Racconto pubblicato il 12/12/07 Autore: RUGGERO “OUROBOROS” RUIU
All’epoca in cui avvennero siffatte cose, il regno di Atlantide e della progenie di Poseidone non era ancora stato sommerso dall’acqua, il diluvio non era ancora calato sul mondo e gli umani non dovevano la loro discendenza a Pyrra e Deucalione ed alle pietre. A quel tempo viveva in Tessaglia un gigantesco serpente con tre teste.. Pare fosse nato dal sangue della Moira, puntasi per errore con le sue stesse cesoie…dalla Dea, che è una ma anche tre, aveva ereditato il temibile potere di dare la morte e la cognizione sovrannaturale degli avvenimenti: infatti la prima testa vedeva costantemente nel passato, la seconda vedeva nel presente, e la terza prevedeva il futuro…il veleno delle sue fauci era così temibile, che se avesse morso un dio lo avrebbe ucciso, facendone marcire l’icore all’interno del corpo. Il serpente faceva strage di uomini e di bestiame, e si abbeverava una sola volta al giorno alle sorgenti di un rivo.La cosa creava non poco scompiglio tra uomini e dèi…tra i primi perché non si sentivano più al sicuro e pregavano invano gli dèi di intervenire, e tra i secondi perché essi stavano perdendo la fiducia degli uomini e perché i capi migliori di bestiame che avrebbero dovuto essere dedicati agli olimpi ed a Zeus in particolare venivano invece prontamente divorati dal mostro…ma nessun nume aveva l’ardire di far qualcosa, temendo per la sua stessa eternità…né Cloto, Lachesi ed Atropo (che sono il destino di ogni vivente) avrebbero mai fatto qualcosa contro la loro stessa progenie, perché se avessero ucciso il serpente loro consanguineo avrebbero offeso le Erinni eumenidi che mai perdonano chi versa il sangue della propria stessa famiglia.Nello stesso periodo viveva in Macedonia un uomo forte, avaro, arrogante e litigioso di nome Protesilao (colui che primeggia), che si racconta fosse nipote del fiume Strimone. Egli otteneva facilmente tutto quanto volesse con la semplice imposizione della forza bruta, e sovente amava recarsi al mercato per fare acquisti…giunto il momento di pagare egli si limitava a mostrare il pugno o la spada e i mercanti dovevano rinunziare al loro compenso. Se intervenivano degli uomini armati, Protesilao si faceva avanti minaccioso e con voce cupa diceva “Venite avanti, forse riuscirete a catturarmi e condurmi alla resa, ma prima che voi riusciate nell’intento almeno un cranio sarà fracassato, e le vostre famiglie vi piangeranno entro il tramonto…”.Il timore che l’uomo incuteva era tanto grande che nessuno riusciva a scagliarsi contro di lui per primo, e i mercanti o chi per loro non riuscivano ad aver giustizia su quell’uomo che non conosceva Themi, né aveva rispetto per altri numi.Tra il Mostro e Protesilao si ergeva il monte Olimpo, che sorge tra le due terre, e nulla avrebbe lasciato presagire che i due si sarebbero mai incontrati.Avvenne ora che un dì Protesilao ebbe a desiderio una collana di perle e coralli di cui avrebbe voluto far dono ad una delle sue concubine particolarmente bella e capricciosa, una collana tanto lunga che avrebbe potuto fare dieci volte il giro del collo della giovane.Quando chiese al mercante quale fosse il prezzo, quello mestamente rispose, con voce tremante:“La collana non vi costerà nulla in denaro, mio signore, né mai oserei chiedere una dramma ad un uomo forte e minaccioso come voi, che sembrate il Milqart dei pirati fenici...vi chiedo però una piccola cosa, di cui certo potrete fare a meno…ciò che vi chiedo è il timbro della vostra voce: mi sarebbe utile per richiamare l’attenzione della gente sulla mia merce nel mercato, dove vende più chi grida meglio! Io purtroppo sono vecchio e la voce non mi sostiene…voi potrete ancora parlare, urlare e minacciare, tuttavia la vostra voce apparterrà a me. Accettate?”Più divertito che indispettito Protesilao sorrise…la cosa aveva il sapore della burla, e per una volta sembrava non ci fosse bisogno di menar le mani, per intendersi!Per questo accettò tutto felice e si prese la sua collana, indirizzandosi a fare altri acquisti.Giunto da un altro mercante acquistò del tonno, ma quando minacciò l’uomo mostrando il pugno e la spada questi chiamò le sue guardie, che sopraggiunsero minacciose…Protesilao, per nulla spaventato, iniziò ad intimorirle come suo solito, ma quale fu la sua sorpresa nello scoprire che la sua voce, sebbene chiaramente udibile, risuonava falsa e priva di vitalità o di anima!!Le guardie gli si scagliarono contro, una di loro perì sotto i colpi dell’uomo, che sarebbe