DimensionGDR
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Nome Gioco: DimensionGDR
URL:
https://dimensiongdr.forumfree.it
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Categoria: Play by Forum
Genere: Fantasy
Stato: Chiuso
Descrizione:
Tratto dalle Cronache Della Necropoli:
Ci fu un tempo in cui i figli del Re Esiliato dominavano le piane di Kolfenor, tra il dolce mortal tacere e le nebbie di rugiada, fino al momento in cui il Signore della Necropoli di Jer perse il suo amato tomo: esso conteneva i segreti della necromanzia ed un potere magico ineguagliabile, secondo forse agli eroi del "Mondo degli Empatici". Si vociferava anche a corte che tal tomo fosse l'ultimo tassello del Forte Fantasma o, come descritto in quel fantastico libro, "La Biblioteca delle Ossa". Il funesto giorno in cui accadde la tragedia il nostro Re era nella sala degli artefatti, protetto da un trio di "Corpi", che stava studiando il nuovo pupillo della sua collezione la quale poteva essere scambiata per la cuccia di un Antico, stirpe di draghi estinta e fossilizzata, dotata di enormi poteri magici e che ora vengono sfruttati tramite le loro "lacrime" ossi cristalli creati dai loro cuori cristallizzati nella pietra più antica dell'intero pianeta. Sembra che delle parole giunte dal nulla cominciarono a risuonare nella stanza, tant'è che il Re si allertò all'istante e mosse magia contro chiunque fosse estraneo alla stanza. Le parole riecheggianti dal nulla aumentarono, assordando il nostro Signore, il quale si aggrappò al libro e si rinchiuse in una capsula di stasi la quale, di fattura magica, sarebbe servita a contenere per un limitato, ma lungo, periodo di tempo il mago che l'aveva lanciata. E così fu, per tre lunghissime ore il Re si imprigionò in questa prigione fuori dal tempo con il suo tomo. Le parole cessarono. Quando la stasi si concluse, il Re, assai provato dalla quantità di potere, si diede al riposo, ritirandosi nelle sue stanze per concedersi giornate di studio. Le voci però sembravano non voler demordere tant'è che riapparvero, più forti delle precedenti, nella stanza del Signore. Un portale nero, contornato da rune si aprì sul soffitto della stanza, soffitto molto decorato, con affreschi in oro e incanti per nascondere la propria presenza, anche ai maghi delle torri. Il libro cominciò a vibrare quando dalle voci si riuscì ad udire la parola "JerDan", anche se pronunciata in modo alquanto strano ed ambiguo, potrebbe forse essere che il fautore di tale incanto non volesse quel libro, bensì qualcos'altro con un nome simile? Potrebbe essere, data l'immediata correzione del Re che, in un atto disperato, cercò di chiamare il libro per nome, scandendo esattamente "Jer Dan". Nulla da fare, il maledetto tomo, prigione eterna del folle Arcimago s'involò attraverso il portale, finendo chissà dove tra i vari Piani. Questo fatto segnò la decaduta del Regno, lenta ed inesorabile, divorato non solo dalle sue fiamme ma anche dalla "Biblioteca".
