Dr. Cryptical Academy
Gioco Chiuso
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Nome Gioco: Dr. Cryptical Academy
URL:
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Categoria: Play by Forum
Genere: Urban Fantasy
Stato: Chiuso
Descrizione:
Inghilterra - Agosto 1914
Il soldato camminava barcollando tra cumuli di macerie e corpi inermi di innocenti. Tutto accatastato senza ritengo, liberando fumi e marcio vapore di armi da fuoco. Il volto era ricoperto di fuliggine. Lo spesso strato di polvere nera celava l'espressione arcigna del combattente. Un velato senso di disorientamento spegneva ancora di più i suoi occhi inespressivi, stanchi, spaventati. Senza meta, seguiva solo la direzione del vento. Quella leggerissima brezza lo faceva sentire vivo in un campo di morte. Voleva urlare, richiamare a gran voce i suoi compagni ma solo lievi sibili venivano emessi dalle sue logore corde vocali. Le parole raschiavano la sua gola uscendo come un grugnito. Sentì bruciare le sue narici e un groppo gli ostruì la gola. Lacrime. No, non era il momento. Banchi di cenere, ostacolavano il suo percorso. Tutto sotto quella carcasse di vite umane frantumate e abitazioni demolite era indistinguibile. Morte.
Qualche volta udiva schiamazzi sommessi in lontananza e gelidi pianti di bambini. Vedeva anche i proiettili che torreggiavano sulla sua testa ricordandogli di trovarsi in territorio di guerra, ricordandogli come e perchè era finito lì. Si accovacciò privo di forze su un ammasso di zavorra indecifrabile. Portò una mano alla fronte per concedersi un momento di pausa, seppure nessun particolare pensiero gli sfiorasse la mente. Tutto era perduto, la sua dignità di uomo seppellita insieme a tante vite. Voleva lasciarsi andare, smettere di dar adito ad un'esistenza inconsistente, che volteggiava in una parvenza di spirito decaduto insieme a tanti altri. Il suo spirito, adombrato dalla costernazione e da una fitta oscurità, ora galleggiava nel buio. Solo oscurità.
Si accasciò confondendosi con quel nulla. Le palpebre cominciarono a calare lentamente, come la fine di tutto. Nonostante l'infermità fisica, lottò contro tutte le sue forze per sospendere il suo trapasso e godersi così, per gli ultimi istanti, quel manto stellato immenso. Piccoli bagliori facevano capolino da dietro una coltre di nubi. Erano un piacere per i suoi occhi offuscati dalla paura di morire e la voglia di smettere di soffrire. Ma la luce fioca delle stelle si tramutò in qualcos'altro. Un qualcosa dalla forma rotondeggiante che man mano si ingigantiva, sebbene il soldato fosse cosciente del fatto che potesse trattarsi di un'allucinazione o della famosa luce da seguire al termine del proprio percorso di vita. Una morsa di freddo afferrò i suoi arti facendolo sussultare appena. Conosceva quella sensazione: terrore. Gli accecanti baluginii avanzavano ancora e ancora. Non era un'allucinazione e nemmeno il portale per raggiungere il Divino. Si trattava di altro. Quelle luci lo avrebbero sopraffatto nel momento peggiore. Troppo vulnerabile per contrastarli. Tremò e non capì più se per il freddo o altro.
L'agghiacciante visione annegò nel suo sguardo perso. Non erano stelle. Erano.........fate?
Un esercito di ali d'orate screziava il cielo notturno. Ogni piccolo essere possedeva un volto, un corpo, un'immagine. Volavano all'unisono, intonando melodie ipnotizzanti.
Aveva sentito parlare di creature leggendarie popolare il pianeta, tuttavia quell'incontro così ravvicinato lo colse impreparato. Non mosse un muscolo, nè uno sbuffo di aria strisciò fuori dalle sue labbra arse. Guardò e basta, si limitò a comportarsi da spettatore che aveva il privilegio di assistere a quello spettacolo.
