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 Gallerie

Racconto pubblicato il 31/03/04
Autore: LOST LABYRINTH


Avanziamo nella penombra di queste maledette gallerie come se fossimo nel corridoio di casa nostra. destra sinistra, parte sporgente, buca. Avanziamo un po' chini in avanti, per non battere la testa. Qualche battuta, col fiato corto per il passo veloce e per il caldo.

Non è un bel periodo qui, ci sono travi che cedono di continuo. cattivo materiale, topi, o imperizia dei carpentieri? non credo.
Ad ogni modo ora tocca a noi ripararle, per questo abbiamo le accette in mano, che tintinnano ogni volta che urtano le irregolari pareti della terza galleria est, livello 5.
Penano tutti che comandare una squadra sia un traguardo cui tendere, senza pensare che se c'è un problema o qualcosa che spaventa gli uomini tocca a te risolverlo. A nessuno piace rischiare la pelle in questi budelli. Per fortuna ci sono altri capisquadra in gamba.
Alcuni no, sono inetti, sanno solo bullarsi degli scarsi risultati dei loro subalterni più dotati, o sfruttare i vantaggi ereditati dal predecessore finendo inevitabilmente per sfaldare la squadra. Qui sotto non c'è posto per le stupide liti, bisogna avere mille occhi, e gente di cui ti puoi fidare.
Finalmente vedo l'architrave e le tavole lasciate cadere alla rinfusa. Mi asciugo la fronte, poche parole col mio collega, e giù con l'ascia per modellare a misura i puntelli. Temevo peggio.
Meno di un mese fa ci siamo calati in questo inferno di polvere nera a lavorare giorno e notte per tamponare un effetto domino che minacciava di far estendere il crollo fino alla sala macchine.
Siamo una buona squadra noi due.

Ci rifletto mentre la lama fa volare attorno a me schegge di legno. Dovrei avere gli occhiali protettivi
Al diavolo diventano subito opachi qui sotto.
ma una spina nell'occhio non te la pagano neppure, perchè per quei bastardi è colpa tua, se non usi le protezioni.

Lavoro infame. Oggi poi lo so, anche se non lo dice, il mio socio ha qualcosa che non và.
Finge che sia tutto a posto, ma penso abbia problemi con la sua donna.
Di solito so tutto di lui, ma ultimamente non è così.
Mi asciugo il sudore. Passerà. Alla svelta spero. Ma qui sotto non c'è un dannato modo per calcolare il tempo che passa, se non i battitti delle accette.
I nostri scambi di battute mi sembrano più radi del solito, ma aiutano a non impazzire. Ride sempre quando imito il piccoletto di quel film, quello che abbiamo visto al cinema, senza saperlo, la stessa sera. Ognuno al suo paese. Lui continua col dialogo, e ridiamo, soffocati dai colpi di tosse per la polvere.
L'ultima risata mi muore in gola però. Era suo quel gemito, o è questa vecchia carcassa di pietra infarcita di ferro che inizia a non poterne più della vita? Lo guardo, e sembra tranquillo. Un altro colpo di accetta. Un altro ancora. Non era nulla,

Iniziamo a sistemare i puntelli. la parte più dura. Li facciamo perfetti al primo colpo si incastrano magnificamente l'uno con l'altro. Cosa non fanno gli anni di collaborazione. O bè a dire il vero saranno 6 mesi, ma sembrano anni ed anni.
A posto, l'altro. Mi chino per raccoglierlo.
Ed il mondo esplode.
Quando ci lavori tutti i giorni non pensi possa succederti.
Sai che accade, i racconti passano di bocca in bocca. Ma tu lavori bene. Sai che può succedere anche senza vere colpe.
Ma di solito capita a chi è spesso disattento, impreciso. Chi non ha una buona squadra o vuole fare tutto da solo. Ad un certo punto si tira troppo, e sbaglia. E ci rimane.
Cerco di guardarmi attorno ma è buio pesto. O forse sono cieco?
tento di chiamare il mio compagno, e la voce mi muore in gola. Ritento. Il caldo è soffocante, e sono ancora intontito dalla botta.
Nulla.
Che sia morto? Allungo la mano per capire se sono rimasto sepolto. Urta qualcosa che rotola, tintinnando. la prendo, è la torcia.
Maledizione, quella piccola di emergenza. Provo ad accenderla e non funziona.
Provo a prenderla meglio con tutte e due le mani, e mi sento morire.
Non posso muovere il braccio.
Ero così preso dal constatare di essere vivo da non aver fatto caso a quel dolore specifico. Ho le gambe coperte dalle macerie, ma il mio braccio sinistro è inchiodato a terra.
Appoggio la torcia alla pancia, e riprovo ad accenderla. Funziona, maledetta miseria schifosa, ma solo il neon: azzurrino e malato.
Non vedo nessuno attorno a me. Solo macerie, la mia ascia poco lontano.
E lo vedo, il pezzo di trave che stavo sollevando si è spaccato in due, ed un pezzo mi ha trafitto il braccio, poco sotto il tatuaggio, ma prima della mano. Mi forzo a muoverlo, e vedo che le dita rispondono, ma il dolore è insopportabile.

