Milano The Masquerade
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Nome Gioco: Milano The Masquerade
URL:
https://milanothemasquerade.forumfree.it
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Categoria: Live Larp Grv
Genere: World of Darkness
Stato: Chiuso
Descrizione:
L'Italia dei Vampiri
Prima della Notte dei Pugnali
Il Dopoguerra, il Boom economico, gli anni del Terrorismo; gli anni passarono rapidamente mentre i Fratelli ricostruivano il loro potere. Gli scontri continuarono selvaggiamente per anni; la politica aggressiva degli Anarchici permise la liberazione di Bologna ultimata negli anni Settanta con la nomina di Primo del Senato Bolognese del Brujah Ignazio Fioravalli e la conquista di molti Domini Minori soprattutto nella zona del centro Italia, di cui la più celebre è quella avvenuta nel ’82 a Viterbo ad opera del Barone Nosferatu Ludovico Speranza.
Intanto, mentre i Clan indipendenti riprendevano le rispettive aree di influenza, la Camarilla organizzava la sua riconquista attraverso movimenti lenti e piani che videro il compimento dopo anni; da Roma, bastione della Torre d’Avorio Italiana, il Principe Antonio Maffei dei Ventrue organizzava sortite volte a piegare ogni influenza del Sabbat e a preparare azioni volte alla liberazione dei Domini Maggiori. Nel 1957 ci fu la riconquista di Bari, a cui seguì, nel 64 quella di Torino. I Domini Minori intanto vennero ripuliti drasticamente dalle influenze della Spada di Caino e restituiti alla forza della Camarilla. Nel 84 anche Reggio Calabria fu liberata ed infine, nel ’94, dopo il celebre voltafaccia di Giangaleazzo Visconti, anche Milano tornava nelle Mani della Camarilla: fu la rotta del Sabbat, alla Spada non restava più alcun potere tra i Domini Maggiori.
Gli anni a seguire videro un fortificarsi del potere acquisito da parte della Camarilla mentre gli Anarchici sembravano interessati soltanto a mantenere i loro territori. Il Sabbat applicava una strategia apparentemente disorganizzata, legata molto all’utilizzo di piccoli branchi nomadi che non furono mai vere spine nel fianco per i Domini Maggiori. Per dieci anni sembrò che il Sabbat avesse rinunciato all’Italia.
Notte di Fuoco
1 Novembre 2003, la Notte dei Pugnali, una data che nessun Cainita Italiano dimenticherà mai. Il Sabbat che da tanto aveva cessato di essere un problema per la popolazione dei Fratelli si rivelò in tutta la sua forza: obbedendo ad un piano preparato nei minimi dettagli da anni, orde di Sabbat infuriati attaccarono contemporaneamente palazzi di Principi, rifugi di Anziani ritenuti segreti, locali in cui si riunivano gli infanti. Fu un massacro, la notte di Ognissanti verrà ricordata per la coordinazione con cui la Spada di Caino sbaragliò le forze nemiche isolando ogni dominio e conquistandolo. Difficile dire da quanto un simile piano era pronto, i Sabbat conoscevano perfettamente come colpire e, in capo a sole tre notti, avevano attuato la Grande Crociata di Ognissanti che consegnò l’Italia nelle loro mani.
Domini Maggiori, Minori e Avamposti caddero nello stesso istante tra le fiamme e le urla dei Fratelli. Maffei a Roma cadde sotto le zanne dei suoi avversari, Olivio Putanesca, storico anziano Giovanni che teneva il Protettorato di Palermo fu arso vivo mentre tutta la sua genia veniva annientata. Filippo IV, Principe di Firenze fu sbranato da un branco di Teste di Pala appena abbracciate e mandate allo sbaraglio; Fioravalli e tutto il Senato Bolognese morirono dopo una resistenza di poche ore.
Al termine dei tre giorni, del potere della Camarilla e degli Anarchici in Italia restava ben poco. Unici Domini Maggiori nelle mani della Camarilla restavano una Milano assediata dalle forze del Sabbat e una Napoli sempre più isolata. I Giovanni vedevano ampliamente ridimensionata la propria influenza perdendo i territori del Sud Italia mentre i Seguaci di Set piangevano la conquista del Tempio di Crotone.