Si sentiva sereno...era giunto il suo momento.......O forse no.
Cumbria (Inghilterra) - Agosto 1914
Un leggerissimo ticchettio intermittente bussava sulle sue tempie doloranti. Il giovane soldato strizzò gli occhi, come per lenire il male doppio che gli procurava il rumore. Coraggioso, aprì gli occhi convinto di essere passato oltre e, invece, i suoi occhi furono testimoni di un luogo bianco, asettico, in cui tante altre persone giacevano sotto lenzuola in attesa di scoprirsi esseri ancora terreni.
Provò a fare un rapido resoconto degli eventi, scavando nella sua memoria un pò arrugginita ma, l'unico pensiero che toccava insistente la sua mente come il picchiettare delle lancette, erano le piccole fonti di luminosità che fecero del cielo un autostrada trafficata di magia. Il suo primo vero contatto con esseri che fino a quel momento erano rimasti silenziosi nell'ombra.
Stava mettendo insieme i pezzi sparsi qua e là di indecifrabili istanti della sua esistenza quasi al capolinea quando un aitante figura, con anfibi di pelle che stridevano ad ogni passo, lo scaraventò fuori dal letto facendogli avvertire di nuovo i dolori lancinanti del suo corpo. Era diventata una macchina da restaurare ma non avrebbe mai fatto progressi se omaccioni dall'espressione rude infierivano su i vari traumi con gesti plateali. Claudico com'era, il soldato - ora molto più pulito rispetto all'ultima volta che aveva avuto modo di constatare il suo pessimo stato igienico - si sforzò di mantenere il passo di quell'imperturbabile uomo. Giunsero poi in una sala grandissima, quattro mura che abbracciavano uno spazio ampissimo tra l'altro riempito da un sacco di persone. C'era però qualcosa che non andava...
"Siamo in una botola posta sotto la sterpaglia di un punto nascosto delle montagne. Difficilmente il nemico irromperà qui entro la lunga settimana che ci attende. Quindi, aguzzate le orecchie e tenetevi pronti. Da questo momento in avanti la vita vostra e degli altri è nelle mani di ognuno di voi. Non fatevi sopraffare dalla paura, da insicurezze, dal timore della Signora Morte, perchè sappiate che prima o poi tutti torneremo ad essere figli della terra. Se mai per qualcuno di voi quel momento arriverà prima, ci tengo a dirvi che morirete con onore, orgoglio, con uno spirito patriottico di cui potete essere fieri.
Sono il comandante Adam Spencer, ed io vi guiderò in questa resa dei conti."
La voce baritonale e rauca cessò nell'istante in cui boati si sollevarono in aria, gettando una improvvisa scarica elettrica su quei corpi disorientati, indeboliti, che ascoltavano ma erano fisicamente assenti.
Il silenzio risucchiò poi quell'euforia generale quando gli occhi del comandante assunsero una colorazione prima tendente al vermiglio e, dopo, rosso fuoco. Un colore lucente che trasferiva il suo fulgore su ogni sguardo in sala. Adam Spencer riprese la parola riallacciandosi al discorso terminato qualche minuto prima, come se niente fosse.: "E poi...non sarete soli...ci saremo noi...noi, che con voi inizieremo una nuova Era..."
Una donna prosperosa e con addosso solo un vestito logoro che mostrava gran parte della sottana, si sollevò dalla seggiola. "Chi siete voi?" domandò sconcertata.
Al che il capitano le scoccò una rapida occhiata senza risponderle. Guardò la fila di persone che occupavano la lunga scrivania con lui e, improvvisamente, mostrò un paio di canini aguzzi. Quei denti affilati avevano bucato violentemente la gengiva per trovare posto accanto a tutti gli altri. Un'immagine impressionante che sconcertò tutti. A seguire, gli uomini e donne accanto ad Adam Spencer, mostrarono la loro vera natura, nascosta per fin troppo tempo: una donna dal corpo gracile, con una chioma dorata che cascava fin sopra le sue spalle, si librò in aria sbattendo piccole e sottilissime ali dallo stesso colore dei suoi capelli. Se la vista non ingannava gli spettatori, il suo corpo si era ridotto notevolmente. Una fata.