La sensazione che mi stiano comprimendo il petto. L'aria manca, mi sento debole.
Vorrei lasciarmi andare e morire qui, ed al tempo stesso gridare con tutto il fiato che ho in corpo, e piangere come un bambino.
Sto piangendo, non è giusto che esista un dolore così? cosa ho fatto di male?
maledetto lavoro, maledette gallerie! Maledetto Dio!
In questi casi dicono che uno prega, ritrova la fede.
E' una grossa fesseria, al pari del diavolo che propone contratti a signorini ben vestiti che vogliono sfondare nella politica o nello spettacolo.
Per quanto cerchi di soffocare i singhiozzi sento la carne muoversi attorno alle fibre del legno, e so che sarei disposto a vedere la mia anima, ed anche quella di mia madre purchè mi liberassero da qui. O mi dessero la pace eterna, non importa.
Se mai è esistito qualcosa, dio o demonio, sarei disposto a qualsiasi cosa, ora, purchè mi aiutino, chiunque oda il mio pianto di terrore e dolore. Dovrebbero sentirlo, dovrebbero sentirlo.
Menzogne. caldo. Mi fischiano le orecchie.

Respirare. Devo respirare questa aria afosa e sporca.
E devo pensare.
La galleria è un dedalo incredibile, e ci sono macerie ovunque. Il livello 5 non è accessibile da nessuno della mia squadra.
Tutti ottimi ragazzi, ma qui è solo per i professionisti, per chi ha catrame nei polmoni e si ostina a vivere conto ogni legge dei dottori laureati in camice bianco.
Forse perchè i suoi polmoni non hanno mai letto un opuscolo informativo medico

Provo di nuovo a chiamare il mio collega.
Silenzio.
Riposo, pensando al da farsi. sono stanco e indolenzito. chissà come sta lui, se non risponde sarà successo qualcosa di grave.
Ritento. E ancora, ancora.
Come posso fare se non mi aiuta lui? E' l'unico, l'unico. Non può essere morto. Non posso essere condannato a morire qui sotto. Le gambe mi dolgono, ed il braccio non accenna a perdere sensibilità.
Alla fine sento la risposta. Sembra stia abbastanza bene, e provo la terribile sensazione che la mia voce fosse troppo debole, forte solo alle mie orecchie. La gola mi raspa per lo sforzo di gridare, ma non può essere che non mi avesse sentito.
Si è fatto male anche lui.
Ora mi vergogno di averlo tanto cercato. Sta bene. Posso uscire di qui. In qualche modo.
Provo lentamente a ruotarmi, senza sollevare il braccio offeso, e all'indietro, mi allungo. Ogni millimetro è una tortura, ma ho una idea. Il manico dell'accetta è lì. Lo sento sotto le dita, ma non posso afferrarlo, stando diritto, perchè non posso girarmi. Ma stendermi così si. Lo vedo, alla rovescia. Lo premo col dorso delle dita, e lo tiro lentamente. Piano piano, si avvicina.
Tentativo dopo tentativo. Alla fine spengo la torcia, appoggiato così alla roccia, e tento di assaporare quel poco fresco che ne viene.

