Racconto pubblicato il 19/09/07 Autore: DYNASTY
-Questo è sbagliato, da qualsiasi punto lo si guardi, Alref.- sussurrò la ragazza all’amico, torcendosi una ciocca di capelli corvini. Da dieci minuti buoni stavano accovacciati nella stalla, che puzzava terribilmente di chiuso, di escrementi e di sporcizia.-Nessuno ti obbliga a rimanere, codarda.- sbottò inviperito di rimando Alref, voltandosi a lanciare un’occhiataccia alla ragazza, e nel farlo i suoi capelli azzurri svolazzarano, le piccole ciocche andarono a coprirgli la fronte. Si voltò nuovamente e tornò a guardare l’oggetto delle loro attenzioni: un magnifico esemplare di unicorno maschio, di razza purissima, bianco da abbagliare, non come quelli scadenti incrociati con cavalli e muli, che erano grigi e con l’aria tocca. Ovvero quelli che compravano i mercanti che volevano dimostrarsi ricchi abbastanza da possedere un unicorno, e apparivano stupidi abbastanza da farsi abbindolare in quel modo. Si vociferava che una volta uno avesse pagato 50.000 Zaccheon per quello che si era dimostrato un mulo con un legno dipinto d’argento incollato sulla fronte.-Si accorgeranno che siamo scappati da scuola. E se ci beccano qui sono guai. Comunque sia, l’abbiamo visto, non è abbastanza? Facciamo ancora in tempo ad andarcene e con un po’ di fortuna la passiamo liscia.-Alref non ribattè per alcuni istanti. Infine affermò, più deciso che mai: -No cara, ora siam qui e andiamo fino in fondo.-Uscendo dal suo nascondiglio, il ragazzo si diresse verso l’animale, che quando lo vide smise di mangiare e lo guardò, allerta. Alref rallentò il passo per non spaventare l’unicorno; sapeva quanto è facile rimanere feriti dal suo corno se non si è graditi. Nessuno con un minimo di cervello non lo sapeva, su tutto il pianeta di Ánghere. Avvicinandosi lentamente, raggiunse infine l’animale, e a distanza di un passo si fermò. Con calma alzò la mano e lo carezzò sul muso. In un primo momento questo si ritrasse, poi avvertendo che il ragazzino dai capelli azzurri non aveva cattive intenzioni, restò immobile, e si lasciò carezzare. Dopo aver preso un po’ di confidenza, Alref chiamò la sua amica, che lo imitò e si appropinquò lentamente. Infine Alref cercò con lo sguardo una sella, ed andò a staccarne una grossa dalla parete. Si ricordò ciò che era scritto sui loro libri di scuola, quello intitolato “Conoscenza delle creature comuni e magiche del Regno e oltre.” Ovviamente appena ricevuto, tutti si erano fiondati verso le ultime pagine dove si parlava delle bestie più rare che nessuno aveva mai visto dal vivo: draghi del ghiaccio, grifoni, salamandre delle montagne e delle spiagge, Cigni Ciuffutus, Fenici e ovviamente gli unicorni. Così, quando Alref aveva scoperto che la Principessa in persona veniva nella loro città, il suo primo pensiero non andava alla principessa stessa, ma al suo fantastico destriero. Alla notizia che questo sarebbe stato alloggiato nelle stalle proprio dietro la scuola, non aveva potuto resistere alla tentazione. Doveva vederlo, doveva. E, perché no, farci un giretto. Ecco perché in quel momento stava cercando di allacciare la fibbia sotto la pancia dell’animale, attento a non strappare le piume dalle sue grosse ali, che aveva sempre ritenuto bellissime, ma che in quel momento avrebbe definito solamente ingombranti. Echilom guardava la porta, nervosa, facendo il palo. Sperava che Alref cambiasse idea, che rimettessero a posto tutto e tornassero in classe scoprendo che nessuno si era accorto della loro fuga. Alref sapeva il rischio che stavano correndo: solamente, considerando cosa stava per fare, pensava valesse la pena di correre rischi anche maggiori. Quando finalmente ogni cosa era al suo posto, Alref slegò l’unicorno, e così facendo vide una targhetta d’oro, temporaneamente appesa ad un chiodo, proprio dove era legata la corda. Non pensò neppure per un attimo al valore che questa aveva, perché era concentrato sulla scritta: Axavalum. Unicorno di Sua Maestà. Ora sapeva come si chiamava. Sciolte le