Lifeb
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Nome Gioco: Lifeb
URL:
https://lifeb.forumfree.it
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Categoria: Play by Forum
Genere: Fantasy
Stato: Chiuso
Descrizione:
Guerra Santa e per la vita
Salve,
il mio nome è Simone ho deciso di raccontare questa storia perchè dopo molti anni mi piacerebbe che qualcuno sentisse la mia versione dei fatti.
Circa nel 1070 nacqui in una piccola casetta nel nord dell' Italia, figlio di Mario e Giulia, la mia vita era tranquilla. Essendo il più corpulento dei tre fratelli (Gabriele e Letizia) mi toccavano tutti i lavori più duri ma non mi lamentavo, mi piaceva lavorare nei campi e anche se non possedevamo molto non ce la passavamo male.
La mia vita cambio quando avevo circa venticinque anni, mio padre mi disse che tutti i fedeli erano convocati dal Signore per liberare la Terra Santa. Mi era stato detto che era Dio che voleva questa guerra perciò come secondogenito, e anche più abile nel combattimento, decisi di partire con altri del villaggio.
Più ci avvicinavamo alla Terra Santa e più diventavamo, era un viaggio lungo ma i fedeli erano tantissimo, stavamo diventando un esercito e questo confermava che era Dio che ci stava chiamando, ci stava dicendo di salvare la Sua Terra.
Durante quell'interminabile viaggio conobbi due ragazzi all'incirca della mia stessa età, il primo era un ragazzo vivace e molto abile nel duello di nome Matteo, era sicuramente più benestante di me però eravamo tutti al servizio del Signore quindi ormai le nostre origini non importavano più. Diventammo presto buoni amici e verso la fine dell'Italia incontrammo anche un ragazzo paffutello e gentile di nome Gaetano.
Eravamo diventati inseparabili, ed eravamo prontissimi per l'imminente battaglia. Arrivati in territorio nemico cominciai a capire che non eravamo molto organizzati, per lo più eramo gente povera che non sapeva dove stava andando, infatti alle prime battaglie quello che sembrava un esercito si divise, molti morirono, altri scapparono. Io e i miei amici riuscimmo a rimanere sempre insieme, ci eravamo organizzati con una trentina di altri uomini ed eravamo tutti piuttosto abili e determinati ad arrivare nel cuore della Terra Santa per liberare la tomba del Signore.
Purtroppo dopo una terribile sconfitta del nostro esercito non era rimasto più nessuno, io stesso rimasi ferito gravemente e Matteo si ruppe il braccio sinistro, eravamo i soli due superstiti, anche Gaetano non ce l'aveva fatta.
Completamente soli e senza sapere cosa fare rubammo ai soldati nemici gli indumenti, sapevamo che chiunque ci avesse guardato in faccia avrebbe capito che non eravamo del luogo e se non fosse stato il nostro aspetto sicuramente il fatto che non conoscevamo la loro lingua ci avrebbe tradito, ma non volevamo arrenderci quindi vestendoci come loro e abbandonando le nostre croci prendemmo tutto il cibo e l'acqua che potevamo trasportare a piedi e ci incamminammo.
Non sapevamo dove andare, anche avessimo voluto tornare indietro non sapevamo dov'era “indietro”, eravamo abituati a seguire i leader per tutti il viaggio, non sapevamo neanche in che parte del mondo ci trovavamo, qualche mese prima qualcuno ci aveva detto che attraversato il mare saremmo arrivati su un altro mondo, che eravamo sulla Terra di Dio. Ora non ci importava più su quale terra eravamo, sapevamo solo che dovevamo continuare a camminare.
Riuscimmo a trovare delle oasi e dei piccoli villaggi ai quali ci avvicinammo solo quello che serviva per rifornirci perchè non volevamo essere scoperti.
Non so per quanto tempo continuammo a camminare, era come un'inseguimento senza fine anche se nessuno ci stava fisicamente inseguendo, perciò dopo quello che ricordo come un tempo interminabile decidemmo di fermarci nei pressi di un piccolissimo villaggio in modo da poter raggiungere l'acqua ma abbastanza lontani che nessuno ci scoprisse.
Ripensandoci ora fummo estremamente fortunati, due ignoranti in una terra completamente sconosciuta e ostile che riescono a trovare un posto dove gli abitanti non si preoccuparono di due stranieri.
Sarebbe potuto essere tutto perfetto, ma purtroppo dopo pochi anni Matteo si ammalò gravemente e io non sapevo minimamente cosa fare, non ero in grado di curarlo e anche se gli abitanti del luogo magari non ci erano ostili non conoscevo la loro lingua. Avevo però notato che le notti in cui la luna era piena nel cielo il villaggio diventava deserto, si sentivano strani lamenti di animali ma nel villaggio rimanevano solo gli anziani. Durante quelle notti di solito ci nascondevamo il più possibile perchè pensavamo che gli abitanti scappavano per via di questi animali, però quella sera decisi di non nascondermi, senza gli abitanti del villaggio presenti volevo vedere se portando al cospetto degli anziani il mio amico morente magari qualcuno ci avrebbe aiutato.
