Roselyn
Gioco Chiuso
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Nome Gioco: Roselyn
URL:
https://roselynageoftyrant.forumfree.it
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Categoria: Play by Forum
Genere: Fantasy
Stato: Chiuso
Descrizione:
L’Era della Creazione
In principio vi era il nulla.
Ma non il nulla a cui tutti siamo abituati a pensare, buio e tenebroso, ma un nulla fatto di luce, una luce accecante. Al centro di questo inferno abbaiante vi era un’isola beata, all’interno di una sfera la quale superficie proteggeva l’interno dalla luce che altrimenti avrebbe bruciato tutto.
All’interno di questa sfera di cristallo vi era una città magnifica, dai palazzi dorati e le torri dalle vette slanciate la quale vetta era impossibile da scorgere. Valhen Dìhìr, la dimora degli dei.
Dodici erano gli dei che la abitavano.
Adohn, il dio Supremo, dio della vita e della creazione.
Fharaan, il dio del tempo e del destino, consigliere del supremo e unico conoscitore dell’avvenire.
Niandjin, dio della morte dei presagi e degli incubi.
Dalynor, dio della guerra, dell’istinto e della sopravvivenza.
Therim, dio della luce, delle stelle della luna e del fuoco.
Jhaìr, dio degli elementi, il fulmine che squarcia il cielo, l’acqua e i mari, la pioggia e le cascate, il vento che agita il mondo.
Morwen, dea dell’oscurità, della notte e di tutto ciò che si nasconde nell’ombra che non è malvagio, ma solo triste, malinconico, che non ha mai sorriso.
Theanìra, dea delle parole, del canto, e delle lingue.
Fhalèa, dea dei sentimenti, delle emozioni, belle e brutte.
Dhaiana, dea delle arti, dei mestieri, delle abilità manuali.
Namiph, dea del dolore, colei che passa la sua esistenza a soffrire per i mali commessi dalle genti e che a sua volta dona il dolore in segno di punizione, e le sue lacrime sono di sangue, sangue che fuoriesce dai corpi delle genti.
Mhaaly, dea della terra e della natura, dea che contiene il seme nella quale si genera tutta la vita delle piante e dei fiori, che respirano del suo respiro.
Nella sala del Supremo, un immenso trono naturale si stagliava fino al soffitto, un trono di stalattiti che si intersecavano e si incavavano a formare un seggio per il grande dio.
Adhon stava li, ad ascoltare il respiro della sua isola beata.
Giunse però il dio Fharaan . Era come sempre ricoperto da una ragnatela di fili argentati che gli ricoprivano tutto il corpo. A stento poteva muoversi. Teneva fra le mani uno dei tanti fili, lo teneva con cura, come se dovesse spezzarsi da un momento all’altro, e lo guardava attentamente mentre tentava di raggiungere il trono del supremo.
-Il Destino ha parlato, finora il filo è stato monotono, senza sconvolgimenti, ma ora è giunto il momento, Supremo, il filo ha svelato tutto. Faremo un mondo dal nulla. Non possiamo opporci al destino. –
Adohn lo guardò. – E sia. Da cosa sarà abitato? Il filo lo dice? –
-Si, Supremo, lo abiteranno le genti. Non vi è una razza definita, semplicemente esseri d’ogni generi popoleranno il mondo, ma esse saranno corrotte dal male, dall’odio, distruggeranno tutto ciò che di bello creeremo, e sorgeranno cose malvagie, e tutto ciò non può essere evitato. È scritto. –
-E sia. Creeremo il mondo. –
I dodici dei vennero convocati, e Adohn creò il mondo dal nulla. Una grande sfera di cristallo, molto più grande della loro, al centro del grande mare di luce che girava sul proprio asse..
-Che ognuno di voi faccia un dono al mondo -.
La prima fu Morwen, che creò una calotta di diamante che ricopriva l’intera sfera, era come un’altra sfera sovrapposta che venne chiamata cielo, così da proteggere il mondo dall’accecante luce. Il mondo fu buio e oscuro. Nacque la notte.
Poi giunse Therim, non voleva che il mondo fosse sempre buio, donò così al cielo le stelle, che avrebbero illuminato un poco la notte, e la luna, che avrebbe contribuito a rischiarare il mondo. Ma sentì che il suo lavoro non era finito, così forò la calotta, e la luce divampò nel mondo illuminandolo abbastanza senza che però la luce bruciasse nulla. Nacque così il Sole. Il mondo però girava, e quando il sole si ritrovava nel cono d’ombra proiettato dall’isola degli dei, la notte calava di nuovo. Nacquero così il Giorno e la Notte, che si succedevano in un ciclo continuo.
Si avvicinò Mhaaly, e creò la terra che aderì alla superficie di cristallo del mondo, e poi gli alberi, le piante, i boccioli gli animali, e poi creò un grande albero al centro di tutto, l’Indhanìl, una quercia immensa, grande come il loro palazzo. Le radici si estendevano per circa 200 leghe, aveva un diametro di 1000 piedi e talmente alto che la sua chioma si sperdeva nel cielo, ed era invisibile a chi si trovava tra le radici. Ma la sua chioma era talmente folta da coprire completamente quel brandello di mondo dalla luce, rendendo li la notte eterna. All’interno dell’albero infine Mhaaly vi pose il seme della vita.
Adhon vide il bellissimo albero, e fecondò il seme della vita. Dall’albero sarebbero nate le genti. Dei grandi bozzoli dorati nacquero dall’albero, nelle sue fronde, sul suo tronco, e tra le sue radici. Migliaia di bozzoli contenenti genti di ogni tipo. Nemmeno gli dei sapevano cosa sarebbe uscito da li.
