Racconto pubblicato il 03/02/2010 Autore: MASTER ILLIDAR
Finalmente son cessati i temporali e le piogge dei giorni passati, lasciando su Hangaroth qualche strascico di nuvole che si divertono ad oscurare a tratti il diurno astro, rendendo la giornata meno calda del solito. Sta per succedere qualcosa alla spiaggia del sole, li dove si bagna nelle agitate acque Rohana intenta a cantare una antica canzone, nonostante i marosi che infuriano sulla spiaggia e il vento. Kyra e Dulphine in sella al suo destriero, sono altre due creature che si stanno avvicinando al punto ove il fato darà il suo spettacolo.Rohana viene completamente bagnata da un onda più forte delle altre, potendo quindi sentire in maniera più forte il vento or per lei gelido in quanto fradicia, la sua saggia decisione è quella di tornare sulla sabbia asciutta, dove giace il suo mantello pronto per coprire le sue forme intrise d´acqua, la presenza di Kyra or tangibile per la donna, dato che ha raggiunto anch´essa la spiaggia donando la favella all´umana; Dulphine invece continua ad avanzare in sella al cavallo suo, avvicinandosi sempre più. Tutto ormai è pronto, o quasi, quattro misteriose creature che avanzano veloci nella macchia di vegetazione attorno alla spiaggia e la scogliera, giungendo sino al suo limite da cui possono osservare cosa succeda sulla sabbia arroventata. Kyra ignara di tutto, decide di andarsene dal loco dopo aver favellato e infine salutato Rohana prima e anche Dulphine poi, allontanandosi definitivamente, permettendo così alle quattro creature di uscire allo scoperto. Affondando i nudi piedi squamati nella sabbia, si avvicinano le quattro figure a Rohana, cercando di creare uno pseudo accerchiamento. Qualche folata più forte delle altre giunge alla spiaggia, sollevando granelli di roccia, vesti e calando il cappuccio ad una delle creature ignote, presa alla sprovvista e quindi troppo lenta per usare una mano per trattenere il proprio cappuccio or sceso sulle spalle, mostrando un muso dall´aspetto di serpe, la bocca stretta e senza labbra, due fessure al posto delle nari umane, capelli che non sembrano tali, bensì qualcosa d´altro che possiede vita propria..... Accortasi del pericolo Rohana cerca di trovare un pezzo di legno o una pietra fra la sabbia per difendersi, scoprendo che non v´è nulla di quel che le serve, potendo sol sperare nell´aiuto di Dulphine che da lontano ha visto quel che sta succedendo, prendendo ad avvicinarsi dopo aver chiamato quella che si rivela essere la sua amata. La creatura che si trova al centro del semicerchio di donne-serpente prende dunque ad avanzare di qualche passo in avanti, scostandosi dalle altre e senza degnare di uno sguardo l´umano ormai vicino, favella rivolta a Rohana, “sssh, umana?, riferissci ai tuoi sssimili che noi ssiamo giunte qui da voi, altrimenti ti uccideremo qui ssenza troppi complimenti. Cossa risspondi?”, sibilante il verbo, le S prolungate oltremisura da una lingua che par essere biforcuta e molto simile a quella dei serpenti, fatta eccezione per le dimensioni. Nonostante il cavallo di Dulphine si spaventi molto quando comprende l´innaturalezza delle quattro creature, riesce il suo cavaliere a domarlo, obbligandolo ad andare dove non vuole, portandolo a interporsi fra Rohana e le donne-serpente, la voce dell´uomo che fende l´aere per convincere la dama a prendere la sua mano e salire in groppa al cavallo per andare via dalla spiaggia, ora più pericolosa che mai. Frattanto che Dulphine procede ad operare per il salvataggio della sua bella, questa riesce a trovar la forza di rispondere alle quattro creature, per poi avvicinarsi alla sua mano salvatrice e issarsi sulla sella come vorrebbe il gabelliere. Le donne-serpente belle non si possono certamente dire, ma non sembrano essere dell´idea di essere disturbate nel bel mezzo dei loro piani, specie se da un uomo a cavallo come Dulphine, il quale richiama l´attenzione di tutte e quattro le serpi su di se, tutti i visi rivolti a lui che urla e al suo cavallo spaventato che, di controvoglia, è obbligato ad avvicinarsi a loro, “Sscelta saggia mossstriciattolo sssenza ssquame nè uovo..”, commenta la stessa donna-rettile che pria avea parlato, sempre rivolta a Rohana che sta cercando di salire sul cavallo di Dulphine che, incauto, si è avvicinato troppo, “uccidete quella besssstia, mi da fasstidio!”, profera irritata quella che palesemente è colei che guida il gruppo, tre paia di mani che fuoriescono dai mantelli al suo comando, impugnando degli strani oggetti metallici a quattro punte, sottili e affilati. Non servono altre parole a quanto sembra, l´attimo in cui Rohana sta per posare il deretano sulla sella è lo stesso in cui le armi del nemico vengono lanciate, con rapidi e precisi gesti, in direzione della gola dello sfortunato equino e delle sue zampe, peccato che vi sia un forte vento a deviare le armi, le quali andranno a ledere la gamba sinistra di Dulphine, la gamba destra del cavallo all´altezza dell´articolazione e una delle vene più grosse che percorrono il suo collo, rendendolo pressochè inutile come trasporto, ma senza ucciderlo sul momento. Nonostante le cose non siano andate come previsto dalle donne-serpente, esse prendono ad allontanarsi correndo nuovamente verso la macchia di vegetazione, seguendo la loro leader per sparire velocemente così come erano giunte, lasciando dietro di se la sabbia coperta del sangue animale e lo spavento nel cuore di due umani.
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