Cavalieri dello Zodiaco
Gioco Chiuso
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Nome Gioco: Cavalieri dello Zodiaco
URL:
https://cavalieridellozodiaco.forumcommunity.net
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Categoria: Play by Forum
Genere: Cavalieri dello Zodiaco
Stato: Chiuso
Descrizione:
In un tempo lontanissimo, un tempo in cui le leggende erano realtà, un bambino nacque in una notte di luna piena, una luna rossa come il sangue. Gli anziani del villaggio interpretarono quella luna insanguinata come un cattivo presagio.
-Tuo figlio, Amyral, sarà portatore di morte, offenderà gli dei, e gli dei lo puniranno, e puniranno tutti noi perché appartiene alla nostra gente!!- disse l’anziano saggio del villaggio mentre prevedeva la sorte del bambino gettando delle polveri nel fuoco che scoppiettava innanzi a sé con venature nere.
Tutti i familiari assistevano spaventati mentre la madre stanca per il parto difficile teneva il neonato tra le amorevoli braccia.
-Come può una creatura così piccola e dolce far del male, e ribellarsi agli dei? Noi lo alleveremo secondo le nostre leggi e tradizioni, nell’amore della famiglia! -disse la madre del bambino incredula al vecchio.
-Taci Donna!! Egli sarà la nostra rovina!- alzò la voce il vecchio mentre pronunciava strane frasi al fuoco che prendeva a stridere ancor di più per poi soffocarsi quasi del tutto in un sibilo.
-Cosa dobbiamo fare vecchio?- subito chiese il pavido padre del bambino in preda al terrore, con gli occhi sgranati, come se stesse guardando negli occhi sbiaditi un fantasma.
-Sarà meglio ucciderlo!- proferì con sicurezza il vecchio alzandosi a fatica, facendo leva sulle sue vecchie e scricchiolanti ginocchia.
Si avviò a passo lento verso il bambino e la madre istintivamente lo strinse a se perché aveva compreso le intenzioni del vecchio.
-Lascialo a me Amyral, mi assumerò io la responsabilità della sua morte!
-Nooooo!! -Gridò la donna con tutto il fiato che aveva in corpo rompendo in un pianto disperato- Non porterete via la mia creatura!!
Era molto stanca e fu facile prendere il bambino dal suo abbraccio materno.
-E’ meglio per tutti! Mi dispiace Amyral, ma è meglio così, credimi!- proferì il vecchio con tono amaro, e si avviò fuori la stanza con il bambino tra le mani, silenzioso.
Pian piano si avviò verso la collina soprastante il villaggio. Tutto intorno c’era solo silenzio, uno strano silenzio, innaturale.
Il vecchio passo dopo passo arrivò verso il mattino nella foresta.
Eos, la dea dell’alba ormai stava scacciando quella orribile luna per far posto al sole ed il vecchio stanco si sedette su una roccia con il bambino in braccio.
I lunghi capelli bianchi fluttuavano alla brezza del mattino, fresca e risanatrice.
Il bambino era tranquillo e pareva essere attratto dalla collana del vecchio che guardandolo cominciò a pensare tra sé:
-Già! Come può un piccolino come te far del male?-notò l’interessamento del bambino alla collana, la prese e la fece ciondolare avanti ai suoi occhi.
Il bambino la afferrò, seppur così piccolo, e senza che il vecchio potesse fare nulla la strinse così forte da soffocarlo.
Il vecchio aveva ragione, egli fu la sua prima vittima, il bambino era un portatore di morte.
Ma sfortunatamente un ardito cacciatore si era addentrato in quella foresta ed udì il bambino. Vide il vecchio e dopo averlo sepolto sotto un cumulo di pietre, prese con se il bimbo deciso ad allevarlo, ma fu il suo più grande sbaglio.
Il bambino crebbe e mostrava sempre di più un carattere battagliero e sanguinario. Indomito, ribelle, sadico, adoperava l’arte della caccia per puro diletto, per vedere come muore un animale, per vedere il sangue scorrere, e da ciò ne traeva solo perverso piacere.