Tratto dai Miti degli Antichi:
Si narra nelle Cronache di Astorya un fatto assai particolare: il cambiamento innaturale del Re. Per comprendere meglio la situazione è necessario ricostruire brevemente la storia conosciuta dell'impero astoryano. Astorya era un piccolo regno di svariati tipi di Half auto generatosi nelle piane orientali, vicino alla palude del Valt-Harex, fiume ormai scomparso per colpa di uno smottamento che ha portato in superfice le colline omonime. La particolarità di quel regno era che il suo popolo era composto dagli esiliati degli altri reami, permettendo quindi al popolo di confrontare ed unire le varie culture degli altri regni. Più volte nella loro storia si notano le influenze delle loro culture differenti. Un buon esempio di ciò è lo sviluppo sociale e politico che hanno avuto nel tempo: la loro struttura sociale era magocratica ma che sviluppava un importante ramo meritocratico per il senato ed i lavori di stampo "Pubblico" come la carriera militare e lo studio scientifico. Ciò permise ad Astorya di espandersi e diventare una potenza magica temuta e rispettata da tutti, anche se con molto razzismo e diffidenza. Prese però il nome di impero quando al trono ascese il giovane mago Serlack di Brix, esperto nelle magie d'evocazione. Questo promettente fanciullo era stato benedetto dalle divinità per riunire i mortali sotto un'unica bandiera, e, dopo innumerevoli peripezie, ci riuscì. L'ascesa al trono di Serlack fu rapida, conquistata con una serie di duelli. Il fatto che fosse un abile evocatore gli permise di agire controllando ogni campo di battaglia, adattando la sua strategia ad ogni avversario. Il suo segreto però si vociferava essere
una Reliquia Divina: il suo antico tomo. Sembrava per aspetto un libro di magia molto antico, ma una volta aperto si poteva notare quanto esso fosse impostato più come un diario e, a tratti, un quaderno per gli appunti di un ricercatore. L'unica sua particolarità conosciuta era che fosse scritto in una lingua non presente sul pianeta. Il nuovo regnante, sotto la guida divina, decise quindi di espandere i confini del Regno di Astorya, annettendo tal volta politicamente altre volte, come spesso ripeteva, barbaricamente, gli stati vicini. La sua più grande battaglia fu quella per liberare la zona centrale dalla Progenie del Male, un particolare ammasso demoniaco informe dotato di un immenso potere magico, capace di distorcere la realtà attorno a lui. Il combattimento fu cruento e le perdite furono immani, il campo di battaglia su cui giaceva il corpo informe e senza vita del "Mostro" era coperto di membra e sangue. L'unico dettaglio fu che, per la prima volta in tutta la sua carriera da Re, riuscì ad utilizzare il potere della Reliquia: essa era apparentemente indistruttibile e lo salvò da un colpo mortale il quale sembrò risuanare a contatto con il libro. Al cospetto degli Dei venne quindi insignito del titolo di Imperatore e Sovrano di ogni forma di vita senziente, tramite una cerimonia pomposa e tremendamente lunga. I giorni seguenti la cerimonia, un messo divino chiese la restituzione della reliquia. Il giovane, inchinandosi, porse il tomo al messo che, pronunciate alcune parole magiche, appoggiò la mano sulla copertina. Il libro si mosse ed un cerchio violaceo tendente al nero si levò a pochi millimetri dalla copertina, stupendo il povero malcapitato. Il messo provò inutilmente a staccare il palmo da lì, ma non ci riuscì ed il libro lo fagocitò, facendo sparire anche il cerchio. La faccenda lasciò basito il neo Imperatore, il quale credette di aver davanti un'arma che superasse il potere divino. Afferrandolo una voce comparve nella sua testa e da quel momento il Sovrano cambiò. Egli, preso da una forte ed inaspettata brama di potere dichiarò guerra ad ogni forma divina presente sul pianeta, scatenando l'ira degli accoliti dei vari culti. Iniziò una cruenta e brutale guerra civile, tra mortali ed Eterni, tra Maghi e Dei, tra Scienza e Potere. I postumi di quello scontro sono ricordati come le Rovine di Avalon: ciò che oggi è il rimasuglio di un edificio all'epoca era la più grande arma magica mai concepita dalle razze mortali. Con quella battaglia morirono all'incirca una ventina di divinità, comprensive di tutte le minori, e tre quarti della popolazione mondiale dell'epoca. Il Sovrano, come i suoi otto generali, inspiegabilmente non morì e guadagnò il titolo di Nuovo Eterno costringendo le divinità all'esilio. Le cronache narrano che l'Imperatore ascese al "Divino" e scomparve con i suoi otto generali.
