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 E' finito l'idromele

Racconto pubblicato il 02/01/06
Autore: LUTHIEL


L'idromele è finito.
Per tutti gli dei dell'universo! Quel cretino del garzone, che non per niente è figlio dell'unico fabbro al mondo che usa l'incudine come cuscino e il martello come ...(se...gli piacerebbe! ), si è dimenticato per l'ennesima volta di preparare la botte di scorta.
Tipico. Fai affidamento su un uomo e ti ritrovi in un batter di ciglia più sola di un eremita su un picco tibetano.
Che non so nemmeno dove diavolo stia, questo fantomatico Tibet, ma suona tanto esotico.
Dicevo, l'idromele è finito. Fin qui tutto normale, direte voi, che ci vuole a prenderne dell'altro? Assolutamente niente, rispondo io.
Certo, occorre trascurare il fatto che la botte di scorta si trova in cantina, circa una trentina di ripidi scalini più in basso rispetto alla mia posizione attuale, e che il suo peso oscilli in media tra i 50 e i 60 chili. In pratica non riuscirei a portarla su nemmeno con un argano, vista la molliccia consistenza dei miei avambracci.
Esile? Tutt'altro.
Stiamo parlando di un metro e sessanta centimetri di donna distribuita in un centinaio di chili di carne.
Ma non un briciolo di forza nelle braccia.
E non fischiate, che di cose più grosse di me ne esistono parecchie e non avete bisogno di andare alla Fiera del bestiame di Tyrdel per vederle.
No che non ho bisogno del bastone, mi reggo benissimo in piedi da sola e riesco anche a camminare, pensate un po', senza quelle movenze da balenottera solitamente indice di una gravidanza avanzata...o di un'obesità prominente.
No, i miei chili sono distribuiti in un modo prevalentemente uniforme, tra seno, fianchi e cosce. Riesco ad essere aggraziata nonostante l'adipe.
A ben pensarci, sembro una di quelle statuette antiche che rappresentano la dea della fertilità.
Il mio corpo è formoso e non deformato. Solo che le forme sono un po' più piene del normale.
Non fate quelle facce disgustate. Non vi si addicono.
È perfettamente inutile che adesso mi propiniate uno dei vostri discorsi sull'importanza della salute e sugli uomini che preferiscono le giunchiglie.
Credete che sia arrivata alla mia età senza aver conosciuto i piaceri della carne? Sciocchi.
Il mio attuale compagno, Wurf l'alchimista, mi ha assolutamente proibito di mettermi a dieta (non che io ci abbia mai pensato seriamente).Trastullarsi con le mie ghiandole mammarie pare gli procuri più divertimento dello studio e di certo non sarebbe la stessa cosa se queste dovessero variare in dimensioni.
Oltrettutto sostiene che io abbia un cervello eccezionale.
Per forza, dico io, quando nasci paperina e con le misure di una damigiana di sidro, se non affini l'intelletto puoi rinchiuderti in un convento.
Ed io non sono tipo da convento. Nossignore.
Lui mi guarda e mi sorride, mentre si dibatte tra ampolle e alambicchi, dicendomi che gli piace non solo strofinare i nostri corpi durante la notte, ma anche i nostri cervelli, notte o giorno che sia.
Dice che risveglio i suoi sensi tutti, come nessun'altra era mai riuscita a fare prima.
Questo, scusate se lo sottolineo, nonostante la mia corporatura non esattamente da cariatide.
Non siate scettici. Non mi servo di armi particolari ne' di giochini erotici particolarmente coinvolgenti. Sono me stessa.
Credo di essere profondamente innamorata di lui e questo mi porta a cercare di farlo stare bene, usando ogni mezzo a mia disposizione.
Non ultimo il mio corpo, con il quale soddisfo pienamente i suoi appetiti...ed i miei, naturalmente.
Levatevi dal viso quell'espressione di scherno. Non lo fa per pietà.
Lo fa perchè gli piace, e perchè gli piaccio. E secondo studi rigorosi da lui eseguiti è risultato che io faccio meglio l'amore, proprio perchè sono più carnosa di quelle fanciulle filiformi che circolano ultimamente attorno alla bottega del sarto.
Ancora non sa come chiamarla, ma c'è una sostanza che viene prodotta in quantità maggiore nei corpi con un forte strato adiposo. Quelli come il mio, per l'appunto.
Questa sostanza aumenta la recettività e il desiderio, di conseguenza rende la vita un tantino più gioiosa e appagante. Questo posso garantirvelo.