Un'altro mutò come Adam Spencer, solo che era ancor più accigliato del comandante. Un giovane balzò sulla scrivania e, accovacciandosi appena, inspirò l'aria a pieni polmoni e sputò una fiammata. Un muto grido percorse la gola di tutti i presenti. Che...cos'era?
Altri restarono immutati.
Forse la circostanza non permetteva loro di cambiare aspetto. Oppure erano semplici comuni mortali.
"Vampiri, umani speciali, streghe, fate, draghi, licantropi e tutti coloro che fanno parte di una tradizione antica, gettata tra le pagine di racconti, sminuita da false testimonianze scritte nero su bianco e tramandate di generazione in generazione, vi affiancheranno ora in questa lotta all'ultimo sangue. Un'insolita alleanza che rimarrà nella storia.
Chi è con noi?"
Quell'accozzaglia di gente fece di nuovo il suo ingresso nel mondo fuori da quella botola angusta e polverosa, escluse le donne più deboli e i loro bambini. Era stato il loro nascondiglio per intere settimane, per dar modo ai comandanti di organizzare le varie spedizioni, in giro per il Mondo, che li attendeva e per preparare quelle povere persone a lotte che avrebbe visto tutte loro protagoniste e che, seppure fossero per seminare pace, avrebbero sparso altro sangue.
Stormi di draghi, con la loro ampia apertura d'ali, aprivano come un taglio le nubi sparse nel cielo della notte. Urla lievi e composte venivano scacciate ogni tanto da umili donne con a fianco ragazzi altrettanto spaventati. Un moto di terrore si impossessò di quel gruppo numeroso di civili quando a mostrarsi furono tutte le creature, quelle che amano regnare nella notte, quelle che si sentono a proprio agio in mezzo a soffuse luci di lampione e una distesa di oscurità sulle teste. Un'alleanza era nata, la prima vera unione tra umani e immortali. Debellare quel genocidio globare, si sarebbe rivelata un'impresa difficile ma non impossibile.
Francia - Agosto 1914
Uno sciame di uomini dotati di ali, accarezzarono il cielo notturno con le morbide e iridescenti piume. Atterrarono leggiadramente, ai piedi del capitano Spencer, vestito in borghese e con a seguito una fila di uomini mortali. Vennero tutti scortati in una vecchia locanda nella periferia di Lione, totalmente bagnata da una pioggia torrenziale scrosciante. L'umidità si insinuò nei loro cappotti, fradici.
"Ci ha mandato il capitano De Lorean" sussurrò Spencer all'orecchio di un omaccione sdentato e addetto al bar. Con lo sguardo, indicò una porticina marrone e sgangherata. Lì, il comandante francese li stava aspettando.
Spencer avanzò verso quella stanza con una coda di uomini incappucciati alle sue spalle. Dovevano aggirarsi in incognito per non far capire ai comuni mortali presenti che fossero angeli neri. Uno di loro incrociò lo sguardo di quella che credeva fosse la locandiera, ignaro però del fatto che fosse in realtà la figlia di uno degli uomini da cui era meglio stare alla larga. Una stretta fugace allo stomaco provocò un gemito leggero all'angelo, Martin, estasiato alla vista della vereconda bellezza della ragazza. Un sorriso serafico fiorì sulla bocca rosea della donna, alimentando l'emozione dell'angelo. Non aveva mai provato nulla di simile per una mortale, eppure...
"Eserciti di civili si stanno dimezzando giorno per giorno. La campagna pacifica non sta dando i suoi frutti."
Concitato, il capitano Spencer esplose un pugno sul tavolo, facendolo scricchiolare e facendo trasalire i presenti.
