Racconto pubblicato il 10/12/08 Autore: BLACK
“Sei venuto qui per un serio intento, ragazzo?”Il silenzio, gravido di attesa, nel cortile dietro il Salone (che in realtà non era proprio un cortile, bensì un corridoio verde le cui pareti erano formate dal folto groviglio di rigogliose siepi) venne rotto dalla voce, a malapena incerta, di Eldred Jonas, diciottenne (e forse non così promettente) apprendista cavaliere, messo in quel giorno dinnanzi alla scelta tra il divenire Uomo ed il rimanere per sempre Ragazzo dimenticando il volto di suo padre.“Lo sono”Fardo sospirò, la sua inseparabile picca (quanti cazzo di anni dovrebbe avere quel bastone? Ce l’ha da sempre, e te l’ha fatto assaggiare più di una volta, vero? Dì grazie, sai, è stato solo per il tuo bene!), rinforzata da fogli di ferro rivettati alle due estremità, roteò al suo fianco con le movenze di un serpente a sonagli che stia studiando una vittima ignara. Gli occhi del maestro erano vuoti e duri, ma la sua espressione contrita sembrava invitare il ragazzo a ripensarci, a ritrattare, a riconoscere di non essere ancora pronto…a non sprecare la sua occasione; Jonas si sentì all’improvviso la lingua appiccicata al palato e la gola secca come carta vetrata. Assiepati all’imboccatura del corridoio alle sue spalle era una piccola folla di ragazzetti, succede sempre così: al ragazzo-non-ancora-uomo, quasi in ritardo per agguantare quel treno, alla soglia dei diciannove anni, venne da pensare ad avvoltoi in attesa di calare sulla carcassa di una vittima; i loro artigli sarebbero stati gli scherni, qualora avesse fallito.“Sei venuto qui dopo esser stato escluso dalla casa di tuo padre?”Jonas deglutì, sforzandosi di non mettere il suo cuore – la sua ansia, la sua paura, in questo caso – vicino alla sua mano.“Così…così sono venuto” rispose, la voce ebbe appena un calo sull’incipit della frase, per poi risollevarsi. Ma rimaneva pericolosamente fragile.“Sei venuto con l’arma di tua scelta?”Arrotolata al fianco del ragazzo riposava una frusta dall’aspetto insolito: lunghi barbigli di ferro, denti di animale, spine di erba diavola erano stati fissati al nerbo, e l’impugnatura era rivestita di cuoio ruvido per garantire maggiore presa; Jonas si chinò sulle ginocchia, raccolse un pugno di terra, se lo strofinò nel palmo e la sciolse, facendola schioccare. Il contatto con l’arma parve calmare la sua mente, sembrò acquietarlo.“Così sono venuto” Fardo inclinò il capo di lato come un grosso cane. Poteva essere sorpresa, quella che per un momento gli era balenata negli occhi? Poteva essere…disorientamento? Il ragazzo non si concesse il lusso di contarci troppo.“Sei dunque pronto, ragazzo?”“Lo sono”“Nel nome di chi?”“Nel nome di mio padre!”“Svelto allora”E Fardo caricò un attimo dopo: il ragazzo poté quasi sentire il sibilo dell’aria risucchiata nei polmoni di un uomo il cui corpo massiccio, temprato dalla guerra, era duro come l’acciaio di una pistola, ed il sussulto del terreno sotto i suoi piedi; soffocò un tremito alle gambe, represse la sensazione scalpitante nel cranio (fuggi, sai, inizia a scappare/se domani i tuoi denti vorrai rivedere!) che gli metteva nelle gambe l’urgenza di levarsi dalla traiettoria di quella locomotiva in corsa, per l’Uomo Gesù e tutti i suoi amici santi, e diede invece un moto di polso alla frusta, poi un altro, a sollevare il nerbo in diagonale, a mezz’altezza, diretto a colpire; doveva essere rapido, aye, e rapido riuscì ad essere: lo schiocco sonoro, quasi musicale, della terza oscillazione fu seguito da una imprecazione sanguinosa ed un grido belluino, e sul volto rincagnito di Fardo apparve come per magia un copioso rivolo rossastro tra il naso e l’occhio destro, proteso dall’arcata delle sopracciglia fino al mento. Ma questo il ragazzo non poté vederlo che attimi dopo: per il momento, appena portato a compimento l’attacco, egli si accontentò di scivolare in capriola di lato riemergendo in piedi mentre l’omone rallentava poco più indietro la sua corsa portandosi le mani al viso.Sarebbe rimasta la cicatrice, lo sapevano entrambi. La frusta saettò nuovamente, attorcigliandosi