Racconto pubblicato il 11/04/2012 Autore: ARIELE
Un giorno come tanti altri passati a navigare, gli uomini al lavoro sul ponte, fra le cime e le vele, altri a sfregar il già lucido fasciame, la calma regna, nel cielo poche nubi e noi, la An Eala, il suo comandante Annelore ed il Nostromo Marwolaeth, correvamo a più di nove-dieci nodi sino ad allora, con vento al traverso, c’è il ritmo della vita nel movimento delle onde del mare. Le linee immaginarie lasciate sulla scia sono come le nostre vite, che appaiono per un attimo e poi scompaiono.Il Mare è oscuro e silenzioso, calmo ma letale, splende nel sole, ruggisce nella tempesta. In più punti affiorano affilati scogli, per le navi che solcano la sua superficie. Dall’alto dell’albero maestro il marinaio lancia un grido di allarme, il cielo è grigio ed il vento è forte, freddo, tagliente la luce diventa livida, senza ombre, di un chiarore che acceca, il vento che attraversava i loro capelli riusciva a portarsi via tutti i miei pensieri e a lasciarmi innocente e felice, invece, all’improvviso le condizioni non erano più così favorevoli: si è alzato il mare e il vento. Non tanto da dover preoccupare, ma quanto è bastato perchè al timone, sentendo la barca sbandare non si fosse creata una specie di ansia. di allarme, mentre la luce diventa quasi livida, strana una luce senza ombre ed anche il mare par mutare, come aspettasse un segnale, le sue acque diventano grigio verdi e le onde iniziano a crestarsi, all´orizzonte dapprima libero adesso, linee nere salgono rapide un branco di nuvolaglie a divorare il cielo, le onde iniziano ad urlare la propria rabbia ma questa volta la reazione del timoniere è lenta, troppo a confronto con il crescer del vento e del mare insieme, il vento incalza la vela con troppo ardore, e la barca vira troppo lentamente. Tutto intorno era spuma bianca, le creste delle onde erano strappate dal vento e voltarsi a nord era impossibile perchè rimanevi soffocato, tanta era la forza del vento. Con la tormentina a prua e randa tutta terzarolata e ben serrata la situazione era gestibile, la navigazione possibile, le onde arrivavano al giardinetto di dritta e la barca andava in a cavalcar le onde in maniera incredibile in un gorgoglìo entusiasmante di schiuma. Il tempo sembra fermarsi durante la virata, e tutto resta sospeso, almeno fino alla tagliente esplosione del legno sulla pietra bagnata, di uno scoglio a pelo d´acqua, quelle onde si susseguono rapide, continue, quasi a voler cancellare ogni cosa si pari loro innanzi, i ricordi, le immagini, i desideri, la speranza.Il loro è un cammino incessante, il movimento è convulso e nervoso. Nella loro corsa crescono, si alzano per poi ricadere giù in mille vortici, confusi, indistinti come i miei pensieri, i pensieri di un Capitano che vede in pericolo la sua nave, il suo sogno, quei pensieri che fanno dire non adesso, mentre guarda il Nostromo, colui che con lei ha dato il suo sangue per quella nave, per quel sogno condiviso,Una tempesta terribile si abbatte sul mare, inizia la vera lotta sul mare. Le gocce di pioggia scendono fitte, scorrono veloci, come il rimpianto dapprima lacrime che subito diventan scrosci, secchiate di acqua a piover da quelle nubi ora nere, fulmini che passan da nube a nube, mentre il mare adesso travolge il vento ha aumentato il suo correre e le onde iniziano ad esser più alte quasi della nave, vette e chine improvvise si parano davanti alla nave, ondate grandi e piccole schiaffeggiano la fiancata della nave, mentre onde crescenti si preparano ad affrontare quella fragile nave ed il suo carico ancor più fragile. Lame affilate di vento gelido trafiggevano l´acqua e la sollevavano in ondate gigantesche, pronte a colpire la fiancata esposta della nave mentre sempre più minacciose si avvicinavano nuvole, colorate di nero..e un forte vento ci faceva sbalzare su quelle sempre più grandi onde, che sfioravano le nostre vele..e pioggia di sale ad accecare...nell´urlo di un mare infuriato che si abbatte e lacera..il fragore del mare cupo e compatto muro sonoro..con onde alte in fuga scomposta spinte