Apocalypse Inside GDR
Gioco Chiuso
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Nome Gioco: Apocalypse Inside GDR
URL:
https://apocalypseinside.forumfree.it
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Categoria: Play by Forum
Genere: Urban Fantasy
Stato: Chiuso
Descrizione:
Prologo: le origini delle ali bastarde
In principio, Dio creò gli angeli per non sentire quella fredda presenza, la solitudine, che molte volte avvolge il cuore di voi mortali.
Egli ne aveva tre, tra i suoi preferiti:
Michael, per la sua grande forza e incredibile velocità;
Gabriael; per l’intelletto formidabile e la sua insuperabile saggezza;
Infine, Luxifenn, per l’ineguagliabile bellezza e il suo immenso potere.
Tuttavia, quest’ultimo, era alquanto ambizioso e ribelle, e s’innamorò di una tra le figlie di Gabriael, generando Sinner, un angelo peccatore, che nacque nello stesso giorno in cui venne al mondo Gesù Cristo, essendo così definito l’Anticristo.
Dio, sconcertato dal gesto che aveva commesso Luxifenn, lo scaraventò insieme al figlio nel baratro più profondo dell’oblio, la terza dimensione.
Pola, la figlia di Gabriael e amante di Luxifenn, nata dalle lacrime del primo, fu trasformata in astro, quella che noi chiamiamo, molto comunemente, stella polare.
Quando Luxifenn atterrò, implose e si divise in Lux, la luce oscura, colui che chiamiamo Satana, e in Fenn, il portatore della redenzione.
Lux, insieme a Sinner, crearono il luogo in cui tutte le anime peccatrici avrebbero scontato le proprie pene, vivendo nei gironi; oltre al loro impero, diedero origine alla prima casata dei dannati, tramite il sacro vampiro alato nato dal sangue di Cristo che scivolò dalla croce e bagnò il terreno, e assegnarono il nome di Underground.
Sinner, in seguito, fece un patto con l’altissimo, proponendogli uno scambio equo: la resurrezione di Cristo in cambio di un rapporto sessuale con l’angelo più puro.
Il Signore donò, così, l’angelo delle fenici e del fuoco eterno, Katryna.
Katryna e Sinner ebbero una figlia, bellissima, che chiamarono Angelik.
Angelik non era né dannata né tanto meno pura, data la sua eredità, non poté stare all’inferno e neppure in paradiso, così fu mandata sulla terra munita delle cosiddette “dark wings”, le ali bastarde.
Le furono donate l’eterna giovinezza e il Katryon, il ciondolo di Katryna per tenerla in vita finché qualcuno non avesse prevalso su sua figlia.
Il compito di Angelik era proteggere gli umani dal male e, soprattutto dall’apocalisse, che dormiva dentro di sé.
La Dark Angel, chiamata così per le sue origini e per il suo importante compito, compì il suo dovere, usando il fuoco abissale del padre e della prestanza mentale donatole dalla madre, seguite dalle arti del combattimento corpo a corpo, armi da taglio e, in seguito, anche con pistole e simili.
La paladina dei mortali, ciò nonostante, era mortale, e ottant’anni dopo, in seguito alla sua sconfitta a causa di uno dei servi di Satana, chiese all’Altissimo che, in ogni generazione, dopo sei mesi dalla precedente, sarebbe nata una nuova Dark Angel.
Il signore esaudì l’ultimo desiderio di Angelik e diede al Katryon, un cuore di platino e argento, la sceglieva della nuova prescelta Dark Angel che dovrà aver raggiunto la maggiore età.
La leggenda narra che l’ultima Dark Angel che vivrà sulla terra dovrà sconfiggere l’apocalisse, ovvero la Bestia che è in sé e la divora, riconducendosi così all’Eden, divenendo lei stessa un angelo.
Capitolo 1: Risvegli
Six aprì gli occhi: intorno a lei vi era una luce abbagliante che la faceva sentire in pace.
Era forse morta?
Era quello il paradiso?
Eppure lei, lo ammetteva, non era stata così buona per andare in paradiso, se quello lo era.
Al collo, il Katryon brillava di luce rossastra, pulsante come un cuore vero.
Una melodia, simile al suono dei violini, risuonava in quel luogo lucente di cui non se ne conosceva la sua vera natura.
Alla fine, la morte le sembrava un dolce sollievo, e non si ricordava ciò che aveva fatto nella sua vita passata, né chi fosse stata o come si chiamasse.
Perché aveva quel ciondolo al collo?
Forse era la spiegazione al motivo per cui era lì.
"Heylà..."Urlò lei, con una voce che non ricordava di possedere.
Le sembrava melodica, un pò infantile, ma nell'insieme vivace e piena di vitalità.
Il Katryon prese a pulsare e a brillare di più, come impaurito.
Lei lo fissò un momento e lo accarezzò: sembrò calmarlo quel movimento, ma iniziò a vibrare come un animale impaurito.
Alzò gli occhi, stringendo il ciondolo ancora di più nel palmo della mano.