Così nonostante i rumori che provenivano dal villaggio presi Matteo e lo trascinai fino al centro del villaggio, dove gli anziani erano tutti attorno ad un fuoco formando un cerchio. Avvicinandomi al fuoco feci qualche verso per attirare l'attenzione ma gli anziani continuavano a rimanere in cerchio con gli occhi chiusi, mi avvicinai sempre di più facendo sempre più rumore ma niente, non volevano neanche aprire gli occhi per vedere cosa stava succedendo al mio migliore amico, e per questo diventai furibondo, mi intromisi nel cerchio e spezzandolo incomincia ad urlare come un pazzo, ma smisi quasi subito perchè accadde qualcosa di incredibile, ancora oggi nei miei incubi rivedo con estrema precisione ogni particolare:
appena spezzai il cerchio il fuoco divenne enorme per un secondo e poi si spense, tutti gli anziani si accasciarono morti e dalle tenebre cominciarono ad avvicinarsi delle creature enormi, come dei grandi lupi ma con l'aspetto di un demone. Non sapevo cosa fare, ero immobilizzato e queste creature continuavano ad avvicinarsi, poi mi ricordai che non ero da solo, così corsi verso Matteo il quale era completamente fermo, gelido, però potevo ancora sentire il suo cuore battere, non sembrava vivo eppure il suo cuore batteva più forte che mai, e poi in un secondo quei mostri si avventarono su di me, per proteggermi mi buttai per terra e nel farlo spinsi il corpo di Matteo su di me, non so ancora adesso se era mia intenzione o no, si da il caso che il corpo del mio migliore amico era diventato il mio unico scudo contro quei mostri che cominciarono ad attaccarlo. Non sapevo come spiegarlo ma ognuno di quei demoni attaccava il cuore di Matteo e dopo aver dato un solo morso si accasciava morto, uno per uno stavano morendo tutti, mangiavano il cuore del'unica persona che mi era rimasta e questo li uccideva, non riuscivo a crederci, non volevo che lo attaccassero ma sembrava funzionare.
Il sangue di Matteo scorreva su di me senza sosta, anche quando mi riempì la bocca non riuscivo a spostarlo, sapevo che era solo la presenza del suo corpo che veniva dilaniato che mi permetteva di sopravvivere, perciò non mi mossi, quei mostri sembravano non finire mai: continuavano ad arrivare e morire.
Quando il sole cominciò a sorgere tutto ad un tratto i demoni si fermarono, cominciarono come a bruciare e dopo vidi come delle persone al posto di quei demoni, si erano come trasformati, che fossero gli abitanti del villaggio scomparsi?
La tomba
Non ebbi mai la conferma di quello che avevo visto poiché svenni.
Quando ripresi conoscenza mi ci volle un po' per capire dov'ero, poi riuscii a realizzare che mi avevano seppellito, subito mi prese il panico, volevo urlare ma non potevo perchè la mia bocca era piena di terra, avevo come la strana sensazione che gran parte del mio stomaco era pieno di terra, eppure ero vivo, perchè mi avevano seppellito ancora vivo? Era una punizione perchè avevo ucciso quegli abomini? Poi mi resi conto che magari mi avevano seppellito per sbaglio perchè il mio cuore non stava battendo, ma come era possibile? Ero vivo ma il mio stomaco sembrava pieno di terra e il mio cuore non batteva! Il panico continuava a crescere, poi sentii qualcosa che mi fece tranquillizzare: delle voci, qualcuno non lontano da dov'ero seppellito stava parlando in una lingua che non era ne la mia ma neanche quella degli abitanti del villaggio. Decisi di non rimuginare troppo in quale lingua stessero parlando poiché se potevo sentirli così vicini doveva significare che non ero stato seppellito molto in profondità, c'era ancora una possibilità, se riuscivo a liberare le mani magari potevo scavare.
Dopo molti sforzi riuscii a muovere un po' le dita, me le sentivo strane, come se fossero secche, ma a quel punto non gli diedi troppa importanza, era l'ultimo dei miei problemi, il mio obiettivo era solo uno: riuscire ad uscire.
Continuai a muovermi cercando di liberare non solo le dita ma anche la mano e il braccio, incredibilmente la mia forza sembrava aumentata ma nonostante ciò non riuscivo a fare molto, continuai a provare per moltissimo tempo a muovermi con risultati scarsissimi, non capivo come mai nessuno riusciva sentirmi muovere, sentivo le loro voci vicinissime e nonostante questo loro non percepivano neanche un piccolo movimento nel terreno?
Sembravano ormai ore che tentavo di muovermi, non ero stanco però più passava il tempo più sentivo sete, non percepivo la mancanza di cibo e non era neanche una sete normale, era una sensazione che non avevo mai provato prima. Dopo moltissimo tempo riuscii a muovere a malapena il braccio, la prima cosa fu quella di cercare di prendere a pugni le pareti di quella tomba. Forse non era l'idea migliore ma sembrava che la mia forza fosse davvero aumentata perchè già ai primi tentativi si formarono come delle crepe nella terra. Essendo praticamente in mezzo al deserto la terra era molto arida quindi cercai di allargare queste crepe, la terra si sbriciolava facilmente e quello che stavo facendo sembrava funzionare, il mio corpo era sempre più libero di muoversi.
Continuando a prendere a pugni la terra cercavo di capire se quelli che si trovavano vicino a me si erano accorti di qualcosa, pensavo che con tutte le crepe che stavo facendo qualcuno si sarebbe accorto di ma, invece niente, non capivo quella lingua ma sembrava che stessero continuando a chiacchierare amabilmente, senza preoccuparsi che qualcuno sotto i loro piedi stava cercando di uscire, forse gli abitanti del villaggio mia avevano davvero seppellito apposta.
Nonostante sembrava funzionare la terra sopra di me doveva essere più di quella che avevo immaginato perchè continuavo a non vedere la luce, l'unica cosa positiva era che a parte quella strana sete mi sentivo abbastanza bene, non mi affaticavo anche se erano sicuramente delle ore che picchiavo la terra.
Le ore diventarono giorni e dopo enormi sforzi ero risuscito a mettermi in piedi, tutto attorno a me stava crollando e io continuavo a sferzare pugni a tutto ciò che vedevo. Non so dopo quanto tempo ma finalmente provocai una frana che mi fece vedere la luce del sole, mi arrampicai fino in cima e con mio grande dispiacere scoprii due cose: la prima era che non ero affatto vicino a persone che stavano parlando, potevo sentirle come di fianco a me ma non potevo vederle, e secondo la mia pelle già secca sembrava prendere fuoco sotto i raggi solari.
