Naruto Gdr Legend
Gioco Chiuso
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Nome Gioco: Naruto Gdr Legend
URL:
https://narutogdrlegend.forumcommunity.net
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Categoria: Play by Forum
Genere: Naruto
Stato: Chiuso
Descrizione:
“Mentre l’ombra avanza, immobile scruto te, rigido e immortale, che non hai mai smesso di vegliare.
Ormai non ricordo più quanto tempo è trascorso dall’ultimo addio, quella volta in cui il mio saluto fu vano, rivolto ad una fredda cassa di legno. Ricordo solo gli anni che avanzano, il sopraggiungere della vecchiaia e, in disparte, osservare gli altri cadere, sfiorire per sempre, chi nel dolore, chi sereno poiché felice del suo passato. Io, invece, nulla di buono ho compiuto, nulla di meritevole agli occhi del Villaggio; ti potrà sembrare strano, ma alla fine il mio sogno sta svanendo con me, perso per sempre. Ho avuto tuttavia la fortuna di vedere chi per me strinse quel desiderio, chi raggiunse i sui sogni e lì toccò, rendendoli veri...
Passati pochi anni dall’elezione a Kage di Tsunade, nipote del Primo, un giovane, tuffandosi nel vento, sfondò il confine tra il reale e il proibito; furente per essere stato privato dei due Sensei e di molti compagni, solo per un destino crudele ed avverso, sprigionò la vitalità e la potenza dei suoi quindici anni liberando le Nove Code. Nessuno rimane oggi a raccontare quel che accadde esattamente, né alcuno, di chi al tempo fece ritorno, seppe mai narrare l’accaduto, perso in un accecante bagliore, morente senza alcuna vera speranza.
Tuttavia, per quanto Alba potesse essere stata estirpata, bruciando le radici dell’odio e dell’arroganza, Konoha rimaneva un villaggio debole ed instabile, ancora stremato dall’attacco alla Foglia che Orochimaru aveva portato tempo addietro. Il quinto Hokage si diede da fare per cercare un equilibrio con gli altri paesi, stipulando alleanze ed accordi, limitando per poco il problema; ma in realtà, eccettuata la Sabbia che, con il quinto Kazekage Gaara legato indissolubilmente all’altra Forza Portante, forniva importanti aiuti all’eterna rivale, tutti i villaggi ninja preparavano la loro ascesa, contando sulla definitiva disfatta del paese del Fuoco.
La situazione politica, per quanto precaria, riuscì a mantenersi intatta per un ulteriore quindicennio, quando l’Hokage, raggiunti i 67 anni, si spense felicemente, incredibilmente senza troppo rimpiangere la Rinascita, più volte eseguita nei combattimenti della sua carriera ninja, che la privò dei suoi ultimi anni di tranquillità, ma ammettendo ella stessa che non avrebbe sopportato l’idea di vedersi decrepita. Nel lutto conseguente, nessuno si oppose o volle contraddire la decisione degli anziani, che designarono come successore, come sesto volto di pietra quel ragazzo, ormai fattosi uomo, giungendo a maturazione, ma conservando dentro di sé il germe dell’infantilismo, della presunzione giovanile, della speranza e della determinazione, capace di sovvertire il suo destino e quello di chi gli gravita attorno, per un radioso futuro del Villaggio.
Con esso, infatti, la Foglia visse giorni lontani, immersa nella pace e nella tranquillità di un periodo prosperoso, crescendo e riparando alla precedente crisi, mentre il suo Hokage, felice di essere divenuto la realtà dei suoi sogni, esuberante della sua carica, seppe rendere al villaggio lo splendore che meritava, facendo sì che le alleanze militari tra i paesi divenissero ormai stabili e durature.
Non solo Konoha, quindi, crebbe e si ristabilì, ma anche Suna continuò la strada dello sviluppo, mentre Kiri si impose come Villaggio emergente, costretto per anni a rimanere in disparte come forza secondaria; esso, trovando un valido quarto Mizukage che sapesse valorizzare al meglio il villaggio, godette dei frutti del progresso, permettendo allo stesso Kage di allentare la furia del tempo e di invecchiare con miracolosa lentezza. Anche Iwa e Kumo, rispettivamente retti da secondo Tsuchikage e terzo Raikage, approfittarono dell’insperata pace per accrescere i loro piccoli centri, divenendo villaggi rispettabili, sfatando il mito che prevedeva due sole forze in campo: Fuoco e Vento. Solo Oto, piccolo, insicuro dopo la morte del suo creatore, fondato sull’arte bellica, si ritrovò indietro con i tempi, crescendo lentamente, sbucando dal suo guscio quando fu troppo tardi.
