Racconto pubblicato il 19/09/05 Autore: GEMINI
Bruciata.E' davvero buffo come ti accorgi del valore delle cose solo quando le perdi.Ad essere sincero non ricordo nemmeno come fosse all'interno, benchè ci vivessi praticamente sin dal mio arrivo a Thornaim diversi mesi or sono, ma era la mia casa ad essere ridotta ad un cumulo di macerie bruciacchiate e questo mi dava maledettamente sui nervi.Tornai verso la grande piazza, cercando di evitare gli sguardi carichi di falso cordoglio che ogni passante mi rivolgeva; non avevo voglia di vedere gente, ma dovevo necessariamente parlare con Arthy.Le grandi bacheche antistanti la piazza attiravano sempre una gran folla di curiosi, ma ora che il messaggio di Kanak faceva smargiassamente bella mostra di sè, sembrava che gli abituali frequentatori della piazza si fossero triplicati: erano tutti lì, a leggere di come Kanak e le sue faìne mi avessero bruciato la casa, e tutto in nome del loro dio Nadjilak che glielo avrebbe espressamente ordinato.Superai il nutrito gruppo di opinionisti, intento a dibattere sul perchè e il percome certe cose accadessero e tirai dritto verso la casa di Arthy, col passo più veloce e nel contempo anonimo che potevo.Bussai."Entra Timothy; è aperto" replicò Arthy dall'interno.Entrai e prima che potessi sbottare la mia rabbia e frustrazione Arthy mi aveva già fatto accomodare davanti ad un boccale di birra e siedeva ora davanti a me, attendendo."Ti rendi conto? Dicono che gli è stato ordinato da un dio! Che ha a che fare Nadjilak con me?"Arthy sorrise. "Sai bene quale è il vero motivo, no?"Certo che lo sapevo. Il mese scorso Kanak e io avevamo avuto un diverbio molto acceso, da cui era scaturita una rissa furibonda. Fu proprio in quell'occasione che lo uccisi; gli tagliai la gola, da qui a qui. Ricordo anche le sue pubbliche esequie, quando Mbark, suo fratello nonchè capo delle faìne, giurò vendetta sul cadavere di Kanak."Però poi è tornato in vita. E tu dici che tutti tornano in vita. Ma allora, allora che senso ha questa vendetta, Arthy?"Arthy mi guardò perplesso. "Certo che tutti tornano in vita, ma questo non modifica lo stato delle cose: se fai uno sgarro ad una faìna quella poi te la fa pagare""Spiegami come funziona""Cosa? Il fatto che tutti si resuscita?""Si""Beh, è semplice. Quando muori ti risvegli in una nuova stanza, con un sacerdote davanti che recita strane parole e "pof" sei di nuovo vivo""E nel frattempo? Cioè quanto tempo passa mentre, si insomma, sei morto?""Di norma meno di cinque giorni; anche tre se sei uno che conta e vien detta una buona parola per te. In quel periodo non ho memoria di cosa avvenga. Ti ho mai detto che sono già trapassato quattro volte?"Lo guardai esterrefatto; lo aveva detto col solito tono di quando Arthy diceva delle cose ovvie e sotto gli occhi di tutti, e questo era nettamente a favore dell'autenticità di quell'affermazione.Ripensai ad una frase letta tempo fa su una bacheca cittadina: "Si consiglia vivamente di evitare di morire nel weekend, causa assenza di sacerdoti per la resurrezione"; lì per lì l'avevo ritenuta semplicemente bizzarra, ma ora sembrava acquistare un suo significato."Vieni, usciamo" disse bonariamente Arthy, alzandosi. "Fare due passi insieme ti farà bene".Lo seguii, in silenzio, fino alla porta. Non avevo voglia di uscire; avevo bisogno di chiarirmi le idee e Arthy era il più disponibile tra gli anziani della città, l'unico che mi avesse sempre aiutato.Arthy mi guardò: "Allora?" poi rise ed uscì fuori. Feci spallucce e lo seguii: Arthy non era uno con cui si potesse discutere quando prendeva una decisione.Mentre Arthy dirigeva il passo lentamente