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L'Ultima Svolta

Racconto pubblicato il 06/02/08
Autore: HALONSO


Esterno, giorno. Un classico inizio, perchè no? Quante belle storie iniziano all'esterno, di giorno? Tante. Certo, questa fa schifo, ma chissenefrega. Iniziamo.
Il motore di quella Ford non era mai stato un granchè, ma nonostante tutto reggeva ancora dopo sette anni di onorato servizio. Niente male, pensò Yuri. Una Fiesta presa di seconda mano da un concessionario trovato quasi per caso un giorno, durante una passeggiata “fuori porta”, ovvero nei quartieri della città che non era solito frequentare. Usato interessante, prezzi tutto sommato abbordabili sebbene richiedessero il sacrificio di tutti i risparmi, e quella Fiesta lì nell'angolo della sala esposizioni che pareva quasi chiamarlo. Due firme, una sul contratto e una sull'assegno, e le chiavi erano nella sua mano. Ora l'auto sfrecciava ai 90 all'ora lungo una strada extraurbana, un tratto che collegava due luoghi per Yuri molto importanti. La sua città, e il paesino dove viveva suo nonno. Vedovo, non aveva voluto a nessuna condizione abbandonare la vecchia casa di campagna, neanche dopo la morte della moglie per un tumore al cervello. Yuri è sempre stato affezionato ai nonni, e dalla morte della nonna ogni due settimane andava almeno una volta a trovare il parente rimasto in quel dannato buco di paese . Ventisei anni...Sprecati, non proprio. Ma neppure vissuti al meglio; sebbene il “meglio” per lui era un qualcosa di molto simile al vecchio sex, drug and rock and roll. Utopia, in una parola. Immerso in questi allegri pensieri sulla percentuale della sua vita vissuta davvero, faceva poco caso alla strada, il volante, retto dalla mano destra, si muoveva quasi automaticamente. Poteva permetterselo, dato che ormai conosceva quella strada meglio dellesue tasche. L'autoradio stava macinando la solita cassetta, ormai aveva sentito ogni brano almeno venti volte, ma era troppo pigro per cambiarla. “Smoke on the water” risuonava così nell'abitacolo, creando nonostante tutto un certo effetto mica male. L'occhio destro si distolse momentaneamente dallo specchietto retrovisore per inquadrare la solita diramazione sul lato destro della strada, la quale veniva abitualmente saltata perchè l'itinerario per tornare a casa gli imponeva di tirare dritto ancora per una decina di chilometri. Invece, questa volta, un qualcosa che mai riuscì ad identificare lo spinse quasi inconsciamente a svoltare a destra. "Ma che cazzo sto facendo? Uff..." Solo dopo un chilometro circa si accorse che il paesaggio non era quello abituale, e con una colorita bestemmia pigiò il pedale del freno, fermando la vettura in una piazzola di sosta. Aperta la portiera uscì dall'abitacolo, gettando un'occhiata attorno per vedere un po' dove diavolo fosse finito. Aperta campagna, ecco dove si trovava: un boschetto di lecci poco lontano, qualche balla di fieno abbandonata in mezzo ai vasti campi di grano che lo circondavano, e una casetta. Una piccola villetta a due piani, tipica nelle zone di campagna. Quella che in un film dell'orrore nasconde sempre qualche cadavere in cantina o qualche pazzo omicida armato di mannaia. Scrollando le spalle, Yuri si avvicinò all'abitazione, il motivo, anche qua, non si è mai capito. Avrebbe potuto fare semplicemente un'inversione a U e tornarsene alla strada principale, dimenticandosi questo piccolo contrattempo; e invece eccolo camminare lentamente verso l'abitazione, osservandone con attenzione il tetto di tegole e le tende candide che sventolavano alle finestre del piano superiore per colpa di una leggera tramontana. Fermatosi davanti alla porta d'ingresso, strabuzzò gli occhi "Ma sono diventato scemo? Che ci faccio qua?" Domanda senza risposta...La mano sinistra si alzò, premendo il pulsant del citofono. Uno, due minuti, niente. La mano destra si posò sulla maniglia, e spinge verso il basso; con uno scricchiolio, la porta di aprì, rivelando un androne piccolo e buio pesto. Yuri ormai non poteva tirarsi indietro, non ne aveva la forza. Entrò, guardandosi attorno. Dalla parete di destra, il volto severo di un uomo vestito alla moda del 1800 lo fissava intensamente, dalla parete opposta pendeva su di lui lo sguardo malinconico di una donna all'epoca abbastanza giovane, che ormai sarà nella tomba da decenni. Due stanze si potevano raggiungere dall'ingresso, immerse nell'oscurità più totale. Scelse quella di sinistra, senza un motivo particolarmente valido. Ormai la luce che filtrava dalla porta spalancata non era più