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 Boom

Racconto pubblicato il 21/01/09
Autore: SCROCCO


Veicolo A: un tir di appena un paio di chili troppo leggero per sembrare un transatlantico su ruote. Veicolo B: facciamo… un maggiolino? Sì. Facciamo un maggiolino. Uno di quei macchinini che assomigliano tanto a scatolette motorizzate.

Un transatlantico su ruote e una scatoletta motorizzata, su un’autostrada. Di notte, direi.

L’autista del tir è un brav’uomo con due bei bambini, sposato da cinque anni e con un mutuo da pagare. Sempre molto prudente, sempre molto puntuale. Il problema, ora come ora, è che sta facendo gli straordinari per poter comprare quella collanina che Le piace tanto. Non dorme da trentaquattro ore.
L’autista del tir si chiama… Salvatore? Ma sì. Salvo.

Chi guida il maggiolino è un bravo ragazzo di venticinque anni. Un neolaureato che ha festeggiato in un posto bellissimo lontano da casa, insieme a degli amici, il suo diritto al Dr. davanti al cognome sulle lettere in ghingheri. E’ partito nel pomeriggio per tornare a casetta. La sua uscita è tra due chilometri. Il nome di chi guida il maggiolino è… Nicola? Mm. Nah. Tommaso?
Mm. Sì, meglio. Tom. Non ha una ragazza, ma solo perché ancora non ha trovato quella giusta. Davvero. Il maggiolino è il regalo dei suoi genitori per la laurea. Un usato tanto carino con pochi chilometri, un affare.

La presa di Salvo sul timone del bestione a parecchie ruote si allenta.
Dopo trentaquattro ore di formiche al culo e asfalto, il suo organismo reclama dieci miseri secondi di blackout. Una innocua dormita di dieci secondi. E allora ecco che d’un tratto il sipario cala e Salvo si addormenta, semplicemente. E per i primi quattro secondi il tir mantiene la giusta rotta. E accelera.

Cinque secondi. Lieve virata a babordo. Sei secondi. Vistosa virata a tribordo. Sette secondi. Otto secondi. Il tir sterza per la seconda volta a sinistra.
La cabina di guida sfonda lo spartitraffico di cemento alla velocità di centodieci chilometri orari come se fosse una fetta di torta. Avete presente, quelle torte che quando si sfaldano si fanno a cubetti? Ecco. E Salvo continua a dormire, perché il suo organismo ha deciso che mancano ancora due secondi al momento del risveglio. In compenso, per qualche interessante fatalità il tir recupera una traiettoria decorosa e fila bello diritto. Fila bello dritto, nella corsia sbagliata.

Tom è stanco. Vede in lontananza due fari ciclopici dall’altra parte dello spartitraffico disegnare una curiosa, atipica traiettoria. Sospetta qualcosa. Non dà molto peso alla faccenda finché non si ritrova davanti al parabrezza due lucciole (gli insetti, non le zoccole) di dimensioni imbarazzanti. Ha poco tempo per reagire. Troppo, troppo poco. Il maggiolino va a novanta all’ora. Le lucciole si spatasciano sul parabrezza.

Boom.

Salvo si sveglia uno virgola zero cinque secondi dopo, con la netta sensazione che qualcosa non va. Perché il tir fa un rumore un poco strano.




Ve l’ho detto? Tom non ha una ragazza, ma solo perché ancora non ha trovato quella giusta. Davvero.

Boom.




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 Commenti degli Utenti
auriell
FEMMINA


Roma

   

23/01/2009 - Vero, purtroppo.
Ci stiamo abituando a correre e correre, siamo sempre di fretta, abbiamo sempre qualcosa da fare, un obiettivo da raggiungere entro una determinata data, o semplicemente bisogno di fare commissioni che riguardano tutta la famiglia.
La gente non pensa più a sè stessa perchè non ha il tempo, non ha la possibilità economica per permettersi di farlo ma la brutta convinzione di essere il gestore della propria vita e di fare volontariamente cose dettate dagli altri.
E´ un racconto fuori dagli schemi, forse può risultare banale sotto certi aspetti, ma è un racconto sul quale vale la pena soffermarsi un attimo in più, un solo secondo in più.
Infondo, se Salvo avesse avuto quel secondo in più di autonomia (non gestire sè stessi) avrebbe sì fatto un incidente, ma non avrebbe coinvolto Tom, o forse, nessuno.




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