sicuramente stato fatto a pezzi, non si fosse dato vilmente ad una frettolosa fuga tra la folla del mercato. Disperato cercò ovunque, ma invano, il mercante cui aveva dato il suono della sua voce, per farsela rendere…ma chiunque incontrasse e con chiunque parlasse, nessuno mai lo prendeva sul serio, nessuno era più spaventato da lui e persino i fanciulli non gli prestavano ascolto.Si mise così in viaggio verso un potente oracolo, cui dovette portare sacrificio di bestiame, pagato col sudore della fronte, e l’oracolo così parlò:“La gente temeva l’aspetto e la voce, Protesilao, ma non i fatti…se compirai un’impresa eroica il cui esito non dipenda da un vuoto minacciare, la gente avrà di nuovo timore di te e non solo: sarai ricordato in eterno, raggiungendo l’immortalità prima e meglio di altri!!Vive oltre il monte Olimpo, in terra di Tessaglia, Ofione Tricefalo, un mostro con aspetto di serpente che è figlio della Moira, e che fa disperare divi e mortali. Il vostro destino è di ucciderlo, e di ricoprirvi di gloria. Se accetterete questo Fato, gli dèi vi verranno in aiuto…ma se non lo farete, vivrete nella mestizia e nella vergogna dei vostri atti fino alla morte inevitabile”A Protesilao non rimaneva che accettare, così su suggerimento dell’oracolo si mise in viaggio verso la Tessaglia aggirando le pendici dell’Olimpo verso il mostro e, lungo la strada, verso la casa di un theurga che si diceva abitasse in quei paraggi e che lo avrebbe potuto aiutare.Saputi gli intenti dell’uomo, infatti, lo stregone entusiasta gli diede alcuni consigli.“Ecco Protesilao: io verserò del vino alla sorgente del fiume dove si abbevera il mostro per farlo ubriacare, e poco conterà s’egli dovesse avvedersene, perché ama il dono della vite e non lo rifiuterebbe!! Ti do uno specchio d’argento con cui avanzare verso il mostro, ma dovrai farlo camminando a ritroso: in questo modo le teste saranno confuse, in parte per il vino, in parte per il fatto che non capiranno quando avranno a che fare con te o con il tuo riflesso se ti terrai lo specchio sempre alle spalle…inoltre il tuo avanzare a ritroso farà credere alle teste, già confuse dal vino, qualcosa che è solo frutto d’inganno: La prima testa, che vede essa stessa all’indietro penserà di vederti allontanare e non capirà quando tu sia mai arrivato, la seconda penserà di veder doppio e spererà nella precognizione dell’ultima, che invece, vedendoti camminare all’indietro, penserà tu sia affare che riguarda il passato e la prima testa.Giunto abbastanza vicino al cuore della bestia, sarà a quello che dovrai mirare, e non alle teste, come hanno fatto tutti quelli che ti hanno preceduto, perendo miseramente nel tentativo.“Ma chi mi assicura che una volta così vicino la bestia non riesca comunque a mordermi ed uccidermi col suo veleno?” Domandò l’eroe, o per lo meno colui che si apprestava a diventarlo.“Perché ho preparato una statuetta di sego, vi ho iscritto il tuo nome per tre volte e se mi darai qualche goccia del tuo sangue con esso la aspergerò!! Misticamente, se tu dovessi subire fino a tre morsi della creatura, il veleno andrà invece a finire alla statuina, che “perirà” al posto tuo” rispose il theurga.Ragguagliato sull’impresa e preparatosi alla battaglia, Protesilao fece dunque come d’accordo, e agile nelle movenze e silenzioso come un gatto, si avvicinò camminando all’indietro al mostro, che ebbe a sbattere più volte le palpebre di questa e di quella testa ebbra di vino per comprendere cosa stesse avvenendo, ma ormai era troppo tardi e l’uomo si preparò a sferrare il colpo contro il cuore della creatura, che prima di venir ferita a morte, ebbe il tempo di mordere l’eroe ad una coscia.Protesilao si accasciò allora a terra, morente tra atroci tormenti, e in capo a pochi momenti spirò.Allora il theurga, che era poi anche il mercante ed anche l’oracolo, riprese la sua vera forma radiosa di Hermes padre dei mercanti, dei ladri, degli imbroglioni e messaggero ed esecutore dell’Olimpo e se ne tornò al palazzo degli immortali, tronfio d’orgoglio per la propria impresa. Raggirando Protesilao, di fatto, aveva risolto il problema del serpente, senza che alcun nume ci rimettesse la vita o la faccia, e in un colpo solo aveva liberato il mondo da un uomo arrogante ed indolente ai voleri degli dèi.Protesilao, com’era stato profetizzato, venne però ricordato a lungo come colui che uccise il serpente Ofione tricefalo, e gli aedi di Tessaglia cantano ancora le sue gesta tutt’oggi.
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