Una farfalla purpurea le apparve davanti, svolazzandole intorno, curiosa di quella strana cosa nuda e altrettanto bella, con quei magici occhi azzurri che la ipnotizzavano.
Poco dopo, la farfalla si librò verso un'altra direzione, volando su e giù molto agilmente, e lasciando cadere dietro di sé una polverina dorata.
Lei la seguì, affascinata da quello strano insetto che emanava un profumo tanto buono.
In effetti, l'essenza di quella farfalla assomigliava a quella del gelsomino, ma era più penetrante e dolce.
Six allungò una mano per toccare l'insetto volante: era come ipnotizzata dal suo battito d'ali.
La mano si avvicinò e sfiorò le ali vermiglie della farfalla...Si sbriciolò.
La biondina sbarrò gli occhi, inorridita, e guardò cadere i pezzi dell'insetto.
I pezzi toccarono terra e si trasformarono nell'oscurità più nera, assorbendo tutta la luce che prima caratterizzava quel luogo.
Le anime dei morti si liberarono dal soffitto di quelle tenebre, avvicinandosi a Six e afferrandola per mani e piedi
Alcuni le presero anche il ventre, altri i capelli, strappandole alcune bionde ciocche che, cadendo a terra, diventavano oscurità.
Lei urlava di dolore, cercando di liberarsi, invano.
Sentì una forza immensa sprigionarsi dentro di lei...
Qualcosa di caldo, di potente, di sicuro.
Uno scudo di energia spazzò via le anime dannate che la imprigionavano.
Solo uno, il più grosso di tutti, rimase al suo posto, ancorato al ciuffo di Six saldamente.
Era coperto da un'armatura da gladiatore, aveva un elmo da centurione, con tanto di pennacchio nero, e il suo viso era un terribile scheletro.
La ragazza lo fissò, ringhiando, e gli afferrò l'avambraccio ossuto:"Lasciami il ciuffo, bastardo!"
Capitolo 2: nuova vita, nuovi problemi
Lei era già nella sua auto ad aspettare la sorella: aveva caricato tutte le valigie sulla famigliare della madre e in compenso non aveva dormito tutta la notte.
Guardò il display del cellulare: erano appena le otto.
Si stiracchiò, sbadigliando, anche se non sentiva il sonno.
Si era vestita velocemente, le ultime cose che erano rimaste nell'armadio: una felpa grigia della Converse, dei jeans strappati che aveva usato per andare in skate quell'estate con Ian e le all star bianche con qualche disegno fatto con l'indelebile nero.
I finestrini della Mustang si abbassarono, così da far passare l'ultimo istante di brezza californiana di quella giornata di fine settembre.
Sua madre le passò davanti con uno scatolone tra le braccia, un po' curva all'indietro per il peso.
“Vuoi una mano, mà?” Six si sporse per assicurarsi che non caracollasse per terra.
“Tranquilla, tesoro, faccio da sola.” Montò a fatica lo scatolone nel baule della famigliare verde smeraldo e ne richiuse lo sportello:”Fiù, e questo era l'ultimo.”
“Fortuna che ho caricato le valigie di Reg stanotte.”Disse sottovoce Six.
“Visto?Ogni tanto tua sorella si da da fare:si è svegliata presto e ha messo le valigie nell'auto.”
“L'unica cosa che ha fatto è fare le valigie e truccarsi...”
In quel momento uscì Regina tutta impettita, ancheggiando e vantandosi con i suoi ammiratori immaginari.
“...Ah, scusa, oltre che a sistemarsi i capelli, ovviamente.”Six alzò gli occhi al cielo:Dammi una mano!
“Bene, Reg, il tragitto lo fai con tua sorella... Mi raccomando, cercate di collaborare.”Disse la mamma in tono intimidatorio.
“Che cosa?”Disse Reg allibita e sconcertata.
Lo stesso fece Six con occhi sbarrati:”Devo sopportare questa cosa che tu chiami figlia?” Voltò lo sguardo verso la sorella e la squadrò:”Due condizioni:stai zitta e non darmi alcun fastidio, e forse andremo d'accordo per dieci ore di viaggio.”
Regina la fissò con occhi chiusi a fessura:”Lo stesso vale per te.”
“Non ti preoccupare, io ho Courtney Love e la strada per cui fissarmi!” sorrise e accese la muscle:”Sali o ti lascio qui e fai l'autostoppista vergine?”
La ragazzina salì indignata dall'espressione gergale con cui si rivolse a lei la sorella.
La Mustang partì velocissima, emanando un grande rombo da sotto il cofano e tirando su una enorme nuvola di polvere.
La loro madre le guardò da lontano con le mani sui fianchi:”Quando impareranno ad andare d'accordo?”
“Mia signora... Il soggetto è in movimento...”Disse un agente della Cia mentre fissava il pallino rosso muoversi ad alta velocità sulla route 66.
“Allora è ancora in vita? Bene... Dove sta andando?” Una bellissima donna dai capelli rossi e gli occhi blu guardò l'agente accavallando le gambe.”