De Lorean lo ascoltava impassibile, troppo concentrato sul baluginio che partiva dagli occhi dell'angelo Martin. Era insolito che un angelo non avesse sotto controllo la sua natura, specialmente quando non aveva motivi per cedere a questa.
"Sta bene?"
Martin si volse di scatto in direzione del comandante, provocando sgomento generale. Si stava discutendo su una questione delicata, non era il caso di preoccuparsi di un angelo.
Martin annuì incerto, umettando le labbra. Proprio in quel momento irruppe, in quella stanza ristretta e illuminata fiocamente, un uomo aitante con i capelli biondo rame, la pelle del viso bianca e glabra ma molto accigliato. "Bene, bene, bene...la riunione dei perdenti è stata fissata per oggi."
Gli angeli si slanciarono dalla sedia liberandosi dei cappucci. Erano pronti ad attaccare se Spencer avesse dato il segnale. Anche i due comandanti si alzarono. Sui loro volti era disegnata un'espressione valorosa, senza macchia e senza paura. In passato avevano avuto a che fare con quell'uomo. Erano stati un tempo alleati tutti e tre, poi lui decise di schierarsi contro di loro dopo la morte del primogenito, ucciso erroneamente da uno dei soldati di Spencer convinto che si trattasse del nemico.
"Mi dispiace non averti avvertito, Dupon."
L'ironia pungente di Spencer, aizzò il capitan Dupon. "Vedo che nonostante la guerra non hai perso il senso dell'umorismo....Mi è giunta voce che avete creato un'alleanza di uomini e immortali per contrastare il Male. Questo spirito pacifico da cosa deriva?"
"Sicuramente non da te." intervenne De Lorean.
Un ghigno agghiacciante uscì dalla bocca di Dupon. "Poveri illusi. Sapete, per discutere delle innumerevoli morti dei civili che avete deciso di coinvolgere in questa pagliacciata, dovreste cercare un luogo un pò più nascosto e appartato...come ad esempio la botola."
Il capitano Spencer perse un battito. La botola era stato il luogo da cui tutto era partito e lì erano rimaste solo le donne più deboli e i bambini più piccoli. Che cosa aveva fatto?
Si avventò al collo di Dupon, stringendolo violentemente "Che cosa hai fatto?!" urlò sul suo viso, incattivito. I denti da vampiro spuntarono con veemenza. Appuntiti, bianchi, bramosi di morderlo. Nessuno cercò di fermarli.
"Quello che avrei dovuto fare da tanto tempo. Vendicarmi." strascicò con un filo di voce e paonazzo in volto. Le vene spuntavano sulle sue tempie e sul collo.
Spencer sbarrò gli occhi, provando a non farsi sopraffare da quel dolore. "Tu..." allentò la presa.
"Io non mi fermerò...annienterò tutto ciò che avete creato..." minacciò Dupon.
In quel momento entrò la ragazza, quella che aveva guardato insistentemente l'angelo nero Martin. Lui era il più forte, con i poteri più devastanti. Non pensava che lui stesso potesse essere abbattuto da quella donna. Si guardarono, si amarono senza dire nulla.
Dupon si voltò in direzione della giovane: "mia figlia Laura...la mia bellissima bambina...ho l'onore di presentarvela...tesoro, esci di qui, non è il posto per te..." le suggerì. Ma la ragazza ignorò le sue parole, polvere per le sue orecchie. Il padre seguì la traiettoria dei suoi occhi e capì il gioco di sguardi che stava tenendo con l'angelo. Un lampo si genio illuminò la sua mente diabolica.
"Anzi...usciamo insieme, io qui ho finito."
Il capitano De Lorean sussurrava delle cose indecifrabili alle orecchie di Spencer, concentrato su quelle figure che sparivano dietro la porta.
Francia - 1914
Gli uomini e il loro capo erano in procinto di partire, quando Martin venne attirato nuovamente dalla donna dei suoi sogni. Aveva scoperto che si trattava della figlia del nemico ma questo non lo frenò. Anzi, si caricò di coraggio e intavolò una piacevole ma breve conversazione con lei, lontano dagli occhi indiscreti dei compagni. Ma venne poi chiamato a rapporto, lasciando solo la scia del suo passaggio e un sentimento sempre più vivo nel cuore di Laura, la ragazza in questione.