Tratto dalle Steli del Sottomondo:
Si racconta, nella Stele del Ritorno, che un gruppo abbastanza numeroso di spiriti, rispetto al solito, si sia spostato verso il territorio dei vivi, mentre nella Stele del Censo si possono notare nella stessa data un enorme numero di anime che scesero nei territori del Signore della Morte. Si può dedurre quindi che il grosso spostamento di anime di quella giornata, ricordata anche come La Grande Caccia, fu anomalo e quindi causato da un evento catastrofico successo nel reame dei viventi. Ciò nonostante il Signore delle terre dei Morti, l'unica divinità che non partecipò alla battaglia, non lo considerò un problema anzi, lo definì "Uno dei giorni più proficui della storia dopo la Grande Pioggia". Il solo problema, dal suo punto di vista, era che quegli spiriti richiamati in superfice fossero appena scesi. Fu strano, come si può notare nella Stele degli Eventi, il processo di chiamata: fu come se questi spiriti non venissero ripristinati completamente, ma venisse usata parte della loro memoria per aprire il varco di chiamata. Tra l'altro il passo recita: "Nelle interminabili Valli del Fuoco un ammasso di spiriti giaceva in attesa di giudizio, la Bilancia stava ultimando i preparativi mentre le guardie del Tempio scrutavano le forme. Fu in quel posto dove alcuni spiriti, precisamente otto, divennero inverosimilmente luminosi, quasi come se un'incandescente fiamma li stesse bruciando dall'interno, emettendo luce dalle fragili carcasse trasparenti degli spettri. Una piccola scia si alzò verso il cielo da ognuno di loro, versando immenso dolore sulla loro effimera presenza. Un piccolo strappo nel cielo comparve al limitare della scia ed una serie di piccoli arti muniti di mani uscì da ognuno di loro. Fu così che gli spiriti vennero presi di forza e richiamati da un potente mago, e non tornarono più. Ciò spezzò l'equilibrio e la Bilancia, furiosa, smise di giudicare oggettivamente, condannando tutta la folla all'esilio nel mondo del perenne ghiaccio, fuori dallo scorrere delle ere". L'evento che viene raccontato dalla Stele, comporta il primo caso di fallimento del sistema di giudizio della Bilancia, una delle divinità maggiori per chi crede nella giustizia assoluta, generando il panico tra i fedeli.
Tratto dai Racconti dell'Ultramondo:
"Quel libro maledetto, non dovevamo approfittarne confermando che fosse una delle armi che avevamo usato nell'Epurazione contro i demoni, relegandoli al reame dei morti", disse Elyc Solarya, divinità della luce dopo la Grande Caccia mentre si ritirava, con tutti gli altri Dei, nell'Ultramondo, una dimensione creata fuori dal tempo e da ogni luogo: un limbo tra le dimensioni. Tempo addietro infatti gli dei avevano notato un promettente, ma inesperto, giovane evocatore che provava ad evocare "Jarval, il mostro a sei teste" come suo famiglio ma, forse o per errore di pronuncia o trascrizione dal cerchio magico uscì un libro molto antico e decorato, scritto in una lingua non appartenente a questo mondo, completamente indecifrabile. La particolarità di quel libro è che potesse parare qualsiasi tipo di attacco verso di lui, o quasi. Infatti, il mago l'ha usato come scudo per moltissimo tempo e gli Dei ebbero modo di studiarlo a fondo, notando quale arcano potere nascondesse al suo interno. La scoperta della reale pericolosità del libro avvenne quando, per assicurare che il libro finisse nelle loro mani, decisero di requisirlo al giovane. Mandarono un paggetto, un essere mortale creato con la luce di Solarya, che lo rese immune all'oscurità. Mai avrebbero pensato ciò che sarebbe successo. L'errore di valutazione che commisero fu quello di credere che le protezioni del libro si limitassero alla mera resistenza fisica e magica, sottovalutandole ampiamente. Fu quando videro il messo venire divorato dal libro che si resero conto di ciò che avevano causato: dell'aura magica uscì dal libro e prese possesso della mente dell'Imperatore, causando la Grande Caccia. Ciò che successe dopo però li spavento ancor di più: alla fine del combattimento l'arma magica conosciuta come "La Stele del Potere" aveva completamente annichilito ogni forma di vita presente sul campo di battaglia, solo alcune divinità rimaste ai bordi si salvarono mentre il Re ed i suoi generali morirono senza perdere il corpo. In quel momento il libro si aprì ed uno spirito assai particolare uscì e prese il controllo del corpo del Sovrano. Subito dopo alzò la mano destra ed una serie di mani completamente nere uscì dal terreno, portando con loro lo spirito dei generali, ormai alterato. Le mani entrarono nei corpi ed essi si rialzarono e s'inchinarono davanti al Re. Felice di quello che era appena successo, se ne tornò a corte, mettendosi a studiare. Le divinità, irate, decisero quindi di preparare un rituale di vincolo per sigillare nuovamente quello spirito maledetto, sigillarlo per l'eternità. Con le poche forze rimaste aprirono un varco in fretta e furia, temendo che con il tempo quello spirito potesse divenire impossibile da sigillare, e nel cielo si misero a formare il cantico, creando un enorme cerchio magico che si stagliava per diverse miglia. Il Re se ne accorse ed ordinò ai suoi servitori di fermare quelle divinità. Gli sforzi furono vani ed il cantico partì ma senza una runa: la runa del tempo. Il Nuovo Eterno fu sigillato nel suo palazzo, in una gabbia d'ambra con barriere magiche di alto calibro a proteggerla, sia dall'interno sia dall'esterno. Le divinità, sfinite, tornarono nell'Ultramondo, unico reame ancora sotto il loro pieno controllo.