Giunse infine il triste momento di un altro lancinante addio: per decisione dello stesso, il sesto Hokage, ormai uno dei pochi rimasti tra quelli che videro morire il vecchio Sarutobi, dopo 34 anni di servizio abbandonò il Villaggio al suo destino, pensando ad esso, però, fino al suo ultimo istante di vita; conscio di non essere più adatto al ruolo che ricopriva, si allontanò dalla Foglia, per poi sparire per sempre nel processo suicida che sigillò la Volpe in qualche remoto anfratto del vasto Paese.
Una perdita immane, per tutti.
Divenne Kage, infatti, un promettentissimo Jonin di nome Toichi, che nei 4 anni in cui governò si rivelò invece un completo fallimento; si ritornò alla crisi per poche ma disastrosamente errate decisioni e come se non bastasse, intuendo che ormai la sua posizione era del tutto compromessa, si lanciò nell’atto estremo di risvegliare Kyuubi, per assimilarne il potere ed assoggettare l’impero fallito. Ebbe perciò vita breve e il suo piano, sventato dalle squadre Anbu, riservò più sorprese di quante ne si potessero immaginare: in periodo di pace Oto non avrebbe mai potuto cominciare una guerra, e così si preparò disperdendo tra i vari villaggi molti suoi fidati agenti al fine di incrinare i buoni rapporti tra le grandi potenze.
E tanto riuscì a fare Toichi, al potere, da insospettire sia la Nebbia che la Roccia: non la Sabbia. Essa, ancora ostinatamente fedele alla memoria dell’Enneacoda, rifiutava il solo pensiero di attaccare Konoha; ma Gaara era ormai al limite, giunto al termine della sua difficile esistenza, e anch’egli sapeva che dopo la sua scomparsa nulla avrebbe trattenuto la furia e l’impetuosità dei giovani.
Pochi giorni sono passati da quando, sciogliendosi in sabbia, vaga nel vento assieme al suo ricordo, spirando incessante, diffondendo speranza ed amore, che sempre, affannosamente, cercò senza mai raggiungere.
E quel vento è giunto fin qui, sussurrando consigli, attenuando gli spiriti; temo di essere stato il solo a coglierlo perché nessuno al Villaggio è calmo e tranquillo come dovrebbe: Otsune è infine l’ottavo Hokage e con lei si pregusta il sentore della battaglia. Abile e determinata, ha saputo riconoscere nel tempo che cambia i segni dell’imminente rottura degli accordi, preparando Konoha a difendere i suoi valori più cari, formando giovani shinobi che sappiano proteggere i loro antenati, disponendo che le difese vengano rafforzate. Altrettanto è stato compiuto a Kiri, che, emblema della pace perduta cui non si rassegna, propone al comando un esperto stratega, Iemitsu Mizukage, con moglie e figlia al seguito, nella speranza che le sue acque non debbano tornare sanguinose come quelle di un tempo.
Non a caso il Raikage è proprio il fratello di Iemitsu, che con abili manovre politiche il Mizukage ha saputo imporre alla Nuvola: esso è una garanzia della pace tra i due paesi confinanti, una garanzia che, però, ad insaputa dello stratega, non tarderà ad infrangersi, annegata nella corruzione e nel desiderio di potere che il fratellino, invidioso, aspira a togliere ai familiari.
Nemmeno alla Roccia alberga la lealtà, dove il giovanissimo Tsuchikage è in realtà uno strumento di potere nelle mani degli anziani. Essi, dopo la scomparsa del quinto Kazekage, hanno di buon grado accettato l’alleanza offerta dalla Sabbia, ma con l’unico scopo di scoprire dov’è custodita la Monocoda, per trafugarla ed accrescere la potenza dell’ignaro Tsuchikage, sempre e comunque a vantaggio di un ideale di, eccessiva, prosperità del villaggio.
Ultimi vengono Suna, il cui sesto Kazekage, in fase di elezione, ancora non è emerso a difesa di quello che, attualmente, risulta essere il paese più potente, capace di decidere le sorti di molti all’infuori di sé stesso, e Oto, sprofondato nell’oscurità più buia, ignorato da tutti poiché incapace di reggersi da solo.
È giunto fin qui, e accarezzandomi il volto rugoso mi rammenta che anche la mia ora è giunta.
Mi volto e osservo ancora una volta te, là nella roccia che serio ed impassibile proteggi il Villaggio, osservando in esso la scintilla di vita che hai saputo far scaturire. Poi abbasso lo sguardo, e lento cade tra le spire della mia sciarpa, più lunga che mai, dove il vento accumula sabbia: è una clessidra, la mia clessidra, e nel tempo, crescendo, ha scandito ogni singolo momento di ciò che sono stato, di ciò che sarei potuto diventare.
Non ho potuto realizzare ciò che speravo, ma ho comunque vissuto attimi incredibili, provato emozioni insostituibili e posso, devo, ritenermi soddisfatto di ciò che sono diventato.
Per questo, nonno, aspettami!
Un attimo e sono da te, un attimo e sono nel vento!
GdrID: 9566
Data Pubblicazione: 28/05/2018
Ultimo Aggiornamento: 28/05/2018
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