verso la locanda del Giglio Spezzato, il mio cervello si dimenava in stravaganti congetture."E non si muore nemmeno di vecchiaia?" chiesi."Certo che no, sciocco" rispose ridacchiando "Qui nessuno invecchia".Mi guardai intorno; effettivamente negli otto mesi di permanenza a Thornaim era sempre rimasto tutto identico al primo giorno, cittadini inclusi."Ma dunque" cercai di formulare il pensiero in modo da non offrirgli scappatoie"non è assolutamente possibile morire qui a Thornaim?""Assolutamente no. O meglio" si fermò e continuò sottovoce "Non si può morire qui a Thornaim, ma se ci si inimica il Duca si rischia l'esilio, e se esci da Thornaim, l'immortalità non vale più" Si guardò intorno, come per assicurarsi di non essere spiato, poi concluse con tono nuovamente chiaro e sonoro"Capito?"Annuìi; era un concetto che avrei analizzato meglio più tardi a causa delle implicazioni che comportava, ma era stato sicuramente chiaro.Arrivammo davanti alle rovine della mia casa; qui dinanzi, fermo in piedi, stazionava Oligar il fabbro.Oligar ci saluto prontamente e prima che potessi chiedergli alcunchè si offrì dietro compenso di ricostruirmi la casa.Normalmente mi avrebbe lasciato perplesso un fabbro che fa il lavoro di un muratore, ma quel che mi saltò all'occhio mi distolse da qualsiasi altra domanda: Oligar aveva entrambe le mani! E non è cosa da poco se si pensa che si era amputato accidentalmente la sinistra durante la forgiatura dell'armatura del Duca neanche quattro giorni prima!"Oligar, ma... la vostra mano...": non trovavo le parole "Come hanno fatto a... si insomma... a riattaccarvela?"."Oh, no. Niente chirurgia" rise. "Ho preferito seguire la via veloce" disse strizzandomi l'occhio. "Beh, a presto allora. Vedrete che sarete soddisfatto del mio lavoro".Lo guardai basito andare via. Si era autoaffidato la ricostruzione della mia casa e io non ero riuscito a replicare."Cos'è, non hai abbastanza soldi per pagarlo?" chiese Arthy."No, no. Col sistema che mi hai insegnato vado ogni giorno a prendere la diaria appena arrivo in città, prima di fare qualsiasi altra cosa... No, era il sistema veloce di cui parlava Oligar; insomma, che medicina miracolosa può mai far ricrescere una mano in pochi giorni?""Nessuna medicina. Credevo di avertelo spiegato: muori e torni in vita rimesso a nuovo. E visto che l'incidente gli è occorso mentre serviva il Duca i tre giorni erano d'obbligo"."Se perdi una mano ti ricresce?"."La mano, il braccio, la testa; non fa differenza"."Quindi se mi rompo una gamba e mi prescrivono quaranta giorni di riposo..."."Ti fai ammazzare, come tutti gli altri, e in meno di cinque giorni sei fuori".Ci sono cose difficili da accettare, e questa era una di quelle."Ma è sicuro? Metti che mi faccio ammazzare e poi non torno in vita"."Si torna sempre in vita" ribattè Arthy col tono di chi ha chiuso definitivamente il discorso, e vorrei sbagliarmi, ma credo di avergli visto apparire una lagrima nei piccoli occhi scuri, resi indefiniti dal principio di cataratta.Lo seguii in silenzio, finchè non fummo arrivati davanti alla locanda; Arthy entrò, senza neppure voltarsi a cercarmi con lo sguardo. Entrai a mia volta.Il Giglio Spezzato è sempre un luogo frequentatissimo ad ogni ora del giorno e forse per la sempiterna ressa, forse per la costante penombra, non saprei davvero dire quanto sia grande al suo interno, benchè da fuori sembri un piccolo edificio rustico.Procedemmo tra la folla fino ad un tavolo più in ombra degli altri, a ridosso della parete; Arthy mi fece cenno con la mano e sedette.Lo fissai, ma il suo sguardo restava imperscrutabile; sedetti a mia volta attendendo che