Racconto pubblicato il 20/05/2009 Autore: SMICH
«Che ritorni la sera... per potermi fermare anche solo a pensare quel che in fondo vorrei...»¤.(¯`Ciò che si narra¯)¸.¤Il sole si era levato, oltre le montagne del Wolfsktaag, già da qualche ora, riflettendosi sulle cime innevate, eppure li, appena fuori Storlock, nuvole nere adombravano il villaggio ed il bosco lasciando cadere lenti fiocchi bianchi di pura e gelida neve.Uno strato di coltre bianca si era già formato sul sentiero, ma Smich non si sarebbe mai fermata davanti ad un po´ di neve. Come ogni giorno doveva fare ciò che era suo dovere.Assicurando i lacci della nuova armatura di cuoio si gettò il mantello sulle spalle, sistemandolo in modo che coprisse la spada che dondolava al suo fianco, chiusa nel suo fodero in robusto cuoio lavorato. Infilò il pugnale nello stivale, assestandogli un affettuoso colpetto, l´arco a tracolla, assieme alla faretra quasi vuota, quindi uscì nell´aria fredda. Fuori dalla capanna il villaggio era tranquillo. Nonostante il mattino fosse appena iniziato i bambini erano già in giro a giocare con la neve. Piccole schermaglie si stavano svolgendo tra le capanne e urla di madri e bambini riempivano l´aria, riscaldandola.La Sedt non si perse troppo in quei pensieri, quella mattina. Prese la picca appoggiata appena fuori dalla soglia e s´avviò verso i portoni del villaggio.Con passo tranquillo attraversò le vie, sorridendo alle gnome che ne salutavano il passaggio, rispondendo con una palla di neve ad un bambino che l´aveva colpita per giocare.Rideva, quella mattina, mentre usciva dal portone del villaggio con un cenno di saluto alle sentinelle, per avviarsi verso il passo di Giada.Tirò il cappuccio sul capo e con lo sguardo orgogliosamente rivolto avanti a se si avviò per il sentiero.Sebbene l´espressione del suo visetto magro apparisse distratta non smetteva di ascoltare ed osservare la foresta che l´attorniava, scrutandola con più attenzione di quanto desse a vedere.La neve portava qualche impronta di animale, ma nulla che potesse metterla in allarme, così la Sedt proseguì nel suo lento cammino con il cuore leggero, respirando l´aria fredda a pieni polmoni ed esalandole in bianche nuvolette di vapore davanti a se.La neve non smise mai di cadere in quella mattina, anzi, sembrava che le nuvole seguissero il cammino della Sedt verso il passo di Giada, accompagnandola come un silenzioso compagno.Nella quiete del bosco le vennero alla mente le parole di quella vecchia canzone, quella che le aveva insegnato Hetkala: «Giallo e nero nei cieli più alti, giallo e nero del nostro villaggio, quando Storlock alla guerra partiva già di te sentiva parlar. Forte il rullo dei nostri tamburi, lieve il batter dei nostri guerrieri, sempre alta la testa di gloria, rompe un grido dai petti e dal cuor...»Con quelle parole a fior di labbra, la piccola gnoma non sospettava ciò che di li a poco sarebbe accaduto.Dal canto suo Rothgar perlustrava il territorio nanico, spingendosi forse un po´ oltre il oltre il confine. Tranquillo, impugnando la sua picca e con una pelle di mucca a coprirne le spalle per proteggersi dal freddo e dalla neve che cominciava a scendere dal cielo, seguiva il sentiero verso il Passo di Giada.Guerriero impavido e dalla forza ben conosciuta in tutte le Quattro Terre, il nano avanzava a rilento, aiutandosi con il fondo della picca, conficcandone l´estremità inferiore nel terreno innevato, mentre i pesanti stivali sprofondavano nel nevischio che lentamente si stava formando sul terreno a mano a mano che il vecchio nano guerriero avanzava verso il territorio nemico.Con noncuranza, forse per una volta davvero distratta, la gnoma non s´accorse della presenza di Rothgar se non quando questi non spuntò