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Fu in un giorno soleggiato che avvenne il mio risveglio dall'ambra, dal vestiario del tizio che mi aveva liberato, e di cui non comprendevo una singola parola, sembrava essere passato moltissimo tempo. Quando vidi i corpi dei Generali a terra mi alterai un po' tanto da far esplodere in una nube purulenta quel poveraccio. Nonostante tutto, il tempo passato con i "vivi" ha mutato la mia emotività la quale, dato il mio essere Rakt, doveva essere nulla. Non persi tempo e risvegliai con il solito gesto gli otto Generali: Alark, detto "Lo Psionico" per la sua particolare abilità con gli incanti che riguardano il controllo mentale e l'applicazione della telecinesi; Karrivan, maestro "Divinatore", capace di trovare e tracciare qualsiasi cosa desideri nel suo raggio d'azione; El-Kavira, di provenienza del sud, è un maestro dei sigilli; Marte, soprannominato "Dragone Rosso", era il piromante più abile e potente di tutto l'Impero Astroyano; Varren, letteralmente definito "Dominatore della Terra", era considerato una risorsa tattica in battaglia in quanto poteva facilmente mutare il territorio a suo favore; Yllien, detto il "Divoratore", ha lo straordinario potere di difendere con estrema abilità i compagni dagli incanti avversari talvolta divorandoli (ogni 3 Round); Zerliac, "Colui che comandava gli Spiriti e le Volontà", si può descrivere come maestro delle tecniche di possessione, talmente abile da riuscire a "Possedere" un corpo oltre il suo (5 round) e resuscitare quasi senza alcun problema, eccetto nel carattere del resuscitato, i morti da meno di un giorno (7 round); Syller, Maestro delle Cure, all'epoca andava in giro con un plotone di maghi esperti nella cura e ricostruzione del corpo tramite la magia, era talmente abile da riuscire a creare dei piccolissimi marchi sulle persone che desiderasse curare senza dover lanciare la magia durante la battaglia. Decisi quindi di uscire dalla corte, della quale era rimasta solo la sala del trono, il resto era un cumolo di macerie colorate dal sangue del povero esploratore. Uscimmo e con grande sorpresa notai che ciò che rimaneva del palazzo reale era un piccolo atollo in mezzo all'oceano del Varaan, un immenso bacino al centro di tutte le terre sommerse con, a sua volta, un piccolo arcipelago al centro del bacino. Tra le creature che abitavano l'oceano si potevano contare animali marini di ogni forma e dimensione tra i quali il leggendario Varaan, uno degli Antichi, il quale dà il nome all'oceano. Usai un vecchio trucchetto per uscire da quella prigione di acqua: chiesi un passaggio al piccolo gruppo di archeologi presenti sull'isola, forse amici dell'altro esploso di sotto. Dovetti gentilmente chiedere ad Alark di "usufruire" del suo potere per convincere il capitano a farci salire sulla barca e portarci a riva. Ci vollero dei mesi, durante i quali mi feci spiegare da Alark la lingua e la politica del mondo moderno: esiste una lingua comune a tutti gli stati, il "Comune", utilizzato da tutti, o quasi, per interagire con le altre persone, di qualsiasi stato esse siano, mentre il mondo, da quanto appreso da questi cercatori che, a detta loro, avevano davanti agli occhi una leggenda vivente, era diviso in varie nazioni, chi più sviluppato nel campo tecnologico come l'arcipelago Zarex nelle acque del nord, protetto dai "Demoni dei Ghiacci", chi più sviluppato nel campo della ricerca magica come Levridian, detto "L'Arcipelago Fluttuante" e chi nell'ambito militare come le terre dell'Impero Harben, grande potenza marittima e militare situato negli arcipelaghi a sud-est dell'oceano Varaan. Arrivati nelle terre di Havnor, piccolo regno dedito all'agricoltura. Attraccammo sulla baia di Er-Laham, la città portuale più grande del regno, scortati dalle navi della marina di Havnor. A riva ci attendevano il Signore della cittadina ed il Monarca del regno, insieme ad una scorta di circa una