dalle urla del vento, che fa da contrasto al rumore lacerante del legno che geme lasciando schegge di se, su quelle rocce di nero basalto che taglian le onde...quando si scatena l´inferno, onde alte 5-6 metri spazzano la tolda e lo scafo si lamenta, quando un muro d´acqua impedisce di vedere oltre l´albero di mezzana e se gli uomini in coperta non sono legati saranno cibo per gli squali.... nell’urlo del vento e del mare la mia voce che cerca di farsi udire ..”Non dite sciocchezze Nostromo, ricordate insieme possiamo tutto, divisi periremmo, se non volete legarci a nulla legatevi a me” mentre si lega una cima alla vita e ne porge l´altro capo a Marwolaeth.. “non ammetto esitazioni o dinieghi, o legato a me, o vi legherò io stessa alla balaustra,” è seria adesso e ferma nella sua decisione “ insieme fino al confine ed oltre..non dimenticatelo, che il confine sia il cielo o l´inferno lo affronteremo assieme.Quasi un ringhio la risposta del Nostromo alle parole di Annelore afferrando la cima che gli viene porta e legandola alla cintura “Avete deciso di farmi da zavorra?” le domanda con tono sarcastico per poi osservare ancora il mare “non lo so se avremo il tempo di ammainare i pennoni” va al capitano, indi rivolto agli uomini “ LASCARE LE SCOTTE ; TUTTE, AMMAINARE I PENNONI DI PRUA E DI POPPA BISOGNA RIDURRE LE VELE PRESTO” urla a squarciagola “forse dovremo fare un giro sulla maestra Annelore” e lo sguardo è di quelli che non promettono nulla di buonoI flutti si susseguono alle ondate e purtroppo quella che sta arrivando è solo la più piccola di una serie di ondate, che si alternano ad altre più piccole, ma solo perchè la seguente sia ancora più alta a cercar di fermare il volo di quel piccolo candido cigno, e le ondate sempre poi alte fino a preparare l´arrivo della grande onda quella di 12 metri... mentre il vento ora urgano ruggisce al pari delle onde alla velocità di 44 nodi precipitandosi sulla An Eala e sul suo equipaggio, un guscio di noce a contrastar le forze del vento del mare e del cielo unite fra loro>Il ruggito del mare opre rapidamente ogni voce eccetto la sua e quella del vento, le ondate violente crescono sospinte dal vento mentre la pioggia scroscia, senza pietà alcuna rendendo i ponti scivolosi quanto la melma d´una palude..pioggia incessante.. inesorabile.. una pioggia che annega l´uomo.. in balia del tempo.. in balia del mare.. in balia.. si.. in balia d´un oscuro destino, a quanto pare, più che avverso..il mare sembra tempesta, e dalle nubi tempestose sembra cadere il mare stesso.. un uomo, bagnato fradicio sul ponte della nave urla qualcosa.. ma il rumore assordante della pioggia non permette che sia udita neanche una singola parola..Il Caos regna sovrano.. ma i pochi barlumi di coscienza sembrano rendere ancora abbastanza forti le braccia dei marinai che tengono le corde..il timone sembra lottare impazzito per liberarsi dalle corde che lo tengon legato..si sente ormai sotto la nave il mare che s´abbassa.. la pioggia non cessa, mentre una nuova onda quasi mostruosa di sei metri appare, e intenzionata a crescere ancora, i flutti si susseguono alle ondate e purtroppo quella che sta arrivando è solo la più piccola di una serie di ondate, che si alternano ad altre più piccole, ma solo perchè la seguente sia ancora più alta a cercar di fermare il volo di quel piccolo candido cigno, e le ondate sempre poi alte fino a preparare l´arrivo della grande onda quella di 12 metri... mentre il vento ora urgano ruggisce al pari delle onde alla velocità di 44 nodi precipitandosi sulla An Eala e sul suo equipaggio, un guscio di noce a contrastar le forze del vento del mare e del cielo unite fra loro.Non c´è tempo di rispondere neppure l´udrebbe l´urlo del vento è troppo forte, si limita a seguirlo, incespicando e lottando contro quel vento e quella pioggia che non cessano di sferzarla ma seguirebbe il nostromo, dirigendosi al Sartiame di destra ed iniziano a salire, accecata dalla pioggia, la fune che li lega par reggere solo cerca di aggrapparsi con tutta la forza che abbia per non esser di zavorra a lui mantenendosi