spavaldamente dal sentiero, piantando i piedi al suolo ed osservando la magra figuretta che avanzava quieta verso di lui.Sollevando lo sguardo verso l´apice del sentiero, la gnoma scorse la sagoma scura del nano. Scrutò per qualche secondo la figura tozza, prima di spostare la presa della picca, inclinando l´arma e tenedola avanti a se in posizione di difesa. La sua voce uscì sicura ed acuta, dalle sue sottili labbra: «Altolà! Chi va la?»Gli occhi si chiusero come due fessure, quando la voce del nano, profonda e tonante, rispose con tono di scherno: «Sono già fermo. Grunt a te, gnoma, sono solo un´esploratore.»Qualche istante di silenzio, mentre Smich avanzava di qualche passo con cautela, fissando il nano: «Hogunnaa, Mastro nano...» non riuscì a trattenere una lieve ironia «Credevo che voi nani foste tutti chiusi in qualche bettola delle vostre ad ubriacarvi tutto il giorno...»Con un gesto d´incuranza il nano rispose alla gnoma seccamente: «Perlustravo i confini. E poi ho visto la neve e mi sono spinto oltre.» un attimo di pausa, forse giusto il tempo di associare la voce della gnoma ad un nome «Ed io credevo che voi gnomi vi foste estinti. Ma almeno la Sedt vedo che gironzola ancora impunita.»Un sogghigno sul viso del nano che nel frattempo aveva spostato la picca, stringendola tra le mani, bellicoso.Con uno sbuffo la gnoma cercò di dissimulare la preoccupazione nell´aver riconosciuto il veterano. Spavaldamente riprese ad avanzare verso di lui, senza abbandonare quel suo tono ironico: «Eh, Mastro nano, cosa vuoi mai che ti dica? Noi gnomi stiamo tutti in buona salute, sia gloria agli spiriti per questo...» il tono ironico, strinse anch´essa la presa sulla picca, sulla difensiva «Comunque la Sedt ha ben altro a che pensare che ad uno nano burbero e acciaccato come te... Tornatene a casa Rothgar...»Il consiglio non parve avere successo, anzi, Rothgar sembrò essere contento di quell´incontro: «Na credo che mi divertirò un poco prima...» sorrise divertito affondando nell´aria con la picca «Sai, è un po´ che non trovo qualcuno disposto ad affrontarmi senza avere le spalle coperte da almeno altri due o tre amici...» un sogghigno, compiaciuto, in parte, da quel timore che la sua nota abilità risvegliava negli altri «Almeno tu, se non ricordo male hai fegato da vendere, quindi penso proprio che ne approfitterò...»La piccola Sedt ebbe un tremito, paura e orgoglio lottarono in lei per qualche istante, prima che quest´ultimo prendesse il sopravvento. Sbuffò, fermandosi sulla strada innevata e fangosa, a distanza di sicurezza dal nano «Eh, fai troppa paura, vero Roth?» il tono ironico «Invece pensa che molti mi sottovalutano solo perchè sono così piccola e innocente...» sbattè le palpebre in un´espressione di finta innocenza, agitando poi lievemente la picca davanti a se e sogghignando «Avanti Mastro nano... vediamo cosa sai fare...»Lo scontro aveva un esito che la gnoma già poteva immaginare, ma la paura, la codardìa, era una cosa che lei non aveva mai accettato, come invece sembrava fare la maggior parte dei suoi fratelli.Questo la rendeva diversa dagli altri gnomi.Quel suo strano senso dell´onore l´aveva messa molte volte in difficoltà, ma non l´aveva mai fermata dal perseguire il suo scopo: difendere Storlock.Fu sotto ad un cielo cupo, con lente volute di neve che scendevano ad imbiancare ogni cosa, che lo scontro ebbe inizio.Uno scontro che entrambi i contendenti sapevano sarebbe stato mortale.Così la neve sotto i loro stivali cominciò a mescolarsi al fango del sentiero... e presto si sarebbe mescolato al loro sangue.Con una carica feroce il nano si precipitò giù per il sentiero, verso di lei, con la picca abbassata a cercare il suo magro petto.Una profonda ferita lacerò il