Racconto pubblicato il 13/06/05 Autore: WENDY PHILLIS
John Smith e Mary Carter nacquero e crebbero in un piccolo villaggio composto da piccole fattorie, una scuola, un emporio, una chiesa e dall’ufficio dello sceriffo. Decisero di sposarsi e di cercare lontano dal loro villaggio un altro posto dove cercare fortuna e fare aumentare la famiglia. Trovano un luogo grazioso con un bosco ed un fiume non troppo lontano, collaborarono entrambi alla costruzione della loro casa e coltivarono campi e qualche animale. Poi un giorno arrivò anche un figlio per accrescere la loro gioia, il bambino lo chiamarono John jr. John jr. cresceva rapidamente e fin da piccino imparò a contribuire alla vita della fattoria di mamma e papà. Sapeva cavalcare a pelo, strigliare il cavallo, mungere la mucca, raccogliere le uova dal pollaio, dar da mangiare alle galline. Tutte le volte che babbo glielo permetteva lo seguiva nei campi ed apprendeva quando arare la terra, come e quando fertilizzarla, quando era tempo di seminare e di raccogliere. Babbo gli insegnò anche a guardare il cielo e capire quando sarebbe piovuto e quando no. Della sua istruzione si occupava mamma, ma quando poteva gli piaceva fare lunghe passeggiate nel bosco. Un giorno durante una delle sue passeggiate si imbattè in un bellissimo cavallo selvaggio, il suo aspetto era nobile e fiero, il suo manto era color latte con delle macchie più scure sul muso e sul posteriore. La tentazione di avvicinarlo e provare a domarlo fu così forte che non pensò ai rischi ai quali poteva andare incontro, in effetti il cavallo non si mostrò affatto contento della sua presenza e proprio mentre stava per assestargli un colpo di zoccoli comparve un bambino, più o meno dell’età di John, vestito di pelli di bisonte, con lunghi e lisci capelli neri e con una faretra ed un arco sulla spalla. Con abili movimenti riuscì a quietare il cavallo ed a salvare il coetaneo John jr. Ripresosi dallo spavento John jr. sorrise al bambino e non avendo altro con sé che la merenda che gli aveva dato la mamma la offrì felice al bambino indiano. Forse solo per il fatto che i bambini conoscono vie di comunicazione che prescindono la parola, l’intesa tra loro fu subito ottima. Presero ad incontrarsi sempre più di frequente e riuscirono ad imparare l’uno la lingua dell’altro. Un giorno John jr. riuscì a convincere il suo amico ad andare a casa da lui. E’ immaginabile lo stupore e l’iniziale paura che vissero i genitori di John jr. ma questo non impedì loro di essere ospitali e generosi col piccolo indiano. Anzi le sue visite sempre più frequenti diventarono una piacevolissima abitudine per tutta la famiglia Smith, il piccolo indiano insegnò a papà Smith qualche piccolo segreto nel domare i cavalli e questo permise alla famiglia Smith di poter vivere non solo dei prodotti coltivati nei campi ma anche di un iniziale piccolo poi sempre più grande allevamento di cavalli. Venne un giorno in cui il piccolo indiano invitò John jr. al proprio villaggio. John jr. accettò con entusiasmo, salutò i genitori e si incamminò con l’amico al suo villaggio. Dopo un paio di giorni di cammino si aprì dinnanzi ai suoi occhi un accampamento composto di tanti tepee e tutti messi in circolo. Il suo arrivo al campo suscitò molta curiosità da parte di tutti i suoi componenti. Visse quei primi istanti con non poca apprensione anche perché riusciva a leggere negli occhi di qualcuno ostilità e diffidenza anche se non riusciva a capire il perché. Trascorse nel villaggio molti giorni e potè ascoltare racconti, leggende, miti che sotto alcuni aspetti non erano molto differenti dal “Libro Sacro” che la domenica mamma gli leggeva. Venne anche a conoscenza del comportamento dei bianchi a dir poco “scorretto” nei confronti degli abitanti del villaggio. Dapprima non poteva crederci, rimase stupito da tanta stoltezza, ma poi vedendo anche come a volte rientravano gli uomini al campo si convinse. Gli permisero anche di partecipare a qualche rito, ma quello che per lui fu il più emozionante fu il Rito del Cambio del Nome, anche perché lo potè condividere col suo amico nativo. A lui venne dato il nome Grande Cuore ed al suo amico Riconosce la Buona Gente. Alla fin fine giunse il momento di salutare gli amici del villaggio e fare ritorno a casa. Il distacco fu doloroso ma ritornare a casa era altrettanto emozionante. Passò l’inverno e tornò la primavera John Grande Cuore stava pensando di andare a fare di nuovo visita ai suoi amici nativi, quando si presentò a casa sua Riconosce la Buona Gente. Era dimagrito, pallido e con un’aria molto preoccupata. L’intera famiglia Smith pensò di farlo riposare e di rifocillarlo per bene prima di attendere che Riconosce la Buona Gente parlasse loro. Purtroppo il giovane guerriero non portava buone notizie, durante lo spostamento del campo erano stati attaccati dalle Giacche Blu che oltre ad avere ucciso parte di loro erano riusciti a privarli di cibo e cavalli e li avevano allontanati dal luogo nel quale avrebbero dovuto reimpiantare il villaggio, ma peggio ancora aveva sentito che le Giacche Blu sarebbero tornati per sterminarli tutti e “bonificare la zona dai musi rossi”. Era chiaro che il villaggio era allo stremo e che la loro difesa non sarebbe durata a lungo. La famiglia Smith si guardò negli occhi. Non potevano rimanere a guardare una simile situazione. In poco tempo papà Smith disse a sua moglie Mary di andare nei campi e di preparare più cibo possibile che avrebbe caricato sul carro con l’aiuto di John jr., mentre lui e Riconosce la Buona Gente avrebbero preparato i cavalli per portarli al villaggio. A nulla valsero le proteste di Riconosce la Buona Gente, la decisione era presa e papà Smith disse al giovane guerriero che era un privilegio poter essere generosi con chi aveva bisogno e che questo glielo aveva insegnato proprio lui. Ci vollero un paio di giorni di viaggio ma alla fine papà Smith e Riconosce la Buona Gente con tutti i cavalli al seguito, mamma Mary con John Grande Cuore sul carro ricco di provviste giunsero al provvisorio accampamento che i nativi avevano costituito. L’incontro delle diversità assieme alla generosità comune fu grande per tutti i nativi e la famiglia Smith. Il Capo Tribù e il Consiglio si riunirono e poi chiamarono papà Smith a partecipare ed ovviamente anche Riconosce le Buone Persone, fumarono la Sacra Pipa assieme, accettarono i doni di papà Smith e gli espressero i loro buoni sentimenti. Terminata la riunione li invitarono a cenare con loro ed a riposare per prepararsi al lungo viaggio. Il giorno seguente arrivò il momento del commiato, non fu facile né per papà Smith né per mamma Mary lasciare quella brava gente perseguitata da chi e da cosa non capivano neanche loro. Ma il momento più toccante fu il saluto fra John Grande Cuore e Riconosce la Buona Gente. Sapevano che le loro strade si sarebbero divise per sempre, ma negli occhi neri del nativo ed in quelli azzurri dell’americano vi era anche la certezza che non si sarebbero persi mai, fratelli nel cuore.
Ti è piaciuto questo racconto? Condividilo!
Lascia un commento al racconto
78 Utenti Online