corde, le gettò a terra, e salì in groppa all’animale dal candore lucente. Ammonì Echilom di controllare che nessuno li avrebbe visti uscire. “Li”? Preoccupata, la ragazza corse alla porta, e guardando fuori non vide anima viva. Tornò in fretta dal ragazzo, prima che la situazione esterna cambiasse, e si affrettò a montare in sella dietro ad Alref, un po’ impacciata. Imbarazzata, gli cinse le braccia attorno al busto, il ragazzo scosse leggermente le briglie, e l’unicorno prese a fare un paio di passi. Trotterellando più veloce, uscì dalla stalla, e lì dispiegò le ali. Come se un’invisibile magia lo stesse sollevando, il magnifico destriero prese a salire verso le nuvole, fiero e deciso, battendo le grandi ali piumate di quando in quando.-Alref… sai come si guida questo coso?- domandò Echilom, sicura della risposta. -Certo che no! Finchè è a terra è come un cavallo, ma per aria… Sa lui cosa fare! Vero Axavalum? Sì bello, bravo, così! Yuhu!!- Echilom guardò giù, e dimenticò paure e timori: stavano volando, in mezzo alle nuvole, lontani da tutto, a cavallo di una creatura magica… Alref aveva ragione: valeva la pena correre qualunque rischio per una cosa del genere.-Dici che facciamo in tempo a oltrepassare le montagne e tornare prima che se ne accorgano?- chiese Alref, sorridendo raggiante ad Echilom. Lei sorrise, non del tutto sicura che stesse scherznado. Ma non importava, sarebbe andata ovunque con lui. Pensando a cosa sarebbe successo se lui avesse potuto udire quel suo pensiero, arrossì violentemente, pregando che non si girasse in quel momento. Con sua grande meraviglia, quando uscirono da una fitta nuvola che stavano attraversando, avvistò le montagne molto più vicine di prima. Forse sarebbero davvero arrivati laggiù… Il loro sogno fin da quando erano bambini. Lasciare il Regno, chiuso e antico, e avventurarsi nelle misteriose lande, che si narrava fossero tanto pericolose quanto affascinanti. Rabbrividendo, la ragazza si accorse che la nuvola, bagnata, l’aveva lasciata tutta inumidita. Una ventina di minuti dopo, quando i giovani stavano congelando nei loro vestiti umidi via via più gelidi a causa dell’aria che attraversavano a grande velocità, raggiunsero la più alta delle motagne. Guardando sotto di loro videro il sole basso nel cielo rendere la neve sulle cime di un arancio dorato che brillava su ogni fiocco di acqua congelata. Era come perdersi in una stilla piena di magia eterna… Tornando alla realtà, la fanciulla percepì che Alref le stava dicendo qualcosa. Sorrideva. Lei sorrise a sua volta, non realizzando nemmeno che non aveva capito una sola parola. Superata la prima vetta, intravidero una radura verdeggiante, così Alref, abbastanza incerto, cercò di dirigere l’animale verso il basso. Fortunatamente, questo era molto intelligente, così anche se il comando era incerto capì le intenzioni del suo condottiero e prese a perdere quota. Atterrò con delicatezza in mezzo all’erba più soffice, folta e verde che i due ragazzi avessero mai visto. Alref scese con agilità, poi tese una mano all’amica, aiutandola a smontare. Si guardarono attorno per alcuni istanti, poi il giovane notò che Echilom stava tremando.-Tu hai freddo.--Anche tu. Siam passati attraverso la stessa nuvola.- ribattè la ragazza acida, pensando che la stesse prendendo in giro. Invece lui si avvicinò e la tirò a sé, stringendola forte e strofinandole le braccia sulla schiena, per scaldarla. Lei avvertì immediatamente calore, solamente per la vicinanza che c’era tra loro. Si discostarono un poco e lui la guardò negli occhi, sorridendo dolcemente. Attorniati da quelle montagne che parevano incantate, l’intera scena pareva persa in un sogno lontano, destinato ad essere dimenticato e custodito solamente negli antri bui della memoria di una fanciulla che conserverà questo incantesimo nella mente senza mai saperlo, come un segreto custodito da un lucchetto che nessuna chiave umana potrà mai aprire. Ma ogni sogno presto o tardi giunge a fine, ed anche questo magico momento venne