Racconto pubblicato il 08/12/05 Autore: ARIUS
Come ogni mattina,lei era lì. C'era sempre,ogni dannata mattina,quando Andrea si alzava per andare a lavoro. Lo fissava con quei suoi occhi color nocciola,con i capelli castani mossi leggermente dal vento,e soprattutto con quella sua I sulla fronte. Era un'invisibile,una fuorilegge,e lui non poteva parlarci. “Ogni giorno diventano sempre di più”pensò distrattamente mentre si incamminava verso la fermata,infreddolito nel suo cappotto. Mentre aspettava l'hoverbus col giornale sotto braccio salutò il suo vicino. "Buongiorno,signor Viali!"sorrise cortese. "Oh buongiorno a lei Andrea!"rispose cordiale il signor Viali,un vecchietto sulla settantina che,con grande spirito di iniziativa,continuava a gestire il suo bar in centro. "Come vanno le cose nell'Esercito?"gli disse fissando la divisa grigioverde di Andrea.Lui sorrise"eh,amico mio,si vive…l'altro giorno dovemmo compiere un altro Raid contro gli Invisibili nel settore 9.."disse gettando un occhio alla donna con la I stampata in fronte che lo fissava,infreddolita e visibilmente indebolita,con la sua lettera marchiata a fuoco sulla testa. "Triste storia,amico mio"disse il vecchio barista"eppure dovrebbero esserci grati..a mio parere,meriterebbero la morte". Andrea storse il naso"No caro signor Viali..lo sapete come la pensano quelli del Gran Consiglio…la morte è immorale se data da uomo a uomo,quindi non possiamo sopprimerli,e le carceri sono un metodo superato e inefficace,secondo gli studi"sbuffò sfregandosi sue mani guantate,mentre un timido sole faceva capolino tra le nere nubi del cielo plumbeo.Una vettura a levitazione magnetica apparve in fondo al viale senza emettere rumore. "Che numero è?"chiese il vecchietto strizzando i suoi occhi incartapecoriti. "il 6 mi pare…ah,no…l'8.Credo sia il suo".Il signor Viali sorrise e si sfregò le mani"Bene!un'altra giornata di lavoro…sai,a proposito di invisibili..l'altro giorno ho dovuto chiamare la Squadra di Punizione..uno di loro aveva toccato una bustina di zucchero nel mio bar per prenderla…che schifo!". Andrea sospirò:"Amico mio,ricordate..ignorateli..dovete farlo.E' come se non esistessero,così dobbiamo comportarci,rammentatelo.E' una decisione del Gran Consiglio.Loro sono criminali,e si chiamano Invisibili proprio perché noi dobbiamo assolutemente ignorarli..hanno compiuto delle malefatte verso la Società,e vanno ignorati.".La donna al loro fianco prese a piangere singhiozzando,e si coprì il volto con le mani,stando ben attenta a lasciar scoperta la "I" sulla fronte…per chi la copriva,la pena era terribile.Il Governo non poteva condannare nessuno a morte,certo,ma se possibile i loro sgherri sapevano infliggere sofferenze ancora più tremende dell’omicidio.Se solo avesse coperto la "I",c'era come pena la lesione della colonna vertebrale mediante intervento chirurgico coatto.Se avesse parlato a un qualsiasi Cittadino Libero a ad un altro Invisibile,le avrebbero asportato la lingua.Se avesse toccato un qualsivoglia oggetto di un Cittadino Libero,le sue mani sarebbero state tagliate,e così i piedi se fosse entrato in casa di qualcuno. Le lacrime le rigarono il volto sporco e scavato,mentre ormai già i crampi della fame l'avevano presa.La ragazza pensò che più tardi avrebbe provato a rovistare nel solito bidone fra via dei Primi Consiglieri e via della Redenzione Politica,può darsi che qualcuno avesse gettato via un panino..aveva sempre paura di avviarsi nei vicoli bui,poiché l'avevano violentata già tre volte ma..a chi poteva dirlo?era una Invisibile,se solo avesse parlato a un poliziotto la sua lingua le sarebbe stata recisa di netto con un pugnale,magari proprio dall'agente a cui si sarebbe rivolta. Andrea osservò per un attimo l'esile figura tremante che lo fissava,e poi con una smorfia si rivolse al suo vicino"Mi sa che lo prendo anche io questo. Mi lascia a tre isolati,ma farò un po’ di strada a piedi. Stamane ho voglia di passeggiare.". Il vecchietto lo fissò annuendo,e gli fece segno di salire sulla vettura,che intanto si era fermata davanti alla loro pensilina. La donna fissò l'uomo in divisa che saliva sull' hoverbus,tutto fiero di sé stesso,con la triplice croce sulla spalla,simbolo dei cacciatori di Invisibili,che ogni qualvolta sapevano di un tentativo di questi ultimi di ribellarsi piombavano come falchi facendo una strage. Una lacrima le solcò l'arido viso mentre lei si accasciò in ginocchio con la testa china,con le mani tra i capelli. Nella vettura Andrea fissò per un attimo la scena e poi disse"Voglio vedere quando smetterà di seguirmi". "Ma che reato ha commesso?"disse il signor Viali. "Ha dato da mangiare a una Invisibile di dieci anni,sei mesi fa."rispose secco il militare "lei disse che la bimba piangeva,che era debole…ma non si può interagire con gli Invisibili,pena essere uno di loro.La colsi sul fatto io stesso e la denunciai.". "Facesti bene,amico mio..certo,chi se lo sarebbe mai aspettato da lei?". "Già..e pensare che,una volta,era mia moglie.."disse Andrea mentre il veicolo,veloce e silenzioso come una brezza,partiva verso il centro.
Ti è piaciuto questo racconto? Condividilo!
Lascia un commento al racconto
102 Utenti Online