Don't the Gods see thei kids? - Percy Jackson Gdr
Gioco Chiuso
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Nome Gioco: Don't the Gods see thei kids? - Percy Jackson Gdr
URL:
https://demigodestinypercyjacksongdr.forumfree.it
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Categoria: Play by Forum
Genere: Mitologico
Stato: Chiuso
Email:
mostra
Descrizione:
Al campo mezzosangue è ormai tardo pomeriggio quando i ragazzi cominciano a defluire verso le loro dimore. Ogni semidio abita nella casa dedicata al proprio genitore divino, insieme a "fratelli" e "sorelle" nella loro stessa condizione. Chi conosce già quale sia la propria discendenza divina, i determinati, si allena per la propria casa. Chi invece ancora non è stato riconosciuto dal padre o dalla madre alloggia temporaneamente nella casa di Hermes, protettore dei viandanti.
Ad ogni modo quando finalmente gli allenamenti e i compiti giornalieri sono conclusi ognuno decide di fare quello che vuole nel poco tempo libero prima della cena.
La stessa cosa accade nel campo Giove. Lì però i ragazzi non tornano in case dedicate ognuna al dio o alla dea loro genitore, bensì nell'accampamento della coorte di appartenenza. Si, lo spirito romano non guardava alla discendenza, ma alle capacità in guerra e la forza d'animo e ogni coorte ha la sua peculiarità.
Ad ogni modo in entrambi i campi era finalmente ora di riposarsi, godersi il frutto del lavoro appena terminato. Persino gli istruttori del campo si stavano prendendo qualche attimo di puro piacere personale.
Nessuno pensava più a quanto era accaduto due giorni prima, nessuno tranne Chirone, il centauro amministratore del campo mezzosangue e Iulo, capo del campo Giove. Accanto a loro, nella casa grande, sedeva il signor D, meglio conosciuto come Dioniso, attualmente responsabile come Chirone dei semidei greci. Con ostentata indifferenza cercava e sperava di riuscire a bere quel poco di vino che ancora rimaneva nella bottiglia che stringeva in mano: faceva parte della punizione di Zeus non berlo, come anche stare lì al campo.
Nella stanza regnava un assurdo silenzio, rotto solamente dai sospiri di dolore del dio che disperatamente vuotava l'ultimo goccio di vino, che immediatamente si tramutò in acqua. «Oh Zeus, ti prego! Non ho passato abbastanza tempo qui!?» Urlò ad un certo punto rivolto al soffitto e sperando che il re degli dei lo sentisse. Niente, solo un terribile frastuono in cielo, segno della disapprovazione di quello.
«Divino Dioniso, non vogliamo disturbarla nelle sue profonde riflessioni sulla sua condizione» cominciò il centauro ad un certo punto. Lo sapeva che era maglio procedere con cautela quando il suo divino amico era così scocciato. E infatti quello alzò lo sguardo su di loro, stanco indignato. «ma sentiamo il dovere di parlare di quanto è successo l'altro giorno». Terminò carezzandosi la cespugliosa barba, mentre Iulo. alla sua destra annuiva vistosamente. Era una questione urgente, o almeno era questo che credevano i due istruttori. Con tutto il subbuglio che ormai da qualche mese scuoteva la terra era meglio giocare d'anticipo e prevenire, piuttosto che curare.
«Era da quasi due secoli che l'Oracolo non usciva da quella soffitta e pronunciava una profezia così misteriosa e potente». Concluse Chirone, osservando il dio. Questi non fece altro che muovere la mano davanti a loro, come ad esortarli a continuare il discorso. Questa volta fu Iulo a parlare.
«Si e mentre qui lei pronunciava quelle parole in mezzo all'arena, al Campo Giove il nostro Augure ha ripetuto gli stessi identici versi in latino». I tre si guardarono, mentre aspettavano tutti che qualcuno prendesse di nuovo parola. Calò di nuovo un lungo silenzio imbarazzante, che durò finché Dioniso non si schiarì la voce.
«Dunque, ci sono molte cose importanti da discutere» disse guardando i due compagni. Sfoglio il quaderno davanti a lui, osservando tutte le numerose lamentele dei ragazzi del campo: un bagno che perdeva, troppe poche lance, un muro sfondato, qualcuno senza un tetto sulla testa...troppe faccende da sbrigare, soprattutto per un Dio che non aveva la minima voglia di stare lì.
«Dov'è Marte quando si discute anche del suo campo?» sbuffò all'improvviso. Era normale quel comportamento, Chirone e gli altri c'erano tutti abituati. Gli dei sanno essere davvero capricciosi a volte e di certo Dioniso non si faceva mancare niente. Marte di fatto era il vero capo del campo Giove, ma cercava sempre di evitare quelle riunioni con scuse banali: una guerra di qua, un piccolo scontro di là e lui non era mai lì.
«E va bene...Quali erano le parole di questa sacra profezia?» Chiese sempre più disinteressato. Iulo prese dalla tasca del suo mantello un foglietto raggrinzito, stropicciato e in parte rotto. Chirone gli porse il suo e ci volle solo qualche secondo prima che rileggessero tutti i versi. Le profezie non erano mai troppo lunghe, ma sempre decisamente contorte.
«Scende la notte dell'eterno terrore,
illumina il mare del più sinistro bagliore.
I quattro più grandi vagheranno per terre immortali,
la sacra civetta inseguendo tra i fiumi orientali.
Uno per desii furenti il nettare eterno adorerà
e le lande mortali per sempre lasciar dovrà.
Tra cielo e oceano, ai confini del mondo la battaglia avrà luogo,
finché uno dei grandi non invocherà perdono.
Di ricchezze e prestigio le anime soffriranno
quando una maledizione arrecherà affanno.
Salvezza sarà garantita se un giorno
alle radici profonde i tre giovani saran di ritorno»
La voce di Iulo si spense quando ebbe letto anche l'ultima parola della profezia. Guardò intensamente il Dio, che ero pareva più interessato di prima a quella faccenda. Si stava rendendo conto che quello pronunciato poteva avverarsi anche subito, oppure tra mille anni, ma non era bene ignorarlo del tutto. Fece tamburellare le dita sulla scrivania per qualche istante finché non trovò qualcosa di quantomeno adeguato da dire.
«Ritenete che dovrei parlarne a Zeus? Di certo ne è già a conoscenza e con ogni probabilità lo sta semplicemente ignorando» concluse consapevole di quello che il re degli dei pensava. Cercava sempre di non preoccuparsi, non finché il pericolo era spesso troppo vicino per essere evitato.
«Non ci resta che aspettare e vedere se la situazione peggiora. In quel caso, dovremo indire una missione». Disse come se le parole faticassero a uscirgli di bocca. La profezia aveva già annunciato che dei quattro che sarebbero partiti, uno non sarebbe mai tornato. La sorte degli altri tre era sconosciuto, ma non per questo positiva. Era più probabile che nessuno di quei semidei coraggiosi sarebbe mai sopravvissuto all'impresa.
Eppure non potevano fare altro se non aspettare e osservare cosa sarebbe accaduto. Presto o tardi il momento giusto si sarebbe presentato alle soglie dei due campi e nessuno vi si sarebbe potuto sottrarre. Una nuova guerra era stata annunciata, una nuova era cominciava in quel momento.
Tag:
#Dei #mitologia #Percy Jakson #Olimpo #GdR #Percy Jackson #Campo Mezzosangue
GdrID: 5177
Data Pubblicazione: 13/04/2014
Ultimo Aggiornamento: 16/01/2023
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ha giocato come
Deianira Anastasija Ilyin
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