Nei giorni successivi sostarono ancora a Lione, sempre per questioni politiche e burocratiche e di questa lunga permanenza ne approfittò sempre Martin, che in segreto vedeva Laura. In verità questi incontri avevano un fine di cui Martin ignorava l'esistenza ma che presto avrebbe saputo. Infatti, una sera, convinto di dover incontrare la sua amata, venne rapito da un gruppo di omaccioni che lo trascinarono in un luogo molto simile alla Locanda da cui tutto era iniziato. Lì trovò Laura e suo padre, accerchiati da giovani seriosi e in divisa, con lo sguardo fisso ma vitreo. Non capì cosa stesse succedendo ma presto scoprì che quello che credeva fosse un amore evaso da un passionale romanzo rosa, non era altro che un rapporto programmato per filo e per segno dal padre di Laura solo per un motivo: una gravidanza. Essi, Dupon aveva scoperto tramite Laura della natura potente di Martin, che non era un semplice uomo dotato di ali folgoranti e immortalità, ma si trattava di un Caduto, ovvero un angelo cacciato dal Paradiso perchè non in grado di scegliere tra Dio e Lucifero. Stranamente, questa NON scelta gli aveva conferito poteri devastanti, da lui stesso inspiegabili ma che si sarebbero rivelati utili nella storia d'amore con Laura, semplice mortale. Il capitano Dupon gli aveva spiegato che l'unione di un angelo del suo calibro e una mortale, avrebbe partorito quella che è una delle creature più forti del mondo e che nasce ogni 200.000 anni. La nascita di questa creatura avrebbe portato ulteriore odio sulla Terra, ma non solo, essendo loro figlio avrebbe portato loro sui gradini più alti della gerarchia mondiale. Sarebbero quindi diventati padroni dell'intero globo, padroni degli umani e non. Avrebbero reso schiavi tutti coloro che avrebbero cercato di contrastarli o, peggio, li avrebbero uccisi. La guerra era in corso ma loro avrebbero scatenato qualcosa di più importante, capace di pilotare questa e tante altre battaglie. Tutto sarebbe stato nelle loro mani.
La voce ipnotizzante di Dupon condizionò totalmente Martin che accettò la proposta di procreare questa creatura.
E così fu. Si servì del silenzio con i suoi compagni per molto tempo, fin quando non si scoprì del tradimento e Martin venne bandito. Ben presto si scoprirono le ragioni di questo radicale cambio di rotta, ragioni che allarmarono e non poco.
La creatura venne al mondo e, con lei, il male.
Francia - 1915
Si sparse la voce della nascita di colui che avrebbe avuto un potere distruttivo su tutti, e una seconda battaglia accavallò la prima. Tutti si armarono per preparasi all'attacco di questa ignota creatura, piccola ma capace di tante cose. Truppe di uomini e immortali si ritrovarono a scegliere tra il Male che li avrebbe risparmiati se avessero collaborato, e il Bene per il quale molti sarebbero deperiti, certo, ma con onore e per una buonissima casa: distruggere la creatura malvagia senza nome.
Molti tradirono il loro schieramento e la forza nemica si nutrì di quel disonore nei confronti del Bene per diventare ancora più forte.
Ma ciò che di più impensabile esiste accadde.
La creatura venne rapita.
