Racconto pubblicato il 27/07/2011 Autore: LITH
"Mi chiedo cosa ci sia, adesso, là fuori"Casey osserva il vetro scuro di una finestra che non rimanda immagini, che non riflette né consente di vedere all'esterno. Pareti opache di una stanza chiusa. Due finestre, inutili, una porta serrata. Dall'interno.<Non è affar nostro>Risponde disinteressata la donna in tailleur rosa confetto, intenta a leggere un libro mentre è comodamente seduta sulla sua poltrona bianca.Due prigioniere della stessa gabbia, ma di diverse prigionie.La Rossa, Casey, continua a passare i giorni, uno dopo l'altro, cercando risposte che sa di non poter avere. Osserva le pareti, elabora congetture. Innumerevoli volte al giorno pulisce la sua rivoltella, inutilizzata da mesi, come una tigre in gabbia che attende pazientemente di poter affondare gli artigli nella caccia.La Dama, Lee, sembra non avere alcuna domanda nella mente. Le sue ore trascorrone nella lettura di una biblioteca che sembra non avere fondo e che pure nessuno rifornisce mai.Sospese in loro stesse, convivono sfiorandosi, senza sovrapporsi.E la porta resta sprangata.Giorno dopo giorno."Cazzo se mi manca Morgan"<Erano almeno sedici minuti che non lo dicevi, in effetti>"Ma a te non manca nessuno? Non ti chiedi mai dove siano i tuoi amici?"<Sono certa che siano dove devono essere>"Ma se non sappiamo neppure dove siamo noi!"Lee posa il libro, lentamente, sulle proprie gambe, lasciando un dito a segnare la pagina a cui ha interrotto la lettura. Si volta verso la Rossa, sorridendole in maniera quasi materna, squisitamente cortese.<Siamo oltre la Storia, Casey. Siamo nel luogo in cui finiscono le idee quando le trame finiscono>"Non è vero... se la Storia fosse finita, saremmo finite anche noi... se esistiamo ancora, vuol dire che abbiamo altre storie da raccontare"Uno sbuffo, un fastidio evidente sul volto della Rossa, su cui rimbalza il sorriso della Dama senza ottenere alcun effetto.<Non adesso e non qui>E' la chiusura del discorso, la solita chiusura di ogni discorso per quanto riguarda Lee.Un colpo secco.Casey ha ancora i riflessi abbastanza buoni da portare la mano alla fondina mentre sposta lo sguardo verso la porta, stupita come non lo era da settimane; Lee, altrettanto perplessa, si limita ad abbassare il libro, restando seduta.Un secondo colpo.Stanno bussando, con estrema forza."Che faccio?"E' una domanda più retorica che altro, un dubbio espresso a voce alta. Casey guarda Lee, incerta, ma si avvia verso la porta senza che l'altra debba dirle niente. La Dama si alza in piedi, lentamente, restando presso la poltrona in attesa degli eventi.La Rossa estrae l'arma, facendo scattare il cane della pistola per essere pronta ad usarla. Con la mano libera, con massima attenzione a non fare rumore, inizia a far scorrere uno ad uno i catenacci che chiudono l'ingresso. Il respiro perde un attimo, nella tensione del momento.Attesa.L'ultimo blocco viene fatto scattare.Click.Lei retrocede di scatto, puntando la rivoltella verso la porta e chiunque ne entrerà. Non c'è paura, non sta tremando, ma ha i sensi allertati come ai vecchi tempi.Lee si sposta senza alcuna fretta per farsi dietro di lei, con una apparente calma inadatta alla situazione.La porta di apre.L'uomo è alto quasi due metri, muscoloso ed abbronzato come gli uomini d'arme del passato. E' bello, di una bellezza semplice, spartana, che non risalta all'occhio ma che si apprezza con il tempo, ma al momento nessuno è in grado di apprezzarla.Una benda attraversa il suo volto per nascondere uno degli occhi, probabilmente leso da tempo data la perfetta pulizia della benda, così come dei suoi abiti di foggia rinascimentale. Alza una mano, saluto e segno di pace, accennando un sorriso.