Il mostro
Ero in mezzo al deserto e stavo prendendo fuoco, l'unica cosa sensata da fare era andare verso le voci che sentivo. Scoprii che non solo la mia forza era aumentata notevolmente, ma anche la mia velocità, non sembravo neanche più umano. In poco tempo mi ritrovai davanti ad una di quelle persone che sentivo, ero come arrivato in una città. Non ricordavo di averla vista quando ero arrivato, ma forse a quella velocità ero riuscito ad andare molto lontano, ormai tutto era possibile.
Appena arrivato di fronte al gruppo di persone che stavano parlando forse per il mio aspetto, anche se all'ombra di quelle strane case avevo smesso di bruciare, o forse per l'improvviso arrivo, cominciarono a dileguarsi correndo.
Mentre scappavano quella sete che sentivo prima sembrava essere aumentata e potevo sentire il battito dei loro cuori come se fossero un invito a strapparglieli dal corpo. Prima che potessi pensare a qualcosa avevo azzannato alla gola una di queste persone e gli stavo bevendo il sangue, non so perchè lo stavo facendo ma sapevo che era giusto, quella strana sete diminuiva e la mia pelle cominciava a ritornare normale.
Non riuscivo a fermarmi, avevo bisogno di bere, potevo sentire l'odore di quelle persone, localizzarle e senza neanche accorgermene le avevo dissanguate. Passarono non più di venti minuti quando finalmente riuscii a fermarmi, non perchè la sete fosse passata ma perchè erano finiti gli umani, accanto a me c'erano più di duecento corpi privi di vita.
Ero diventato un mostro, non avevo la minima idea del perchè di quella forza, non sapevo neanche il perchè di quella strana sete, tutto so che sapevo era che ora non ero più umano, ero simile a quei demoni e dovevo nutrirmi di sangue umano per vivere.
Rimasi seduto vicino ai corpi che avevo mutilato per giorni, la sete era diminuita e scoprii che non avevo affatto bisogno di dormire, non potevo avvertire la stanchezza, tutto era cambiato, ero sicuramente più forte e veloce di qualsiasi umano ma non ero sicuro di meritare di vivere, che vita sarebbe stata se dovevo uccidere per sopravvivere? Eppure un pensiero continuava a tormentarmi:
voglio vivere.
Quando finalmente decisi che non mi importava come ma dovevo continuare la mia vita, mi alzai e cercai di capire cosa fare: ero in una città deserta, in una terra che non conoscevo, dovevo assolutamente trovare un modo per tornare a casa, non sapevo come mi avrebbero accolto però dovevo tornare. Come prima cosa volevo vedere com'era la mia faccia, cercai uno specchio e con mio enorme stupore scoprii che il mio volto non era cambiato, ero solo molto più pallido ma ero sempre io, chiunque mi avrebbe riconosciuto.
Era tempo di partire, potevo sentire in lontananza la presenza di un'altra città e considerando il mio nuovo udito poteva essere anche dall'altra parte del mondo ma era l'unica cosa da fare, dovevo trovare qualcuno che potesse aiutarmi a tornare a casa, e poi dovevo dissetarmi.
Potevo viaggiare solo di notte, la luce del sole per qualche motivo bruciava la mia pelle, non che fosse un problema, in realtà sentivo il dolore di essere bruciato e prendevo letteralmente fuoco, ma nonostante questo non succedeva nulla, la mia pelle continuava a bruciare e rigenerarsi, un giorno provai a camminare per tutta la giornata al sole, era un dolore terribile ma non poteva uccidermi.
Nonostante non mi uccidesse però non aveva senso viaggiare patendo quel dolore, così durante il giorno mi allenavo a sembrare più umano possibile, potrebbe sembrare strano ma all'inizio non potevo fare un passo senza avanzare di cento piedi e non riuscivo a raccogliere un ramo senza frantumarlo. Così continuai a provare, volevo arrivare in città ed essere sicuro di non sembrare il demone che ero in realtà, però di notte dovevo correre veloce, la sete cominciava a farsi sentire sempre di più, e non volevo si ripetesse il massacro dell'ultima città.
Purtroppo non fu così facile come pensavo, arrivato in città dopo un paio di notti non appena sentii l'odore di sangue impazzii, nel giro di pochi minuti avevo già ucciso la maggior parte degli abitanti. Quelli ancora vivi cominciarono ad urlare e scappare, il mio istinto mi diceva di inseguirli e ucciderli ma riuscii a contrappormi. Non fu facile, ne morirono ancora una decina prima che riuscissi a controllarmi definitivamente, però alla fine riuscii a prendere una donna (urlava e cercava di scappare ma la mia presa era troppo forte) e combattendo l'impulso di ucciderla cercai di tranquillizzarla. Non sapevo la sua lingua, speravo che notasse il mio tono di voce e si calmasse, invece non c'era modo, finché non la guardai fissa negli occhi e quasi le ordinai – Calmati -
Incredibilmente smise di urlare e di divincolarsi, riuscivo ancora a vedere il terrore nei suoi occhi ma il suo corpo era come obbligato a rimanere fermo.
Non potevo crederci, potevo obbligare le persone a fare quello che volevo, come l'idiota quale ero provai subito questo potere dicendo alla ragazza – Spogliati – Questa cominciò a farlo, non avevo mai visto il corpo nudo di una donna ma sapevo che era sbagliato perciò le ordinai di fermarsi. Ero completamente cambiato, non avevo mai sentito parlare di altri demoni che avessero i miei poteri ma per qualche strano motivo mi piacevano: ero diventato più forte, forse la creatura più forte in tutto il mondo e non mi importava cosa dovessi fare per mantenere questi poteri, ora sapevo che c'era un modo per controllare la fame e potevo anche controllare le persone senza conoscere la loro lingua, ero pronto per tornare a casa.