Aveva un vestito lungo rosso con bordi neri completamente in seta pregiata indiana, la scollatura mostrava l'abbondante decolettè, mentre lo spacco vertiginoso scopriva la coscia sinuosa della donna.
“Calcoliamo il Canada, mia signora.”
Capitolo 3: Lui
Era avvolta nelle calde coperte zebrate, a pancia in giù, mentre abbracciava il cuscino,con la testa che ci sprofondava sopra e un po' di bavetta le scendeva dalla bocca.
Un profumo di fiori di pesco le perforò violentemente e piacevolmente le narici e la svegliò di colpo, trovando Ifril sul bordo del letto che la fissava dolcemente: era a petto nudo, i capelli bagnati e gli occhi stropicciati ”Buongiorno, Six.”
Lei lo fissò assonnata:”Hai l'abitudine di svegliare la gente con il tuo ''Chanel n°5''?”
“Sono le 8:10”
Six per poco non ebbe un infarto, volò giù dal letto con gli occhi sbarrati, investendo il povero Ifril e coprendolo da testa a piedi con coperte zebrate, diretta nel piccolo bagnetto privato, vicino alla porta d'entrata della grande mansarda che altro non era camera sua.
Prese lo spazzolino color magenta e continuò a fissare l'orologio psichedelico che segnava ogni minuto che passava.
Sputò il dentifricio e urlò al suo spirito custode:”Rifai il letto, My little pony.”
Ifril chiuse gli occhi a fessura:”Sono un unicorno.”
“Va bene pony con il corno, rifai il letto. Sono in ritardo.”
Lo spirito si mise a fare il letto con una certa goffaggine: non gli avevano mai chiesto di rifarne uno “Per cosa mi hai preso? Una colf personale?”
La ragazza fece un sorrisino mentre finiva di mettere l'eye-liner, la matita e il mascara:”Allora sei una colf molto affascinante.”
Lui arrossì e finì di fare il letto, sistemandolo discretamente.
Lei uscì in mutande e canottiera:”Visto? Abbinate alle coperte.”
“Hai proprio una smania per questo motivo a strisce.”
La biondina sorrise in modo ebete e aprì le tendine zebrate (tre quarti della camera di Six sono ricoperte da questi motivi) che coprivano le ante dell'armadio.
Il custode per poco non si spaventò a causa di un poster gigantesco di Courtney Love:”Oh, mio Dio...”
Six si voltò e fissò sia Ifril che il poster:”Che c'è?”
“E' orrenda!”Indicò la faccia della cantante assai malconcia.
“Quello è niente... Miss Love è una grande, ovviamente lasciando stare l'aspetto estetico e sociale.”Prese un paio di jeans neri, un felpa blu e viola, la cintura (ovviamente) zebrata e le sue vans, motivo a scacchi.
Si mise in spalla la borsa a tracolla nera, contenente una penna a gel, blu, una matita, una gomma e un block notes.
Scese le scale, e appena fu sul pianerottolo in parquete urlò:”Reg, siamo in ritardo.”
“Lo so.”Rispose una voce proveniente dal bagno vicino alla camera della sorella:”La mamma è già andata al lavoro.”
Si diresse in bagno e fissò la sorella ritta in piedi davanti allo specchio, sopra il lavandino rosa:”Da quanto sei sveglia?”
Regina fissò la sorella, poi tornò a rimettersi il fondotinta con cura:”Due ore circa...Non sapevo cosa mettermi.”Si sistemò il vestito bianco con qualche righetta dorata della Lacoste.
“Quanto fondotinta metti?”Le prese la spugnetta e la nascose in un cassetto:”Andiamo o faremo tardi.”
La sorellina prese la borsetta minuscola di Louis Vuitton e si diresse verso la cucina.
Six osservò la specie di pochet che la sorella portava in mano:”Scusa, cosa ci metti là dentro? Il lucidalabbra?”
“Scema... Il mini block notes di Dolce&Gabbana per i numeri di telefono, no?”
Capitolo 4:ronda notturna
La vita nel nuovo paese, dopo un mese circa, non era poi così male: gli allenamenti andavano alla grande, anche se Regina aveva in mente di dare una festa per Halloween, e lo avrebbe fatto anche senza il permesso di sua sorella.
Six non era per niente contraria, forse un pò, dato che Domenica avevano affrontato l'argomento ed era andata più o meno così...
“Io e Stacy vogliamo fare una festa di Halloween a tema.”
La maggiore non si era nemmeno posta il problema di Stacy, ma delle idee che avevano quel gruppetto come “tema”: “Che genere di tema???”
Regina, a quel punto, con un sorriso a 32 denti, le aveva mostrato una locandina preparata per la festa, il cui tema era... Playboy.
Ora, come possono delle ragazzine dai 16 ai 20 anni pensare di non essere chiamate sgualdrine quando preparano certe feste? Six se lo stava appunto chiedendo.
“Reg, non ti sembra un po' squallido?” Fissò la locandina con aria tra lo schifato e una che sta per vomitare ciò che ha appena mangiato.
Fortuna che non c'è la mamma, altrimenti... Pensò Six con aria sottomessa: alla fine glielo avrebbe dovuto permettere.