Jhaìr giunse, e donò al mondo gli elementi, i mari piccoli e grandi, chiamati oceani, i fiumi i laghi e le nuvole, piccoli ammassi gassosi che gettavano acqua dal cielo al mondo, per rendere rigogliosa la natura.
Fharaan donò al mondo il tempo, i secondi i minuti e le ore. Creò una clessidra d’oro e avorio e la incastonò al centro dell’ Indhanìl. Iniziò così la Conta, e la prima Era, l’Era della Creazione.
I bozzoli si aprirono, e uscirono tanti esseri diversi. Si misero in fila ai piedi dell’albero. Guardavano il vuoto. Erano ancora incompleti. Fu così che i restanti sei dei fecero loro dei doni.
Theanìra donò loro la voce, l’arte del parlare le lingue, e diede voce anche al mondo, tutti i suoni vennero creati in un istante solo.
Fhalèa diede alle genti i sentimenti e le emozioni, amore odio, gioia rabbia. Così le genti provarono le loro prime sensazioni.
Dhaiana diede loro la capacità di usare le mani per costruire, diede l’oro le arti e l’ingegno.
Namiph diede loro il dolore, fisico e psicologico, e il sangue che scorreva nelle loro vene, ovvero e donò al mondo le tempeste, le manifestazioni di tutto il dolore che lei provava e che scatenava sul mondo.
Dalynor donò agli uomini l’istinto di sopravvivenza, e quindi l’istinto di dover lottare per ciò che si ama e si vuole.
Infine, Niandjin donò agli uomini la morte, la fine della vita e della fatica. La fine del dolore per raggiungere la gioia suprema. Il riposo eterno.
Adhon proclamò conclusa la creazione del mondo, che chiamò Roselyn.
E gli dei si affacciarono al mondo in attesa,in attesa che l’apocalisse iniziasse…
L’Era della Pace
E così, come il filo del dio Fharaan aveva predetto, l’apocalisse iniziò. Gli uomini portarono l’inferno nel mondo.
Si ritrovarono improvvisamente vivi, erano già uomini formati, non bambini o neonati, ma uomini e donne completi. Si videro nudi, videro che non erano tutti uguali, si ritrovarono improvvisamente in un luogo che non avevano mai visto e non riuscivano a capire quale era il loro scopo. Gli veniva difficile camminare, muoversi, parlare, perfino pensare. Ma potevano provare emozioni, e quell’improvviso stato di impotenza li spaventò a morte.
E così, iniziarono ad uccidersi l’un l’altro. Tutti e tutto era una minaccia, e il loro istinto li spingeva a combattersi ed uccidersi.
Quanto sangue.
Quanti morti.
Per ben 500 anni le genti si combatterono, ma nel tempo cominciarono a crearsi alleanze, clan, regni e città, sempre però in guerra tra loro.
Gli dei osservavano dal cielo impassibili. Il destino lo aveva previsto.
Fharaan giunse di nuovo, con il suo filo in mano, e corse da Adohn. – Supremo, il destino ha parlato ancora. Dobbiamo intervenire. Cinquecento anni son passati, è giunto il momento di intervenire -.
-E sia-.
Adohn chiamò a se gli dei e gettarono sulla terra sette catastrofi. Dapprima un incendio, poi una tempesta, poi un terremoto seguito da un maremoto, una carestia, un’epidemia di malattie varie e infine l’angelo della morte, un essere inviato dagli dei che tolse la vita a centinaia di giovani.
La popolazione era decimata e capì che la guerra doveva finire li, per non provocare ancora l’ira degli dei. Fu così che iniziò l’Era della pace. La calma dopo la tempesta…
L’Era del Tiranno
La Pace è sempre la prima a dissolversi…
Durante l’Era della pace, tutte le genti si organizzarono in stati, città, villaggi. Vissero aiutandosi l’un l’altro, in pace, coadiuvando le loro potenzialità per un bene comune.
Ma nell’ombra qualcuno agiva contro corrente.
Una setta di oscuri stregoni stava tramando, la loro brama di dominio era più forte del desiderio di pace e amicizia che animava lo spirito delle genti.
Per anni e anni unirono le loro conoscenze e la loro magia per creare un essere, un essere che sarebbe stata la loro arma per dominare su Roselyn senza alcuna opposizione.
Ed infine nacque.
Un essere terrificante anche solo a guardarlo, un demone alto quattro metri e dalla muscolatura possete ed immensa.
La sua pelle era violacea e gli occhi vuoti e spiritati si aprivano come due fari nella notte. Lunghe corna ed artigli, zanne robuste e arti spaventosi.
Era nato il Tiranno.
Ma egli era troppo forte e perfetto per essere domato da quegli stolti. Ed un giorno lo capì.
Massacro dopo massacrò cominciò ad elaborare pensieri propri, e capì che lui poteva dominare il mondo da solo, senza sottomissioni.
In una folle notte massacrò gli stregoni, creò un esercitò di mostri ed esseri malvagi, e cominciò a dilaniare Roselyn.
Da quel momento ad oggi, il Tiranno ed il suo esercito di dannati distrugge giorno per giorno tutto ciò che le genti con fatica e dedizione avevano creato.
L’Era del Tiranno non è ancora finita…
GdrID: 2143
Data Pubblicazione: 15/03/2012
Ultimo Aggiornamento: 27/04/2018
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