Riapro gli occhi ed è buio. Ho dormito? potrebbero essere passati pochi minuti. Aguzzo le orecchie, cercando di superare il ronzio che le riempie. Forse sento i colpi di qualcuno che viene a soccorrermi.
Di sicuro staranno provando a scavare, ma qui una picconata mal data e viene giù tutto il mondo.
Il nostro mondo di pietra nera ed aria consumata, lampade tutte uguali, gallerie che si ripetono e susseguono, l'aria potrebbe esser gravida di pioggia tanto è zuppa del nostro sudore. Ma rimane lì consumata a crogiolarsi pigramente, dentro e fuori dai nostri polmoni.
A fatica riaccendo il neon, e mi stupisco di come questa poca luce possa abbagliarmi, all'inizio.
Molto lentamente mi giro, ed ora posso prendere il manico dell'accetta.
Una conquista cui non credevo.
non posso tagliare il legno che mi trafigge la mano, perchè è per buona parte coperto dalla pietra, e poi farei cadere ancora più schifezze.
Non posso tagliare la pietra. Ma usarla come leva si.
E' il mio lavoro questo in fondo. Seduto di sbieco sotto le macerie, studio i massi come se fosse una galleria ostruita come tante.
Quanto durerà la torcia? non posso pensarci, ma la domanda è inevitabile. Non ho modo di sapere quanto tempo sia passato. la sete la fame il sonno, sono sensazioni ingannevoli.
In effetti no ho fame. Sarà per questo che non sento ancora i soccorsi o altri rumori. La pietra mi isola da tutto.
Conficco il manico dell'ascia sotto una pietra, piano piano. Cede.
Premo sul fianco della leva e si solleva un po'. Meno peggio di quanto credessi.
Dimentico la prudenza e lo tiro via. nello stesso istante in cui lo getto dietro di me e maledico la mia stupidità.
ma regge. E uno. Provo a tirare la gamba. E' ancora bloccata.
Di nuovo. Questo è più pesante.
Spengo la luce e riprendo fiato. Il cuore non può accelerare, consuma energia.
Ora è più calmo. riaccendo e riprendo.
Cautela, ci vuole cautela. Si solleva quel che basta per tirare un po' fuori la gamba.
Sento il sangue che circola, posso muovere le dita dei piedi.
va tutto bene. Non è così male.
Mi viene la malsana curiosità di esaminare meglio il braccio.
Non dovrei, ma accosto il neon e lo esamino bene.
Con un pezzo di stoffa che fu il mio fazzoletto sfrego dove mi sembra faccia mano male, togliendo un po' del sangue rappreso.
E' incredibile come la mente umana possa divagare.
Mentre stacco un grumo in parte attaccato a me ed in parte al legno penso che deve essere simile quando le donne si fanno la ceretta.
La ferita è profonda, accanto all'osso credo.
Ma riesco a muovere la mano.
Male, ma la muovo.
Vuol dire che fuori da qui potranno aggiustarmi.
Mi hanno sempre fatto impressione certi reduci da incidenti sul lavoro.
Imparare a vivere senza una mano o una gamba. Non sei mai più come prima.
Dicono che le protesi fanno miracoli, alla fine ci badano più gli altri che tu.
Io non sarò mai così.
Spengo la luce, e chiamo il mio collega, perchè mi è sembrato di sentire un rumore.
Dopo un po' di tempo lo sento di nuovo.
Non lasciarmi qui ti prego
Non lasciarmi solo

"Ci sono" - mi rassicura.
Mi basta, per ora, devo avere fiducia.

Deve essere passato un po' di tempo. Ora inizio ad avere sete.
ma è normale avere sete. qui sotto fa caldo.
L'aria è opprimente, ma non ci devo pensare.
Arriveranno.
Per ingannare l'attesa accendo la luce, anche se ho deciso di razionarla.
Tutto appare grigio e triste con questi neon, ma devo fare qualcosa.
Mi impegno a valutare tutte le possibili conseguenze di uno spostamento.
Un incrocio fra gli scacchi ed il tetris.
Alla fine spengo di nuovo e continuo a contarli, calcolare, vederli rotolare via davanti ad i miei occhi.

Mi sono addormentato. non c'è altra spiegazione.
Ora sento le voci, voci conosciute.
Quasi mi innervosisco, i ragazzi non dovrebbero essere qui, così vicini.
Provo a spiegarlo anche a loro, ma sono ostinati. E' pericoloso, ma vogliono aiutarmi ad uscire.
Inutile.
Ma vogliono provarci.