ventina di guardie armate di lancia. Scesi dalla piccola imbarcazione il regnante ha accolto la compagnia di archeologi invitandoli ad un sontuoso banchetto. Io mi diressi subito verso il becchino, chiedendogli se, gentilmente, avesse una decina di bare vuote di una fattura decente. Quando mi chiese il motivo per il quale volessi delle bare lo lasciai a bocca aperta, tant'è che volle personalmente assistere al rituale. Sostanzialmente il rituale si compie di una fase di vincolo, nella quale le bare vengono vincolate, se necessario aggiungere bare alla collezione, e poi richiamate. In queste bare i corpi dei morti vengono rigenerati, anche quando il rituale non è attivo, e possono essere richiamati in vita o posseduti nel caso servisse. Misi all'interno delle bare tutti i generali eccetto Alark, Karrivan e Yllien, i quali continuarono a seguirmi. Finito il rituale, quelle maestose bare di mogano tornarono nell'ombra. Quando vide ciò il vecchio stranamente s'inchinò definendomi Nuovo Eterno, era da un sacco di tempo che non venivo chiamato in questo modo. Facendolo rialzare, lo pregai di non riferire ciò che ero a nessuno, per non destare scandali o rovinare la mia reputazione di naufrago fortunato che è stato accolto dagli archeologi. Mi inoltrai quindi nel centro cittadino, cercando un edificio che mi permettesse senza troppi problemi ad inserirmi nella società, e lo trovai: era un edificio alto, costruito con un materiale molto resistente e di colore scuro, violaceo, rifinito con effigi in oro puro. Da quello che sono riuscito a capire, cercando di tradurre l'insegna, sembra un edificio dove delle persone chiamate avventurieri potevano essere assoldate per assolvere alcuni compiti, venendo pagati in base al grado ed alla difficoltà del compito. Talvolta capitava che fosse uno dei cittadini a richiedere i servigi di uno di questi... avventurieri, e le paghe erano molto più alte del resto dei compiti. Mi avviai quindi all'ingresso andando verso quello che sembrava essere un banco di registrazione e riscossione: lì infatti c'era la maggior parte degli avventurieri appartenenti a quell'istituzione. Quando arrivai al banco chiesi informazioni sulla struttura e sull'istituzione alla quale apparteneva. Una giovane umana mi rispose, dall'altra parte del bancone, che l'edificio era una delle sedi della Gilda degli Avventurieri, un'istituzione globale neutrale che si occupava di regolamentare l'operato di persone che agivano come mercenari ma in piccoli gruppi od in singolo, senza avere bandiera. Capitava talvolta che certi gruppi di Avventurieri decidessero di acquistare il diritto per diventare una Gilda Ufficiale, appartenente all'albo. Il requisito era di essere almeno in tre persone e potevano avere un massimo di otto membri e per l'acquisto dovevano pagare una ventina di monete d'oro con tasse annuali di circa una moneta d'oro per il mantenimento della Gilda. Decisi quindi di iscrivermi per poter cominciare ad inserirmi nell'economia moderna, permettendomi di apprendere di più sulla cultura odierna e di avere fondi per le mie ricerche. Il modulo che mi fecero compilare mi rimase impresso, era semplice ed intuitivo anche se forse un po' troppo qualitativo. Il modulo era il seguente:
Nome: Jer
Cognome: Dan
Soprannome: Danzatore delle Lame
Sesso: Maschile Razza: Rakt
In questo punto lei mi chiese di descrivere cosa fosse un Rakt, in quanto non era presente nel Bestiario generale al che io risposi che era una particolare razza la quale aveva la possibilità di possedere un corpo di un morto, acquisendone le caratteristiche fisiche, o qualsiasi tipo di armatura od involucro capace di contenere l'essenza del Rakt. L'unico problema di questa razza, nonché suo punto di forza è che combatte direttamente
con la sua energia vitale e, quando accusa i colpi, se non possiede un corpo in carne ed ossa, li subisce direttamente lì, perdendo parte della sua essenza, fino a fondersi con l'etere.