intorno ad un’estremità della picca ferrata dell’istruttore, e col successivo strappo l’arma volò in un baluginio sporco oltre il muro della siepe portandosi dietro parte dell’inquietudine del ragazzo. Un coro di gridolini ed acclamazioni, pronunciate da voci forse troppo acute per poter di già assistere allo spettacolo della lotta fra due uomini, si levarono a circondare i contendenti.La frusta di Jonas saettò una terza volta mentre Fardo si girava con uno scatto che si sarebbe detto impensabile, in un uomo della sua mole, abbattendosi come un fulmine sull’orecchio dell’istruttore in uno scoppio sanguigno. Il Maestro urlò ancora, cercò di afferrare la frusta, ma questa guizzò via per riapparire un attimo dopo a staffilarlo alla gola; Fardo barcollò all’indietro, cadde…Jonas si fece avanti, deciso a non dargli tregua...E fu allora che commise un errore.Fino ad un attimo prima immobile a terra, come intontito, l’istruttore si scagliò avanti come una belva addosso al ragazzo troppo confidente, riducendo le distanze in un attimo. La frusta, ormai inutile, cadde desolatamente a terra quando la mano di Fardo colpì, di taglio, quella di Jonas; un secondo dopo un formidabile sinistro, da staccare la testa ad un bue, sollevava di peso il ragazzo facendolo inarcare all’indietro in un volo scomposto.Jonas atterrò come un sacco di stracci, Fardo gli fu subito sopra, torreggiante, gambe larghe, braccia incrociate al petto, in attesa; il dolore esplose nella mente annebbiata del ragazzo (fai scendere il viso di tuo padre a coprire il dolore, verme!), ma quasi subito la sensazione passò in secondo piano mentre un nuovo imperativo, dettato dal terrore dell’onta, prese forma rapido: non poteva, non doveva finire così, per l’Uomo Gesù…non doveva finire così! Il suo braccio si mosse quasi di vita propria, la sinistra artigliò il terreno, ed un attimo dopo il più sporco dei trucchi venne messo in atto.Questa volta fu Fardo ad arretrare, più sorpreso ed indignato che realmente accecato dal pugno di terra e sassi; Jonas gli si slanciò addosso a corpo morto, colando sangue e saliva dalla mascella scardinata: qualcuno dal pubblicò fischiò, altri sputarono in segno di disprezzo. Il ragazzo non riuscì a comprendere che, con quel gesto, aveva già perso più di quanto potesse immaginare; la sua testa incontrò la massa compatta dell’addome di Fardo, l’uomo franò all’indietro a sua volta col viso contratto in un’espressione di odio e furore.“HAI DIMENTICATO IL VOLTO DI TUO PADRE!” tuonò, mentre Jonas lo colpiva ancora, le mani giunte, a lato del collo nell’inutile tentativo di tramortirlo; aveva forza il giovane, ma quello non sembrò essere d’accordo. Un attimo dopo il maestro si scrollava di dosso l’allievo indegno con una potente ginocchiata, si alzava con un balzo, e colpiva ripetutamente a calci nel ventre la sagoma tramortita e raggomitolata sull’erba già tinta di rosso di un giovane uomo che aveva appena perso il suo onore.L’ultima pedata rivoltò Jonas sulla schiena, come un pesce appena sbuzzato sul banco del pescivendolo. Le mani di Fardo, come tenaglie, si serrarono dolorosamente intorno alla collottola ed all’inguine del ragazzo esanime: l’istruttore lo sollevò come un orso impazzito, con la facilità con cui si alza un fuscello, scaraventandolo con un ruggito addosso alla torma di ragazzetti che facevano da pubblico i quali non attesero a disperdersi pigolando come pulcini impauriti.“Tu andrai ad Ovest” scandì al corpo riverso, ancora tremante di rabbia, pulendosi il sangue dalla bocca col dorso della mano, “Tu andrai ad Ovest, ed il tuo unico compagno di viaggio sarà il disonore. Hai dimenticato il volto di tuo padre, e mai potrai tornare alla sua casa o sederti alla sua mensa. Così dice la legge di Eld”.Fardo sentenziò come un giudice che infligge la pena del patibolo, ma, almeno per un po’, l’incoscienza del dolore avrebbe protetto Eldred Jonas dalla piena realizzazione di quel che era successo.