Difficile dire quale fu la mente strategica che progettò questo piano; secondo alcuni fu lo stesso Cardinale d’Italia, lo Tzimisce Iago il Cieco, secondo altri fu un piano ordito da Vincente Joaquín Jeménez, lo stesso che condusse a morte ultima Maffei e che fu incoronato successivamente Arcivescovo di Roma.
Rinascita
Negli anni a seguire l’Italia sembrò abbandonata la proprio destino: mentre gli Anarchici si barricavano nelle città dell’Aquila e d Viterbo, i Domini della Camarilla rimanevano isolati tentando ognuno di salvare il salvabile. Sembrava che nessuno avesse la forza di opporsi allo strapotere italico della Spada. La stessa Società di Leopold sembrò notevolmente ridimensionata dalle azioni della Spada e dai suoi attacchi, quella che fino a pochi anni prima era un’organizzazione letale ora si riduceva a gruppi legati a iniziative personali e con poca influenza.
Poi, nell’Aprile del 2009 un proclama viene trasmesso in tutti i Domini: la Camarilla ha deciso che è giunto il momento della riscossa e richiama sotto la sua bandiera tutti i Fratelli che vorranno combattere per la Presa di Roma, azione che sarà l’incipit per la riconquista di tutta Italia. Uniti dal nemico comune o desiderosi di spartirsi il bottino di una eventuale vittoria, i Clan Indipendenti non hanno tardato a inviare loro messi e aiuti e addirittura gli Anarchici stanno inviando forze verso Frascati, eletto avamposto della nuova guerra contro Roma.
Il Principato di Milano
Milano, assieme a Napoli, fu l’unica città a resistere al periodo di assedio Sabbatico noto come “Notte di Fuoco”. Dal 2003 al 2009, il Principato divenne una zona di guerra, costantemente assediata dalla minaccia Sabbatica. Molti Fratelli abbandonarono il Dominio di Giangaleazzo Visconti, per rifugiarsi in Europa, ma questi vennero presto rimpiazzati dai pochi profughi fuggiaschi dai Dominii Camarilla battuti. Durante questi sei anni, l’autorità di Giangaleazzo Visconti subì notevoli attacchi, nonostante il Principe riuscisse sempre a non far cadere la Città. Quando nell’aprile del 2009 la Camarilla chiamò a raccolta tutti i Fratelli per la riconquista di Roma, Giangaleazzo Visconti rispose in prima persona alla chiamata. Ufficialmente lo fece per riabilitare la sua posizione, ma nonostante questo, il suo gesto fu ritenuto da molti Anziani, inutilmente eroico e profondamente sconsiderato. Il risultato fu che la sua fama non migliorò affatto.
Il suo passato di Arcivescovo Sabbatico, lo avrebbe perseguitato per sempre. Molti lo odiavano per i suoi natali nella Spada di Caino, e molti non credevano alla sua conversione quando tradì il Sabbat e consegnò Milano alla Camarilla. Il fatto che la città reisistette a sei anni di assedi, fece venire a molti il dubbio che questo era nei piani di Giangaleazzo Visconti sin dall’inizio. Ad ogni modo egli scomparve nella lotta per la liberazione di Roma. Di lui e del suo prestigioso seguito (tra i quali lo Sceriffo di Milano Camillo Scotti), non si seppe nulla e a nulla valsero tutti i tentativi di scoprirne il fato. Molti sostengono che sia morto dilaniato da coloro che anni prima aveva tradito, altri vogliono che sia tornato nelle fila della Spada di Caino, ed altri ancora lo vogliono coinvolto in qualche occulto piano della Camarilla, pronto a ritornare in pompa magna.