interrotto. Per la precisione, venne interrotto da un urlo. Allarmati, i ragazzi si guardarono attorno. Per un attimo tutto tacque, le foglie si muovevano appena nella brezza creando un leggero fruscio, dando vita all’unico suono in tutta la radura. Poi, un gruppo di cespugli lontani si mosse, e da lì ne uscì una creatura, qualcosa che non avevano mai visto neppure sui libri, e che nessuno aveva mai giurato di vedere: una ninfa. Non poteva essere altrimenti: le lunghe orecchie appuntite incorniciavano il viso fine dagli splendenti occhi verdi lucenti, e una lunga chioma di capelli color mogano svolazzava morbida lungo la sua schiena. Il suo abito pareva creato dalle foglie stesse, non era riconducibile a nessun tipo di tessuto mai intrecciato dagli uomini, e pareva emettere luce, un leggero bagliore luminescente. Intontiti da quella visione, i due quasi non notarono la sua espressione terrorizzata, e il fatto che i cespugli stessero muovendosi una seconda volta. Però quando la cosa che li stava oltrepassando si materializzò, tornarono alla realtà in meno di una frazione di attimo. Una specie di drago alto almeno cinque metri sovrastava tutta la valle. Sembrava composto solamente dallo scheletro, ricoperto da pelle dura e lucida, nera come l’ebano, senza carne. Dalla testa scheletrica spuntavano due piccole orecchie, e nell’ombra delle cavità oculari gli occhi rossi come bracieri sul punto di morire soffocati nella cenere brillavano minacciosi, non rivelando dove la creatura stesse guardando. Ben presto la ninfa aveva raggiunto Echilom ed Alref, e si fermò, dietro di loro.-Sei un cavaliere?- domandò ad Alref.-No… sono solamente uno studente!- ribattè questi, abbastanza terrorizzato.-Vuol dire che non hai una spada?- chiese sconcertata la ninfa, come se fosse una cosa assurda non averla.-No… e comunque non saprei come maneggiarla!- Chiudendo gli occhi, la fanciulla alzò le braccia al cielo, finchè attorno alle mani si raccolse una luce verde. Le abbassò e puntando le dita verso la terra fece spuntare un ramo, che si drizzò via via, e diventò sempre più rigido, fino a ottenere un colore argenteo. Infine Alref capì: stava forgiando una spada, facendola spuntare dalla terra stessa. Il drago avanza lento, ma mentre la ninfa faceva il suo procedimento era diventato preoccupantemente vicino. La ninfa prese la spada dal terreno, che tutt’ora somigliava a un ramo, tortuosa e rugosa, e la porse ad Alref, ignorando palesemente la seconda parte della sua precedente affermazione. Questo la prese e la guardò indeciso, finchè sentì Echilom urlare e alzò gli occhi. Il drago, o qualunque cosa fosse, stava proprio davanti a lui. Istintivamente, abbassò la spada sulla sua zampa, intaccandone solamente l’osso. Tagliò comunque la pelle, tesa sull’ossatura. Il drago emise un suono orribile, acuto e stridulo, che costrinse i tre a portarsi le mani sulle orecchie, facendo loro perdere l’equilibrio. Si trovarono stesi sull’erba frastornati. Il drago era scomparso. Alzando gli occhi, videro che si era messo a volare, e torreggiava sopra di loro. Si ripararono vicino all’esile albero accanto al quale stava immobile Axavalum, terrorizzato.-Ora ci sputerà addosso del fuoco?- domandò il ragazzo, togliendosi le ciocche di capelli azzurri dalla fronte.-Non sputa fuoco. Non è un drago. È un Thaltanos.- spiegò la ninfa, composta anche nel suo terrore.-Ah, bene a sapersi… e cosa fa?--Emette una polvere nera.--Tutto qua? Rischiamo solo di sporcarci?--La polvere è velenosa, mortale. Dopo pochi attimi che si è posata sulla pelle questa brucia come fosse toccata dal fuoco, si accartoccia finchè la creatura rimane un mucchietto di cenere e ossa nere.- ribattè secca la creatura magica, con un’occhiataccia al sarcasmo fuori luogo di Alref.-Ah, ecco… mi pareva troppo facile.