Si era, quindi, sistemata così la questione.
Proprio quella mattina ci stava pensando, durante la visione del film 2001:Odissea nello spazio.
La scosse solo Mark che sbadigliava, con la bocca bella spalancata tipo quella di un leone, e che, per un attimo, si era addormentato, con la faccia immersa sul libro di storia: ”Che miseria di film... Tutti che sopravvalutano Kubrick, invece è solo uno che non sa nemmeno fare il regista come si deve... Che passi.”
“Che passi” era la forma usata da Mark (continuamente) per definire qualcosa caduto in miseria o di squallido.
La ragazza non lo aveva nemmeno fissato, si limitava a tamburellare ininterrottamente le dita sul banco, creando un piacevole ritmo per chi lo ascoltava: ”Non può essere peggio della festa di Halloween di mia sorella.”
Mark ridacchiò sotto i baffi, sentendo il tono tra l'annoiato e il supplichevole della compagna di banco: ”Cosa ti ha combinato questa volta la mocciosa a passi?”
Sospirò, anche se quello che era un sospiro pareva più uno sbuffo: ”Ha organizzato, insieme ad amiche e compagnia bella, una Halloween Party in casa. Tema: Playboy!!!”
Il ragazzo per poco non si fece scoprire dalla prof per la risata sguaiata che gli venne fuori dalle labbra, continuando a fissare l'amica: “Contraccambia il favore, no?”
“Non saprei cosa mettere e chi invitare.” Mise la faccia tra le braccia appoggiate al banco, guardando il film senza alcun interesse: eh, sì, proprio a passi.
“Io ci verrei. Penso anche le tue amiche. Comunque, lascia fare a me... Per gli invitati, intendo. Bruce conosce tutta la città.”
“Rimane sempre il problema di cosa mettere...” La voce che ne uscì era presso ché annoiata e di malumore, senza nessuna via d'uscita.
Alzò gli occhi al cielo, come se quella cosa l'avesse sentita mille volte: ”Voi donne non siete mai felici... Che cosa te ne frega dell'abbigliamento? Pensavo che l'importante era stare in compagnia.”
“Lo è... Però l'invito dice che bisogna per forza vestirsi a tema...” Lo fissò, quasi per paura di perdere la sua amicizia, pensando senz'altro che anche con un lenzuolo sarebbe stato sexy.
“Da pornodive, spogliarelliste e squillo?” Alzò il sopracciglio per un minuto che parve interminabile: la stessa Six si chiese se non stesse per perdere un nervo facciale
Capitolo 5: la festa di Halloween
Era una fortuna che riuscisse a tenere gli occhi aperti sulla strada: la fatica di quella notte le aveva appesantito il sonno e aveva dormito solo sette ore, insufficienti per lei.
Aveva dovuto mettere addirittura il fondotinta e il correttore per nascondere le occhiaie.
Regina, seduta vicino a lei sui sedili anteriori della Mustang, la fissava di sottecchi:”Che brutta faccia... Hai dormito stanotte?”
“Mi sono addormentata all'una, forse le due. Mi sembra di aver dormito solo dieci minuti.”
La piccola si stiracchiò, bella riposata, invidiata dalla sorella:”Io invece mi sono addormentata alle undici con Cindarella Story.”
Six per poco non vomitò: chissà quante volte, nella casa precedente, le aveva fatto sorbire quel film...
Finalmente arrivarono al parcheggio della scuola: Regina scese e lanciò la mancia a Six: tre dollari?!...Wow, la prossima volta prende il bus o va a piedi. Pensò la bionda.
Prese i soldi senza dire niente e scese: fortuna che aveva messo i pantaloni neri e la sua felpa blu, oltre alle scarpe da skate, dato che iniziava a piovere.
Doveva prendere un caffè alle macchinette, era ovvio: andava avanti per forza di inerzia, il cervello completamente spento.
Si accorse che, come sempre, erano là impalate, come pecore in mezzo ad una strada, sua sorella e il gruppo delle sue amiche oche.
Non ci fece caso: inserì un dollaro per un espresso, tanto ne avrebbe dovuti prendere due, dato che era abituata a caffè italiano.
Mentre attendeva l'espresso, sentì Stacy cinguettare:”Ieri sera Mark è venuto da me e abbiamo fatto l'amore.”
Tutte ammutolirono, persino Six per un secondo, poi sghignazzò: Senti cosa si devono inventare queste sfigate per sentirsi qualcuno.
Stacy si voltò verso la bionda:”Che hai da ridere, Havok?”
“Oh, niente. Dici tante puttanate per una che non sa nemmeno dividere in sillabe aiuola.”
“Non è una puttanata ciò che ho detto. Perché non lo chiedi direttamente al tuo compagno di banco?”
“Perché non ho bisogno di chiedere per sapere che è una bugia.” La scostò, dato che si era messa davanti per non farla passare, osservò sua sorella che aveva gli occhi terribilmente lucidi e minacciava di iniziare a piangere:”Ah, un'altra cosa, Stacy: sei proprio una stronza e una grande amica... Tu che ti ritieni meglio di me, come mai ti saresti scopata il ragazzo che piace ad una tua compagna?”