Ciò nonostante, la sua scomparsa gettò Milano nel caos. Dal 2009 all’agosto 2011, la reggenza di Milano subì continui cambiamenti a causa di giochi di potere mal gestiti da parte di Primogeniti ed altri Cainiti influenti. Il Siniscalco Alberto del Vercellese infatti, non riuscì a tenere saldo il potere e pochi mesi dalla scomparsa del Principe, trovò la morte ultima per mano di una cellula Sabbatica che era riuscita ad entrare in città (questa versione non convinse tutti, ma gli Anziani la assunsero per buona e nessuno aveva il coraggio o la forza di dire il contrario).
Il “Consiglio degli Anziani”, cominciò a quel punto a governare la città nell’attesa del ritorno del Principe o nell’attesa che la Camarilla si pronunciasse in merito. Giangaleazzo Visconti infatti, era ancora ritenuto scomparso e la sua morte non fu dichiarata per certa. Una successione quindi, era contro ogni legge della Camarilla e nessuno voleva attirare le attenzioni degli Arconti. Giangaleazzo Visconti era ancora ufficialmente il Principe di Milano.
La città che tanto era importante per la Camarilla e che per anni aveva resistito alla forza Sabbatica che tentava di riconquistarla, visse il suo periodo più oscuro (e vergognoso).
Il Consiglio degli Anziani perse completamente il controllo il 7 maggio 2011, quando la Camarilla dichiarò ufficialmente morto Giangaleazzo Visconti. Il precario equilibrio che aveva tenuto a freno le ambizioni dei singoli Anziani, crollò senza rimedio e la città si trovò praticamente a difendersi su due fronti: quello esterno, costituito dalla minaccia Sabbatica, e quello interno, costituito dalla corsa alla Reggenza. Alcuni saggi filosofi e storici Camarilla, ritengono probabile che alcuni degli Anziani, fossero stati sostituiti da scaltri e capaci Sabbatici, che minarono così dall’interno la Città al fine di farla crollare e poter quindi conquistare con maggior facilità.
Stà di fatto che la Camarilla, che ben conosceva l’importanza strategica di Milano, intervenne nella persona dell’Arconte Raffaele Riccardo de Fendenti, del Clan Ventrue, che giunse nel Principato l’11 luglio 2011.
Costui, col potere conferitogli dalle più alte sfere della Camarilla, privò ogni Primogenito di tutti i suoi privilegi e li condannò all’esilio dall’Italia. Alcuni di essi si ribellarono e vennero condannati a morte ultima; essi furono Ettore Conti (l’Anziano Nosferatu) e Zuzzurro delle Zazzere (l’Anziano Malkavian). La loro ribellione accreditò l’opinione dell’infiltrazione Sabbatica, ciò nonostante questa non fu mai confermata nemmeno dopo la loro morte. Nessuna ritorsione subirono gli appartenenti ai Clan Nosferatu e Malkavian di Milano, sebbene subirono pesantissimi interrogatori da parte dell’Arconte e del suo seguito. Alla fine di questi interrogatori comunque, Nosferstu e Malkavian, lasciarono spontaneamente la città.
Nell’afoso agosto 2011, più precisamente il 3 di quel mese, l’Arconte che aveva governato la città in quel breve periodo, lasciò il posto al nuovo Signore del Dominio di Milano: Ludovico Maria Sforza detto “il Moro”. Costui, Antico Figlio di Milano e suo Duca, tornò ad occupare il trono milanese con tutti gli onori ed oneri del caso. Investito delle più alte onoreficenze dalla Camarilla, ricevette le Chiavi della Città direttamente dalle mani dell’Arconte Ventrue che la notte stessa lasciò Milano. Insediatosi immediatamente, Ludovico il Moro constatò quanto fosse precaria la situazione. Nel frattempo nuovi Nosferatu e Malkavian erano giunti nel capoluogo milanese, ed il Principato cominciò a ripopolarsi sebbene mancava completamente di qualsivoblia carica al di fuori di quella del Principe. Negli ultimi due mesi, Ludovico il Moro non fece nessun proclama ufficiale, non prese nessuna posizione. Solo di recente ha convocato alcuni Fratelli al suo cospetto. La data è fissata per il 15.10.2011 e solo allora, tutte le carte verranno scoperte ed il Principe renderà noti i suoi piani…