Nelle pause successive fra i miei ragionamenti e l'arrivo di queste voci, continuo a riflettere su un sacco di cose.
Il mio cervello fa di tutto per non concentrarsi sull'immediato, ma quando ragiona trova un sacco di vie interessanti, che poi sperimento sulle rocce.
Sto studiando anche le frane che hanno bloccato il resto del cunicolo, anche a seconda di ciò che vedono loro altri.
E' interessante, ma non basta alle volte ad evitarmi di pensare.
la mia mano è diventata viola, come tutto il braccio quasi. Era prevedibile.
Non lo dico agli altri, per non deprimerli.
E per non deprimermi.
Quando ne ho accennato hanno parlato di amputazione. Lo so, lo so da me
ma non è il mio caso, posso farcela.
Riguardo con gli occhi della mente il mio braccio, la mano, le cicatrici del lavoro.
Poi porto sempre all'anulare l'anellino sottile sottile con incisa una parola che nessuno leggerebbe senza lente di ingrandimento, che comprai in occasione di quella bella vacanza, anni fa.
E poi il tatuaggio.
E' solo un disegno sulla pelle, ma per me ha un valore enorme.
Non voglio perdere la mia mano.
ci sono affezionato

Non voglio uscire monco da questa avventura.
Racconterò a tutti come sono rimasto coinvolto nel crollo di una galleria a livello 5 e come ne sono uscito.

Sarà dura, ma tornerà tutto come prima.

I ragazzi stanno facendo accordi incredibili con un capo squadra dell'orario diurno.
non mi piace quel tizio, e so che la sua simpatia era legata solo a comodità, perchè in fondo lavoro bene, ed il capo mi tratta con riguardo.
Ma la stanno ponendo bene, se ne avrà vantaggio di sicuro li aiuterà
credo.
Ciò che non mi spiego è perchè non sento mai la voce del mio collega.
In questo buio sporco e umido è facile lasciarsi andare a congetture.
ripasso uno per uno tutti i gironi passati assieme, le ultime discussioni, le poche frasi che ho sentito.
Credo di essergli sembrato patetico, una donnicciola, dopo il crollo.
Avrei dovuto accertarmi di come stava.
Ma con le sue conoscenze mi tireranno fuori lo so. Lo faranno presto.
Il capo potrebbe anche dare i fondi necessari e le autorizzazioni all'opera.

Lo ascolterebbe di sicuro, è uno dei migliori, e poi sono amici. Anche io ho un buon rapporto col capo, ma si infuria sempre con chi gli fa crollare una galleria.
Anche se non è stata tutta colpa mia.
Certo i puntelli li stavo sistemando io, ma eravamo in due, e comunque la galleria era compromessa, sennò non ci avrebbero sbattuto lì.
Mi aiuteranno di sicuro.

Le notizie che arrivano non sono confortanti, il crollo pare abbastanza grave.
Più di quanto non pensassi, in base a ciò che vedo da qui.
la cosa mi lascia perplesso, non è il primo che vedo nè il più grave, visto che sembra che sia io il solo ferito, e nessuna delle attrezzature sembra danneggiata.
Strano sono sempre stato bravo a valutare i danni.
Sto anche elaborando un sistema piuttosto complesso con le pietre.
Spostando le più piccole ho creato una via preferenziale per le altre, nel momento in cui le smuoverò. Le ho anche puntellate in modo che non premano sulle gambe, anche se non riesco a far passare i piedi, perchè lo spazio è appena sufficiente per muoverle, non certo per flettere il ginocchio o far passare i piedi con annessi scarponi da lavoro.

Il tempo passa, e inizio a sentirmi debole, ma udire le voci vicine mi fa forza.
Il mio vice è l'unico che si spinge ai limiti di questo girone dimenticato dal demonio e da dio, ma ho rinunciato a rimproverarlo.
in fondo mi aiuta a distrarmi, a non perdere fiducia.
Anche se le notizie non sono sempre confortanti.
ci sono cose così assurde da sembrarmi incredibili.
Dialoghi del capo, ordini contraddittori.

E' come liberare una frana. Un puzzle contorto. Se sbagli rimani sotto.
ma io sono certo che ne uscirò.
da quanto sono qui? non riesco a ricordarmelo

Non sento mai la voce del mio collega.
ma alcuni della sua squadra mi dicono che ha problemi. Non so di che tipo.
farà il possibile.
Se non avesse avuto problemi sarei già fuori di qui.

