Racconto pubblicato il 16/01/08 Autore: UCCIDIHARRYPOTTER
Perché ero arrivato lì? Non riuscivo a ricordarlo e nemmeno mi sforzavo più di tanto,sentivo che in fondo non aveva alcuna importanza.Ora mi trovavo in quel luogo,contava solo questo.Li guardavo giocare da lontano.Erano ipnotici,cosi costanti,cadenzati. Perfetti.Colpivano la pallina di gomma colorata con i racchettoni di finto legno senza alcuna possibilità di errore.Disegnavano traiettorie ineluttabili nella loro immancabile precisione.In effetti non sembrava nemmeno stessero giocando,non c’era la minima traccia di divertimento,erano più simili a delle macchine che eseguivano il compito per il quale erano state progettate.Anche solo l'idea di una distrazione,di una casualità,dell'imprevisto,sembrava negata a priori.Un moto armonico,freddo,li univa sotto i raggi solari,sopra la distesa di sabbia.Quella pallina sembrava percorresse un filo invisibile,mai un colpo troppo lungo o troppo corto o storto.Veniva sempre colpita nel modo più opportuno,indirizzata sempre alla corretta altezza,con l'esatta forza,avanti e indietro,avanti e indietro,avanti e indietro. Roba da diventare matti. Era una scena che aveva del surreale,due figure in mezzo al nulla,circondate da un paesaggio sconfinato,privo di qualsiasi impedimento visivo,con un cielo limpido ed una terra arida che si rincorrevano fino a congiungersi nella linea dell’orizzonte. L’eternità immobile,li osservava con indifferenza,minuscoli,come granelli di sabbia dentro la clessidra del tempo.Da quanto li stavo osservando? Avevo perso il conto.Quante volte era caduta la pallina? Non era mai caduta.Ma porca troia non si rompevano le palle?E soprattutto com'era possibile?Non facevano un fiato,non un urlo,non una parola,un imprecazione,un verso di qualche genere,magari anche solo un semplice affaticamento. Cazzo era non si sa da quanto tempo,un ora?due ore? Che stavano li senza mai fermarsi,sotto i due dischi solari all'apice della loro altezza.Due enormi occhi gialli spalancati nel cielo,che trafiggevano qualsiasi cosa avesse avuto l’ardire di sfidare il loro sguardo impietoso. Non c'era un alito di vento,il calore si sollevava dal suolo distorcendo l’aria pesante,irrimediabilmente,terribilmente afosa. Il terreno era arroventato come quello dove gli angeli caduti mossero i primi passi dell’eterna dannazione. Per fortuna io stavo all'ombra. Loro invece se ne stavano li a piedi nudi,l’unica parte scoperta del corpo oltre al capo e alle mani. Sfoggiavano abiti difficili da descrivere,troppo complessi,assurdamente elaborati. Eccessivi e assolutamente fuori luogo nella loro pomposa eleganza.Si muovevano come se avessero avuto indosso una maglietta e un paio di bermuda,senza alcun impaccio.Non avevano che ne so,un capello fuori posto,una qualunque minuscola imperfezione,non erano minimamente sudati,né minimamente sporchi. Avevano volti splendidi anche se abbastanza pallidi,lineamenti assolutamente simmetrici e aggraziati,occhi grandi,piccole labbra rosse che sembravano disegnate.Lei aveva un perfetto ammasso di boccoli dorati che toccavano le spalle,sembravano finti. Lui era moro,capelli corti.Non ridevano né sorridevano,sembravano seri o forse solo concentrati,impassibili,troppo. Avranno avuto non più di undici,dodici anni. Assurdo,eppure erano li,proprio come il calore che mi aveva seccato la gola e inumidito la fronte.Forse si trattava di un miraggio?Decisi che dovevo toccare con mano.Questo è tutto quel che ho da dire a riguardo,perché quando ho provato ad avvicinarmi BAM,un colpo mi ha fatto svenire. Sono uscito allo scoperto, li stavo osservando da lontano,con un vecchio binocolo,nascosto tra la misera vegetazione di una collinetta che sovrasta la spiaggia o magari,sarebbe meglio dire deserto perché da li in poi c'è solo sabbia e roccia per parecchi mesi di cammino,qualunque direzione tu prenda.Le storie dei Vecchi raccontano di una immensa distesa d'acqua salata,sostengono che li prima c'era un oceano,ecco perché ho usato il termine spiaggia poc’anzi.Ma sto divagando. Dicevo che appena ho abbandonato il fondo della collinetta,appena ho messo piede sulla sabbia sono svenuto,qualcosa mi ha colpito,non mi sono accorto di nulla. Mi sono risvegliato qui,disteso per terra.Non so dove,perché non vedo un cazzo.Ho il respiro affannato. Buio,è assolutamente tutto nero. Un’oscurità perfetta. Sembrerebbe non esserci nulla,ho controllato.Una volta ripresa conoscenza,subito dopo aver superato lo shock iniziale che mi aveva impietrito,in preda al panico ho teso le braccia in ogni direzione,con