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 Il Poker dello Sprawl

Racconto pubblicato il 25/03/05
Autore: KORENX


Come al solito il cielo era occultato dalla fitta parete di smog che lo ricopriva completamente, formando quell'insolita cappa attorno alla città in mezzo al deserto.
Quando sei in strada pensi solo a salvare la pelle, soprattutto se sei di quelli che non si accontentano di uno schifoso cubo dove dormire, e cerchi appartamenti a basso costo in mezzo allo Sprawl. Ci passai anch'io, e ogni volta che dovevo uscire di casa, portavo sempre con me quattro caricatori e due Beretta.
E' così che mi piace questa città, e non voglio che cambi...Lo Sprawl è nostro e nessun fottuto corporativo deve metterci piede. Camminai lungo il marciapiede, proseguendo con passo sicuro e baldanzoso in direzione del Night Club, desideroso di bermi un caffè...Si chiama ancora caffè?
Ad ogni modo, quando qualche Punk di strada mi guardava, cercavo, per quanto era possibile, d'incrociare lo sguardo con lui per fargli capire che non sono di certo loro i padroni.
E' come giocare a Poker, solo che non si puntano soldi, ma la vita stessa...Sono uno di quei fanatici giocatori, che vive solo per provare l'ebrezza della vittoria, e la paura di poter venire sconfitti. Ma sono ancora qui, e sono vivo e vegeto, pronto per un'altra partita. Mi recai a quel locale, ed entrando, ignorai gli altri clienti abituali, ordinando con finta voce frettolosa un caffè corto. Mentre mi guardavo attorno, e mentre squadravo gli altri presenti con diffidenza, era come leggere i loro pensieri, come pensare le loro stesse cose...Mi sentivo uno di loro, a tutti gli effetti.
Una volta ordinato il caffè, lo mandai giù in un sorso, e posai la tazzina sul bancone, dando una mancia alla cameriera assieme ad una...."amichevole" pacca sul didietro.
Mentre uscivo mi squillò il LinkPad, lo portai all'orecchio...E in quell'esatto momento mi vennero dati i particolari della nuova partita. Accennai ad un sorriso, sapevo che la vincita sarebbe stata facile, e che sarebbe stato il contrario per gli altri giocatori improvvisati.
Una volta uscito dallo Sprawl, chiamai un Taxi, ed entrato in quel macinino decadente, presi a caricare le pistole con naturalezza, mentre l'uomo al volante, con voce intimidita mi chiese: [Dove la porto?] Una volta finito di caricare le pistole, le infilai nelle fondine ascellari, inserendo la sicura. Mi volsi verso l'uomo, dicendo con un sorrisetto stampato sulle labbra: [Portami alle Industrie della Militech...]




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