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 Avresti una sigaretta?

Racconto pubblicato il 25/05/2011
Autore: AMNERIA


“Avresti una sigaretta?”

“Aspetta, me ne sono rimaste un poche nel pacchetto. Non pensavo fosse così grande qui, mi sembra di girare da giorni”

“Si, credo faccia questo effetto a chi entra. Cosa vuoi, ormai ci sono abituato, anche se a volte vorrei trovare la strada e andarmi a comperare un pacchetto tutto per me. Sai, il rumore del cellophane strappato, così sensuale, e la consistenza della stagnola, quella stagnola che fanno solo per le sigarette che sembra stoffa. Hai anche da accendere?”

”Sto cercandolo, ero sicuro di aver portato anche altri fiammiferi. Parli come se tu non fossi mai uscito di qui”

“Non da quando lo ricordi in effetti. Ti sembra strano? Di fatto non lo è per quello che sono, per il mio carattere..a volte qualcuno viene a trovarmi, ma non mi dice mai com’è entrato”

“Non sapevo che ci fossero altri qui dentro. Credevo vivesse solo, ma ora che mi ci fai pensare immagino che solo non potrebbe sopravvivere. Sto cercando l’accendino, con una mano sola è difficile”

“Tu perché sei qui?”

”Una storia lunga, sicuro di volerla sentire? Di fondo a causa dei miei, pare ci tenessero che io costruissi qualcosa nella vita e passarla dietro una scrivania non rientrava nei miei programmi o nelle miei aspirazioni. Ci sono state sere in cui affacciato al balcone annusavo l’odore del mare come un richiamo, e mattine in cui ogni gesto sembrava talmente uguale a se stesso che avrei voluto urlare. Non riuscivo a dare un senso all’esistere, nemmeno nelle gare sportive, nemmeno quando ballavo in fila con gli altri ragazzi ripercorrendo il tracciato di terra battuta e sudore. Poi è arrivata la ragazza, naturalmente”.

“Oh si naturalmente non poteva esserci che una ragazza, labbra morbide e cuore d’acciaio, ne vedo a volte nei corridoi, così dolcemente estenuate e così fieramente arrendevoli da farmi pensare che noi maschi non conosciamo la vera paura se non quando andiamo ad infrangerci contro quei seni di marmo supplicando. Ti ha fatto entrare lei? Ti ha convinto? Ormai da anni tengo ogni porta aperta eppure non entra mai nessuno, come se ci fosse ad ogni battente un divieto più forte di una maniglia serrata, qualcosa che fa tremare. Sento passi che salgono gli scalini e il respiro di chi si ferma a considerare sé stesso prima di avanzare, ma poi..poi i passi tornano indietro e io continuo a percorrere le stesse svolte geometriche come fosse anche la mia una danza ieratica che disegna simboli nella polvere del pavimento che nessuno guarderà mai”

“Si, mi ha fatto entrare. L’unica cosa che ha fatto per convincermi è stata dirmi che al centro avrei trovato me stesso e trovandolo l’avrei ricondotto a lei. Mi ha dato qualcosa per legare questa mia anima, spirito, come la vuoi chiamare. Qualcosa che mi riporterà a lei qualsiasi strada prenda, qualsiasi svolta di questo palazzo buio prenda, qualsiasi stanza visiti ha sigillato il mio braccio con la sua pelle di sale e rose”

“Alcune cose non cambiano mai. Chi credi mi abbia chiuso qui, mi abbia comandato e imprigionato, costretto nel buio tortuoso dell’incomprensione se non una ragazza, una ragazza dalla pelle di velluto, dal viso di sfinge, dai pensieri così strani, impossibili e geometricamente perfetti da rendere realtà di legno e corda il suo desiderio? Una ragazza, ogni ragazza che tiene nel palmo della mano il destino, serrandolo ci consegna al buio e alla dimenticanza, a questo castello di paura e pensieri che tanti chiamano labirinto.”

“Sono venuto a cercarti e non ti pensavo così. Ti avevano dipinto diverso”

“E tu credi al racconto e al mito o alla realtà che si consuma lenta come questa sigaretta che abbiamo diviso tra fumo e pensieri? Credi che io non sia in parte te, con il richiamo del mare e la voglia di urlare e la maledizione di questo luogo dalle finestre tanto aperte e dagli interni tanto bui che chiamo anima?”

“Credo in quello che sento, e in quello che voglio. E malgrado la sigaretta condivisa, e in pensieri di fratello, so cosa devo fare”

“Credo che non ti servirà farlo. Ti abbraccio, fratello, e nell’abbraccio stringo quella lama che non hai voluto abbandonare, quel filo legato alla tua caviglia: la mia unica libertà è questa di sangue e dolore che mi offri, ma non aspetterò per anni e anni e anni che un altro mi offra una sigaretta e alla luce del fiammifero urli di terrore. Basta così, Teseo.”

“Basta così, fratello”

“Racconta ad Arianna che suo fratello l’ha molto amata, nel buio del labirinto”




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