E se non ci credete chiedetelo a lui. Mi basta un bacio per accenderlo come un falò. Provate ad immaginare il seguito.
Cosa? Sono stata fortunata a trovare lui?
Certo, sono stata fortunata perchè si tratta di un uomo eccezionale, con un cervello fuori dal comune e due mani che sono un'arma impropria se usate "contro" una donna. E scusate se è poco.
Ma non crediate neppure per un solo istante che prima di lui ci sia stato il vuoto. Niente di più falso.
Adesso che ci penso, sono anni che gli uomini mi ripetono le stesse cose, ed altrettanti anni che io le rinnego.
"Come sei bella e sensuale, Zefira" mi diceva Rufus, il mio primo amante, quando ci trovavamo la notte nel fienile dietro la stalla di mio padre. Io lo guardavo e sorridevo, cercando di non ascoltare l'olezzo proveniente dal bestiame poco distante, pensando a quante cose arrivano a dirti gli uomini pur di poter assaporare il tuo frutto.
Fui io a lasciarlo, ma il perchè non lo ricordo. Credo avesse a che fare con l'utilizzo di un'erba allucinogena ... non ne sono certa.
Ad ogni modo, dopo di lui ne vennero altri, tutti degni esponenti del genere maschile sia per aspetto che per intelletto.
E tutti a dirmi le stesse cose, e di volta in volta a spezzarmi il cuore, ( questo non l'ho mai capito...per un uomo che lasci, sono almeno in quattro poi a prendersi la rivincita???) fino a quando non ne arrivò uno che, dopo aver guadagnato la mia stima e la mia amicizia, mi disse "Zefira, non ti fare incantare, quelle parole servivano solo a conquistarti...sotto le lenzuola... ". Tutto ciò non rappresentava sicuramente un complimento né tantomeno mi fu di incoraggiamento.
Lo sposai.
Il suo nome non era, (anzi, non è, visto che da qualche parte ancora vive) Wurf. Questo potrebbe darvi una significativa indicazione di come siano andate a finire le cose tra noi e conseguentemente il matrimonio.
L'unico uomo che non ha mai valorizzato la mia sensualità, né tantomeno apprezzato fino in fondo il mio cervello, adducendo a scusa il fatto che chi prima di lui ci aveva provato, aveva uno sporco secondo fine, si è rivelato, per beffa del destino, colui che meglio è riuscito ad ingannarmi.
Mi ha lasciata lui?
No, sono stata io. C'è un limite a tutto, anche al masochismo.
D'altronde, quando un uomo ti dice che fare l'amore con te presenta delle peculiarità che a lui fanno "schifo", non aspetta altro che essere gettato fuori dalla finestra. Possibilmente con la finestra chiusa.
Che continui a condurre la sua piatta ed ignobile esistenza, io ho trovato Wurf.
Anzi no, lo avevo trovato....mi sta dicendo che si è reso conto di non aver dimenticato la moglie e ha deciso di tornare da lei. Che, per inciso, adesso sta con un altro. Dunque ha deciso di stare da solo.
Ma mi vuole bene, dice, e il suo desiderio per me non è cambiato. Solo che non può darmi amore, almeno per ora. Forse, un giorno.
Una magra consolazione.
Possiamo consolarci a vicenda, mi dice. E so bene a cosa si riferisce.
Non se ne parla, rispondo io, piuttosto seduco il fabbro, almeno con quello sono sicura di evitare ogni coinvolgimento sentimentale. Wurf non mi pare contento di sapere che potrei cadere tra le braccia di un altro.
Ma non gliel'hanno mai detto che la botte piena e la locandiera ubriaca non si possono avere insieme?
Si allontana avvilito, torna ai suoi alambicchi.
Si ricomincia.
Respingo le lacrime per l'ennesima volta, chiedendomi se non sia davvero il caso che mi informi su quell'ordine di religiose che passa in città due volte al mese per onorare il tempio della dea Kath.
Un avventore si avvicina e mi guarda con curiosità, strappandomi ai miei propositi.
Che cosa vuole, godere dell'espressione sconvolta del mio viso e delle rughe che si formano sulla mia giovane pelle ogni qual volta sono prossima al pianto?
Vattene, penso. Vattene via e lasciami in pace.
Poi mi ricordo. Sono la locandiera, forse ha bisogno di qualcosa. Alzo gli occhi e lo guardo.
Un uomo affascinante, con lunghi capelli neri e occhi scuri come la notte.
"Donna Zefira, è finito l'idromele" mi dice.
"E allora?" sorrido e scrollo il capo, si tratta sempre di quei trenta scalini ripidi e il garzone non è tornato "Sia lode alla birra".




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