Casa
L'unica cosa che sapevo era che avevamo attraversato un mare per poter arrivare su quella terra, così costrinsi la donna a dirmi da che parte potevo trovarlo. Avevo una meta, non era molto ma almeno sapevo quale direzione prendere. Continuando a viaggiare solo di notte raggiunsi un'altra città la sera del settimo giorno, avevo tantissima sete ma riuscii a controllarmi, aspettai che fosse notte fonda ed entrai in una casa molto lontano dal centro della città, un uomo mi aveva sentito entrare ma prima che potesse emettere un solo suono lo afferrai alla gola e guardandolo negli occhi dissi – Silenzio – Questo rimase in silenzio mentre bevevo il suo sangue, morì senza parlare.
Feci la stessa cosa con gli altri membri della famiglia e con le altre dieci case vicine, lasciai vivere solo i figli più piccoli, sapevo che sarebbe stato difficile per loro vivere orfani ma ora che riuscivo a controllarmi mentre mi nutrivo non riuscivo ad uccidere dei bambini.
Una volta sazio uno strano senso di soddisfazione mi pervase, sapevo di aver ucciso tante persone ma per la prima volta ero stato in grado di controllarmi, ero riuscito a fare tutto di nascosto senza creare scompiglio in città, così decisi di farmi un giro, c'erano veramente tante case, molto diverse da quelle della mia terra ma anche diverse da quelle che mi ricordavo quando avevo visto le case della Terra Santa la prima volta, sembravano più complesse, forse ero arrivato in una città molto ricca e questo non poteva che essere un bene perché una città ricca vicino ad un mare sicuramente possedeva delle buone imbarcazioni.
Ben presto trovai il porto e come avevo immaginato vi erano della barche anche più grandi di quelle che pensavo, erano molto diverse da quella che mi aveva portato li, cosa normalissima dato che appartenevano ad un popolo diverso dal mio. Mi nascosi e aspettai che arrivasse qualcuno, volevo navigare su un'imbarcazione non troppo piccola perciò dovetti aspettare le prime luci dell'alba prima che arrivasse qualcuno che non fosse un pescatore. Potendo soggiogare gli umani aspettai finché non vidi qualcuno vestito bene, qualcuno che potesse essere un capitano. Quando ne vidi uno lo seguii fino alla sua barca e gli ordinai – Portami in Thema Longobardia -
Questa volta non funzionò, quel poveretto fece una faccia interrogativa e disse cose che non avevano senso per me, non sapevo cosa fosse andato storto allora gli ordinai di stare zitto mentre pensavo.
Non essendo un genio ci misi un po a capire qual'era il problema, infatti tutti gli ordini che avevo dato fin'ora non comprendevano dei nomi di luogo, potevo costringere qualcuno a fare quello che volevo senza sapere la sua lingua, ma come poteva portarmi in Longobardia se non conosceva quel posto.
L'unica cosa che potevo fare era trovare una mappa, dovevo indicargli dove volevo andare. Ci misi parecchio tempo a trovarla, anche perché c'erano sempre più uomini dell'equipaggio che cercavano il loro capitano e dovevo obbligarli uno per uno a stare zitti e immobili.
Finalmente trovai una mappa dove sembrava esserci disegnata la Thema Longobardia, corsi dal capitano e indicando la cartina dissi – Di a tutti gli uomini che andiamo qui- Questa volta sembrava aver capito e dopo circa un'ora eravamo in viaggio.
Era un viaggio tranquillo, tutti erano sotto il mio controllo in modo da non fare domande sul perché ogni tanto qualcuno veniva ucciso da me. Purtroppo accadde qualcosa che ovviamente non avevo previsto, mentre ero comodamente seduto nella stanza del capitano venimmo attaccati, non sapevo se fossero pirati ma anche fossero stati guerrieri di Cristo era ovvio che attaccassero una nave nemica. Non fu facile riuscire a soggiogare tutta l'altra nave poiché la maggior parte di loro una volta capito il pericolo cominciarono a buttarsi in acqua e non potevo permettere che accadesse, avere una barca non mi avrebbe aiutato dato che non sapevo dove andare e come comandarla.
Quindi cercando di perdere meno uomini possibili della nuova imbarcazione cercai il loro capitano, questa volta fu più facile riconoscerlo per la sua differenza di abbigliamento, una volta trovato mi venne la grande idea: non dirgli dove andare per non rischiare di essere di nuovo attaccati - Ordina ai tuoi uomini di fare rotta verso il vostro porto -
Sicuramente saremmo arrivati sulla mia terra, queste persone non parlavano proprio la mia lingua ma era molto simile, non sapevo perché fosse diversa ma immaginai che il motivo era che io venivo dal nord quindi non erano del mio stesso popolo.
Una volta finito di soggiogare tutti sulla nuova nave tornai nella sala del capitano, non sapevo leggere però cominciai a guardare qualche foglio per vedere se trovavo qualcosa di interessante e qualcosa lo trovai su più di una mappa: in un angolino vi erano quelle che sembravano date, non ero un esperto ma sembrava fossero le date in cui erano state disegnate solo che c'era qualcosa che non andava, quello che sembrava l'anno indicava numeri superiori al 1400! Non era possibile, sicuramente non erano date, era qualcos'altro perché io ero nato nel febbraio del 1070, non potevano essere passati tanti anni. C'era una sola cosa da fare, provare a chiedere al capitano, così lo guardai negli occhi e quasi impaurito dalla risposta gli chiesi – Scrivi in che anno siamo -
Non ero molto bravo con i numeri, ma a differenza delle lettere avevo imparato qualcosa e quel qualcosa mi diceva che il capitano aveva scritto 1602.