costato della gnoma, squarciando l´armatura di cuoio come fosse una pergamena.Con un ringhio di dolore la gnoma balzò indietro, scacciando con la propria picca quella dell´avversario. Un rivolo di sangue cominciò a sgorgare dalla ferita, il cui dolore pulsante si fece sentire solo dopo qualche respiro: «Dovrò concentrarmi davvero mi sa... non mi ricordavo fossi così agile...»La gnoma studiò il suo avversario, mentre cercava di muovere qualche passo di lato, cercando di recuperare lo svantaggio che la pendenza del terreno le dava, allungando la picca verso il fianco del nano, strappandogli un grugnito.Una macchia di sangue si allargò sul fianco del nano, ma la ferita non pareva profonda quanto quella inferta a lei.Ma era l´agilità, su cui contava, non la sua forza. Su questo, la gnoma doveva basare lo scontro con Rothgar.La picca dell´avversario saettò di nuovo, in un movimento troppo evidente perchè la gnoma non lo schivasse con un lieve balzo.Con gli occhi puntati sul nano non dava nessuna attenzione a ciò che accadeva all´intorno, così che la gnoma non s´accorse che dalla foresta era sbucato un giovane fratello.Boz l´Avventuriero, guardava lo scontro che aveva appena avuto inizio, rimanendo cautamente a distanza, disarmato e ben consapevole che, se si fosse gettato ad aiutare la propria Sedt, avrebbe rischiato la propria vita inutilmente.Ciò che lo gnomo appena giunto vide, su quel sentiero, furono una gnoma ed una nano che si attaccavano ferocemente, dando fondo alla propria consumata abilità in battaglia.Colpo su colpo il nano rispondeva ai rapidi affondi della gnoma, incrociando le aste delle picche, usandone ogni loro parte, poichè quell´arma non aveva di pericoloso solo quella punta affilata.Le armi cozzavano tra loro, calavano sulle armature i cui tonfi sordi bastavano a far immaginare la forza degli urti con cui i due si stavano attaccando, scivolando nel fango, scattando, schivando. La Sedt non metteva la medesima forza del nano, ma la sua picca sembrava saettare più veloce, infliggendo tagli ed abrasioni a Rothgar. Ma non poteva sperare di averla vinta su quel guerriero coriaceo. Un colpo al ventre ed un altro al petto cominciarono a fiaccare la resistenza della gnoma che con furia cieca non si permetteva di crollare, di lasciare la presa sull´arma. Mostrando tutta la sua abilità il nano aveva cambiato arma, durante lo scontro, senza perdere mai di vista la sua avversaria, impugnando un mazzafrusto con una certa abilità. E fu con quello che mise in ginocchio la Sedt degli gnomi. Un terribile colpo al fianco fece cadere la gnoma, ormai allo stremo della forze. Impugnando la sua picca, Smich si puntellò, risollevandosi in ginocchio, poichè le gambe non l´avrebbero più retta in piedi, decise che avrebbe attaccato da quella posizione. Mentre si risollevava lentamente, il nano cambiò di nuovo arma, gettando da parte il mazzafrusto ed estraendo una vecchia ascia consunta, ma dall´aria micidiale. La neve continuava a cadere, ma dove si era svolto lo scontro la strada era fangosa, scivolosa. In ginocchio, come un cavaliere che venga insignito della nuova carica, la gnoma posò la picca sulla gamba. Dal braccio destro colava un denso rivolo di sangue, le ferite accecavano il suo sguardo, rendendole difficile mettere a fuoco l´avversario, ma il dolore era l´unica cosa che ancora la teneva sveglia. Stringendo la picca tra le dita, lasciò trasparire la sua debolezza, inducendo il nano ad avvicinarsi per darle il colpo finale. «Cerca di ammazzarmi altrimenti cadrai, Sedt.» le consigliò Rothgar, mentre sollevava l´arma con decisione. Con trepidante attesa la gnoma non si mosse, solo parlò piano: «Rothgar, avvicinati di più... o hai paura?» con uno scatto la picca saettò rapida