La mora non rispose, probabilmente perché il suo quoziente intellettivo non poteva dare una risposta concreta.
Six si avviò all'armadietto, soddisfatta del risultato che aveva ottenuto: sebbene non sopportasse sua sorella, era pur sempre sua parente, stava male a vedere ciò che le aveva fatto quella puttana, ma era consapevole che doveva comunque cavarsela da sé.
Aprì l'armadietto, assonnata, ma sempre meno di prima: posò la borsa e prese la sacca per le due ore di ginnastica che finalmente avrebbero iniziato, dato che il professore era stato assente per tutto Settembre e doveva ancora presentarsi. Sì, perché il supplente di quest'ultimo gli aveva fatto fare arrampicata con la corda... Sai che strazio!
Capitolo 6: empty blood moon
La luna piena arrivò, e Six si ritrovò a dover nascondere Taime e Ifril che, a causa dell'influenza del ciclo lunare, era diventato umano, e profumava di buono come sempre: non si sapeva di cosa odorasse, non era un aroma specifico, era particolare, anche se alla sua protetta ricordava l'essenza dei ciliegi quando fioriscono.
Così, avevano invaso la casa di Alex e, questa, gli aveva dato dei vestiti puliti di Fenn che lui aveva ritenuto troppo attillati (tipici di un uomo palestrato e pompato fino al midollo) e troppo scuri, ma si era comunque accontentato, deriso un po' da Orion, lo spirito della mora: “Guardati, Ifril, sembri uno di quelli che ascoltano musica dove i cantanti sembra che vomitino.”
“Stai zitto o ti faccio diventare un animale imbalsamato.” Lo aveva zittito una volta per tutte, sedendosi su una poltrona marrone, di pelle invecchiata, sorseggiando, come sempre, tè, ma stavolta verde, dentro alla sua tazza coi cuori.
“Bene, almeno avrò 4 giorni di riposo.” Six sospirò, pensando a quanto shopping avrebbe fatto e a tutte le dormite con cui avrebbe recuperato le ore perse.
“Niente affatto. Allenamento continuo, voglio vederti sudare, devi grondare di sudore per il primo amuleto.” Sbottò il maestro indignato, togliendo il ciuffo da davanti agli occhi e mettendolo dietro all'orecchio.
“Secondo te potrei affrontare dei nemici con 13 ore di sonno arretrato?” Di certo, sapeva come rispondere al suo spirito guida, non ne poteva veramente più di ore intensive di allenamento.
“In effetti, Ifril, deve dormire se vuoi che sia in forma.” Alex difese la cugina.
“Ti do un giorno e mezzo per riposarti. Ho detto riposarti, rigenerarti... Non andare a spasso con le amiche.” Il tono non si capiva se fosse intimidatorio o fortemente di raccomandazione; in ogni caso, nei suoi occhi notava sempre tanta bontà e quel lato paterno che non aveva mai visto nemmeno in suo padre.
Suo padre non le era mai stato molto accanto: era sempre mancato da casa, non faceva mai nulla per lei e, quando era in viaggio per affari, non si faceva mai sentire.
In questo modo, le era sempre mancata una figura paterna e quella materna la considerava una scansafatiche, una sfigata e una senza responsabilità... Insomma, la pecora nera della famiglia.
Già... Secondo tutti lei avrebbe dovuto essere come sua sorella... Il che la faceva ogni volta rabbrividire al solo pensiero. Preferiva essere sfigata, ma tenersi i suoi ideali e la sua intelligenza.
Pazienza, lei non dava più importanza a ciò che importava alla sua famiglia.
A Los Angeles era una tra le ragazze più conosciute della città e della sua ex scuola, mentre Regina era la sfigata; ora, invece, le cose si erano capovolte, ma per lei non faceva differenza.
I suoi momenti di gloria li aveva avuti, aveva voltato pagina e deciso per una nuova esistenza e, in questa, vi erano le sue missioni e lui, Ifril, che, anche se si arrabbiava, non era mai deluso da lei, non l'abbandonava, era sempre là ad aiutarla e non la prendeva in giro.
In tre mesi, il suo corpo era diventato tonico, riusciva a fare cose che prima le sarebbero state impossibili e, soprattutto, si sentiva continuamente realizzata e messa alla prova in ogni avversità, con neve o pioggia, freddo o caldo.
“Ho troppo sonno per andare a zonzo. Credo che starò a casa a dormire.” Notò che lo sguardo severo di Ifril cercava di carpire se avrebbe fatto tutte le cose che aveva premesso: “E farò tanto allenamento, promesso.” Fece un sorriso ebete per compiacere lo spirito.
Sarebbe andata a trovarli ogni giorno, anche perché il fatto di stare distaccata da Ifril le dava un senso di vuoto, come se mancasse qualcosa, un pezzo che non c'è della propria anima.