Benedict Allen
Elodoth
Signori delle Tempeste
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AMBIENTAZIONE 2012/2013
- Sotto il Regno di Ludovico Maria Sforza, detto il Moro -
Quanto segue è la narrazione così come avvenuta, dalla notte in cui il Moro prese possesso della Città di Milano, a quella in cui un nuovo Principe prese il suo posto
La convocazione del nuovo Principe di Milano
Come noto, la notte del 15.10.2011 è stata una notte gloriosa nella quale il nuovo Principe di Milano Ludovico Maria Sforza detto “il Moro”, ha convocato alcuni fratelli membri della Camarilla per instaurare il suo regno e abbattere così la minaccia sabbatica. Il disegno del Moro era grande e ambizioso e solo i fratelli più meritevoli avrebbero potuto aiutarlo in tale opera. I Fratelli dovettero combattere fin dall’inizio contro un nemico spietato e ossessionato, un cainita privo di morale solo come un membro del Sabbat poteva essere; Nesto Dragan meglio noto come “Il Falco”. Con abili sotterfugi ed una mente pronta, costui risultava essere sempre un passo avanti ai Fratelli Camarilliani. Ogni Notte lo sfuggevole Tzimisce, si burlava della moralità e della società della setta del Moro. Per quanto cercassero di catturarlo tuttavia, “Il Falco” riusciva sempre a sfuggire.
Nonostante il pericolo rappresentato dall’acerrimo nemico, le minacce provenivano anche dall’interno; la natura competitiva dei cainiti di Milano si era manifestata sin da subito dando inizio a faide interne tali da mettere a rischio l’equilibrio del Principato.
La dura decisione del Concilio, voci da Roma
Solo pochi mesi dopo la nascita del nuovo Principato, i Rappresentati dei Clan furono chiamati dal Moro a pronunciarsi su uno scenario possibile che avrebbe cambiato radicalmente la loro lotta contro il Sabbat. Il Clan Assamita (o almano una parte di esso) richiese di poter essere un affiliato della Setta, mettendo a disposizione ogni loro capacità per difendere le uniche due città che ancora si ergevano a baluardo della Camarilla. Napoli, forse più moderna di pensiero, dimostra subito di aver capito l’importanza di tale aiuto e si pronuncia subito favorevole. Milano invece, decide di non avvalersi di tale forze per difendere i propri territori. Il Concilio dei Primogeniti si espresse chiaramente e la decisione venne presa per maggiornaza: Brujah, Tremere e Nosferatu contrari; Malkavian e Toreador favorevoli. Sebbene né il Moro né il suo Siniscalco, l’Anziano Brujah Gabriele de Fonseca fossero d’accordo sulla linea d’azione decisa dal Concilio, decisero di non sfidare il Concilio sebbene promisero forti ripercussioni verso quei Clan contrari che non fossero riusciti a difendere le zone a loro affidate. Non restava quindi che attendere cosa sarebbe successo. La Città venne quindi suddivisa per Zone ed i Clan le occuparono tutte ad eccezione di una che era destinata al Clan Assamita. Inizialmente fu il Moro stesso a difendere quella zona ma poi, grazie all’intervento del Siniscalco, quel territorio venne concesso ad un Branco di Frateli Gangrel che, sebbene fossero usciti dalla Camarilla, restavano ancora alcuni antichi legami, che li rendevano disposti ad aiutare. “Il Branco” questo il nome del gruppo dei tre Gangrel, era capitanato da Ulberto, amico di vecchia data dello stesso Moro. In questo clima di prese di posizione dubbie, si sparse la voce che da Roma si fosse mossa una grande personalità del Sabbat per combattere Ludovico Maria Sforza.