verso la gamba del veterano ed un ringhio le uscì di gola: «Fino alla morte Rothgar, io non mi fermo prima!». Il freddo si era fatto pungente, il sole aveva già passato il suo apice da parecchio, quando la gnoma si ritrovò in ginocchio davanti al suo avversario, con la picca sostenuta malamente dalle mani stanche e tremanti, fissandolo con orgoglio e furore, senza paura alcuna della sorte che le spettava. Uno scudo a difesa del suo popolo, mai si sarebbe mossa da li prima di aver causato tutto il danno possibile a quel temibile nemico che nessuno, al suo villaggio, aveva possibilità di abbattere. E lo sguardo della gnoma saettò verso il bosco alla ricerca della figura di Boz quando questi implorò, con sua sorpresa, il nano di risparmiale la vita. Senza forze per controbattere, per fermare quello gnomo, con lo sguardo appannato dal dolore e dalla febbre che le profonde ferite infertele le avevano risvegliato, sollevò di nuovo l´arma per colpire il nemico. Ma il nano, sebbene stanco dalla lunga lotta, era ancora in piedi, ancora abbastanza in forze per schivare quel suo malandato colpo. «Ormai non riesci nemmeno a portare un colpo degno di tale nome Smich...» scosse il capo, non rideva della debolezza della piccola Sedt, ma ne constatava semplicemente le condizioni «Preparati Sedt degli gnomi, il mondo degli spiriti sta per accoglierti...» il suo tono era solenne, quasi il nano comprendesse la delicatezza del momento. Smich ritrassse la picca, orgogliosamente, osservando il guerriero con sguardo vacuo. Le uscì solo un filo di voce: «Te lo chiedo un´ultima volta Rothgar: vattene dalle mie terre.» una parte della mente di quella gnoma era stanca e confusa dalla febbre e sperava che l´ascia del nano fosse più forte della propria volontà di sopravvivere. Quelle ferite infertegli erano una tortura, ma lei rimase stoicamente in attesa dell´attacco del nemico, le dita delicatamente chiuse attorno all´asta della picca, respirando affannosamente ogni boccata d´aria, mentre Boz, continuava con le sue parole a cercare di fermare quel nano impietoso: «Ma per gli spiriti!!!» urlava in direzione di Rothgar con tutta la voce che aveva «Che onore c´è a colpire chi non può più difendersi? Se volevi una vittoria l´hai ottenuta, adesso torna nelle tue terre e lascia in vita Smich. Questo ti farebbe onore! Ehi nano! Stò dicendo a te! Non può più difendersi, metti via la tua arma!» La Sedt mosse la picca, in un ultimo tentativo di colpire invano la sagoma scura di Rothgar, ma le sue dita erano troppo deboli per portare a segno un colpo che si potesse definire tale. Così sollevò una mano sottile, esangue, mostrando il palmo a Boz, osservandolo solo per qualche secondo con un tremante sorriso, a volergli intimare di stare lontano. La voce di Rothgar diede voce a parte dei suoi pensieri, mentre osservava l´avversaria allo stremo, ma ancora coraggiosamente decisa a non arrendersi: «Tu non sai cosa vuol dire l´onore gnomo, taci, anche la tua signora sdegnerebbe le tue parole!» secco il tono che rivolse a Boz prima di trasformarsi in un ringhio rabbioso «Combattiamo da ore e come giusto che sia uno solo rimarrà in piedi, se non vuoi rogne vattene o taci. Non m´importa se tu hai armi con te, la tua lingua lunga non resterà impunita se non la smetti di blaterare a vanvera!».Quando l´ascia di Rothgar le rubò l´ultimo soffio di vita quella mano sottile cadde lungo il fianco. La picca rotolò nel fango ed il corpicino magro si afflosciò al suolo senza un lamento. E la sera calò. Sotto la candida neve screziata dello scarlatto del suo sangue, lo spirito della gnoma si sollevò e venne catapultato nell´oscurità della Cripta... ma questa è un´altra storia...
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