Non aveva senso, non sapevo calcolare quanti anni erano passati se fosse stato vero ma sicuramente erano troppi, nessun essere umano poteva vivere così a lungo, poi mi ricordai che io non ero più un essere umano, ma cosa significava, potevo vivere più a lungo degli altri? Era possible che non potessi morire?
Passai i giorni del viaggio in barca a ripensarci, sembrava assurdo ma possibile, magari neanche la vecchiaia poteva più uccidermi, d'altronde anche se il sole mi bruciava non mi uccideva, quindi magari niente poteva uccidermi.
Finalmente dopo qualche giorno l'avvistamento della terra mi distolse da questi pensieri e quando arrivammo non avevo la minima idea di cosa fare, con l'altra barca avevo lasciato tutti gli uomini in mezzo al mare e sicuramente non si erano mossi e sarebbero morti li, ma non volevo uccidere anche questo equipaggio senza motivo, così li radunai tutti insieme e provai a dirgli – Ritornate alle vostre vite e dimenticatevi di me e di questo viaggio – Non sapevo se avrebbe funzionato ma era il minimo che potessi fare.
Sbarcammo quando il sole era già alto, quindi corsi a ripararmi il più in fretta possibile. Aspettai la notte per visitare la città, non avevo la più vaga idea di cosa fare, sicuramente qualcosa era cambiato, quella città non era solamente diversa perché in un territorio diverso dal mio ma vi erano cose che non avevo mai visto, forse era davvero l'anno 1602.
Se davvero erano passati così tanti anni non aveva nessun senso andare alla ricerca della mia famiglia, perciò dovevo trovare il modo di capire cosa stava succedendo e per farlo non potevo continuare ad usare solamente il mio potere, dovevo poter capire la lingua di quel posto.
Decisi di cercare una delle case più grandi e belle in modo che probabilmente quelli che l'abitavano sapevano leggere e scrivere, entrai in una particolarmente bella e lì trovai due anziani addormentati, uccisi la donna e imposi all'uomo di rimettersi a dormire, avremmo iniziato il giorno successivo le lezioni.
Nuova città, nuovo anno, nuova vita
Come avevo immaginato quell'uomo era capace di leggere e scrivere e riuscii e farmi insegnare la sua lingua, quello che non immaginavo era quanto potesse essere difficile. Mi ci vollero settimane solo per imparare la sua lingua e molte altre per imparare a leggere e scrivere, però alla fine ci riuscii, dovetti trattenermi molte volte dallo staccare la testa a quell'uomo perché con mia grande sorpresa dopo qualche giorno che gli avevo ordinato di insegnarmi, questi sembrava che fosse la cosa più normale del mondo, mi istruiva e mi riprendeva come se fossi un vero allievo non come qualcuno in grado di ucciderlo e che lo stava manipolando. Cominciai anche ad affezionarmi un po' a quel vecchio, era molto diverso da qualsiasi altra persona che avessi mai incontrato, era educato e sempre sorridente, sembrava piacergli insegnare e quando riuscivo ad imparare era ancora più felice. Grazie a Geremia (il vecchio che mi stava educando) cominciai anche a conoscere il resto della città, mi ero spacciato per un suo lontano nipote che era venuto a trovarlo e ben presto anche coloro che non avevo soggiogato ci credettero, mi sentivo veramente bene, come se avessi trovato una nuova casa anche se scoprii che eravamo veramente nel 1602 e dopo aver imparato a fare qualche calcolo ipotizzai di essere rimasto esattamente cinquecento anni sepolto sotto terra, chissà per quale motivo, magari la maledizione che mi aveva colpito lo richiedeva, non c'era modo di saperlo ma tutto quello che mi era accaduto mi avevano portato ad una vita quasi perfetta: riuscivo a controllare la mia sete, avevo trovato ottime scuse per non farmi vedere in città di giorno e avevo anche scoperto per caso una cosa strabiliate, se Geremia beveva il mio sangue, tutte le sue ferite si guarivano all'istante e sembrava stare molto meglio, tutti i suoi dolori sembravano scomparire.
Una notte però accadde qualcosa di ancora più strano, vidi un ragazzo che veniva derubato e malmenato così andai in suo soccorso uccidendo i tre rapinatori (era ora di cena) e decisi di guarire le ferite del ragazzo dandogli da bere il mio sangue. Si riprese subito, come con il vecchio il mio sangue sembrava curare gli umani ma non fu questa la cosa strana infatti avevo già curato molte altre persone oltre a Geremia e come con loro ordinai al ragazzo di dimenticare ciò che avevo fatto, ma subito da una porta uscirono due uomini sicuramente ubriachi che stavano litigando, uno estrasse una pistola ma da quanto era ubriaco il colpo venne verso di me. Io grazie alla mia vista e alla velocità schivai il proiettile che però colpì il ragazzo che avevo appena guarito uccidendolo sul colpo. La mia ira crebbe improvvisamente e dopo aver ucciso tutti e due gli uomini ubriachi tornai dal ragazzo ormai morto, per la prima volta da quando ero diventato un mostro ero triste, non conoscevo quel ragazzo ma pensavo di avergli appena salvato la vita e per colpa di due ubriachi ora era morto. Volevo dare una degna sepoltura a quel povero ragazzo così lo presi e lo portai velocemente in un bosco li vicino dove ero solito seppellire le vittime che uccidevo per nutrirmi (lo facevo perché a differenza di quelle che uccidevo per mia volontà quelle morivano solo per far si che io potessi continuare a vivere), ma una volta arrivati accadde qualcosa di incredibile, il ragazzo si svegliò, era impossibile perché ero sicuro che fosse morto ma riaprì gli occhi e cominciò a respirare.
Mi ci volle parecchio tempo per capire cosa era successo e il ragazzo non faceva che dimenarsi perché per qualche strano motivo sembrava pure essersi ricordato che lo avevo salvato dandogli il mio sangue, così decisi di portarlo a forza alla casa di Geremia per poter capire cosa era successo.