Il gioco del nemico
“Il Falco” nel frattempo continuava la sua opera di distruzione fisica e psicologica dei Fratelli di Milano. Le sue incursioni mettevano angoscia nei più giovani e fomentavano l’ira degli Anziani. Accecato dalla sua sete di vendetta, Nesto Dragan arrivò anche sacrificare mandandolo in pasto ai Fratelli di Milano, un Brujah Antitribù proveniente dalla Diocesi di Genova. Il malcapitato venne subito sconfitto e fatto prigioniero; di lui si seppe mai più nulla. Prima di sparire però, svelò una terribile verità: la minaccia giunta da Roma era niente meno che il “Redento” Lasombra Gian Galeazzo Visconti, Principe scomparso di Milano prima dell’arrivo di Ludovico il Moro. Secondo l’Antitribù infatti, il Lasombra era tornato al Sabbat ed aveva intenzione di riconquistare la Città come prova della sua fedeltà alla Spada di Caino.
Nesto Dragan doveva essere a conoscenza di maggiori dettagli e per questo, la sua cattura divenne una priorità degli Immortali Milanesi. In questa caccia estrema tuttavia, molte furono le vittime della Camarilla; alcuni di loro sparirono nel nulla, il primo fu proprio lo Sceriffo Nicolas Nautilius del Clan Ventrue. Lo Sceriffo viene sostituito immantinente, dall’Anziano Niger del Clan Nosferatu che assurge al ruolo, ma nemmeno lui riesce a scovare il nemico. Nonostante i territori concessi dal Moro sembrino essere ben difesi, ogni tentativo di carpire il rifugio del Falco o di altri membri del Sabbat nascosti a Milano, non sortisce effetti. In molti nasce il sospetto che egli sapesse sempre come anticipare con troppa precisione le loro mosse. Il Falco viene anche scoperto spiare tramite la Proiezione Astrale, le riunioni in Eliseo. Il Clan Tremere a questo punto, omaggia il Moro di un oggetto in grado di rendere l’Eliseo un luogo in cui nessuno riuscirà mai a spiare o ad entrare se non autorizzato. A parte questa piccola “vittoria”, i Fratelli di Milano rimasero frustrati dal non aver avuto nessun progresso contro di lui iniziano a vacillare; lo stesso Concilio dei Primogeniti comincia una lenta lotta alla ricerca di un colpevole a cui affibbiare la colpa dell’inefficienza generale. Alla fine il Concilio si schiera contro il Siniscalco ritenuto (grazie anche ad alcuni stratagemmi politici) il colpevole ultimo dei mancati successi (questo grazie anche al carattere focoso del Brujah che si era così creato molti nemici).
Questo era esattamente ciò che il Falco stava attendendo: l’autodistruzione della Città ed un’entrata dalla quale nessuno lo avrebbe visto passare. Forte dei dissapori e delle lotte interne, Nesto Dragan sferrò il suo colpo.
Il Collegamento con Napoli
Nonostante il Concilio si fosse espresso contrario all’aiuto del Clan Assamita, il Siniscalco, l’Anziana Toreador e quello Malkavian riuscirono a convincere il Concilio ad accettare una testa di ponte tra Milano e Napoli. Fu solo un “caso”, che la testa di ponte fosse proprio un’Assamita, una Sorella taciturna di nome Kahimah Mantis. La Guerriera giunse a Milano in qualità di ponte di collegamento tra i due Principati.
Una notte esplosiva
Ed il Falco entrò non visto…
Non è chiaro quando e come avvenne precisamente, ma Nesto Dragan riuscì a prendere possesso del corpo dell’Anziana Primogenita Ventrue Caterina (Tudor) della Rovere ed a sedersi quindi all’interno del Concilio dei Primogeniti. Allo stesso modo anche il suo braccio destro, il Nosferatu Antitribù, riescì a scambiarsi con Alex Locatelli, un’Ancillae Nosferatu (della quale in seguito non si seppe più nulla). Insieme complottarono e fomentarono la rivolta per la caduta del Siniscalco. Accadde per puro caso che “Locatelli” divenisse poi Primogenito, ma la sua nomina durò ben poco. Purtroppo per loro infatti, il Concilio era ormai all’erta ipotizzando che qualcuno si fosse insinuato tra le loro fila. Venne quindi decisa un’ispezione mentale accurata sul Concilio stesso. A quel punto il Falco (che stava ancora possedendo Caterina), sapeva che la sua farsa sarebbe stata scoperta e attuò il suo piano d’emergenza: aveva da tempo imbottito il corpo dell’Anziana Ventrue con dell’esplosivo pronto a far esplodere in caso di necessità. Un istante dopo essere scoperto, “l’Anziana Ventrue” si fece quindi esplodere in mezzo al Concilio, recando notevoli danni, ma non sufficienti provocare la morte dei Rappresentanti dei Clan. Anche il Nosferatu Antitribù nelle vesti di Locatelli, venne scoperto e dopo un breve scontro con alcuni dei Primogeniti, piuttosto che essere catturato, si fece esplodere anch’egli, ormai mortalmente ferito dalle Vampe di Fuoco dell’Anziano Tremere Jean de la Roup. A quel punto il dado era tratto ed “Il Falco” colmo di rabbia ed odio, attaccò l’Eliseo. Nessuno seppe come, ma era riuscito ad aggirare le protezioni che avevano studiato i Tremere.