Età: --
Mi guardò stranita e le dissi che, non sapendo quando cadde Astorya non potevo calcolare la mia età. Si mise a ridere dicendo espressamente che fosse impossibile che qualcuno fosse vivo da così tanto tempo. "Insistendo", grazie ad Alark, scoprii di avere all'incirca 15-20 mila anni, comprendendo anche i millenni da sigillato.
Aspetto Fisico: un'esistenza nera e deforme, simile ad una nuvola. Il suo aspetto esteriore dipende da ciò che possiede.
Anche qui non fu felice della risposta, tant'è che decise di mettere lei la descrizione. Un uomo di giovane età, con capelli corti bianchi ed occhi bluastri. Indossa un elegante vestito di seta nero, con ricami in oro, coperto da una sottospecie di cappotto in pelle molto pregiato sempre di colore nero con decorazioni in oro sui bordi e sul collo. Al fianco portava due foderi con all'interno due Katana con manico in Ebano, marchiato con dei simboli antichi. I foderi erano in legno rivestiti di pelle di Drago, anch'esso nero.
Carattere: Dedito alla ricerca magica, tendo ad essere inespressivo e poco empatico verso gli altri, cercando di essere, nonostante tutto, cordiale e gentile con chiunque cerchi di confrontarsi con lui. Tendo a chiudersi molto spesso e per lunghi giorni nelle mie ricerche, distaccandosi dal mondo ed ignorando ogni tipo di richiesta che non presenti inerenza con il tema della mia ricerca. Tendo oltremodo a farmi influenzare dalle emozioni dei terreni, in quanto, per apprezzare meglio la cultura e le tradizioni del luogo, adoro immergermi nei modi di esistere delle persone
Classe: --
Le spiegai chiaramente che non comprendevo il concetto di classe in quanto non necessariamente descrive le abilità della persona a cui si riferisce, così mi chiese cosa fossi in grado di fare e, per mero divertimento estraendo una katana, aprii un taglio d'ombra, dal quale uscii un colosso enorme con un fragore immenso. Mi categorizzò come Stregone, anche se non approvo quella dicitura.
Poteri: --
Anche in questo caso le spiegai che fosse troppo vago il concetto di "Potere". Le dissi che le mie "Abilità" fossero quella di poter controllare i morti, tenendone al massimo otto con piena concentrazione ma con un forte affaticamento o quattro molto tranquillamente. I morti controllati posseggono tutte le caratteristiche che avevano in vita eccetto la forza di volontà la quale corrisponde alla mia ed al mio volere. Riesco inoltre ad usufruire del mio "Potere" per putrefare ciò che è organico oltre ad infettarlo, e riesco sempre a manipolare l'infezione portandola sulle lame alleate in modo da diffondere l'epidemia. La particolarità però è che, oltre ai morti, riesco ad evocare, previa ricerca tra gli altri Piani, creature sotto il mio controllo. Il processo di evocazione, dopo la ricerca, è una particolare canalizzazione del mana sulle lame delle mie Katana che, fendendo l'aria, creeranno degli squarci d'ombra dai quali usciranno le mie creature, sottomesse alla mia volontà. Il massimo numero di evocazioni che posso controllare è cinque, anche se normalmente ne uso due per evitare di affaticarmi troppo. Alcune volte però preferisco evocare, al facendo riposare i generali, una creatura che ritengo molto affettuosa anche se manifestarla del tutto sarebbe la mia morte. Normalmente di questa evocazione escono solo le teste, sei per la precisione ad oggi, anche se tendono a mangiarsi a vicenda per aumentare di numero. Tra l'altro quelle piccoline sono molto grandi ed aggressive, sembrano fatte di cenere e carboni ardenti e manipolano il fuoco.
Capacità Fisiche: La straordinaria abilità con lo stile a doppia lama con le Katana, imparata durante la permanenza nel corpo di Serlack, un Half particolarmente abile con le evocazioni ed allenato per muoversi con agilità e non con forza. I riflessi del corpo possono essere considerati due o tre volte superiori a quelli di un normale elfo arboreo e la sua forza è pari a quella di un normale umano. Nei combattimenti, agisco sempre con molta eleganza prediligendo l'estetica e la precisione nel movimento piuttosto che un colpo rozzo e mortale, da lì deriva il mio soprannome: "Danzatore delle Lame". Eccetto casi eccezionali, non percepisco dolore fisico e risulto immune al controllo mentale.