Una volta a casa cominciai ad analizzare il tutto: come prima cosa chiesi al ragazzo di stare tranquillo e collaborare perché neanche io sapevo cosa era accaduto, gli chiesi tutto quello che si ricordava e lui mi rispose – So che mi chiamo Carlo e questa sera stavo cercando di rubare qualcosa dalla cucina della Girandiola quando tre persone mi hanno attaccato dicendo che quello era il loro territorio. Poi è arrivato lei con una velocità che non avevo mai visto in un uomo e ha come bevuto il sangue di quei tre uccidendoli, poi mi ha costretto a bere il suo sangue che mi ha guarito miracolosamente tutte le ferite e i dolori che provavo. L'ultima cosa che ricordo è un colpo di pistola che mi colpisce e poi mi sono risvegliato tra le sue braccia nel bosco -
Non sapevo come spiegarmi l'avvenuto, ero a conoscenza che il mio sangue potesse guarire gli umani ma non immaginavo che potesse impedirgli di morire. Poi accadde qualcosa di ancora più strano, dopo qualche ora in cui cercavo di capire cosa era successo Carlo mi disse che aveva sete, così chiesi a Geremia di portargli da bere ma nonostante la grande quantità di acqua che gli feci portare continuava ad avere sete, diceva che l'acqua non lo dissetava: come poteva l'acqua non dissetarlo?
Il secondo: Carlo
Mi venne in mente il più terribile degli scenari, poteva essere diventato come me? Andai subito a controllare la cosa più importante: se aveva ancora il cuore che batteva e con mia grande meraviglia la risposta era no, anche il suo cuore aveva smesso di battere e questo significava solo una cosa: la sua era sete di sangue.
Non avevo bisogno di altre prove, non sapevo come mai ma Carlo era diventato un demone come me, ero stato in grado di salvargli la vita ma quello che gli avevo dato era una vita maledetta, cercai di spiegargli tutto, gli raccontai un po' la mia storia e all'inizio non ci credette ma quando tentò di uscire e il sole cominciò a bruciarlo non poté più scappare dalla verità e nemmeno io. Dovevo insegnargli cosa significava essere un demone perciò per tutto il giorno rimanemmo in casa per capire cosa dire alla gente, fortunatamente lui era un senzatetto che nessuno conosceva, quindi potevo facilmente farlo passare per un altro parente di Geremia ma dovevo insegnarli le buone maniere. Purtroppo non ci fu tempo perché nel giro di un paio di ore la fame di Carlo non era solo insopportabile ma sembrava che gli stesse facendo seccare la pelle, a me non era mai successo prima ma non volevo rischiare che gli accadesse qualcosa, così corsi fuori ignorando il sole e portai in casa la prima persona che trovai. Non appena rientrai Carlo aveva già fiutato l'odore del sangue e si precipitò subito sulla preda dissanguandola. Già al primo sorso di sangue il suo volto cambiò, la sua pelle diventò di nuovo normale e i suoi occhi presero una sfumatura rossa per qualche secondo, anche i suoi denti cominciarono a crescere come i miei quando mi nutrivo, in quel momento mi venne in mente che magari se qualcuno si trasforma grazie al mio sangue potrebbe ancora morire finché non beve sangue umano.
Comunque erano solo congetture, ora il vero problema era che Carlo era diventato un demone come me a tutti gli effetti, la sua forza e velocità erano aumentate e la sua sete sembrava non dargli pace, però riuscii a trattenerlo in casa fino a sera, già una persona era scomparsa durante il giorno ed era parecchio tempo che prima di uccidere non mi assicurassi chi fosse la vittima, non avrei corso lo stesso rischio due volte in un giorno.
Al calar della sera Carlo sembrava pronto per uscire, lo avrei controllato da vicino ma non potevo impedirgli di cibarsi, mi ricordavo ancora il mio primo giorno come demone e se lui aveva la stessa fame dovevamo fare qualcosa, così lo costrinsi a seguirmi e corremmo fuori dalla città in un villaggio vicino, lì gli diedi il permesso di attaccare ma dopo ogni persona lo fermavo per capire se avesse davvero ancora bisogno di cibarsi. Fortunatamente dopo sole tre persone dissanguate completamente Carlo sembrava sazio, forse la mia sete quando ero uscito dalla terra era dovuta ai cinquecento anni sepolto.
Tornammo a casa senza preoccuparci molto dei morti, gli avevamo lasciati in un bosco in modo che sembrasse opera di animali selvatici.
Per limitare la sete di Carlo nei mesi successivi scoprii anche una cosa molto importante per me, potevamo cibarci degli umani senza per forza ucciderli, se ci controllavamo abbastanza potevamo bere il loro sangue e soggiogarli per andarsene dimenticando l'accaduto (anche Carlo poteva soggiogare le persone). Questo fu un ottimo miglioramento perché negli ultimi tempi si era sparsa la voce di qualcosa che uccideva di notte e sopratutto quando diventammo due a doversi saziare stava diventando difficile nascondere i nostri omicidi, ma ora che riuscivamo a limitarci era tutto molto più semplice, ben presto decidemmo di non continuare a mandare persone in giro con strani morsi ma obbligammo una decina di ragazzi e ragazze a vivere nella casa di Geremia, così potevamo nutrirci di loro in qualsiasi momento.
Purtroppo quando diventiamo dei demoni l'unica cosa che non migliora è la nostra intelligenza, infatti mi ero lasciato sfuggire a Carlo che il sole poteva bruciarci ma che comunque non poteva ucciderci, così un giorno per un motivo ancora adesso a me ignoto Carlo decise di sfidare il sole, l'errore era stato mio di essere sicuro che anche lui sarebbe sopravvissuto e invece no, scoprii nel peggiore dei modi che la pelle di Carlo, nonostante il suo sangue guarisse le ferite degli umani come il mio, alla luce del sole non si rigenerava in fretta come la mia e perciò il sole lo ridusse in ceneri.