sufficiente ad illuminare anche quella stanza, così la sua mano sinistra andò a tastare il muro nella zona immediatamente attigua alla porta, dove in genere si trovano gli interruttori della luce; ne trovò uno, e lo premette. Il lampadario appeso al soffitto si accese con un leggero ronzio, illuminando una graziosa cucina di medie dimensioni: un tavolo da pranzo nel mezzo della sala, sotto il lampadario, una credenza alta fino al soffitto a sinistra, fornelli e lavastoviglie, sotto ad un ripiano in marmo a destra, e un frigorifero esattamente di fronte a lui. Il tavolo era apparecchiato, un piatto, forchetta e coltello, un bicchiere e una bottiglia di vino bianco senza etichette. Yuri si avvicinò al tavolo, osservando quello che era contenuto nel piatto: mezza bistecca al sangue, in parte sbocconcellata e ormai fredda. Stette fermo ad osservare quel tavolo per una decina di minuti buoni, finchè non si voltò e tornò nell'ingresso, scegliendo stavolta la stanza di destra. Stavolta fu più rapido nel trovare l'interruttore della luce, illuminando così un salotto ampio ma molto spartano: illuminato da una plafoniera, comprendeva solo un ampio divano, un televisore poggiato sopra un mobile basso, e una poltrona Frau. Una scala a chiocciola si trovava dalla parte opposta della stanza, e serviva evidentemente a condurre al piano superiore. La salì senza fare troppo rumore, reggendosi al mancorrente. Quando fu arrivato di sopra, notò che la mano destra, usata per reggersi al mancorrente, era coperta sul palmo da una patina grigiastra, la polvere che aveva raccolto sfregando sopra quello che evidentemente era un mancorrente non spolverato da tempo. Ora davanti a lui si aprivano tre porte, scelse quella di mezzo. Una stanza da letto singola, un letto ad una piazza, un comodino, un grosso armadio e una sedia. Yuri si avvicinò al comodino, dando un'occhiata al libro poggiato su di esso: "I fiori del male" di Baudelaire. Non l'aveva mai letto, e lo prese in mano con delicatezza. Aprì una pagina a caso, e lesse. Dopo un paio di minuti chiuse il libro, decisamente quello non era il suo genere di letture.
Uscì dalla stanza, aprendo la porta di sinistra. Un bagno piccolo ma completto di tutto, doccia, gabinetto, bidet e lavandino, sormontato da un bello specchio. Tutto il ceramica bianca, pulita e senza ombra di polvere. Aprì il rubinetto dell'acqua fredda, e si sciacquò le mani per ripulirle dalla polvere, asciugandosele quindi nella maglietta, dato che non c'erano asciugamani appesi al portasciugamani. A quel punto, osservò il suo riflesso nello specchio, aggiustandosi leggermente i capelli. E capì che non era solo. "Te ne sei accorto, finalmente" una voce roca, di vecchio, riempì le orecchie di Yuri, che tuttavia non vide nulla nel riflesso dello specchio eccetto la sua faccia e la porta alle sue spalle. Ma non si voltò, e la sua voce nel rispondere era più decisa che mai "Già..vivi qua, vero? Posso chiederti da quanto?"
"Oh, da sempre...non puoi immaginare come ci si annoi a stare qua. Tu invece sei giovane, hai belle speranze..o per meglio dire, le avresti avute" Yuri sospirò, aveva capito tutto. "E' Lei che ti manda, vero? Immagino che se ora cercassi di scappare di corsa, non servirebbe a nulla, esatto?" "Esatto. La tua macchina salterebbe in aria all'accensione, e se fuggissi a piedi, inciamperesti, battendo la testa." Una piccola lacrima, una goccia diamantina, scese dall'occhio destro di Yuri "Capisco...ora so perchè sono venuto qui. Ti chiedo solo un favore...anzi, due. dimmi come ti chiami. E poi fallo in fretta" La voce ridacchiò leggermente, per tornare normale subito dopo "Sei il primo da diversi anni che non mi chiede pietà, sai? Encomiabile..in fondo, non devi temerla. Io, comunque, vengo chiamato da tutti Sandro. Ma il mio nome vero non se lo ricorda nessuno, ormai. E si, farò in fretta. Puoi chiudere gli occhi, se vuoi" Yuri lo fece, afferrando con entrambe le mani il bordo del lavello. Buttò giù un po' di saliva, mentre altre lacrime scendeva. La lama del coltello fu rapida, e la gola gli bruciò solo per qualche istante. Quindi, il calore del sangue che colava dentro al lavandino, bagnandogli la maglietta e i pantaloni. Cadde al suolo, con un tonfo. Riuscì a riaprire la bocca, per chiedere un'ultima cosa "Perchè?" La voce risuonò ancora nelle sue orecchie, lontana ma dolce e carica di compassione "Me lo chiedono tutti...la risposta è semplice. Perchè no?" Silenzio. Ultimo respiro, esanime. Buio. "Addio, ragazzo". Fine.




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