Racconto pubblicato il 10/11/2010 Autore: MDWSXE92
Questa è una storia vera, una storia di eroi di piombo e plastica dalla pelle acrilica che si avventurarono su campi di battaglia di carta a scacchiera, mossi da animi adolescenti e favoriti da pittoreschi poliedri colorati.Potrete pensare che questa sia solo una bella poesia da me inserita per attirare la vostra attenzione, e costringervi quindi a leggere la prefazione che altrimenti avreste saltato. Ammetto che molte volte anch’io ho evitato la prefazione dei libri che mi accingevo a leggere, soprattutto quando si trattava di romanzi, ma col tempo, forse passando dallo schieramento dei lettori a quello degli scrittori, ho iniziato a dare più importanza a questa parte del libro. In fondo, se ci pensate, la prefazione non la scriviamo certo per riempire le pagine, e se la inseriamo, potrebbe farci piacere sapere che almeno qualcuno l’ha letta; ammetto comunque che quando prendo in mano un libro appetitoso non vedo l’ora di finire la prefazione e di iniziare a leggere la storia: se anche voi vi trovate in questa situazione, ebbene, sarò il più breve possibile.Questo è un romanzo fantasy, ma ho anche detto che si tratta di una storia vera: in effetti tutto è iniziato al liceo, quando un mio caro amico mi ha proposto di iniziare una campagna di Dungeons & Dragons, il famoso gioco di ruolo ad ambientazione fantasy. Nel giro di alcune sessioni il gruppo si allargò fino a contare cinque giocatori: Nicola, Carlo, Matteo, Simone e me; io ho preso il ruolo del Dungeon Master, e facendo uno strappo alle regole ho creato anche un mio personaggio giocante, un mezzelfo di nome Gybir Liadon. È stata una campagna molto lunga e intensa, che si è protratta dal luglio 2007 al maggio 2010.Poiché prima de Le Porte dell’Abisso avevo già scritto un piccolo romanzo che spero un giorno di poter pubblicare – la voglia di scrivere e la fantasia non mi mancavano; ho quindi iniziato a compilare questo diario della nostra campagna, che col tempo ha preso una strada indipendente e si è trasformata in un vero e proprio romanzo, fino al punto di trarre dal gioco ormai solo l’ispirazione.Necessariamente, l’ambientazione della vicenda deve rifarsi in parte a quella descritta nei manuali pubblicati dalla Wizard of the Coast (in Italia 25 Edition), e sono anche presenti molti riferimenti a personaggi e oggetti appartenenti all’universo di Dungeons & Dragons: non sarà certamente il massimo dell’inventiva, e mi dichiaro pronto a ricevere tutte le vostre critiche al riguardo, ma ultimamente il mercato dei libri fantasy è molto vasto, e ogni scrittore inventa un suo mondo con le sue regole sulla magia e sulle razze che popolano quel mondo, lasciando spesso il lettore spaesato o confuso. Io ritengo però che l’abilità dello scrittore non si misuri nella capacità di inventare un mondo diverso da quelli già esistenti (quello è compito dei filosofi, o dei sacerdoti), oppure di creare un nuovo complotto da sventare per salvare il mondo (poiché quasi tutti i fantasy sono incentrati su quest’argomento, II Signore degli Anelli compreso). Lo scrittore deve rendere la storia appassionante, ben narrata e soprattutto singolare; forse le vicende in quanto tali non sono nelle Porte dell’Abisso più originali qui di quanto non lo siano nelle Guerre del Mondo Emerso di Licia Troisi (che peraltro ho letto solo dopo aver scritto Le Porte dell’Abisso) o nel Signore degli Anelli; tuttavia sono convinto che la conformazione del gruppo di protagonisti, i rapporti che intercorrono tra di loro e nei confronti della loro coscienza siano innovativi e provocanti. In fondo, questo libro è stato scritto a dieci mani, perché la personalità di ognuno dei protagonisti è fortemente influenzata da una persona differente dalle altre, e questo dà origine a risultati imprevedibili.In tutta