Ero distrutto, mi ero davvero affezionato al ragazzo e sapere che saremmo rimasti insieme per sempre mi era di conforto, sapevo che Geremia sarebbe morto tra qualche anno anche se beveva il mio sangue, perciò avere un amico immortale come me era veramente un sollievo.
Purtroppo Carlo non era davvero immortale, e dopo averlo pianto per qualche tempo presi una decisione abbastanza egoista, decisi che volevo trasformare altre persone per poter capire quanto erano diverse da me, se davvero potevo creare altri demoni che però erano meno forti di me.
La prima comunità
Il 2 Settembre del 1615 era tutto pronto, avevo trovato undici candidati perfetti per essere trasformati (sette ragazzi, tre ragazze e un vecchio vagabondo), erano ragazzi senza una famiglia che vivevano nella povertà più assoluta, quella notte li radunai tutti insieme e dopo avergli dato da bere il mio sangue gli spezzai il collo uno ad uno.
Li portai tutti a casa di Geremia dove avevo già rinchiuso in una camera circa trenta contadini di paesi molto distanti, in modo che se i nuovi demoni non sarebbero stati in grado di non ucciderli non sarebbero stati un problema per la città. Aspettai per quella che sembrava un eternità ma finalmente si svegliarono, erano tutti a conoscenza del fatto che gli avevo uccisi, gli spiegai come sarebbero diventati dopo essersi nutriti con del sangue umano e la maggior parte non era felice di questo cambiamento perché capì che sarebbero diventati dei mostri ma gli raccontai anche dei nuovi poteri che avrebbero ottenuto, gli dissi che gli avrei insegnato come governare sulla città, come farla pagare a coloro che gli avevano trattati come nullità per tutta la vita solo perché orfani e abbandonati. Così riuscii a convincerli tutti e li portai nella camera dove tenevo i contadini, tutti tranne il vecchio che rinchiusi in una altra camera per vedere se la mia teoria era giusta, se dopo un paio di ore sarebbe morto se non avesse bevuto sangue umano.
I dieci ragazzi riuscirono a saziarsi con i contadini anche se come avevo previsto non riuscirono a non ucciderli tutti, mentre il vecchio dopo esattamente cinque ore senza nutrirsi il suo corpo cominciò ad irrigidirsi e morì.
Ora avevo creato altri dieci demoni, era arrivato il momento di insegnarli come comportarsi e tutto quello che gli avrebbe fatto del male, questa volta mi assicurai di fargli capire che per loro non c'era nessun modo per restare alla luce del sole, potevano accidentalmente rimanere sotto un raggio solare ma cominciavano subito a prendere fuoco e se le fiamme prendevano troppo del corpo allora morivano.
Dopo pochi anni Geremia morì, fu un duro colpo per me, accadde all'improvviso poiché bevendo il mio sangue non accusava nessun sintomo della vecchiaia e non era malato in nessun modo ma essendo umano la vecchiaia lo uccise comunque.
Quando morì Geremia avevo già capito molte cose su quello che eravamo, uno dei ragazzi non era stato abbastanza attento e in città si era sparsa che c'erano dei mostri a cui avevano dato il nome di vampiri, il nome non mi dispiaceva e punendo quel ragazzo (Tommaso) rinchiudendolo in una prigione impedendogli di bere scoprii che senza bere un vampiro cominciava a seccare e non riuscire più a muoversi però non moriva, rimaneva come una statua di pietra e se nutrito con del sangue, molto sangue, poteva riprendere normalmente la sua vita.
Scoprimmo anche che se trafitti da armi di legno mentre questa è ancora nel nostro corpo non riusciamo a rigenerarci, anche io faccio più fatica a guarirmi se attaccato con queste armi ma a differenza degli altri vampiri che, come accaduto a Franco, se vengono pugnalati al cuore con il legno muoiono io invece no (uno dei vampiri cercò di usare un paletto di legno contro di me, non mi uccise e con enorme dispiacere dovetti giustiziarlo anche se era il più forte del gruppo).
La voce che i vampiri erano deboli contro il legno si divulgò infatti Antonella accusata di stregoneria venne debilitata grazie ad un'arma di legno e venne condannata al rogo, purtroppo scoprimmo che qualsiasi tipo di fiamma uccide gli altri vampiri, quindi il sole li uccide perché li fa prendere fuoco.
Quindi nei primi del 1620 Geremia e tre vampiri erano morti, in compenso avevamo scoperto che anche i vampiri creati da me potevano creare nuovi vampiri, però cominciava ad essere pericoloso restare in quella città, ormai le voci sui vampiri erano diventate troppe e troppo accurate, dovevamo andarcene.
Io avevo sentito moltissime voci sul nuovo mondo e volevo assolutamente andare, però il gruppo di vampiri che si era creato era troppo grande, prima che proibii di creare altri vampiri eravamo già un gruppo di ventitré, sicuramente se ci fossimo spostati tutti insieme avremmo creato lo stesso problema nella prossima città e una città di soli vampiri non poteva esistere dato che dovevamo nutrirci di sangue umano. Dopo molti ragionamenti mi venne in mente quello che era successo con Corrado (quello che aveva cercato di uccidermi), rimanere uniti senza regole era impossibile e se queste erano troppo severe qualcuno poteva ribellarsi, c'era già qualcuno che non era molto contento della gerarchia che avevo imposto ma anche se non potevo essere ucciso non volevo che cominciassero ad uccidersi tra loro. L'unica soluzione era quella di dividersi definitivamente, diedi loro la possibilità di andare dove volevano mentre io sarei andato nel Nuovo Mondo, feci solo firmare a coloro che avevo trasformato io un patto:
- La nostra natura di vampiri dovrà sempre essere tenuta segreta agli umani
- Coloro che creano un nuovo vampiro devono prendersi la piena responsabilità su ogni azione di quest'ultimo
- Tutti i vampiri devono essere a conoscenza di queste regole, se non lo fossero sarà diritto di chiunque uccidere lui e il suo creatore.
