Racconto pubblicato il 04/03/09 Autore: DARKOBLIVION
La battaglia era sempre più rumorosa e mano a mano cresceva il tumulto delle varie spade che si incrociavano : ferro contro ferro e purtroppo una morte da una parte , una morte dall’altra. Gli eserciti si erano scontrati ormai da vari minuti e subito la battaglia aveva già preso l’impeto. La cavalleria in avanti aveva già sterminato buona parte degli avversari e si stava dirigendo verso le fila nemiche. L’esercito avversario era in difficoltà e messo alle strette. Senza sosta i guerrieri brandivano le proprie armi come se fossero estensioni delle proprie braccia , prolungamenti del proprio corpo. Eppure nulla era cambiato , continuavano a morire nonostante lottassero con le unghie e con i denti … Vuoto totale. Urla , lamenti , speranze in fumo. Tuttavia c’era chi non si arrendeva e stava cercando di mostrare il suo valore e la propria forza. La cavalleria era ormai permeata all’interno delle linee dell’esercito avversario e lunghe Katane vennero sfoderate pronte per tranciare di netto la testa a coloro che stavano cercando di fare resistenza a ciò che avrebbe oppresso la libertà. “ In nome dell’imperatore!! “Ecco ciò che si sentiva urlare quando le prime tre teste volarono via come piante sradicate dal suolo. Corpi che cadevano a terra esanimi e privi di vita. Qualcuno che provava a contrastare quegli attacchi con la rabbia , ma purtroppo la rabbia senza l’intelletto era qualcosa di futile , ed infatti chi faceva ciò andava incontro alla morte. Ormai l’esercito nemico era decimato mentre l’altro vittorioso aveva i propri avversari in pugno. La terra era soltanto un cimitero riesumato : corpi sparsi qua e là pieni di sangue , frecce che avevano trapassato le carni e le armature metalliche che avevano donato vane speranze a quei guerrieri che indossandole credevano di aver acquisito invincibilità e protezione dal nemico. In pochi minuti tutti i guerrieri erano stati spazzati via senza più alcun ritegno e con estrema brutalità. In pochi avevano cercato di resistere ma ormai erano accerchiati da tutta la cavalleria , come cani randagi e affamati che cercano di contendersi qualche osso sparso qua e là tra di loro. Da sotto quei pesanti elmi si potevano sentire risate e fremiti che reclamavano sangue. Prontamente uno dei soldati dell’esercito ormai sconfitto si lanciò contro un cavaliere esclamando la parola “ LIBERTA’ “ E di netto il suo arto destro fu troncato da quella lama che al chiarore del sole tingendosi di sangue sembrava un arco purpureo in netto contrasto con il blu del cielo. Gli occhi di quell’uomo che percepiva il dolore erano vuoti , sentiva il suo corpo bagnarsi del sangue che gli colava ormai dal corpo smembrato , e l’ultima cosa che ricordò fu una lama che gli attraversò il capo e poi lo mandò al suolo assieme agli altri suoi compagni. Silenzio assoluto. Tra tutti quei cadaveri non era rimasto nulla fuorché un lago di sangue che aveva alimentato il terreno dove probabilmente in futuro cresceranno alberi nutriti col sangue. Nel mentre l’esercito , vittorioso si allontanava inneggiando frasi di vanto e di laude senza alcun rispetto per le vite portate via al pianeta. Sembrava qualcosa di impossibile , eppure un altro massacro era stato compiuto. Un massacro che non aveva risparmiato nessuno … No , qualcuno era stato risparmiato. Degli occhi , sotto tre cadaveri sembravano scrutare gli uomini allontanarsi , occhi che avevano visto la morte in faccia , occhi che si chiedevano perché tutto ciò e quando ormai i nemici erano distanti una mano spostò un corpo senza vita sopra di lui e un’altra mano reclamava aria. Il capo arruffato dai lunghi capelli scuri emerse , un’espressione vuota si disegnava sul suo viso che poi mutò in dolore. Il corpo apparentemente vivo cadde in avanti sul suolo e il sole illuminava la sua armatura bronzea colpita dalla punta di una freccia. Probabilmente per alcuni guerrieri quelle armature sono state soltanto speranze vane per cercare di combattere una battaglia persa in partenza , ma per qualcun altro invece è stata fonte di salvezza e di speranza. Ma quando hai perso amici , conoscenti e persone sulle quali potevi contare che salvezza e speranza potrà mai rimanere ? Si alzò , dolorante e col braccio sinistro raggiunse la freccia che dietro di sé era un fastidio , ma più che un fastidio serviva a marcare la sconfitta , un segno e , immediatamente , quella freccia venne staccata dall’armatura e gettata per terra di fianco ad altre armi oramai massacrate assieme ai suoi branditori. Capelli scostati dal viso mentre gli occhi osservavano ciò che gli si presentava dinanzi : Un massacro totale. E dinanzi a quella vista i pugni suoi strinsero la terra mentre sentiva il viso infiammarsi e la gola seccarsi. Gli occhi bruciavano , le labbra si dischiudevano ma non emettevano alcun suono , per poi riempirsi di dolore e successivamente un grido che riecheggiò per tutta la spianata di terra. Ma era un grido muto , perché nessuno avrebbe potuto sentirlo. Dinanzi a sé soltanto l’orizzonte di una città ormai in fiamme e deserta , dove gli uomini hanno perso la loro vita combattendo e donne e bambini bruciati vivi in un incendio che ha strappato le loro anime da i loro corpi ormai carbonizzati. Singhiozzi uscivano dalle sue labbra , lacrime che dipingevano il suo volto come se fossero fiumi in piena. Non gli era rimasto più nulla , se non una corazza bronzea , una Katana ed una freccia sporca del suo sangue. Raccolse quelle cose come se fossero un tesoro , dopodichè si avvicinò alla gente della sua terra e chinò il capo trattenendo a forza le lacrime che non accennavano in minima parte a fermarsi. Il volto alzato al cielo come a chiedere una sola domanda “ PERCHE’ “ Urlò con rabbia e dolore. Ma , ovviamente , non ricevette alcuna risposta. Compiuto il segno rituale per i propri morti decise che era il tempo di allontanarsi da quel campo , ora non gli restava solo che una cosa da fare : vivere. Il vento prese a soffiare incessantemente su di lui facendogli ondeggiare il suo vestito di stoffa nera che era logoro e stracciato in più punti. La sua spada in spalla e il suo fodero dietro la schiena , la freccia che ricordava l’accaduto riposta nella sua cintola. Il ragazzo prese ad avanzare verso la città che mano a mano si stava ingrandendo sempre di più all’orizzonte. Ma quella era la città dell’esercito che aveva fatto a pezzi il suo villaggio , e lui , solo , cosa poteva ormai fare ? Voleva cercare vendetta , ma un uomo contro molti non potrà mai farcela e questo lo sapeva bene. Ma il suo pensiero era soltanto affamato di vendetta , se non avesse potuto ucciderli tutti , sarebbero stati trascinati nella tomba , quanti più era possibile.
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