Ma uscirò ne sono certo.

Alle volte passo troppo tempo a guardare il mio braccio.
La torcia sta durando più di quanto pensassi.
E contro la volontà del capo, anche se io credo che in realtà abbai detto per poi chiudere un occhio, hanno scavato un foro che va dal pavimento del livello 4 a qui.
E' piccolo piccolo, ma mi hanno calato una bottiglia d'acqua ed un panino.

Posso aspettare.
C'era anche del disinfettante ed ho sciacquato la ferita
Non sta andando in cancrena, non ancora.
Anche se è viola non è cancrena.
Si può curare.
Non voglio perdere la mia mano.

Assurdo dirlo, ma ci sono affezionato.
Ogni segno mi ricorda un evento, le risate di una gita durante la quale feci scattare malamente il coltellino svizzero, o quella volta che il mio ultimo acquisto in squadra aveva, senza volerlo, fatto cadere la pressa.
Per fortuna non era carica, ma dio che risate dopo, lo rincorsi per tutte le gallerie del primo livello.
Ma anche solo i piccoli gesti quotidiani.
Preparare una delle mie fenomenali frittate mentre parlo al telefono, scrivere tenendo fermo il foglio, guidare, fare la spesa.
No no uscirò di qui tutto intero.

Passa il tempo, e sempre più spesso rimiro il mio bel tatuaggio, i colori falsati dal livore della pelle e della luce.
L'aria che scende dal livello superiore fa apparire questo stato quasi piacevole, rispetto a ciò che era prima. Sono tranquillo, so anche cosa fare per liberare le gambe.

probabilmente presto proverò.
Bè presto.
Ancora non riesco a quantificare il tempo.
Il tempo del nostro mondo è fra il buio della roccia e quello del cielo fuori, che di solito vediamo dal parabrezza dell'auto prima di crollare sul divano di casa con una birra in mano.
Il sabato e la domenica non contano. Lì c'è il tempo della gente normale.

E' come essere in vacanza su un altro pianeta.
Il nostro sono le gallerie.
molti ci si perdono, non comprendendone la logica.
La vera logica.
Io e gli altri capi squadra anziani spesso ridiamo raccontandoci delle elucubrazioni e ragionamenti dei più giovani. teorie e proposte che pensano innovative o molto furbe, di cui non vedono i contro e la...semplicità?
si alla fine. semplicità
Qui contano i risultati. Io sono uno dei pochi capi squadra anziani. conosco le vecchie tecniche e le uso per valutare le nuove idee.
E tutto funziona bene.
Anche se ora non capisco appieno ciò che sta succedendo. Non è il primo recupero che si fa
Anche se di solito si prendono i cadaveri.
Ma deve essere che stando qui, nonostante le notizie che mi arrivano, sono tagliato fuori, non ho la visione di insieme.



un po' di ospedale, qualche settimana, un mese via, di lavoro,e tutto andrà a posto. Come prima anzi meglio. Ho delle idee molto carine da applicare. Ma non voglio correre troppo.

Presto tenteranno l'apertura del cunicolo.
Non l'ho detto a nessuno, ma ho deciso di provare a liberarmi le gambe da solo.
Sono un po' nervoso ora che è il momento.
Nonostante quello che sono riusciti a passarmi sono debole.
Il rimanete fermo non mi ha giovato.
Però non posso neppure restare così.
Mi addosso quanto più possibile alla frana per riparare il braccio ferito, e spingo verso l'alto la mia leva di fortuna.
Non si muove. ma l'avevo previsto.
Pausa, respiro.
Si muove. si muove piano, piano piano....
Una nuvola di polvere nera di riempie istantaneamente i polmoni, prima che possa accorgermene e trattenere il fiato.
Tossisco, imprecando perchè ogni scossone riapre la ferita.
Sento qualcosa di caldo e appiccicoso che mi copre l'occhio. sangue. Dov'è la torcia?
Impreco perchè non ho pensato subito a coprirla, ma il neon, pur incrinato, funziona.
Ho la mano sporca di sangue, e ci sono rocce dappertutto, ma il mio progetto era esatto.
Sposto a fatica qualche pezzo ostinato ed ecco, le gambe sono libere!
Come vorrei potermi alzare. ma ogni movimento compromette di più la mia povera mano.
Ormai è quasi insensibile, quando tocco le dita.
ma si può salvare lo so.

magari non recupererà mai come prima, ma si può salvare.
i ragazzi saranno fieri di me trovandomi libero.
Mi distendo, cercando di calmarmi. Non posso mettermi in piedi.
Di tanto in tanto faccio qualche esercizio sollevando le gambe e riabbassandole.
recupereranno. Sono deboli e un po' ferite, ma recupereranno.
Il mio braccio... il mio braccio...
Mi addormento guardandolo.

