Home Page GDR-online.com

Login     Password       [registrati]  [password?] 

Non sei registrato al portale! Scopri come eliminare i pop-up ed accedere a tante funzionalità registrandoti gratuitamente!





 Allo spuntare dell'Alba

Racconto pubblicato il 28/02/05
Autore: ARATHORN


Siedi…
Non sta bene far aspettare un ospite, e non chiedermi come sono entrato, la sorpresa ti spiacerebbe. Non preoccuparti non ho sparso sangue inutile, ma la notte e buia e noi abbiamo tante risorse…
Noi? Siamo all’alba del XX° secolo, forse non crederai mai al fatto che sono uno dei figli di Caino. Non sbiancare, credi che il Conte Dracula sia un invenzione dei libri? Povero pazzo io ero vivo quando Wallace sfidava gli inglesi, non sarai tu a fermarmi ora…
Vero, ancora non ti ho detto per cosa sono qui, forse nemmeno lo intuisci. Lascia che prima ti racconti la mia storia, abbiamo tutta la notte dinanzi.
Non far caso al pelo e alle zanne, sono tratti della Bestia.
Chi è la bestia? Non ti interessa stà seduto ora e non provare ad urlare, non servirebbe. Non ora almeno. Andreas è il mio nome se ti interessa saperlo. Ero quello che voi potreste definire un guardacaccia, incaricato dal re Vincent Mc Callister, re dell’Ulchester di Dublino a prendermi cura del grande bosco di Dublino. Era mio compito che nessuno tagliasse gli alberi come selvaggi o si nutrisse degli animali più rari. A quei tempi Dublino era un paese di legno, centinaia di anime sparse e il castello del re. Qui quasi tutto era foresta e la gente viveva di pascoli e di ciò che sapeva prendere dalla natura. Sembra romantico ma è così. Eppure è così, eravamo nell’anno di Dio Millenovanta, all’alba della prima crociata. Prendemmo tempo noi cristiani, il re volle organizzarsi bene, sottrasse molta legna al bosco, le sue fucine chiedevano legname per riuscire a fondere acciaio per le armi. Negli occhi del re vedevo ora solo brama di ricchezza, promesse sulla terra santa, non volevo depredasse il bosco. Ne aveva già tagliato molti ettari, e la gente sarebbe morta senza di esso…
Come ti ripeto, eravamo un povero popolo.
Mi opposi, fui preso dai Gendarmi, torturato, spogliato e buttato nella neve del freddo inverno del novantasette, lasciato morire, forse il mio corpo sarebbe stato ritrovato in primavera. Ricordo dolore e molto buio. Quando riaprii gli occhi, mi trovavo stranamente all’asciutto, in una grotta forse, mentre due occhi brillavano come tizzoni nella penombra. Avevo fame e sete, lì vi era qualcosa da mangiare e da bere, forse avanzi di ciò che la bestia, o l’essere aveva usato per accudirmi. Li ingurgitai, vomitai spaventato, disgustato dal cibo che non saziava e dall’acqua che non placava la sete. Egli mi parlò, mi spiegò, mi condusse vicino ove mi cibai per la prima volta di coloro che furono un tempo miei compagni. Per cento lunghi anni egli mi tenne con sé, insegnandomi la strada della Bestia, il cammino del Gangreel, le discipline di Proteo. Per cento anni Istvar mi accudì, e per cento anni fui a lui legato. Infine nell’anno millecentonovantasette mi allontanai da Dublino, la strada dovevo tracciarla da me. Mi imbattei in alcune avventure, insieme ad altri Fratelli…Tzimisce, Nosferatu e altri. Nell’anno millequattrocentotrentasette mi raggiunse la notizia che Istvar aveva raggiunto la morte ultima, tornai a reclamare le mie terre, e mi insediai qui. Ho visto tuo padre crescere, e prima tuo padre e il padre del padre, Jhoan Aster, so il tuo nome da prima che tu venissi al mondo. La foresta è il mio cammino, il rispetto della terra e della Bestia il mio credo. Tu hai toccato la mia casa, e nulla fino ad ora ti ha fatto desistere. Neanche le teste strappate dal corpo dei tuoi operai, ma ti capisco, forse il denaro è più forte dell’amore della Terra. Non preoccuparti, ove andrai non ti servirà più nulla, non preoccuparti di ciò che vedi spuntare dal dorso delle mie mani. Povero Mortale, credi che io ti lasci vivo?
Mi sei simpatico, porgi il petto, sbianca in viso e non temere, sarà tutto facile.
Prendi un respiro mentre senti le lame di sangue penetrarti il petto, i polmoni e il cuore.
Senti l’anima scivolarti via tra le dita…
Senti tutto ovattato, lontano e indistinto…
Senti la morte, non opporti…
Scivola via con lei, il tuo sangue sulle mie mani, sul tappeto e sulla poltrona. Giustizia è fatta, lode a te o temerario…




Lascia un commento al racconto


 Altri Racconti

L'ESODO DEI BEORIANI
Il sole cominciava già a declinare quando il vecchio chiamò a se i giovani guerrieri che erano stati designati per la sp... [continua]


THE END OF A NEW BEGINNING
Cosè la vita nello Sprawl.. qualè il tuo ideale principale quando l'unica cosa che ti rimane è la tua vita.. Ti guardi i... [continua]


IL GRIFONE, IL DRAGO E UNO SCHERZO DEL DESTINO
Vento fresco è quello che pervade le terre libere di Hangaroth, accompagnato da sole incerto che va e viene nascosto da... [continua]


IL RITORNO DELLA DAMA BIANCA
Imponente temporale quello, che ormai da due giorni, s’abbatte con forza sulle libere terre. Rendendo alla stregua di en... [continua]







Top 

P.Iva IT09033551004
GDR-online.com è pubblicato sotto licenza "Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 3.0" 2004/2012

Utilità: Scrivici - Note Legali - Partner - Pubblicità