Samezuka Gakuen
Gioco Chiuso
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Nome Gioco: Samezuka Gakuen
URL:
https://samezukagakuen.forumcommunity.net
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Categoria: Play by Forum
Genere: Manga e Anime
Stato: Chiuso
Email:
mostra
Descrizione:
Kyoto 2015 - Citta rinomata per i petali di ciliegio, Kyoto sembra godere del successo turistico dovuto ai suoi monumenti, al periodo Edo che ha condizionato il credo della gente d'oggi. Se, oggi, alcune tradizioni in Giappone sono ancora vivide, lo si deve al passato. Persino il banale togliersi i sandali, una volta entrati nella propria dimora, appare un'inezia al confronto della grande educazione che dobbiamo ai nostri antenati. Ed è proprio dai semplici stereotipi che si distacca questa florida cittadina giapponese, riluttante ad adeguarsi ai ritmi frenetici di una più ruggente Tokyo. In passato, le due città parevano scontrarsi su più fronti, come il serpente che, ad un certo punto, sembra mordersi la coda da solo. Kyoto ha saputo assumere una propria identità ed è nei piccoli elementi della vita che ce ne rendiamo conto. Basti prendere come esempio il Samezuka, un college assolutamente ricco di studenti bizzarri, ognuno speciale, ognuno con un passato felice o tragico, ognuno diverso nel suo piccolo. Eppure, la storia di come nacque il Samezuka giace nell'odio e nell'umiliazione covati per mesi e mesi di lenta agonia.
Nel quartiere di Higashiyama convivevano due diverse scuole che, da ormai anni e anni, hanno sempre manifestato in qualsiasi cosa un vero e proprio astio. Non c'era festa, evento o occasione in cui la Ame No Kisaki e la Mihoshi No Mori non palesassero la loro rivalità con lo sport e i club artistici.
La Ame No Kisaki era la scuola pubblica per i poveri, coloro che non potevano permettersi neanche di comprare un libro fotocopiato. Il loro motto era "l'umiltà è la vita, l'umiltà è la nostra esistenza". Si era distinta nel quartiere per i suoi eventi artistici, era una gioia ammirare le creazioni e le opere dei suoi studenti.
La Mihoshi No Mori era, invece, un istituto privato, solo i figli di famiglie ricche o benestanti avevano accesso ai prestigiosi club sportivi che offriva come ulteriore svago dopo le lezioni. Il motto ruggiva "il denaro è il miglior amico dell'uomo" e non perdeva mai occasione per deridere e sminuire l'operato della rivale.
Nonostante i duri colpi inferti nella propria dignità, la Ame continuava ad andare avanti, ma alcuni studenti, stanchi delle continue umiliazioni pubbliche, meditarono un piano di vendetta, qualcosa che avrebbe fatto scendere dal piedistallo quella ricchezza davvero troppo ostentata.
Accadde tutto una notte di tre anni fa. Faceva freddo, il freddo pungente t'entrava dentro e non potevi far nulla per fermarlo. Cinque studenti del corpo studentesco dell'Ame invasero la scuola nemica, approfittando dell'oscurità e appiccarono un grave incendio che distrusse praticamente tutto di quella ricchezza non meritata. Le fiamme che s'addentravano nell'edificio, il fumo che s'alzava ... questi furono i segni che allarmarono le abitazioni vicine, le quali intervennero nel chiamare tempestivamente i soccorsi e fermare quel rogo che avrebbe distrutto anche le loro case. Ci vollero parecchie ore per domare l'incendio, tutti nel quartiere nutrivano un certo odio verso la Mihoshi, ma nessuno di loro si sarebbe mai spinto a tanto. Con ulteriori indagini e prove che riconducevano alla Ame, l'umile scuola fu svergognata pubblicamente e i colpevoli scoperti. La motivazione di quel folle atto era palese, la povertà era stanca d'essere umiliata dalla ricchezza.
La Ame era condannata a chiudere, impossibilitata a risarcire i danni economici a cui sarebbe andata incontro la Mihoshi per ristrutturare il proprio edificio scolastico. Tuttavia, accadde qualcosa d'inaspettato. Proprio come la volpe che finalmente arriva all'uva, così la Mihoshi trovò l'occasione giusta per svergognare quotidianamente la Ame, un risarcimento morale che avrebbe causato più danni di quanti si poteva immaginare. La Ame non avrebbe chiuso, no, ma sarebbe stata la schiava della Mihoshi, in tutti i sensi.
La preside della Ame firmò un sodalizio con il preside della Mihoshi. Con questo contratto, la Ame non avrebbe dovuto pagare nulla né essere ulteriormente beffeggiata, ma s'impegnava a servire in tutto e per tutto la Mihoshi in un nuovo istituto scolastico che avrebbe unito le loro tradizioni e le loro attività, una nuova scuola che avrebbe guardato avanti, dimenticando quel devastante incendio.
Dalla firma del contratto, nacque il Samezuka, dai cognomi dei presidi, Sametabe e Zukashi. Per costruire la nuova scuola fu presa come base la grande struttura dell'Ame. Grazie ai fondi della Mihoshi, fu allargata l'originale umile scuola e attrezzata con tutte le funzionalità per offrire ai propri studenti un'istruzione vera e completa in tutti i sensi.
Pochi furono contenti della fusione, specialmente gli studenti e il personale docente dell'Ame che avrebbero preferito morire piuttosto che servire con riverenza la Mihoshi. Il contratto diceva chiaramente che i professori, gli studenti e il personale dell'Ame avrebbero servito e trattato con subordinazione gli elementi della Mihoshi, rivolgendosi con appellativi onorifici e senza mai lamentarsi. Questo rapporto di subordinazione s'estese oltre che alla preside e a tutti i professori, anche agli stessi studenti.
Furono ideati, infatti, due gruppi di studenti, i Goshujin (padroni: ricchi) e gli Shiyōnin (servi: poveri). Con l'accordo della scuola, ad ogni Goshujin, viene affiancato un personale Shiyōnin. I primi si incaricano di pagare le rette scolastiche e altre necessità pecuniarie dei loro Shiyōnin e questi devono aiutare i loro protettori nello studio, occuparsi delle loro necessità e fare tutto ciò che viene loro ordinato.
L'arte dell'Ame fu unita allo sport della Mihoshi, ma l'umiltà era troppo diversa dalla ricchezza e faceva davvero fatica ad andare avanti con la tattica del buon viso a cattivo gioco. Agli occhi di tutti, il Samezuka sembrava un progetto ridicolo ma, col passare degli anni, se ormai la storia dell'Ame e della Mihoshi era stata accantonata, povertà e ricchezza continuavano a convivere in maniera difficile e, tragico scherzo del destino, iniziavano a manifestarsi alcuni episodi molto simili a quelli che portarono al tragico incendio di tre anni fa. Quanto avrebbero resistito due differenti concezioni di vita sotto la stessa scuola? Quanto la mano sarebbe rimasta lontano dall'accendere una piccola fiamma di vendetta?
Nel disperato tentativo d'arginare i dissapori e mitigare il rapporto di subordinazione presenti ancora oggi nel Samezuka, fu ideato un nuovo motto, un motto che ha dato speranza persino agli Shiyōnin, dandogli lo sprone necessario ad andare avanti nel servire i loro Goshujin: "se hai un sogno, inseguilo". Non arrenderti mai e metticela tutta, anche se ciò volesse dire assecondare i desideri più folli della ricchezza che ti permetterà, un giorno, di realizzarlo.
GdrID: 5671
Data Pubblicazione: 01/12/2014
Ultimo Aggiornamento: 27/04/2018
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