Mi svegliano le grida concitate del mio aiuto in campo.
Non riesco a credere a ciò che sento. Non c'è logica. Non c'è logica. Provo solo a tranquillizzarlo.
E' come se mi stesse dicendo che d'ora in poi si metteranno candele alla menta nelle gallerie e si scaverà con picconi di fibra di vetro, ma sono calmo. Andrà tutto bene.
Anche se vedo l'orlo della cascata.
Sono calmo.
Smonto e rimonto tutte le scene, i dialoghi, che ho ripetuto così tante volte nella mia mente da usurare il nastro.
E così cedo all'oblio, lo sguardo sul mio bel tatuaggio di nuovo sporco di sangue.

Mi sveglia una luce bianca e fredda. Mi riparo gli occhi col braccio sano, che succede?
voci concitate.
Vogliono lasciarmi qui? No farmi pagare le spese per la galleria. lasciandomi qui?
Che cosa stanno dicendo? Smembrare la squadra?
Cosa?
C'è una corda poco dietro di me. con appesa questa lampada.
Pur abbagliato guardo meglio.
Il foro nascosto che usavano per l'acqua è diventato più largo.
pazzi potrebbe crollare la galleria.
se lo vedesse il capo.
Il capo è impazzito?
Gridano tutti assieme, supplici.
So cosa vuol dire. E' come un salto nel vuoto.

Guardo quella corda, una corda che non posso raggiungere. e loro non possono scendere. per fare cosa poi.
So cosa vuole dire tutto questo, ma non lo accetto.

Cerco di pensare, ma la fretta fa bollire il sangue, e rende ancora più soffocante quest'aria consumata.
Ho piaghe in tutto il corpo, date dal mio giaciglio di pietra, sono stanco e indebolito.
Dinanzi ai miei occhi un riflesso freddo e vivido.
So cosa vuol dire. So che è una scelta da fare.
Hanno dato le dimissioni.
E' una idea così folle.
Viviamo in un mondo di gallerie labirintiche, con per cielo la roccia nera e sporca. Ma è il nostro mondo. Fuori siamo come molluschi senza la loro ingombrante conchiglia.
Presto lo sapranno. Si accorgeranno di ciò che stanno facendo.
La mia mano stringe qualcosa.
I danni. Il crollo della galleria. E' un punto giusto dove tagliare, ma questo livello è maledetto da qualsiasi cosa abbia mai calpestato questa e quell'altra terra.
Sono bravi ragazzi, potrebbero avere fior di promozioni.
Stringo i denti.
Potevano averle.
Un rumore sordo e secco, non oso neppure guardare.
Hanno scelto.
Ora l'ho fatto anche io.
Mi alzo a fatica, barcollando, confuso dal dolore e dalle grida.
E quando tacciono e mi guardano il silenzio è anche più assordante.
C'è un gancio vicino alla lampada. Lo lego in vita e mi sento sollevare.
Pensavo di aver scelto quando ho iniziato a liberarmi le gambe. ora so di averlo fatto solo adesso.
Il buco è stretto e dovrò strisciare.
Sono al basso soffitto, sento l'aria più fresca.
Il mio sguardo cade sul tatuaggio, Così piccolo, sporco.
Poverino.
Volevo portarlo per sempre con me. Un ricordo bello e importante.
Ora giace accanto a delle rocce, attaccato ad un braccio viola, la mano tumefatta, poco più in alto della trave spezzata che trafigge quel macabro trofeo.
Ad un tratto ha perso tutto il suo valore.
Sollevo la testa, verso la luce, verso le voci, mi aggrappo alla roccia ruvida, strisciando in quel budello.
Nella smorfia contorta dal dolore e dallo sforzo sorrido.
Sorrido strisciando come un seme nel terreno, un bambino nell'utero, verso la luce, verso la Vita.


Nulla sarà più come prima.




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