Con grande coraggio alcuni fratelli si schierarono davanti a lui per parargli la strada ed ergersi a baluardo del loro luogo sacro. Il primo a cadere sotto i colpi dello Tzimisce fu Fred, un membro del Clan Brujah che impavido affrontò inizialmente da solo il nemico ma che ne fu letteralmente schiacciato fino a morte ultima. Tuttavia il sacrificio di questo Fratello, diede il tempo agli altri di agire per ferire il più possibile il colosso sabbatico. Mentre Fred moriva tuttavia, alcuni Fratelli si diedero alla fuga; lo stesso Clan Ventrue, (quello rimasto) sparì per sempre nella Notte e di loro non si seppe più nulla. Ma i Ventrue non furono gli unici a fuggire o a nascondersi invece che combattere: Andrea Sperelli del Clan Toreador e l’ex Primogenito Nosferatu (sostituito dal finto Locatelli) Michael Agostinelli si resero irreperibili; il primo fuggendo, il secondo nascondendosi per tutto lo scontro. Mentre i pavidi fuggivano o si nascondevano, un’altra Ancillae perì sotto i colpi del nemico: Morrin del Clan Tremere cadde seguendo l’infausto destino di Fred. Per quanto i restanti Fratelli si sforzassero, pochi riuscirono a ferire l’Orrida Forma dello Tzimisce. Mentre nella sala del Concilio veniva sventrata dall’ennesima esplosione anche Primogeniti cominciarono a cadere, tuttavia nessuno di loro morì. Quelli di loro che erano ancora in grado di farlo, uscirono per dare manforte alle Ancillae in difficoltà.
La caduta del Nemico e l’arrivo delle tenebre
Lo Tzimisce riuscì a tenere testa ai colpi delle Ancillae ma non anche agli attacchi degli Anziani che corsero in loro soccorso. Nonostante le gravissime ferite che lo affliggevano, il Siniscalco Gabriele de Fonseca, sfogò la sua furia e la rabbia contro Nesto Dragan che infine cade a terra.
Nell’attimo in cui Il Falco cadde, i Camarilliani presenti non ebbero il tempo di guardarsi intorno per contare i loro morti o cantare vittoria, che un’altra minaccia giunse tra di loro, oscurando l’intero scenario del combattimento.
Quando finalmente i presenti riacquistano la vista scoprirono amaramente che il loro nemico era stato salvato dall’aiuto provvidenziale di un misterioso fratello sabbatico.
Un nuovo Concilio, un nuovo Principato, una nuova minaccia
Dopo aver dato tempo ai Clan di contare i loro morti Il Moro fù costretto a tornare in città e a riorganizzarla. Durante la sua assenza troppe cose erano successe portando per l’ennesima volta Milano vicino gli artigli insanguinati del Sabbat e ad un passo dal fallimento. Il Concilio dei Primogeniti venne ristabilito grazie all’avvento di nuovi Fratelli (tra i quali due Ventrue, uno Anziano ed un’Ancillae che giunsero per indagare sul passato dell’ex Primogenita ed Anziana Caterina della Rovere e tentare di svelare il mistero intorno alla sua morte). Nuove idee vengono portante in seno a Milano. Il primo grande cambiamento è l’accettazione da parte del Concilio di avvalersi della Falange Assamita. Dopo il fallimento nel preservare i territori all’influenza del Sabbat, il Concilio ufficialmente “rivede” la propria decisione, ma è la volontà del Principe alla quale si piegano questa volta. Vengono quindi impiegati a Milano ben diciassette Assamiti, il cui comandante in capo è proprio Kahimah Mantis. Ai figli di Haquim viene assegnata la difesa delle province milanesi. La manovra del Falco aveva messo in ginocchio Milano, ma non l’aveva fatta cadere del tutto. Tuttavia quello fu sufficiente per far capire al Sabbat che ne Il Moro, ne il suo manipolo di fratelli fossero inattaccabile.