Capitolo 7: Purple, figlio perfetto dal cuore oscuro
Gli angeli mi sbarravano la strada, sembravano altissimi da quella mia visuale da bambino: il ciuffo violaceo dei miei capelli mi offuscava una parte della vista, le lacrime impregnavano quella ciocca viola che ricadeva sugli occhi.
“Stai lontano, Purple. Tu non c'entri nulla con i loro errori...” Disse quello dai capelli fucsia mentre mi bloccava con uno sguardo severo e con quel suo fare imponente.
“Michael, non farlo ti prego. Sono mia madre e mio padre...” Le lacrime scendevano sempre più copiose, non ne avevo mai versate così tante in vita mia, anche se avevo solo sette anni e non ero vissuto così tanto da poter fare un confronto con precedenti esperienze.
“Adamo ed Eva non possono più stare qui, Purple. Hanno peccato, calpestando il volere di Dio. Avresti disubbidito a nostro padre, piccolo?” Gabriael si girò per secondo, fissandomi con i suoi occhi neri nascosti dai lunghi capelli bianchi.
Ci pensai su: avevo a cuore nostro signore quanto l'amore che provavo per i miei genitori, ma riflettendoci su, avevano ragione gli angeli, e cioè che non lo avrei fatto. Ho sempre seguito la strada giusta, anche se non è quella più semplice, ma la preferisco, nonostante la via facile è piena di tentazioni e piacere.
Cos'è il piacere o una tentazione quando si ha la coscienza sudicia?
Mi arresi al fatto che quella scelta, se pur dolente, era giusta, perché la loro disubbidienza era una vergogna anche per me.
Volsi le spalle ai miei genitori che mi fissavano allibiti e in lacrime, cercando di soffocare le mie con pensieri volti al mio futuro, ma vedevo solo solitudine e frustrazione.
Osservai la caduta dei miei genitori sulla terra e li fissai nei giorni, nei mesi, negli anni seguenti, finché non si dimenticarono di me, e io feci più o meno lo stesso, anche se nel mio cuore sarebbero rimasti per tutta la vita.
Il mio allenamento iniziò poco dopo la cacciata dei miei genitori: gli angeli mi addestravano sull'intelletto, la forza, l'uso della parola e in tante altre cose che solo loro potevano conoscere.
A diciassette anni, Michael mi insegnò a padroneggiare un potere alquanto strano, tanto che voi che leggete le mie memorie potrete pensare: che centra l'oscurità con il bene?
Ebbene, l'oscurità come la intendete voi, è male!
L'oscurità non è solo qualcosa che appartiene al maligno o dove da bambini si credeva vivessero tutte le creature mostruose (anche se in parte è così), ma è solo la mancanza di luce, la notte, l'ombra.
La vostra ombra per caso ha qualcosa di malvagio?
Ecco, il mio potere è proprio questo, creare e padroneggiare l'oscurità come arma per fare del bene, per proteggere dal male qualcosa che è senza difesa.
Mi ci volle un po' per padroneggiarla: ricordo che Michael mi portò nella grande sala dei poteri del mondo, un enorme salone di cristallo con tutti le forze racchiuse in delle sfere di diversi materiali; vi era un odore di lavanda molto intenso e un luccichio che mi abbagliava in continuazione.
Michael rideva nel vedermi accecato da tale bellezza, lui, l'architetto di tutto il creato, e anche di me, se posso aggiungere: “Allora, che te ne pare? E' una mia idea, l'ho creato per un mio prossimo progetto, voglio che sia tu a testarlo.”
“Di che si tratta questo anonimo progetto?” Sono sempre stato un tipo curioso, restando sempre nella mia compostezza e senza offendere nessuno.
Lui fece il gallo, sentendosi orgoglioso e facendo il vago: “Sarà una sorpresa. Solo nostro padre ne sa la natura. Ho parlato solo con lui.”
“Ok, non entrerò nei dettagli, tanto non me lo diresti se insistessi.” Tornai al discorso, affascinato da tutte quelle sfere lucenti, di vari colori: “Che dovrei fare?”
“Scegli un potere e vedi se questo ti accetta o ti rifiuta. Cerca di non farti del male, sono poteri supremi, ho faticato ad imprigionarli qua dentro. Io ho da fare. Ce la puoi fare da solo?”
Capitolo 8: smania di sangue
Maddy fece riporre Six su un lettino da Ifril e Purple, mentre Taime le tappava il sangue con qualunque cosa gli capitasse, tanto da essere rimasto a petto nudo per aver arrotolato il chiodo attorno alla ferita.
La scienziata le preparò una flebo con proteine, zuccheri, acqua e un derivato dell'adrenalina, poi prese un sacchetto di sangue e lo lanciò a Ifril, mentre Purple infilava, nella prima vena che trovava nel braccio, la prima cosa che Maddy aveva preparato.
Taime fissò l'encefalogramma, preoccupato, iniziando a fare il massaggio cardiaco per aumentarle il battito e facendosi prendere dal panico: “Dai, Six, reagisci...” Gli urlò contro, con la fronte imperlata di sudore.
