare sulle labbra. La luce del sole illumina il suo volto avvenente incorniciato dall'elmo. Parecchie donne tra la folla raccolta ai lati dell'assembramento lo guardano affascinate.
Un ultimo tacito addio.
Si gira verso il re, lo saluta con rispetto e poi avvia il cavallo al galoppo per raggiungere i suoi uomini.
Chissà quanto tempo passerà prima che ci rivedremo. Chissà se ci rivedremo.
Il vento riprende a soffiare tra i miei rami, staccando una foglia che vola lontano, quasi come se fosse una lacrima umana. Il Sole comincia la sua discesa verso l'orizzonte, mentre gli uomini si allontanano.
Oramai non scorgo quasi più il comandante in mezzo alla moltitudine. Abbiamo passato molte ore in reciproca compagnia, lui suonando il flauto, comodamente appoggiato alle mie radici, ed io ricambiando facendogli ombra durante le più calde giornate estive.
Che pazzia la guerra, ma del resto sono solo una quercia, e non mi è dato di giudicare sulle vite degli uomini.




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