<Lei non appartiene alla nostra Storia...>E' Lee la prima ad aprir bocca, il tono dell'innegabile oggettività che non chiede né d'essere verificata, né d'essere imposta.L'uomo annuisce, abbassando la mano per incrociarla al petto, incurante della pistola che ha tutt'ora puntata contro.- Vero. Il mio nome è Jack e sono qui per portarvi a casa -"A casa? La nostra casa non esiste più"- Credete di essere le sole in questa cazzo di situazione? Ci sono passati altri, prima di voi... ci passeranno altri, dopo di voi. La casa a cui ti riferisci tu è solo la storia in cui sei vissuta, ma non è quella in cui sei nata, ragazzina... -La pistola resta saldamente impugnata. La Dama compie un passo per osservare meglio la figura dell'uomo, studiandolo, restando comunque indietro rispetto alla Rossa."E tu che ne sai, mister Scienza Infusa?"Casey resta calma, in allerta ma calma. La situazione è ancora gestibile. Sospetto, ma non timore.- Io sono nato nella vostra stessa famiglia. Siamo nati tutti da una unica casa, dallo stesso genitore, che ci ha affidati ognuno alle nostre storie. Quando le storie finiscono, a noi resta la scelta di restare sospesi in noi stessi... o di tornare a casa... -<Perché dovremmo crederti? Perché dovresti volerci portare a... casa?>Domande scandite senza fretta, sillaba dopo sillaba.L'uomo indica la porta aperta, l'uscio dal lato esterno. Privo di chiavi, serrature, lucchetti.- Voi vi siete chiuse in questo non-mondo. Voi avete deciso che, una volta chiusa la vostra storia, il mondo fosse finito. Ma non è così. Io sono ancora libero... io sono un personaggio che sta ancora vivendo e scrivendo la sua storia. E se volete... nella mia storia può esserci un posto anche per voi. Con altri nomi, altri abiti, altri obiettivi... ma nuove storie, intrecciate per sempre... perché siamo fratelli. Figli dello stesso genitore, dello stesso creatore di storie -Silenzio.Casey abbassa la pistola, lentamente. Non è convinta, le si legge nello sguardo.L'altra continua ad osservare l'uomo. Ma adesso gli si avvicina, fissandolo placidamente negli occhi senza alcun timore.<Comparse della tua storia?>L'uomo sorride, con un sorriso obliquo piuttosto divertito.- Non lo so. Questo dipende da voi... io ho bisogno di comparse, di alleati, di amici e di nemici. L'Autore potrebbe crearne apposta per la mia storia... ma perché farlo, lasciandovi qui a marcire? Nessuno vi costringe, ovviamente... ma se voi volete... la porta è aperta ed io conosco la strada... -"Perché lo fai? Perché siamo... fratelli? Avresti altri fratelli, altri personaggi... perché sei venuto sino a qui?"Casey ha rimesso la pistola nel fodero.- Perché vorrei che un giorno, qualcuno, facesse lo stesso per me -Una semplicità disarmante. Le due donne si guardano tra loro. E' Lee la prima ad annuire.<Esistono altre storie da raccontare...>Casey sospira."Non adesso... e non qui..."Un cenno verso l'uscita. Jack non aggiunge altro, limitandosi a precederle.La stanza resta vuota, la porta aperta. Come sabbia, si disperde.Niente è mai realmente esistito, niente mai avvenuto.Altrove. In un luogo che veramente esiste."Jack? In questi vent'anni di buco tra una avventura e l'altra pensavo che potrebbe essere andato in giro per l'Europa. Magari tiro fuori un paio di png per scrivere una storia del suo viaggio... sai che potrei riciclare i personaggi che giocavo in un'altra land? Come png, intendo..."
Ti è piaciuto questo racconto? Condividilo!
Lascia un commento al racconto
96 Utenti Online