Tuttavia, la linea dell'encefalogramma stava diminuendo la sua frequenza, e il battito cardiaco era sceso ad una quarantina di battiti: “Merda... Ifril, prendimi il defibrillatore.” La ragazza lo fissò dritto negli occhi, mentre il maestro accarezzava i capelli incrostati di sangue e un colorito troppo pallido per sembrare viva “Ifril... Vuoi salvarla o no?”
“Se muore... Giuro che stavolta non me lo perdono.” Le lacrime scesero copiosamente, bagnando le guance della sua protetta: “Avevi ragione, Purple... Bisogna provare sulla propria pelle cosa vuol dire perdere una parte di te.”
Purple lo abbracciò, allontanandolo dalla ragazza, dandogli conforto con qualche carezza sulla nuca: “Non tutto è perduto, Ifril. Non darti per vinto, lei è parecchio forte.”
Taime si allungò per prendere il defibrillatore, passandolo poi alla scienziata: l'ambiente si faceva carico di tensione, oltre alla temperatura altissima che li faceva sudare più del dovuto.
Diedero scosse a forte carica elettrica, ma, ad ogni urto, il cuore sembrava diminuire la sua attività e il suo battito.
“Non so più che fare...” La scienziata si mise le mani tra i capelli, ormai senza idee e confusa, anche lei caduta nel panico, cercando di trovare una soluzione il più velocemente possibile nelle sue conoscenze universitarie.
Ifril la prese per il camice, con le lacrime agli occhi e un tono che, in tutti gli anni che si conoscevano, lei non lo aveva mai sentito: “Maddy, sei tu che hai cinque lauree, tra cui due in medicina, quindi salvala, perché, al momento, sei tu l'unica che può salvarla, vedi qualcuno di più competente?” Aspettò la risposta, che ovviamente fu un “no” impaurito “Allora vedi di muovere il culo e riportare i ritmi vitali di Six a stati normali, se no... Giuro che te lo faccio pesare per tutta la tua vita.”
Maddy intubò Six, facendo tutto quello che poteva: “Taime, prendile un campione di sangue, monitorerò il tutto dal mio computer. Prendilo dalla carotide, è da dove si propaga il germe. Purple, attaccale degli elettrodi per tutto il corpo. Ifril... Cerca di entrare nella sua testa, in questo momento può solo reagire lei, io sono solo un aiuto, le do i mezzi per reagire.”
“Non sarà facile, quando siamo umani è molto più difficile usare i nostri poteri e le capacità di telepatia. Ci proverò.”
“Mi raccomando, non farti venire un aneurisma...”
“Ah-ah, divertente, mia cara.”
Chiuse gli occhi, mettendo la mano destra sulla fronte della Dark Angel e l'altra sul petto, cercando di entrare nella sua testa, facendosi venire un'emicrania fortissima, dovendo spulciare tra una coltre di nubi di fumo rosso. Assomigliava molto al potere di Purple, ma era rosso e vi era odore di morte, il che lo faceva spaventare e preoccupare ancora di più.
apitolo 9: Big in Japan
Ifril la osservava attentamente, un po' preoccupato, mentre sfrecciavano verso il laboratorio di Maddy: non aveva dormito granché, stava parecchio male, lui la poteva capire,l'amore è un dolore incredibile, flemmatico e tormentato, quanto era sufficiente per distrarla dal percorso per la salvezza del creato che stava compiendo.
Purple mise una mano sulla spalla del maestro per rincuorarlo, fiutando il suo timore, sorridendo e parlandogli con tono pacato: -Andrà tutto bene. Sebbene stia patendo e magari il suo cuore è a pezzi, lei è un leone, sarà capace di raccogliere i cocci e a rifiorire prima del dovuto. Vedrai che questo viaggio la rimetterà a nuovo.-
Lo spirito appoggiò la testa allo schienale posteriore dell'auto: probabilmente aveva ragione Purple, come sempre, e lui era in apprensione per niente, al solito.
Taime, seduto sul sedile anteriore, vicino a Six, le accese una sigaretta e aprì la bottiglia di vodka che si era portato appresso, iniziando a buttarne giù una bella dose.
Six nemmeno ci dava importanza, mantenendo gli occhi saldi sulla strada: quella mattina nevicava, quindi doveva stare molto attenta perché, anche se aveva le gomme termiche, aveva paura di slittare sull'asfalto e danneggiare la sua Mustang in qualche maniera.
“Me ne lasci un po', per dopo? Così riesco a riscaldarmi, non tollero questo clima, è proprio una merda.” Pronunciò Six, senza tanti complimenti e senza nemmeno giustificarsi con Ifril, che non sosteneva quel genere di linguaggio.
“Six... Non puoi bere prima di una missione.” Intervenne Purple, che anticipò il collega fulmineamente, prima che potesse sputare qualsiasi parola dalle sue labbra.
“Da quello che dice Maddy, avremo nove ore di volo, l'alcol ha il tempo di essere assimilato e sarò di nuovo lucida. Non ho, in ogni caso, intenzione di ubriacarmi, Purple. Mi serve solo per alzare la mia temperatura corporea, tutto qui.” La sua voce era talmente seria da non sembrare nemmeno sua, ma non era la prima volta che le accadeva, le era capitato tante di quelle occasioni, anche se, in questa circostanza, era dissimile.