Con queste semplici regole ogni vampiro doveva essere responsabile di coloro che aveva creato, perciò ci dividemmo e rimasero insieme solo i vampiri con i loro creatori, io da parte mia ero responsabile di coloro che avevo creato, ma firmando il trattato si prendevano loro stessi la responsabilità delle proprie azioni.
Il Nuovo Mondo
Ero pronto per cercare nuove avventure in questo Nuovo Mondo di cui non sapevo quasi nulla, sapevo che era parecchio controllato degli inglesi, così accompagnai Ludovico (il mio preferito) in Inghilterra dove avrebbe potuto incominciare una sua stirpe di vampiri, mentre io nel settembre trovai una nave che salpava verso il Nuovo Mondo.
Questa volta non mi serviva prendere il controllo della nave, mi tenni in disparte e raggiungemmo dopo un viaggio lunghissimo il Nuovo Mondo. Ci organizzammo in fretta e bene e io riuscii prendere un posto tutto mio, non cominciai a pensare a creare altri vampiri per molto tempo, c'era sempre tantissimo da fare ma intorno al 1700 capii che stavano succedendo grandi cambiamenti e volevo fidarmi solo di altri della mia stessa razza. Dato il buon risultato del primo tentativo decisi di formare una altro gruppo di dieci vampiri, questa volta non tra i più poveri ma tra i più importanti.
Non occupammo mai posizioni troppo importanti perché dovevamo tenere segreto il fatto che non invecchiavamo mai, ma i dieci firmando anche loro il trattato cominciarono a creare altri vampiri e tutto andava per il meglio, non dovetti che affrontare alcune delle questioni più gravi, per il resto erano riusciti a creare una rete molto organizzata di vampiri. Con il tempo la prima regola del trattato divenne più morbida perché era chiaro che gli umani non dovevano sapere della nostra esistenza, ma che alcuni alleati tra gli umani era importante averli.
Dopo essere riusciti ad ottenere l'indipendenza, per i vampiri la cose andavano proprio bene, ovviamente avevamo i nostri problemi, tutti volevano il potere e volevano governare uno Stato ma ormai io mi ero allontanato dallo scenario politico, tutto quello che dovevo fare era tenere l'ordine tra quelli che potevano crearci dei problemi, infatti le streghe erano diventate sempre più forti e in America si erano organizzate anche loro, e purtroppo tornò anche il problema di quei demoni che comparivano durante la luna piena, li chiamavano licantropi e non ero sicuro che fossero gli stessi da cui dovetti difendermi quando ero ancora umano ma sicuramente erano pericolosi.
I più forti dei vampiri non dovevano temerli perché anche quando si trasformavano rimanevano comunque deboli, ma i vampiri più giovani non potevano fronteggiare un licantropo durante la luna piena e il loro morso era letale.
Non fu facile organizzare tutto, poiché le streghe erano abbastanza controllabili poiché seguivano i più vecchi (non sempre ma la maggior parte delle volte), invece tra i licantropi è sempre una lotta, chiunque pensa di essere più forte vuole sfidare l'Alpha del branco e così mantenere rapporti con i nuovi capi non sempre era così facile.
Fortunatamente i più importanti tra i vampiri a volte alleati con le streghe e altre volte con i licantropi riuscivano a controllare la terza parte, grazie a questi accordi non solo vampiri e licantropi crearono solide alleanze, ma le streghe riuscirono a fare per i miei vampiri incantesimi estremamente importanti come degli anelli che non ci facevano bruciare alla luce del sole. Solo in alcune zone vi erano i vampiri in minoranza ma in quasi cento anni dovetti intervenire solo una volta.
Nel giugno del 1893 accadde qualcosa che non avrei mai immaginato: incontrai una ragazza, Pauline, di cui mi innamorai. Era un'umana e non potevo smettere di pensare a lei, ero già stato con moltissime donne sia umane che vampire ma non mi ero mai innamorato in questo modo.
Furono degli anni bellissimi, che portarono a qualcosa di ancora più bello ma molto inaspettato: rimase incinta.
Era una cosa che non aveva senso perché sapevo che un vampiro non poteva avere figli ma questa doveva essere un'altra differenza tra me e i vampiri che avevo creato, infatti Pauline diede al mondo due gemelle, Sarah e Bella. La prima era un vampiro e la secondo era invece umana.
Non potevo crederci eppure crebbero tutte e due, Sarah arrivata all'età di venticinque anni smise di crescere (la stessa età a cui io divenni un vampiro) e nonostante fossero così diverse si volevano moltissimo bene, andarono all'università insieme e diventarono Sarah una maestra e Bella una pittrice.
Ben presto Sarah smise di fare l'insegnate e fece carriera tra i ranghi più elevati delle università, decise di prendere il controllo più da vicino degli esponenti più importanti dei vampiri, essendo mia figlia ed essendo forte e determinata divenne il punto di riferimento della comunità dei vampiri, per scelta non ha ancora provato a vedere se anche lei può avere dei figli perché la morte della sorella l'aveva distrutta. Bella sposò un giovane umano di nome Agostino con il quale aveva avuto due gemelle: Maddy e Leila.
Sembrava tutto perfetto ma la vita mi ha insegnato che quando le cose sembrano andare troppo bene significava che dei guai stanno arrivando infatti dopo moltissimi anni la mia famiglia di vampiri sembra avere di nuovo bisogno di me.
GdrID: 7803
Data Pubblicazione: 14/09/2016
Ultimo Aggiornamento: 27/04/2018
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