Ormai avevo capito che scrivere sommariamente fosse il metodo più usato e preferito da quelli della Gilda. Non condivido minimamente questo modo di agire.
Equipaggiamento: Doppia Katana con manico in mogano e lama in Oricalco fuso con il soffio del "Mostro di cenere", la mia piccolina. L'aspetto de--
Quando la ragazza al banco mi fermò ci rimasi veramente male: avevo pensato che in questa sezione avrei potuto descrivere pienamente il mio equipaggiamento, ma sembra che non interessi minimamente.
Fazione: Imper-
"Ok, ci rinuncio! Faccia ciò che desidera!". Lei prese e scrisse NESSUNA! a caratteri cubitali.
Karma: 0/100
Tanto lo scrisse lei...
Sanità mentale: 100/100
... Appunto...
Monete: ??? Incalcolabile
Quando estrassi dalla tasca il piccolo frammento di catalizzatore arcano, uno dei pezzi del mosaico sullo schienale del trono, mi disse che quella reliquia avrebbe garantito accesso ovunque senza pagare un soldo. Chiunque avrebbe voluto vedere uno dei resti del fantomatico Regno di Astorya, il regno degli Antichi.
Compilato il tutto, mi diedero una piccola spilla che raffigurava un cerchio magico molto particolare con un piccolo drago al centro, il quale copriva parzialmente le rune del cerchio. La cosa mi inorridì parecchio ma disse che indossarla era l'unico certificato di appartenenza alla Gilda. Disse anche che il bronzo, materiale di cui era costituita la mia spilla indicava il livello più basso e la forma della mia spilla indicava la mia classe. L'ultima raccomandazione fu quella di perseguire incarichi del mio rango, non di ranghi superiori né di ranghi inferiori. Nonostante ciò ci fu quell'avventuriero che decise di sfidarmi in un duello "alla pari" per ottenere quella che lui, come altri stolti, definiva reliquia. Accettai il duello, esortato dalla ragazza che mi aveva fatto compilare il modulo. Uscimmo nel retro dell'edificio, dove c'era un'arena per i duelli e ci mettemmo uno di fronte all'altro, ai lati di essa. Prima di cominciare chiesi se i tre che avevo sempre con me potessero combattere al mio fianco, essendo mie creature, ma dissero che non sarebbe stato più un uno contro uno, non che prima lo fosse visto che Karrivan aveva accertato la presenza di un altro guerriero, nascosto agli occhi delle persone normali. Decisi quindi di giocare d'astuzia e chiesi al mio avversario, sfruttando la sua boriosità, se mi avesse concesso del tempo per prepararmi, e lui accettò di buon grado, facendosi beffe di me. Rilasciai parte del mio mana, creando una zona di putrefazione attorno a me, mantenendola, dopodiché lo puntai e lo esortai a cominciare. Scattò in avanti, mentre il suo compagno, probabilmente più sveglio del gorillone che avevo davanti, se ne restò fermo facendo ostacolo alla polvere e rivelando la sua posizione. Non si dovette avvicinare troppo per trovarsi senza gambe: feci un paio di fendenti nell'aria, puntando alle sue gambe, e lui, dopo qualche secondo, si trovò a terra, ad un passo dalla morte, con le gambe tranciate all'altezza del ginocchio e putrefatte sul taglio, mentre diffondevano l'infezione letale conosciuta come Peste Nera. Il suo compagno urlò, rivelandosi e cercò di scappare ma Alark, gentilmente, lo "convinse" a rimanere ed a combattere. La ragazza, vedendo ciò interruppe il combattimento all'istante, dicendomi che il mio grado non era bronzo ma, qualitativamente parlando, quasi Manalyum. Poco dopo ci ripensò e tornò dentro correndo. Una squadra di maghi esperti nella cura magica