sincerità, il mondo creato da J.R.R. Tolkien per Il Signore degli Anelli e Il Silmarillion sarebbe stato anche più appetitoso delle Flanaess di Dungeons & Dragons, ma il rispetto che nutro nei confronti di Tolkien mi impedisce di agire sulla Terra di Mezzo, che avrei dovuto necessariamente modificare per adattarla alla trama di questo romanzo. Il mondo di Dungeons & Dragons è invece più malleabile, pensato apposta per ospitare avventure di ogni tipo, e ritengo doveroso un ringraziamento ai creatori di quest’ambientazione.Se mi avete perdonato l’ispirazione a Dungeons & Dragons per lo sfondo, allora mi concederete anche il tributo che comunque ho voluto fare a Tolkien utilizzando due delle lingue da lui inventate, il Sindarin e il Quenya, per formare alcuni nomi elfici. Se il Maestro del fantasy fosse ancora in vita, al suo posto mi sentirei onorato di sapere che una lingua tanto originale e ben costruita sia ripresa da dei miei seguaci nelle loro opere; dal mio punto di vista, l’utilizzo dell’elfico tolkieniano è un modo per rendere omaggio e ringraziare il creatore di Arda. Inoltre il discorso sull’originalità delle lingue è lo stesso già fatto sull’ambientazione: c’è chi usa il Greco, c’è chi imita lingue del Sudamerica, o che semplicemente pone lettere a caso senza curarsi della pronuncia. Il Sindarin e il Quenya invece sono conosciuti da molti appassionati, e non sarà per loro troppo difficile tradurre il significato dei nomi. La Lingua dei Morti, che è invece una mia invenzione, contiene dei significati segreti; sebbene risulti un po’ distorta, con un po’ di fantasia si può scoprire la chiave di lettura con cui tradurre le parole Moilian.Ugualmente, ho inserito due tributi anche a H.P. Lovecraft, dei quali uno è molto palese, mentre l’altro è per gli intenditori (ma vi avviso: anche se si trova vicino al tributo che ho definito “per intenditori”, il riferimento con Cthulhu non è del tutto intenzionale, e non conta tra i due che ho menzionato).Infine, voglio lanciarvi una sfida: ho inserito un messaggio nascosto nelle pagine del romanzo, che sotto un certo punto di vista rispecchia il significato di tutto il libro. Non ci sarà nessun premio per il vincitore, ma egli godrà sicuramente di tutta la mia stima, e sarei felice di essere contattato da chi riuscisse a indovinare il messaggio.Credo di aver scritto quanto era necessario per questo mio romanzo, e non vi tratterrò ulteriormente, sperando di aver stuzzicato almeno in parte il vostro interesse per questo libro.C’è solo un ultimo avvertimento, indirizzato ai lettori più giovani: questo romanzo contiene temi molto forti e oscuri, e ritengo che un lettore che abbia meno di quattordici anni dovrebbe astenersi dal leggere questo libro, o comunque interpretarne i contenuti con l’assistenza di una persona matura; qualora abbiate dei dubbi nel corso della lettura, potete contattarmi. Inoltre vi chiedo di non prendere come esempio la lingua usata da Sid: non tutto quello che c’è scritto sui libri è vero o giusto, e in questo caso ho fatto sì che Sid parlasse senza il congiuntivo e il condizionale per renderlo più buffo e ignorante, ma non dovete imitarlo. L’Italiano è una lingua bellissima, ricca di espressività che può essere resa proprio grazie all’uso del modo congiuntivo: non ascoltate i dialoghi della televisione e del cinema commerciale, non perdete l’uso di questa forma verbale, perché senza il congiuntivo è impossibile esprimere concetti astratti o carichi di emozioni; senza il congiuntivo diventereste delle macchine, dei computer dotati di una logica circolare e univoca, delle bestie ammaestrate prive di iniziativa personale. Non studiate il congiuntivo per compiacere il professore di Lettere: studiatelo per sentirvi delle persone vive. Il futuro dipende da voi.
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