allo stesso livello per quanto possa non avrebbe certo la forza del Nostromo, ma la stessa determinazione si, ed inizierebbe a salire, per poi abbrancarsi al sartiame e cercar di togliersi la pioggia ed il sale dagli occhi del medesimo color di quel mare in tempesta ed ecco che vedrebbe quell´onda mostruosa prepararsi a precipitar su di loro. Avanza a fatica, dopo quell´attimo di scoramento.. “ASSICURATEVI D´ESSER LEGATI E CON CIME SOLIDE..TENETEEEVIIII,” mentre la nave affronterebbe la prima ondata, ne arrriverebbero altre al seguito ma continua a salire, anche stremata e tremante, un piede scivola dal sartiame e il peso improvviso sulle braccia, mentre cercherebbe di agganciare col piede la corda, dopo alcuni tentativi ecco che par aver successo e continua la salita lentamente, ma ostinatamente fino a raggiungere il Nostromo su quel marciapiede di corda ed aiutarlo cercar tagliare la corda col suo pugnale e se non a tagliarla ad allentar alcuni funi, poi vicino a Marwolaeth sorride ed il suo volto bagnato forse di mare, forse di pioggia forse di lacrime “fino in fondo, fino all´orizzonte ed oltre” ma eccola ancora scivolare la presa collo stivale, ad abbrancarsi al pennone per non cadere adesso.Intanto Marwolaeth continua a tagliare le corde che ora una alla volta saltano liberando lentamente la grossa vela il bicipite sinistro teso in uno sforzo sovraumano a tenerlo al legno del pennone mentre la prima onda colpisce di prua la nave sferzandola con forza. Serra per un attimo gli occhi mentre anche la dritta viene portata al legno si da tenersi con forza per poi riaprirli e trovarsi il capitano al fianco “fino in fondo” replica ma ecco che la vede scivolare ed abbracciarsi al pennone “ANNELORE” grida per poi TENTARE di muovere lungo il marciapiede di corda sino a giungere a lei , indi con la dritta TENTARE di afferrarla per il collo della camicia si da issarla nuovamente con le gambe al marciapiede.Il vento ora grida con tutta la sua forza ed il colosso non è da meno mentre recide le ultime corde “CADEEEEEEE” urla mentre la grossa vela ora precipita al suolo “ GIU ANNELORE GIU” la incita ora a scendere per riconquistare il ponte di coperta, gli sforzi congiunti dei due han successo, ed anche la forte stretta del Nostromo ha la potenza di aiutare a reggere Annelore, e la vela cade con uno schianto mentre le funi si liberano con uno schiocco violento, e restano per un poco abbracciati fra loro ed al pennone, ma ecco la nave inabissarsi sulla china della penultima onda quella che precede di poco la Signora delle onde quella di 12 metri e i due devono scender subito per non esser spazzati via da quel pennone ed affrontar la nuova grande minaccia a quel candido cigno.Prendono a scendere tenendosi con le braccia e cercando di poggiare bene i piedi sul sartiame, attimi che sembrano durare un eternità quelli della discesa, fatta di pause a tenersi abbarbicati a quella scala di corda per non essere catapultato in mare dalla forza delle onde e del mare , ma infine eccoli ora al ponte ed ora un ghigno si disegna ora sul volto del Nostromo mentre ora guarda Annelore “Capitano, dobbiamo dividerci, andate al timone, legatevi ad esso e al mio segnate tagliate le corde o si spezzerà, poi usate tutto, tutto quello che avete per virare di prua, tutta a dritta Capitano e qualsiasi cosa voi vediate restate al timone, “RESTATE AL TIMONE A RISCHIO DI SPACCARVI LE BRACCIA” le urla , indi ora con il coltello recide la corda che li lega “ SINO ALLA FINE ; SINO ALLA FINE E AL MIO SEGNALE VIRATE DI DRITTA” . Anche la discesa avrebbe successo ed eccolo sul ponte ad architettare come affrontare quella minaccia immane che sta precipitandosi su di loro, forse il piano de’ Nostromo è buono o forse no solo Yemanja potrà decidere in merito..se favorire il suo Cigno o prenderlo con se nei grandi fondali e prendere anche le vite dei due che le son consacrati e figli e di chi sia con loro. quindi il Nostromo si dirige verso la prua della nave sparendo alla vista di Annelore come inghiottito dal mare, per poi ricomparire e ancor sparire per poi portarsi all’albero