- In quel momento una nuvola di fumo piovve su di loro, che non sapendo come ripararsi scapparono nella direzione opposta. Alref sentì un bruciore terribile al gomito, guardando vide che alcuni granelli neri stavano corrodendo la sua pelle come acido. Fortunatamente erano pochi, ma lasciarono comunque la carne viva in vista. Bruciava come toccato dal fuoco, il che rese Alref meno desidoroso ancora di farsi colpire nuovamente, e più attento al Thaltanos. Si sentì tirare per una spalla, e voltandosi vide che Echilom e la ninfa si stavano ritirando in una crepa tra le rocce, che creava un piccolo pertugio. Si addentrarono il più in profondità possibile, così da far avvicinare il Thaltanos, o da farlo abbandonare la preda. Sfortunatamente optò per la prima ipotesi. Si avvicinò alla grotta, e Alref intimò all’amica e alla ninfa di stare indietro. Quando questo si affacciò, Alref conficcò la spada nell’occhio del Thaltanos, l’occhio o qualunque cosa fosse quella che brillava minacciosa. L’immensa creatura emise un altro verso orribile, ma sollevandosi contemporaneamente in volo. La spada era ancora infilata nel suo cranio, e il giovane non voleva lasciarla, in quanto questa era l’unica arma che aveva. Si ritrovò così a volare assieme all’animale, sempre più in alto. La sua prima esperienza di volo risaliva a poche ore prima, in groppa all’unicorno, perciò era alquanto terrorizzato. Tuttavia si armò di nervi che neppure sapeva di avere, e con un balzo cercò di salire sulla testa del Thaltanos. Ovviamente non ci riuscì, e per poco non cadde di sotto. Provò nuovamente, e ancora, ma ogni volta riusciva solamente a trovarsi in una situazione peggiore. L’animale si abbassò, e il ragazzo fu sollevato in aria, e quando ricadde si accorse di essere… tra le due grandi orecchie di pelle nera. Era riuscito nel suo intento, seppur per caso. Sfilò la spada, cosa di cui apparentemente la creatura non si rese conto, poiché continuò il suo volo circolare sopra la valle.-Tagliagli la gola! Non colpire gli occhi, sono solo pietre, non gli fai nulla!- urlò la ninfa, uscita allo scoperto dalla piccola grotta. Il Thaltanos si abbassò rapidamente, volando verso la creatura, che tentò rapida di tornare al suo nascondiglio. Echilom, che pure era uscita, riuscì a rientrarvi un secondo prima che la nuvola di polvere nera atterrasse. La ninfa si bloccò, cominciando a tossire, poi cadde al suolo. Con urla strazianti, la sua pelle diventò nera, finchè rimase solo lo scheletro annerito, che pure si trasformò in un mucchietto di cenere nera come le piume di corvo.-Fladhasty!- urlò Echilom terrorizzata, da dentro la grotta.Alref, riscuotendosi dallo shock, approfittò che la pelle della bestia che stava cavalcando fosse tesa sul collo mentre questa risaliva verso le nuvole, e abbraciandoglielo incise un solco profondo con la lama contorta. Un sangue nero e freddo come ghiaccio liquido prese a scorrergli sulle mani, mentre il Thaltanos si abbassava, provando a emettere ancora il suo verso terrificante, ma rantolando solamente. Quando si accasciò al suolo Alref smontò, e lo guardò per un attimo morire, poi corse verso le ceneri della ninfa, dove Echilom stava piangendo. Le si inginocchiò al fianco, passandole un braccio attorno alle spalle. Lei gli crollò addosso, ancora scossa dall’orrore di ciò che aveva appena visto. Alref guardò più in là: con un ultimo rantolo, la grande bestia poggiò finalmente il capo a terra.-Tu… tu sei un eroe.- singhiozzò Echilom. –Fladhasty… La ninfa… Lei si chiama… si chiamava così. Mi ha detto che da molto quell’animale devastava i loro boschi e uccideva le sue sorelle… È uscita apposta, per attirare il Thaltanos, dandoti l’opportunità di ucciderlo. Era quasi sicura che sarebbe morta… Si è sacrificata per la sua gente… Ha detto che nessuno era mai riuscito a ucciderne uno… Sei un eroe…-Restarono diverse ore così, abbracciati all’ombra della roccia, meditando su ciò che era successo. Le tenebre calarono infine, e con l’accendersi delle prime stelle avvertirono passi silenziosi attorno a loro. Diverse ninfe spuntarono da ogni dove, e si radunarono attorno a loro. Infine, una con lunghi capelli blu fluenti sormontati da una piccola corona d’oro parlò.