* * *Il ragazzo si risvegliò in seguito e non seppe mai quanto era rimasto svenuto.Si sentiva di merda, ma questa volta la consapevolezza degli ultimi accadimenti gli arrivò con velocità impressionante, come un fulmine a ciel sereno, solo pochi momenti dopo, facendosi largo in una mente ancora intorpidita ed interrompendo l’inventario delle costole incrinate e dei denti scalzati: mentre si risistemava la mascella con un forte strattone (*SKRACK!* ragazzo, nay, non masticherai più come prima, sai!), Jonas riconobbe freddamente di essere stato un vero idiota.Intorno, il silenzio e la solitudine. Nessuno ad aiutarlo a tirarsi in piedi, non che si sarebbe abbassato a chiedere aiuto in ogni caso, nessuno a porgergli la frusta, arma di uno sconfitto…nessuno a sostenerlo mentre barcollando si avviava verso le vie dei sobborghi. Tutta una vita cancellata in un attimo, ed ora era meno che merda sotto la suola di uno stivale per i buoni cittadini di Gilead: suo padre avrebbe perso la faccia, sua madre sarebbe morta di dolore, i suoi fratelli minori sarebbero stati per sempre additati come il prodotto dello stesso seme generatore di uno sconfitto…la loro vita distrutta al pari della sua senza che ne avessero vera colpa. Il ragazzo si sentì montare dentro la marea nera della disperazione, e non riuscì a trattenere i rivoli di lacrime (ma tanto non c’era nessuno a guardarlo).Avrebbe avuto fino all’indomani per togliersi dalla circolazione: dopo, chiunque avrebbe potuto ammazzarlo come un cane rabbioso. Tanto valeva incamminarsi subito…lì, in ogni caso, aveva finito. Jonas non si voltò mai indietro a guardare il cortile della prova, ma nell’allontanarsi egli scolpì quel momento in lettere di bronzo nella sua mente e nel suo cuore: avrebbe visto Gilead bruciare, non importava quanto tempo ci sarebbe voluto o il prezzo che ciò avrebbe comportato, ed i nemici della Baronia sarebbero stati gli unici che mai più avrebbe chiamato compagni.La Via dell’Ovest digradava giù dalla rocca fortificata, sinuosa come un serpente, verso le Terre Desolate perdendosi nella bruma della sera che di già incalzava un giorno al suo termine: Eldred Jonas non aveva che i racconti dei viaggiatori con molte ruote negli stivali, per almeno immaginare cosa poteva riservargli l’avvenire…nessuno dei quali in alcun modo lo confortava. Il ragazzo, l’esiliato, il mai-più-uomo si incamminò con fare incerto, il capo chino, e le guardie alla porta occidentale (pistoleri, aye, quello che tu non sei né sarai mai! Quanto ci tenevi, eh, pene di capra?) non lo degnarono che di un’occhiata sprezzante.La Via piegava il suo corso appena mezzo miglio oltre la base della cittadella fortificata, in declivio, bordeggiando le propaggini del Piccolo Bosco, e fu lì che Jonas vide la figura incappucciata di grigio sul ciglio della strada. Il cuore del ragazzo perse un battito, quando questa si staccò dalla pietra miliare su cui era seduta e si avvicinò con passo calmo, riconoscendola all’istante, quasi fosse un possessore del Tocco.“Douglas!”Sorrise, ma non vi era traccia di sorriso sul volto dell’incappucciato; gravi ed inquietanti feticci erano i due revolver d’apprendista che questi portava ai fianchi, in fondine di cuoio morbido color della terra.“Jonas” rispose la figura, semplicemente. Il ragazzo lo guardò, come speranzoso di ricevere una qualche parola buona…per alleviare, almeno un po’, la stretta della disperazione.Non fu così.“Sei caduto così in basso, Jonas…hai dimenticato il volto di tuo padre e portato il disonore sulla sua stirpe. Perché?”Gli occhi dell’amico, l’unico amico vero che Jonas avesse mai avuto, erano due pietre dure ed inespressive: non avrebbe trovato pietà, o comprensione, in lui. Non più.“Douglas…Doug…ti prego…” lo implorò, “Noi…eravamo ka-tet…”“Non c’è più ka-tet!” tagliò corto, “Non c’è più da quando hai rinnegato il tuo onore con quella manata piena di terra in faccia al tuo maestro…al tuo padre adottivo, Jonas, a colui che ti accolse nella sua casa e ti fece sedere alla sua mensa. Come hai potuto?!?”La voce di Douglas vibrò un momento di collera come la corda di una chitarra, e la smorfia sul volto dell’esiliato si fece più profonda e sofferente, quasi avesse ricevuto un altro montante alla mascella.