si decidesse a rompere quell'innaturale silenzio, riempito solo dal brusio di fondo dei presenti.Mi guardai intorno. C'era davvero tanta gente.Taddeus, l'oste, si vanta di aver servito una volta cinquecento avventori nella stessa serata, cosa peraltro possibile dato che raramente ho contato meno di cento presenti in sala, benchè i più stiano solitamente appoggiati alle pareti con sguardo catatonico a fare tappezzeria."Allora?!" sbottai."Allora cosa?" mi chiese distrattamente, mentre cercava di attirare l'attenzione di qualcuno che venisse a servire al tavolo."Cosa facciamo qui?" replicai impaziente. "Non ho tempo da perdere: mi serve un posto dove andare a dormire!""Non vuoi vendicarti?" chiese senza neanche voltarsi, mentre uno dei garzoni addetti al servizio aveva finalmente notato i suoi cenni e si avvicinava ora sorridente, facendosi largo nella calca.Restai un attimo fermo su quella domanda, poi feci mente locale all'ora e al luogo: Kanak veniva sempre alla locanda verso quell'ora, tutti i giorni meno il sabato, giorno in cui difficilmente lo si vedeva in giro, soprattutto all'imbrunire."Beh, ecco..." restai a fissarlo, inebetito. Sinceramente non avevo ancora avuto tempo di pensare a nulla del genere, ma mi feci facilmente convinto che era questo che ci si aspettava da me.Attendemmo in silenzio l'arrivo di Kanak, sorseggiando la bevanda che il vecchio aveva ordinato per entrambi e della quale non rammento nè il nome nè il sapore.La gente sembrava allegra, discuteva amabilmente, mentre io sentivo la tensione salire: da lì a poco avrei affrontato nuovamente Kanak, stavolta accompagnato dai suoi sgherri.Il tempo passava e con la tensione cresceva anche il mio mal di testa, accompagnato da un malessere generale; non era neanche Kanak il problema: mi sentivo alle soglie di un esame del quale mi avevano suggerito la risposta subito prima di cominciare, e senza possibilità di verificarla se non affrontando il verdetto personalmente.Poi la porta si spalancò e Kanak, accompagnato da tre dei suoi, fece la sua comparsa; indugiò con lo sguardo per un attimo su di me, come se non ci fossero altri presenti tra di noi, poi accennò un ghigno e si diresse al bancone.Era il mio turno; sentii gli occhi di tutti gli astanti su di me.Mi alzai.Era proprio come diceva Arthy; stavo disteso sulla nuda pietra di un altare mentre un tizio incappucciato recitava una litania incomprensibile.Poi l'uomo smise di cantare, fece una sorta di inchino e uscì.Mi alzai a sedere, ancora intontito, mentre quella strana nenia mi continuava a ronzare nella testa.Feci mente locale: Kanak mi aveva ucciso, passandomi da parte a parte, mentre i suoi mi tenevano fermo. Cercai sull'addome i segni della ferita, ma non avevo dolore e l'abito era pulito e intonso.Scesi dall'altare e mi diressi fuori da quella che ora riconoscevo come la cattedrale di Thornaim. La grande Piazza era come sempre gremita di gente.Mi diressi alle grandi bacheche cittadine, animato da fanciullesca curiosità; era tutto confermato: veniva riferito come Kanak era riuscito a farla in barba alle guardie dopo avermi proditoriamente ucciso e come il Duca avesse messo una taglia sulla sua testa.Sorrisi. Erano passati tre giorni; ciò significava che dovevo passare anche a ringraziare Arthy per averci messo una buona parola."Bentornato Sir" esclamò qualcuno alle mie spalle.Mi voltai sorpreso. "Si?" Era Oligar."La vostra casa: è meglio di prima ora." Il compiacimento nel dire ciò strabordava dal suo sorriso lievemente ebete. "Sono tremila corone!"Lo guardai basito, poi tirai dritto verso la mia casa, con passo tanto veloce che il poveretto faticava a starmi dietro.Che spettacolo. La casa era davvero perfettamente ricostruita e molto più bella di prima, almeno a giudicare dal suo aspetto esterno."Allora?" Ansimò recuperando il fiato "Non è bellissima?"