Un giorno il cacciatore lo rimproverò per la sua poco onorevole condotta ma egli senza pensarci due volte gli piantò l’ascia con cui il cacciatore tagliava la legna nel petto. Lo guardò negli occhi fin quando l’ultimo barlume di vita brillò in essi, e rideva mentre l’altro moriva lentamente in una smorfia di dolore, con la voce che si soffocava nella gola anche se le labbra si muovevano come per proferire le ultime parole.
Annoiato dalla vita del cacciatore volle andare via, esplorare il mondo e soprattutto uccidere. Voleva dimostrare di essere il migliore, ed effettivamente nessuno riusciva a contrastarlo negli scontri.
Uccideva senza fare differenze, donne, vecchi, bambini, animali…ogni cosa che aveva un alito di vita.
Ma ciò non gli bastava ancora. Lui voleva il potere, era ossessionato dal potere.Voleva essere immortale, voleva essere un Dio. La sua presunzione lo portò alla scoperta di miti ormai perduti nel tempo. In una locanda prima di uccidere tutti per il puro piacere di farlo, venne a sapere dell’esistenza di un artefatto che aveva il potere di uccidere gli dei o di farli risorgere, il Pugnale di Crono.
-E’ tutto vero!-diceva l’uomo che con se aveva anche una pergamena con le spiegazioni necessarie riguardo il funzionamento del pugnale e una mappa un po’ rovinata.
-Sono tutte balle! Vecchio ubriacone!- diceva l’altro uomo che stava con lui.
Così dopo aver ucciso tutti e aver riso a crepapelle come fosse il divertimento più innocuo il suo, rubò la pergamena e decise di provare a cercare questo pugnale.
Per giorni e giorni girovagò. Uccise ancora e senza alcuna pietà. Sembrava che ad ogni morto che seminasse la sua forza aumentasse paurosamente. Era veramente e orribilmente spaventoso, ed i suoi delitti ormai gli segnavano il volto imbruttendolo con sfregi. Poi arrivò finalmente alla caverna ove giaceva il pugnale, almeno così diceva la pergamena. Era un labirinto di pietra e per altri giorni vagò nell’oscurità nutrendosi di ratti. Stanco di girare, per la rabbia diede un pugno contro la roccia ed essa si sgretolo.
Allora per far prima cominciò a rompere tutte le pareti della caverna con la sua forza bruta per poter passare e grida di rabbia riecheggiavano. Finalmente era arrivato all’altare dove giaceva il pugnale avvolto nella stoffa, illuminato da un raggio di luce. Sorrise macabramente e si avvicinò. Senza alcun rispetto, avidamente prese il pugnale e lo infilò nella cinta dei pantaloni.
Ma la ricerca non era ancora completa. Mancava ancora una cosa. Sul manico del pugnale era ben visibile un solco, come di qualche cosa che si dovesse applicare in quel punto. Come una gemma.
Uscito dalla caverna consultò nuovamente la pergamena che diceva che il pugnale era completo solo con il rubino di Mystras, custodito in un tempio, proprio in quella città.
Egli senza perdere tempo subito si mise in marcia. Dopo giorni di cammino arrivò nel luogo descritto dalla mappa e ancora una volta si macchiò del sangue di persone innocenti. Rubò il rubino e lasciò dietro di se solo un mare di sangue. Quel giorno il rubino risplendeva di una luce ancor più rossa.
Incastonato il rubino nel Pugnale, si aprì da sotto il manico un foro da dove ne uscì una pergamena. Su questa pergamena vi erano scritte due frasi in greco che si sarebbero dovuta pronunciare in presenza del dio da uccidere, o in presenza dell'urna ove vi era stato confinato. Non restava altro che andare a cercare la preda: Ares, il dio della guerra.
-Io, Kyriakos, sarò il padrone del mondo!!
Solo un pazzo poteva pensare una cosa del genere, ma lui mirava a divenire il nuovo dio della guerra.
Ma il viaggio era stato lungo e così decise di riposarsi per quella notte.
Dal nulla apparve una figura nuda con delle ali sul capo che sfrecciava sopra i tetti della città gettando ovunque una polvere luminosa e sottile.
Dopo aver diffuso la sua polverina scese per le strade a controllare che tutti stessero dormendo e passò anche nel vicolo ove dormiva Kyriakos ed una cosa attrasse la sua attenzione. Alla cintura dell’uomo vi era un pugnale che conosceva bene. Trasalì. Suo figlio Morfeo giunse da lui, dato che non vedeva il padre tornare, per continuare il suo giro. Anche Morfeo vide il pugnale e la sua reazione non fu da meno di quella del padre.