Inghilterra - 1915
Un fagotto conteneva la creatura, con sembianza umane ma poteri che andavano oltre ogni immaginazione. Era nascosto tra le braccia possenti e nodose di un anziano, lo "sciamano" della Cumbria. Era noto per le sue capacità soprannaturali, per il fatto che si guadagnasse da vivere con la lettura delle carte e che abitasse in una casa sgangherata ai confini di Carlisle (Inghilterra). Ma nessuno era a conoscenza delle sue innate capacità di teletrasportarsi. Era un umano speciale, l'umano capace di raggiungere in un nano secondo Lione e impadronirsi di Agim, il nome che affibbiò al frutto di un umana e un angelo. Sapeva tutto su di lui, aveva immagazzinato molte nozioni sull'argomento. Era riuscito a studiare molto su questa creatura nonostante le costanti minacce belliche ed ora, l'oggetto della sua indagine, gorgheggiava tra le sue mani. Era così piccolo eppure...
Una caratteristica degli esseri come Agim è che crescevano a vista d'occhio. Mantenevano costanti le caratteristiche fisiche umane ma vigeva dentro di loro un cumulo di poteri distruttivi. Il loro scopo era quello di comandare sul mondo, schiavizzando ogni essere contrario al loro governo fondato sul male, odio e cattiveria. La loro crescita era rapidissima, in pochissimi giorni diventavano già uomini ben definiti, e così accadde anche ad Agim. Acquisì l'aspetto di un adolescente in circa un mese, un mese nel quale lo avevano cercato incessantemente ma senza successo. Lo sciamano approfittò di questa ricerca fallimentare per impartire al ragazzo un'educazione fondata sul Bene, così che i suoi poteri li utilizzasse appunto a fin di bene. Lo stava preparando a quella che poteva essere la fine di tutto. Essi, perchè uno dei poteri di Agim era quello di far soccombere ogni cosa nel mondo, oppure ciò che a lui non piaceva. In questo caso avrebbe potuto porre fine al Male, riducendo così in polvere tutti i sostenitori di quello schieramento, umani e non. Essendo una creatura nata per far del male, una parte di lui trasudava malvagità quindi se mai avesse deciso di distruggere il Male, sarebbe morto anche lui. Effettivamente lo scopo era proprio quello di annientare ciò che più di cattivo c'era al mondo ma avrebbe accettato di morire per salvare l'umanità oppure si sarebbe rifiutato lasciando che la battaglia continuasse e che quindi i cattivi continuassero a lasciare le loro impronte su ogni cosa o persona?
Agim scelse la morte, il sacrificio in cambio del bene.
Bastò un attimo, solo un attimo per polverizzare ogni cosa. Anche sè stesso.
Carlisle (Cumbria - Inghilterra) 1995 - in un punto celato da un fitto strato di alberi, sui pendii di una montagna.
Gli esiti e le conseguenze della guerra furono soltanto un lontano ricordo. Il Dottor Cryptical non aveva vissuto in prima persona quel genocidio, ma aveva provato ad immergersi nella storia tramite le pagine dei libri. I libri erano la sua compagnia lì, su quella casa in legno inclinata su una parete della montagna. Le chiome degli alberi facevano da mura a quel piccolo luogo abbandonato da tutti, e lui si sentiva protetto ed in pace. Era stato cacciato dal Laboratorio di ricerca nel quale lavorava a Londra, per il suo essere troppo intraprendente ed estroso. Era troppo più avanti per i colleghi e costituiva quindi una minaccia. Andava espropriato del suo ruolo. Brutte voci, false, girarono sul suo conto per molto tempo e fu quindi costretto a rifugiarsi come un eremita in montagna, lontano da occhi indiscreti. Passò tutta la sua vita lì, in mezzo al verde e ad intemperie stagionali. Intemperie di cui un albero, posto proprio di fronte alla sua dimora, non attecchivano. Sembrava essere del tutto inerme alle calamità naturali, restava intatto.