Il cellulare squillò all'improvviso, facendo trasalire tutti dallo sgomento per l'inaspettato: Taime prese in mano il telefono e lesse il nome della persona che stava chiamando Six “E' Alex!”
“Rispondi e chiedile che succede.” Svoltò per Cypress Hill Road, una piccola strada alberata, che portava al laboratorio di Maddy: era capitato qualcosa di imprevisto, il suo sesto senso da vampiro non mentiva mai, lo aveva ormai capito.
“Parla, mia incantevole mademoiselle.” Taime sovrappose le gambe, come solo uno virile e un po' grezzo come lui poteva fare, sorseggiando vodka e immaginando la ragazza nuda.
Ifril alzò il sopracciglio, incredulo, mentre Purple alzava gli occhi al cielo: -Non cambia mai, pur essendo l'oracolo.-
“Ah, Taime, sei tu, credevo rispondesse mia cugina. Volevo dirvi che non posso mettermi in viaggio, ho avuto un incombente imprevisto.” Alex era agitata, lo si poteva percepire anche attraverso la cornetta, e il profeta non poteva far a meno di preoccuparsi.
“Che è successo, luce dei miei occhi?” Serio e perfetto attore, nascondeva la sua vera natura in un perfetto cordoglio di sensualità, virilità e fermezza, senza perdere mai il controllo.
“Ai, la mia sorellina, ha avuto un brutto incidente cadendo da cavallo, si è slogata l'anca e purtroppo non potrò partire con voi, devo occuparmi di lei, capisci?”
Diede un tiro dal rimasuglio della sigaretta che gli aveva passato Six: “Certo, piccola mia, ti comprendo affondo. Mi dispiace per la tua sorellina, spero che si riprenda presto. Non darti timore, ce la caveremmo benissimo.” Mise giù, interrompendo la chiamata: si erano fermati, posteggiati davanti all'auto di Maddy, una 500 degli anni 60 giallo pastello, nel garage esterno con riscaldamento autonomo.
“Cos'è successo?” Six scese dall'auto, si accese un'altra sigaretta e si diresse, insieme ai due spiriti e a Taime, dentro il grande immobile, con le mani in tasca e il cappuccio calato sulla testa: Maddy era miliardaria, si notava, anche se aveva una macchina scadente, era di famiglia ricca, e i suoi parenti erano tutti ricercatori, scienziati, medici e professori.
“Sua sorella ha avuto un piccolo incidente e non potrà accompagnarci.” L'oracolo si lasciò cadere sul divano di design moderno e di buon gusto, rosso, togliendosi il chiodo di pelle e stendendo le gambe.
“Casi della vita, cose che succedono, è un continuo susseguirsi di sfortune... Sono una calamità per la sfiga.” Sorseggiò l'ultimo goccio di vodka che rimaneva nella bottiglia e chiuse gli occhi per qualche istante, finché non percepì una presenza estranea a loro: “Buongiorno, Maddy.”
La scienziata si bloccò, gioiosa come al solito: era affascinata da come i sensi da vampiro di Six si fossero affinati “Salve, ragazzi. Posso offrirvi del caffè, del tè o un cappuccino?”
Taime scattò sull'attenti e, come un lampo, si appressò a Maddy con fare giocoso e giulivo: “Mocaccino?” Gli occhi luccicavano a tal punto, da rendere l'azzurro dell'iride quasi glaciale.
Lei deplorò quella domanda, ma assentì comunque: ormai, ogni mattina, gli preparava il mocaccino come piaceva a lui, quindi se lo era anche aspettato, anche se si era augurata che non glielo domandasse.
“Un tè al limone e alla rosa canina, due zollette di zucchero, non di più e non di meno, se no viene una porcheria, e portamelo bollente, perché freddo mi nausea.” Ifril aprì il giornale senza nemmeno fissarla, poi capì di aver obliato una cosa basilare nel suo lessico: “Per favore, cara.”
La scienziata rimase basita nel vedere Ifril così cambiato: quando era con Aiden non era mai stato così sfacciato, non si era mai dimenticato di chiedere qualsiasi cosa in modo cortese, ma a lei andava bene così, forse meglio, perché sembrava più a suo agio, era più moderno e insito.
“Io prenderò un cappuccino, grazie, Maddy” Purple le sorrise, mettendosi finalmente a proprio agio su una poltroncina settecentesca, proveniente direttamente da Veirsailles: “E un bicchiere d'acqua, per cortesia.”
“Per me un caffè, macchiato freddo, e una sacca di sangue, zero negativo se è possibile, per favore.” Six, vicina al suo maestro, si era avvolta nel plaid che aveva trovato quando si era seduta, di lana cashmere blu indaco, finemente lavorato, si notava benissimo che era molto costoso.
Tag:
#GdR #Apocalisse #Apocalypse
GdrID: 7074
Data Pubblicazione: 26/02/2016
Ultimo Aggiornamento: 27/04/2018
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