il terrore di toccare l’ignoto. Poi ho capito che li c’ero solo io.Sono sicuro solamente di trovarmi rinchiuso tra quattro mura,cinque se contiamo anche il pavimento perché il soffitto non sono riuscito a toccarlo.Le pareti sono lisce e fredde,come le mani di un assassino silenzioso.Nessun segno che indichi la presenza di un porta,questo particolare,mi ha suscitato come un senso di claustrofobia.Credo si tratti di una stanza non molto grande,anzi mi sembra piuttosto piccola. Non saprei esattamente. L’oscurità mi confonde e mi opprime,è cosi odiosa,non fa che rendere la mia condizione ancora più inquietante. Il silenzio,oltre al buio regna un silenzio assoluto.Non riesco a sentire nulla,come se nulla esistesse fuori da queste pareti. Cazzo, potrei anche essere dentro una scatola che galleggia nel vuoto cosmico,per come stanno le cose. Il tatto,se non esistesse il tatto ora sarei perduto,tutti gli altri sensi risultano completamente inutili,soprattutto quello che viene usato con maggiore frequenza,quello che la maggior parte delle persone considera come il più indispensabile. Mi viene da pensare quanto dev’essere dura la vita per un non vedente. Respiro a fatica,ho un peso che mi schiaccia il torace,prima era solo una piccola pressione ma pian piano è aumentata. L’angoscia mi sta lentamente ma inesorabilmente avvolgendo con le sue soffocanti spire. Gemo,mi lamento da quando sono rinvenuto,la testa mi fa stramaledettamente male come se qualcuno l’avesse colpita con forza,da dietro. Ed in effetti ora che ci penso meglio è quello che è successo. Merda!Fa caldo,sudo ma ho anche delle fitte improvvise di freddo,ho le vertigini,mi viene da vomitare.Sgrano gli occhi.La bocca spalancata.Cerco di fare dei respiri profondi ma non è affatto semplice.Rimango seduto con la schiena poggiata alla parete,resto in attesa di non so cosa.Il buio ed il silenzio sono cosi profondi,cosi insopportabili che comincio a dubitare della mia stessa esistenza.Sono morto? Questo è ciò che ci attende dopo? O attende solo me perché ho peccato? Inizio a tremare o forse tremavo già da tempo e me ne sono reso conto solo ora. Quanto riuscirò a resistere? Quanto durerà questa follia? Il respiro accelera sempre di più,un irrefrenabile desiderio si fa strada dentro di me.Mi travolge come una valanga spazzando via tutto.Devo urlare.Ne ho un bisogno ossessivo,come di una droga.Urlo con una violenza disperata,emetto un grido allucinato,prolungato e poi un altro ancora. Nulla. Torna il silenzio insieme ad un acuto dolore,la testa mi pulsa,cazzo se fa male! Non dovevo urlare,lo sforzo mi ha causato una fitta proprio nel punto in cui sono stato colpito da non si sa chi,perdio! Devo calmarmi,devo cercare di calmarmi. Cazzo! Se non mi calmo mi scoppia il cuore,l’eco dei suoi battiti mi giunge fino alla gola.Colpi secchi e violenti che dal petto si propagano come un’onda sismica. Dentro di me c’è un uomo sepolto vivo che scalcia e tira pugni nel futile tentativo di forzare la bara che lo tiene prigioniero.Spinto dalla più estrema disperazione,dal più urgente,violento istinto di auto conservazione che non ammette rinunce,nemmeno davanti all’evidenza di una salvezza impossibile. A quanto pare siamo in due ad essere segregati senza alcuna apparente via d’uscita,il mio cuore ed io. Dove cazzo sono finito? Perché?! Sento affiorare dei ricordi,pensieri sparsi a casaccio,ma li sento troppo distanti e non riesco a metterli a fuoco,mi sfuggono tra le mani,come l’ombra di un pesce sotto la superficie increspata…Il mondo reale somiglia ai sogni,in entrambi possono accadere le cose più assurde e impreviste,cose che non avremmo mai immaginato eppure sono li,davanti ai nostri occhi,evidenti e inoppugnabili.Ciò che la mente considera reale,è ciò che noi consideriamo vero,in quel preciso momento,la vita ,un sogno,non fa alcuna differenza.A volte un sogno va male,lo chiamiamo incubo e quando ci svegliamo,quando ritorniamo a quello che definiamo il mondo reale,è come una sorta di liberazione,siamo felici. A volte la realtà va male,la chiamiamo incubo e quando ci addormentiamo,quando ritorniamo a quello che definiamo il mondo dei sogni,è come una sorta di liberazione,siamo felici. A volte non vorremmo svegliarci. A volte non vorremmo addormentarci. A volte sogniamo ad occhi aperti,la sottile linea che separa i due mondi si dissolve e sogno e realtà si confondono.Dopo morti,quando questa vita incontrerà la parola fine,dopo,sogneremo ancora? Esisteranno ancora distinzioni tra sogno e realtà?….
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