“Io sarei stato con te in ogni caso” proseguì l’altro, con voce ora atona e fredda, “Se tu avessi vinto…ma anche se tu avessi perso; mi era sufficiente che tu perdessi _con onore_ Jonas…ed io sarei stato pronto a seguirti nel tuo esilio, lasciandomi alle spalle tutto, ed i nostri destini…i nostri ka…sarebbero stati un tuttuno, come è sempre avvenuto. Ma non può esserci ka-tet con chi rinnega tutto ciò per cui vale la pena di vivere”.Douglas si voltò, ed in segno di disprezzo scosse la polvere dai suoi gambali da pistolero.Fu allora che qualcosa si ruppe nella mente di Jonas: la paralisi dell’onta che fino a quel momento l’aveva attanagliato si dissolse per incanto, in un attimo, ed un brivido caldo e doloroso gli salì dal tallone sinistro fino al cuore. La frusta del rinnegato venne svolta con uno strattone lungo il fianco, e schioccò rapida una volta soltanto per andare ad attorcigliarsi intorno al collo della persona per la quale, fino ad un momento prima, si sarebbe fatto scorticare vivo da un ragnofragno. Uno strattone, e Douglas cadde annaspando all’indietro, il bavero del mantello ed i capelli già arrossati di sangue, barbigli e spine infissi nella carne viva. Jonas gli fu subito sopra e lo colpì con un calcio alla gola: un colpo cattivo, da bandito, pericoloso anche senza il rivestimento di ferro che il ragazzo aveva inserito dentro la punta dei suoi stivali; Douglas ruzzolò su sé stesso, le pistole scivolarono via dalle fondine mentre l’esiliato lo colpiva ancora in preda alla furia. E alfine, un sasso sporgente dal manto erboso al termine del declivio della massicciata mise fine alla vita di Douglas Mischief, quando questi gli piombò sopra con la tempia.Jonas realizzò subito l’accaduto: quando vide l’amico sbarrare gli occhi, rovesciarli fino al bianco, all’istante la rabbia scivolò via dal suo corpo lasciando solo ulteriore disperazione.“Mio Dio” mormorò, incapace di fare altro…e stette, finché le ombre della sera non scesero. Quando infine si riscosse dal torpore, qualcos’altro si era rotto in lui: egli arrotolò la frusta, raccolse le pistole cadute durante la lotta, poi trascinò il corpo di Douglas nella boscaglia e lo spogliò del manto, delle bisacce e dei cinturoni, ordinatamente adorni di bossoli nei loro passanti, che si allacciò in vita bassi ed incrociati come un vero pistolero…come se se li fosse conquistati nel modo giusto invece che in quello più turpe. Quindi seguì le tracce dell’amico a ritroso, inoltrandosi nella piccola selva, fino a raggiungere la sua cavalcatura legata poco distante. Un baio di tre anni, un cavallo da ricchi, perché la famiglia di Douglas era una delle più in vista nella Baronia di Nuova Canaan.Jonas accarezzò l’animale, che sbuffò sommessamente vapore caldo dalle froge, mormorandogli parole tranquillizzanti mentre scioglieva le sue briglie legate, dicendogli che d’ora in poi si sarebbero presi cura l’uno dell’altro. Nelle sacche della sella l’esiliato rinvenne altre munizioni, coperte, un sacchetto di monete d’argento e parecchi involti di carne secca e pane all’olio: evidentemente Douglas aveva in programma qualche missione, forse il suo primo incarico come apprendista…non che avesse più una qualche importanza, comunque: adesso tutto era suo, ma doveva andarsene, ed in fretta. Non era uno scherzo quel che aveva fatto.Il ragazzo guidò il cavallo al passo lungo un sentiero di terra battuta, procedendo al riparo della boscaglia per almeno mezzora. Quindi, una volta fuori, lo lanciò al galoppo lungo la Via dell’Ovest ben deciso a mettere il maggior numero di miglia tra sé e la posse che, quasi certamente, di lì al mattino dopo gli sarebbe stata sguinzagliata alle calcagna.TO BE CONTINUED…
Lascia un commento al racconto
14/12/2008 - No, ma cosa dici. U_U... *O*
10/12/2008 - Liberamente ispirato alla Torre Nera? xD
11x11
[Browser Game - Sport]
ElamshinRecensione del gdr fantasy L'Impero di Elamshin.. de tenebra anni tempora[leggi l'articolo]
ASP in LocaleBreve guida su come far "girare" l'ASP 3.0 in locale! Anche per principianti![leggi l'articolo]
Programmazione e LinguaggiGuida per principianti ai linguaggi di programmazione[leggi l'articolo]