di bompresso ove sono i due prodieri ancora legati e terrorizzati.Anche Annelore preda del medesimo demone lo ascolta, anche lei con gli occhi da folle, “ BENE..” annuendo “ho compreso” ed alla rescissione di quella corda che li univa si aggrappa alla prima cosa solida per contrastare l´inclinazione della nave e cercar di procedere faticosamente verso il timone che alla fine riesce non sa per quale miracolo a raggiungere, userebbe la corda alla vita per legarsi alla barra, e poi userebbe il coltello che reggeva in bocca per tagliar le funi che tenevano legato il timone, un sobbalzo della nave improvvisamente libera ma eccola tener con tutta la sua forza quel timone che pare imbizzarrito e cercare virare tutto a dritta mordendosi le labbra e tendendo pericolosamente i muscoli a contrastar l´azione del timone, dolorosamente, un attimo di indecisione ed ecco la prua iniziare a rispondere e virare dapprima lenta ed incerta poi assumendo velocità e rapidità, lacrime di sangue di cielo e di mare sul volto di lei tesa nello sforzo di reggere a quella prova..mentre il Nostromo arrivato alla prua della nave ora si lega alla catena dell’ancora, indi , sebbene con uno sforzo immane si erge ora osservando il mare e vedendo l´onda enorme elevarsi come una bocca che famelica reclama il suo cibo.Gli occhi del Nostromo ora sembrano quelli di un invasato mentre respira “SONO QUI...SONO QUI....E NON MI PRENDERAI NEPPURE ADESSO” urla all’onda gigantesca che si prepara ad inghiottire il cigno indi ora afferra con ambo le mani la scotta fradicia serrandola con forza nelle mani ed iniziando a CAZZARE un braccio alla volta . Lo sforzo è enorme , la vena giugulare del colosso sembra voler scoppiare in quel suo gesto mentre i muscoli delle braccia si tendono in uno spasmo che ha del’inumano “NON...MI.......AVRAIIIII” urla tutta la sua rabbia verso il mostro di vento ed acqua che si erge innanzi intanto tende la corda mentre cigolando la scotta finalmente inizia a scorrere nella carrucola e una grande vela inizia ad issarsi “NOI... SIAMO... GLI UOMINI DI CAPITAN FUOCO.....NESSUNO.....NESSUNO CI SCONFIGGERA´ ...... NEMMENO TU” ed ora anche i due prodieri vedendolo prendono a CAZZARE la scotta Il nostromo ora osserva la prua che viene alzata dalla base dell’onda gigantesca “CAPITANOOOOO TENETEVIIIII” urla senza saper se ella lo sentirà o meno ed ecco che la prua vira si che il vento fortissimo , un vento di 44 nodi investa in pieno la vela, lo strappo è enorme ed il colosso ora si porta ai ganci si da tentare di legare la scotta, continua a cazzare con tutta la sua forza mentre i muscoli del corpo ora tremano tutti per lo sforzo a cui sono chiamati < ARRRGHHHHHHH> un urlo bestiale in quello sforzo , un urlo disumano , al limite del possibile. Poi....poi ella compare in tutta la sua potenza , la vela di tempesta, l unica vela in grado di tenere un vento a 44 nodi montata sull’unico albero utilizzabile, quell’albero di bompresso che corre sulla linea del vento quasi parallelo al mare.In quella Il cigno sembra essere sollevato di peso come se una mano lo spostasse con uno scarto impressionante in avanti, un autentico balzo in avanti ad una velocità impressionante si che il cigno voli, voli lontano dall’onda che ora viene distanziata sempre più proprio da quel vento che la aveva gonfiata in quel modo e che ora riempiva la vela gigantesca . I muscoli del colosso ora sembrano quasi spezzarsi in quello sforzo immane di tenere la vela legata, sangue compare copioso sui palmi delle mani che non mollano la presa come copioso è il sangue che sgorga dal naso a causa dello sforzo immane a cui quel fisico poderoso è sottoposto, la vela risponde alla presa del Nostromo, dal canto suo Annelore memore delle parole di Marwolaeth seguiva la virata, lottando contro il timone, quel timone ribelle, che parrebbe strapparsi dalla barra..lo maledice dal profondo mentre chiama la sua Dea a che non permetta che il cigno muoia, quel cigno che è il sogno suo e del Nostromo, sente nell´urlo rabbioso del vento quello trionfante del Nostromo..e sospira mentre lotta ancora..ogni