Il contrattacco della Camarilla
Non avendo altro materiale su cui lavorare se non i sabbatici appartenenti alla vicina Diocesi di Genova, le forze del Moro si concentrarono su di essi, e sulle personalità dei loro branchi più potenti.
Nel frattempo si cercava di reperire informazioni riguardo l’arrivo di questa figura partita da Roma che si supponeva potesse essere il Lasombra Gian Galeazzo, in grado di porre fine al Dominio del Moro a Milano, ma anche in questo caso Milano si dimostra fallimentare: i più dimenticano la minaccia, e pochi si arrendono al fatto di non riuscire a reperire maggiori informazioni.
Così Milano per la prima volta, invece di attendere un attacco, decise di muoversi in prima persona e attaccare Genova in cerca di un Branco in particolare. Gli Squali di Sangue. Il piano venne tenuto segreto fino alla notte stessa dell’attacco, per scongiurare fughe di notizie. L’assalto fu incisivo, efficace ed eseguito alla perfezione. La Camarilla riuscì ad acquisire l’obiettivo e lasciare Genova senza rischi. Tuttavia la missione ufficialmente non fu avvenuta e nessuno ne avrebbe mai parlato. Da essa tuttavia, vennero comunque reperite informazioni circa la minaccia giunta da Roma. Nessuna conferma, nessuna smentita.
I problemi non finiscono mai
Per quanto l’assalto ai branchi genovesi avesse portato un gran successo nel Principato, nei territori di Milano la lotta si fece sempre più dura. Il Sabbat riuscì a creare una breccia e le difese del Territorio Ventrue vennero fatte a pezzi; il caos dilagò minacciando le restanti zone. Fortunatamente i Fratelli riuscirono ad arginare il problema. Solo uno sforzo congiunto, garantì la riconquista del territorio perduto.
Il sacrificio di pochi, il futuro di molti
I mesi passarono ed ufficialmente, non vi era più alcuna notizia del Falco o del suo salvatore. Il Moro rimase a Milano per risolvere i problemi interni.
Tuttavia il Principe dovette prendere delle decisioni forti che cambiarono la struttura della Sua città. Gli Anziani e le Ancillae avevano perso troppo tempo a farsi guerra tra di loro in maldestri e roccamboleschi complotti che il più delle volte, sfumano in un nulla di fatto o piccole vittorie di singoli chiamati poi a pagarne il prezzo. Venne quindi chiamato il Rinnovo delle Stagioni, e tutte le cariche vennero revocate fino a nuovo ordine. Nessuna carica, se non quella del Principe fu riconosciuta a Milano e nessuno status che non venne confermato direttamente da una decisione del Principe rimase valido in città.
Ma nell’ombra altre forze erano in azione. Fratelli Camarilla avevano da tempo sacrificato la loro umanità per infiltrarsi nelle schiere sabbatiche e permettere così alla Setta di estirpare i loro nemici dall’Italia. Tra costoro, vi era anche la stirpe del Moro, Massimiliano Sforza. Dopo anni di piani, la Camarilla decise di sferrare il suo attacco contro la Diocesi Romana. Milano, insieme a Napoli erano le città designate per questo glorioso attacco, mentre altre forze Camarilla, combatterono per liberare gli altri Principati dal gioco della Spada di Caino.
La riconquista di Roma sarebbe passata alla storia.