-Sappiamo cosa è successo. Sei stato molto coraggioso, cavaliere. Lo siete stati entrambi. Fladhasty… I suoi resti verranno con noi, li porteremo al villaggio, e le renderemo onore, come merita. Ma voi non potete tornare al vostro villaggio. La vostra principessa ha scoperto che il suo destriero è scomparso, sarete puniti se tornerete.--Se non torneremo, ucciderà le nostre famiglie.- affermò Alref deciso.-Se tornerete sarete uccisi voi.--Affronteremo la nostra punizione. Abbiamo commesso un’azione illegale, e ne accetteremo le conseguenze.- ribattè sicura Echilom, un bagliore negli occhi.-Ho già rischiato di morire. Se sono ancora vivo è per non far morire degli innocenti. Fladhasty si è sacrificata, e se il nostro sacrificio è richiesto in egual maniera, è ciò che accetteremo.- aggiunse Alref. La ninfa li guardò per un attimo con sguardo penetrante, infine sorrise. -Sei nobile di cuore, non meriti questo. Vi auguro ogni bene. Vi ricorderemo, sarete eroi tra la nostra gente. Andate ora.- Avvicinandosi ad Axavalum che mangiava pacato l’erba della valle, Alref aiutò Echilom a salire, e poi montò dietro di lei. Salutarono con una mano le ninfe, circondate da luci magiche, e spiccarono il volo nella notte. Echilom, sfinita, si addormentò ben presto, e Alref fece attenzione che non cadesse, carezzandole dolcemente i capelli. Si svegliò quando il sole dell’alba le sfiorò il viso. Erano quasi arrivati. -Pensi che ci uccideranno?- chiese lei, timorosa. Alref non rispose subito. Infine disse: –Echilom… Non mi ero mai reso conto… di amarti. Ti amo da sempre, credo.- Lei lo fissò stupita, mentre il suo cuore mancò un battito. Quante volte aveva sognato quella scena? Posandole una mano fredda sulla guancia, la baciò dolcemente. Dopo quel che sembrarono pochi minuti, atterrarono nella piazza principale, piena di gente. Per pochi attimi si guardarono attorno, infine una decina di guardie corse verso di loro, li incatenarono e li trascinarono lungo le vie del paese. L’unicorno venne ricondotto verso le stalle. Quando si trovarono al cospetto della principessa, rimasero senza fiato: non l’avevano mai vista, e non la immaginavano così. Ricordava una goccia di rugiada congelata dalla notte più fredda d’inverno: la pelle era pallida, i capelli biondissimi, vestita interamente di bianco, una rossa fenice sulla spalla. Li guardava dall’alto in basso, con indifferenza. -Bene. Cosa vi ha fatto credere di poter rubare il mio unicorno? Voi due, pezzenti! Non siete degni nemmeno di toccarlo! E per questo, verrete puniti. Guardie! Liberate i loro familiari. È finalmente ora, che i ladri vengano puniti. Avete qualcosa da dire in vostra difesa?- I due ragazzi tacquero e la guardarono a testa alta, senza mai abbassare lo sguardo. Non si sentivano ladri, si sentivano eroi. –Te l’avevo detto che tutto questo era sbagliato.- sorrise triste Echilom. Nonostante le catene, con le mani dietro la schiena riuscirono a prendersi la mano. Rimasero così per alcuni istanti, e la Principessa li fissò beffardi per tutto il tempo. Infine una guardia portò un’ampolla d’argento. La Principessa la prese, si avvicinò a loro, e ne versò la metà del contenuto in bocca ad Alref. Subito dopo, l’altra metà in bocca ad Echilom. La vista si annebbiò loro, divenne tutto nero, sentendosi privare delle energie crollarono a terra, senza vita, ma ancora mano nella mano. -Portateli sulle montagne.- ordinò la Principessa. –Lasciateli incatenati, mano nella mano. Saranno un monito a tutti i criminali. Il veleno di drago li manterrà intatti, così resteranno immutati nel tempo. Resteranno nella neve, pallidi come questa. Per sempre.-
Lascia un commento al racconto
Idrymars
[Play by Forum - Harry Potter]
PrahaAmbientata nella Praga del 2010, la city ripropone la lotta tra Vampiri e Mannari... leggi la recensione![leggi l'articolo]
TolkienLa biografia di uno dei più grandi autori di romanzi di fantasia[leggi l'articolo]
Gdr: Nessun Confinea quando è nato, il GDR ha sempre ridefinito i propri spazi, i propri confini..[leggi l'articolo]