-Figlio, introduciti nei suoi sogni e dimmi cosa quest’uomo ha intenzione di fare.
Morfeo ubbidendo al padre pose la mano sugli occhi del mortale e scrutò nei suoi sogni.
Quando uscì dalla sua mente era pallido.
-Padre, vuole uccidere Ares e tutti gli dei per prendere possesso dell’Olimpo e delle sorti del mondo.
Senza perdere tempo, Ipno mandò suo figlio a riferire tutto agli dei mentre egli continuava il suo lavoro di addormentare le persone,non poteva smettere, altrimenti sarebbero rimasti tutti svegli.
-Che cosa? -tuonò Ares imbestialito con gli occhi fiammanti di collera -Costui, questo misero mortale vuole uccidermi per poter prendere il mio posto?
Tutti erano chi preoccupato, chi arrabbiato, chi non riusciva a capirne il motivo.
-Beh mentre voi altri continuate a parlare e sprecare il tempo io andrò da quello stolto e gli farò pentire di essere nato! -detto ciò scomparve in una scia di fuoco
Apparve al cospetto dell’uomo folle e gli sfilò il pugnale dalla cintura senza far rumore, poi, dopo aver preso il pugnale, gli sferrò un calcio e l’uomo subito si svegliò di soprassalto.
-Come osi tu, insignificante vermiciattolo, anche solo pensare di voler uccidere un Dio, Il Dio della guerra?-Sbraitava adirato all’estremo.
-Ah dunque sei tu Ares…-rise Kyriakos mettendo mano alla cintura per prendere il pugnale ma non lo trovò. Un’ombra di sgomento apparve sul suo volto.
-Cercavi forse questo?- Ares sorrise follemente agitando il pugnale avanti agli occhi dell’uomo.
Non gli fece proferire nulla, agitò solo una mano e imprigiono l’uomo in dolori lancinanti e acuti, insopportabili.
-Adesso ti farò pentire per la tua arroganza!! -diceva mentre digrignava i denti.
Kyriakos gridava per il dolore mentre un raggio di colore rosso fuoco si avvicinava a lui dalle mani del Dio.
-Che tu sia dannato dagli Dei, che la tua forza sia solo un ricordo e che la vecchiaia storpi il tuo corpo così da poter condurre una miserevole vita di sofferenza senza poter più impugnare arma alcuna!!
Tu sarai il mio immobile bersaglio per il lancio delle frecce, io martorierò il tuo corpo con le spade, toglierò dalle tue membra la tua pelle che continuerà a rigenerarsi, strapperò via ogni giorno quegli occhi arroganti e tu non potrai far altro che gridare e chiedere pietà, ma io non ne avrò! Morirai solo quando lo deciderò io!
Il vecchio aveva ragione, egli fu dannato dagli dei. Era portatore di morte in vita e adesso solo un corpo senza anima che subisce la pena eterna per divina mano.
Il pugnale fu distrutto da Ares ed i suoi 12 pezzi furono sparsi negli angoli più remoti della terra.La pergamena all'interno del manico venne perduta chissà dove, ed il rubino cadde nell'oceano.
Il mito del pugnale venne dimenticato per molto, moltissimo tempo.
Ma sfortunatamente secoli e secoli dopo, fu ricostruito da Crono stesso, fu donato a Saga, l'usurpatore al trono del Grande Sacerdote ormai in preda alla follia, con l'ordine di uccidere la Dea Atena rincarnatasi nella piccola Saori in fasce.
Da quel momento una serie di battaglie si susseguirono, indomiti cavalieri perirono per un ideale che andava al di là della loro vita: la Giustizia.
Mai si fermavano, e mai temevano gli avversari, che seppur forti, affrontavano con ardore.
Una vita di sofferenze e guerre vissero, ma avrebbero fatto di tutto pur di difendere la loro Dea.
Tag:
#Saint Seiya #Cavalieri dello Zodiaco #Anime #Manga
GdrID: 3694
Data Pubblicazione: 09/02/2013
Ultimo Aggiornamento: 27/04/2018
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