L’attacco doveva avvenire simultaneamente in più punti della città, così che nessun branco sabbatico potesse accorrere in soccorso degli altri, ma questo significava che anche i Camarilliani non sarebbero potuti accorrere in caso di bisogno ad aiutare i fratelli in difficoltà.
L’assalto a Roma, amara vittoria
Tutti i membri delle due città Camarilliane parteciparono, compresi i rispettivi Principi. I preparativi furono molti, e tutti apportarono il loro contributo per la riuscita finale dell’attacco. Il Clan Tremere procurò dei rituali da fornire ai membri dei gruppi, altri del sangue di scorta, altri ancora dei giubbotti anti proiettili, delle pistole e delle munizioni speciali. Il Moro in particolare e il suo gruppo, si sarebbero preoccupati di sferrare l’attacco alla testa del Sabbat, confrontandosi contro l’Arcivescovo Lasombra Joaquín Jeménez e i suoi fidati compagni di branco. Grazie alla sua Progenie, Ludovico e il suo gruppo riuscirono ad entrare furtivamente dentro il rifugio dell’Arcivescovo, mentre gli altri gruppi nello stesso momento sferravano i loro attacchi in punti strategici della città. I combattimenti di tutti i furono sanguinosi e complessi e le perdite molte, ma alla fine la Camarilla ebbe la meglio.
Milano contò le proprie vittime: l’Anziano Aristotele del Clan Malkavian e la giovane Brujah Neera.
Nonostante la schiacciante vittoria, i Camarilliani non riuscirono a gioire.
Dopo aver abbattuto Joaquín Jeménez, il gruppo del Moro fu raggiunto da tutti i gruppi sia di Milano che di Napoli. La stessa Progenie del Moro, Massimiliano Sforza si avvicinò al Sire per complimentarsi della vittoria. I due si abbracciarono in un raro e toccante gesto di umanità.
Ma la radice venefica del Sabbat ormai aveva attecchito nel profondo dell’anima di Massimiliano.
In un gesto disperato, egli fece esplodere se stesso ed il proprio Sire, il Moro. Il tutto avvenne così rapidamente che nessuno ebbe la possibilità di intervenire.
Tutto ciò che rimase del Principe di Milano, furono le sue ceneri.
L’esplosione e la rabbia del Principato di Milano portarono alla scoperta di una camera segreta sotto il trono di Jemenez. All’interno veniva conservato in torpore il corpo di un cainita deformato dall’arte Tzimisce. Questo Fratello fu portato a Napoli per accertamenti e capire chi fosse, mentre Milano tornava a casa con le ceneri del suo Signore.
Il Principe è morto, lunga vita al Principe!
Passò un mese dalla morte del Moro, un mese in cui Milano dovette riflettere e riorganizzare la struttura stessa della città. Vennero informati gli Arconti e nell’attesa di una decisione della Setta, i Fratelli rimasti di Milano si riunirono nella prima Serata Sociale dopo la morte del Moro, per commemorare il loro defunto Principe. Insieme a loro c’era il neo Conciliatore Toreador, Matteo Visconti, nonché Sire di Ludovico Maria Sforza.
Era la notte del 12.01.2013 quando dalla porta dell’Eliseo dove tutti erano riuniti, fece il suo ingresso un cainita che nessuno a Milano si aspettava: Gian Galeazzo Visconti, il Primo Principe di Milano era tornato. Venne scoperto poi che era colui che fu trovato nella camera segreta sotto il trono di Joaquín Jeménez.
Tra lo sconcerto di tutti, il Lasombra tornò a sedersi sul Trono di Milano, proclamandosi di nuovo come Principe e Signore Assoluto del Dominio.
Cominciarono così le Notti Buie di Milano, sotto il Suo Regno fatto di oscurità e di gloria come in passato.
Ma un’Oscurità ancor più grande dormiva da secoli sotto Milano. Un’Oscurità che minacciava di svegliarsi…
Benedict Allen
Elodoth
Signori delle Tempeste
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#Milano
GdrID: 8157
Data Pubblicazione: 25/01/2017
Ultimo Aggiornamento: 27/04/2018
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