."Si" risposi imponendomi un tono sufficiente "un lavoro discreto". Misi mano alla borsa e gli diedi la cifra richiesta. "Eccovi il vostro"."Grazie, Sir" rispose prendendo avidamente il denaro e inchinandosi goffamente"Contate sempre su di me per questi lavori".Non lo udii neanche allontanarsi, tanto ero preso da quella magnificenza, costruita in soli tre giorni da un cumulo di macerie.Rinvigorito anche da questo evento mi diressi deciso da Arthy e aperta la porta mi fiondai dentro la sua casa dicendo "Arthy, vieni fuori: devo dirti..."Arthy era cupo, seduto al tavolino, a grattarsi la barba. Mi zittì con un cenno della mano e mi indicò la sedia.Non lo avevo mai visto così serio; sedetti."Tutto bene?" abbozzai; "Volevo ringraziarti per aver intercesso per la mia resurrezione...".In realtà il motivo della visita era un altro, ma qualcosa mi disse che era meglio attendere."Non devi ringraziare me" replicò freddamente "E' stato il Duca"."il Duca?". La cosa mi lasciava di sasso. Non lo conoscevo mica io il Duca."Ti ha messo sott'occhio" continuò "Un'altra bravata come quella dell'altra sera e sei fuori".Mi sforzai di ricordare, ma senza successo. Nulla del mio operato poteva aver offeso il Duca."Ma Arthy" mi alzai indignato "Guarda che io sono la vittima e Kanak l'assassino, non viceversa!""Siedi" replicò gelido. Obbedii, anche se controvoglia."Insomma" cercai di assumere il tono più conciliante che potevo "Che male ho fatto mai?"Mi aggredì dicendo "Hai mostrato palesemente sprezzo della morte! Ma come ti è saltato in mente?"Riflettei. Effetivamente ero stato un po' spavaldo. "Beh, ma mi sembra normale dato che non si può morire...""Tu non lo sai! Non devi saperlo! E se lo sai devi fingere di non sapere, esattamente come tutti gli altri."Arthy era furibondo e caschi il cielo se riuscivo a capirne la ragione. Non mi aveva forse detto lui che non si poteva morire e che era cosa nota a tutti? E allora perchè tanto scalpore?"Tranquillo Arthy: ho escogitato il modo per entrare nelle grazie del Duca. Ero giusto venuto a parlartene. Andrò da Kanak e i suoi e li sfiderò pubblicamente!"Arthy scosse la testa "Vuoi farti esiliare dunque"."No, no, che hai capito. Voglio solo ridicolizzarli davanti a tutti e dimostrare che le Faìne e il loro culto malvagio non fanno paura dato che nulla che essi possano fare può avere effetti superiori a tre giorni""E ti farai esiliare" replicò."Il Duca ha messo pure una taglia su Kanak: non ha senso che mi esili" sentenziai."Ti esilierà Mbark".Mi zittii. Mbark, il capo delle faìne poteva esiliare?"Ora è un Demone Maggiore" continuò. "Ha cambiato razza e gli è stato riconosciuto dal Duca potere d'esilio."Ecco, ora non capivo davvero più nulla. Cambiato razza? E come? E poi, non erano nemici lui e il Duca?Trascorsi da allora molti giorni a cercare di capire il mondo di Thornaim: avrei dovuto fuggire allora, ma pavidamente non lo feci e col tempo mi addomesticai.Morìi solo un'altra volta, per futili motivi; è un'esperienza che alla lunga non offre più spasso.Ormai sono un veterano, affronto la mia giornata di routine e grazie ad Arthy sono entrato nelle grazie del Duca.Domani sarò Guardiano Massimo e potrò esiliare anch'io....E ch'io possa essere dannato se non esilierò tutti coloro che mostrino un sia pur minimo interesse alla natura delle cose, chè non debbano fare la mia stessa fine.In fedeTimothy Dalton
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