riuscirono a ricucire le gambe al malcapitato, togliendogli anche la Peste. Poco dopo di loro uscì la ragazza con in mano una spilla di Manalyum con tanto di Cristallo di Mana Puro al centro. La sostituii con la mia e ripresi il mio viaggio, lasciando l'edificio. Mi diressi alla biblioteca della cittadina, viaggiando per almeno tre ore sotto quell'odioso sole estivo. Una volta entrato, insieme ai miei tre generali, mi misi a cercare libri sulle leggende del mondo odierno, ma non ci fu nulla che rimandasse seriamente all'Impero. Così tornai al porto, una serie di pontili in legno che si adagiavano su delle palizzate molto robuste costituite da legno ed alla base da una serie di pietre che irrobustivano la struttura. Al largo del porto si vedeva la scogliera con un grosso faro costruito sulla secca poco dentro la scogliera. Cercai la casa del Maestro, l'uomo che aveva accolto Regnanti ed archeologi. Dopo poco la vidi, era una piccola magione che dava sul porto, completamente in legno e con una piccola corte ben curata. Presentava una grande cancellata esterna in acciaio, ben rifinita, mentre, dopo circa una cinquantina di metri di passeggiata, si poteva giungere all'ornato portone della magione. Dovetti, diciamo, "far illuminare la zona" per farmi notare. Una serie di guardie mi corse incontro per fermarmi quando uscì il Mastro e mi invitò ad entrare. Una volta entrati l'atrio dava subito un grande salone con un lungo tavolo posto al centro, imbandito con un sacco di pietanze e liquori. Mi fece accomodare al tavolo e mi offrì delle pietanze, ma non toccai cibo. Passai dunque al sodo, chiedendogli informazioni riguardanti l'Impero. Egli mi rispose che le informazioni in loro possesso fossero state ricavate dalla leggendario "Sapere del Mondo", un luogo mistico nascosto nell'entroterra del Continente, l'unica terra emersa di una dimensione tale da contenere una vasta serie di Regni, sufficientemente grandi da poter competere con Zarex per dimensione, la quale si trovava nell'estremo sud "dell'Occhio". Decisi quindi di imbarcarmi per andare a sud, congedandomi da loro. Salii quindi a bordo di una Mercantile, scortata da tre Corazzate, diretta alla Città-Stato di Elvenar, casa degli arborei, a sud-est del regno di Havnor, che prende il nome dalla sua capitale. Il viaggio durò parecchi mesi e la nave costeggiò i vari arcipelaghi per non dover attraversare il Varaan. Nonostante due o tre assalti di alcune compagnie di pirati sufficientemente temerarie da affrontarci, raggiungemmo Elvenar senza troppi problemi. Attraccati al porto, un insieme di pontili e dighe costruiti con tecnica e maestria, scendemmo e mi diressi verso il centro cittadino. La città-stato si presentava come una foresta di Alahert, alberi giganteschi che si elevavano per decine di metri, con le fronde connesse tramite una serie di pontili in legno e corda. Le case erano state costruite all'interno degli stessi alberi e l'illuminazione delle zone era garantita tramite la magia, usufruendo di piccole sferette con all'interno un cristallo di mana che proiettava un incanto di luce. Mi lanciai subito verso la Biblioteca del luogo ma venni fermato dalle guardie cittadine le quali mi dissero che solo gli arborei, una rara specie elfica presene solo in queste zone, poteva accedervi. Amareggiato, ritornai al porto, cercando di imbarcarmi sulla prima nave disponibile che mi avvicinasse al continente. Fortunatamente, la stessa nave mercantile che mi aveva accompagnato fin qui avrebbe continuato il suo viaggio fino a Capo Dovernak, uno dei tre porti principali della Federazione Mercantile di Johannes. Da lì sbarcai ed iniziai a viaggiare per i regni, accumulando, per quanto possibile, ogni tipo di informazione su quella maledetta biblioteca. Giunsi infine in un piccolo regno, nella regione dell'Avyn Maggiore, piccola catena montuosa con vaste vallate, dove tra gli abitanti si vociferava di una biblioteca perduta ed in rovina, recentemente ristrutturata ed accessibile. Sembra che ogni libro mai scritto sia presente in quella biblioteca, quindi anche quelli dell'Impero potrebbero essere lì. Chiesi informazioni sul luogo e, nonostante non fossero precise, mi ci diressi. Come si chiamava il luogo? Ah si, Lyceum.
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GdrID: 9000
Data Pubblicazione: 17/12/2017
Ultimo Aggiornamento: 19/06/2018
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