sforzo a dominare il timone e controllarlo, ma sa..sente che la furia del mare si sta smorzando, ora sa che ne usciranno, ma la lotta continua ancora e la nave par obbedire al timone, lacrime e sangue e risa folli costa quel Cigno, ma quel sacrificio è gradito alla Signora dei Sette Mari che accetta quei doni di Annelore e Marwolaeth, e ne è soddisfatta il cigno vola e canta cavalcando la tempesta perfetta e correndo parallelamente alla grande onda, dapprima poi allontanadosene, rapido ed elegante e veloce mentre la grande onda si smorza perdendo di forza e vigore arricciandosi e crollando su se stessa, mentre il cigno vola sicuro nel vento.Il Nostromo riesce a legare la Scotta al gancio ed ora essa si tende con un sinistro scricchiolio mentre la vela e presa in pieno dal vento e la nave viaggia con il vento da poppa aumentando la sua velocità ogni attimo di più. ma egli non si ferma sebbene le gambe sembrino rifiutarsi di rispondere al suo comando ei si trascina verso l´albero di mezza sebbene più volte, vinto dalla pioggia e dal vento ei si pieghi sulle ginocchia, per poi ancora rialzarsi lasciando sul legno del ponte tracce del suo sangue. Giunto all’albero di mezza punta, il Cassero reggendosi al parapetto della murata di dritta ed arrancando strappando con i denti e con la rabbia ogni metro che lo divide dal timone e dal capitano. Forza e disperazione che lo trascinano incurante degli uomini feriti, incurante degli abiti fradici di mare, di pioggia e di sangue. Giunge cosi innanzi a lei, ma nulla dice, solo la guarda per poi portarsi all’albero di poppa, indi ora prendere un drappo e legarlo ad una delle drizze, poi ancora le gambe cedono portandolo in ginocchio davanti al legno e ancora ei, abbracciandolo si alza segnando di rosso quella parte di nave. Le mani doloranti, piegate dalla forza del mare e del vento si serrano alla corda mentre il dolore gli strappa lacrime e stridor di denti per poi cazzare il drappo che lentamente sale sino all’estremità dell’albero visibile ai pochi presenti, la Jolly Roger ora faceva bella mostra di se, il cigno aveva vinto la sua prima battaglia.Il mare si placa, frena la sua rabbia o forse era la prova che Yemanja chiede a chi favorisce, accetta quel sacrificio e si ritira soddisfatta dei suoi figli, lasciando il mare a placarsi ed il vento a scemar la sua forza ed il suo urlo riducendolo a semplice gagliardia tale da far sventolare orgogliosa quella Jolly Roger che orgogliosa mostra il suo ghigno a chiunque possa vederla, una vittoria quella memorabile di quel piccolo fragile guscio di noce, che ha saputo lottare da campione qual è, ed ora sol leggeri marosi a carezzar il fianco di quella nave..gli uomini lacerati e contusi guariranno molto presto come anche Marwolaeth ed Annelore..custodi di un sogno e di una avventura.
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27/04/2012 - L´ho letto solo ora, ma mi è piaciuto molto. :)Complimenti davvero! ^^
14/04/2012 - ho avuto la stupenda fortuna di leggere il racconto in anteprima e come ho detto all´autrice è bellissimo ^^io personalmente mi annoio a leggere questo genere di racconti ma la narrazione è ritmica al punto giusto e i personaggi quasi palpabili...ti senti nella tempesta sei affianco a loro e voi avete avuto la sfortuna di vederli in solo questa occasione ma a leggerli con calma potrete scoprire quanto questa piccola perla non sia altro che un assaggio di loro *_*!!!!
13/04/2012 - davvero un bel racconto, un pò pesanti alcuni passaggi ma bello :P e bello anche il gdr che l´ha ispirato
12/04/2012 - Questo racconto è una delle nostre piccole avventure... sognare...agire... la libertà della fantasia...e una piccola risposta a chi senza soffermarsi un attimo ha giudicato troppo in fretta...ma noi di Lord of Sea voliamo al di là di tutto perchè amiamo quel che facciamo...un grazie infinito alla nostra Annelore per i suoi racconti...e i resoconti delle giocate http://lordofsea.altervista.org
11/04/2012 - Sempre bello leggere Ariele che ha la capacità di farmi sognare….
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