Il ciclo di vita dell'albero che escludeva la morte destò molti sospetti nello scienziato, il quale concentrò i suoi studi proprio su quello. Quando si decise a toccarlo e a cogliere un frutto per analizzarlo, l'albero si ridusse a brandelli. Un ammasso di polvere spazzato via dal vento. Bastava semplicemente sfiorarlo e l'albero spariva dalla terra. Ciò che spaventò il professore era il fatto che a distanza di poche ore ricresceva, sempre ugualmente rigoglioso. Un fenomeno straordinario e inspiegabile. Avrebbe voluto tanto analizzarlo ma non poteva toccarlo in nessun modo. Stava per seppellire l'idea di studiarlo e anche i suoi mille interrogativi a riguardo, quando alla porta di casa sua si presentò un bambino. L'arrivo inaspettato del pargolo lasciò spiazzato il dottor Cryptical. Subito pensò di contattare la polizia e chiedere se nelle ultime ore qualche famiglia avesse confermato la scomparsa di un bambino, e così fece. Digitò il numero e mentre attendeva di essere collegato al centralino, studiò con lo sguardo i movimenti del piccolo. Non era spaventato nè dava l'impressione di essersi perso. Anzi, giocava spensierato nel cortile antistante l'abitazione, rincorreva le libellule e si arrampicava sull'albero...................
Un momento, toccava l'albero e questo...non moriva.
Il dottore sbarrò gli occhi incredulo e un moto di emozioni inspiegabili si impossessò di lui. Ripose la cornetta del telefono al suo posto e si avvicinò al piccolo, guardandolo con circospezione. Poi il lampo di genio. Ma certo, i bambini da sempre sono l'emblema della purezza ed era chiaro che solo una persona pura non polverizzasse la pianta. Rientrò in casa con il bambino al seguito e passò intere giornate sui suoi appunti, facendo ulteriori ricerche fino a riallacciarsi alla storia di Agim, la creatura potente morta polverizzata insieme a tanti altri seguaci del Male anni fa, non troppo distante dal punto in cui in quel momento sorgeva la sua casa e l'albero. Polvere. Aveva sicuramente concimato quel pezzo di terreno facendo fiorire un albero che racchiudeva quello che la creatura era in passato. Doveva andare più a fondo sulla questione. Ordinò quindi al bambino di cogliere un frutto che avrebbe poi studiato ma, in un attimo di distrazione, i dentini del bambini affondarono in quella mela sugosa.
Era troppo tardi. O forse no.....Il bambino sembrava non aver subito alcuna conseguenza ma, non appena incrociò lo sguardo del dottore, questo fu vittima di uno svenimento che durò parecchie ore. Al suo risveglio il bambino aveva l'aspetto di un 15enne. Non si fece ghermire dallo spavento ma bensì dallo stupore.
Era appena nato un altro Agim, prima del tempo. Nonostante potesse ucciderlo in pochi attimi, l'Agim sembrava nutrire una sorta di affetto nei confronti del dottore e fu clemente con lui. Anche questo amore era inspiegabile e studiando, Cryptical, si rese conto che l'Agim precedente era stato educato per fare del bene e quindi quello attuale aveva mantenuto probabilmente quel lato "buono". Tanti furono gli studi e gli esperimenti, provò addirittura a creare altre creature partendo dal DNA di Agim, ma senza successo. Alla sua morte, tantissimi anni dopo, Agim scappò via da lì per seminare forse di nuovo il Male perduto. Non si seppe più nulla di lui, restò nell'ombra così come tutte le altre creature, seppure c'è chi assicura di aver avvistato qualcosa o addirittura conferma la presenza di esseri NON umani nei Governi dei vari Paesi.
Adesso nel punto in cui un tempo c'era la casa del Dottor Cryptical, sorge l'Accademia che prende il suo nome. Qui ragazzi di età compresa tra i 15 e i 18 anni, di razze diverse, vengono educati e istruiti in segreto. Appartengono a famiglie benestanti e ognuno di loro in futuro è destinato ad occupare un ruolo rilevante nell'ambito politico inglese ma anche di altri Paesi. Umani e altri razze imparano a convivere insieme, a collaborare come un tempo e, soprattutto, si preparano fisicamente per contrastare il Male, se mai questo decidesse di tornare un giorno alla carica.
GdrID: 6175
Data Pubblicazione: 10/03/2015
Ultimo Aggiornamento: 27/04/2018
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