The Last Song of the Phoenix gdr
Gioco Chiuso
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Nome Gioco: The Last Song of the Phoenix gdr
URL:
https://phoenixgdr.forumfree.it
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Categoria: Play by Forum
Genere: Urban Fantasy
Stato: Chiuso
Descrizione:
Il Phoenix GDR ha un terreno di gioco che conta quattro città.
La bella e assolata Los Angeles, patria della più famosa industria cinematografica del globo, Hollywood. New York, la città delle nuove possibilità, nuove scelte.
La splendida e dissoluta Amsterdam, su uno sfondo innocente di tulipani vi aspetta, contrapponendosi all'elegante e austera Londra. Che aspettate, allora? Buttatevi e scegliete una città in cui giocare.
Il corpo di Artù riposava sotto la luce di alcune candele sospese a mezz'aria.
Chino sul corpo di colui che era stato lo scopo della sua vita, Merlino singhiozzava piano, sistemando la spada tra le mani guantate di pelle del re, i fiori intorno al suo corpo, le monete d'oro nel sacchetto di pelle.
Merlino non smise di piangere nemmeno quando la mano fredda della Dama del Lago si posò sulla sua spalla.
Aveva amato Artù come si ama una famiglia. Merlino lo aveva cresciuto come uno zio, insegnandogli l'amore per il mondo, l'arte della spada, come riconoscere la magia: lo aveva cresciuto come un cavaliere.
Aveva voluto creare un re migliore di Uther, il vero padre di Artù. Ci aveva creduto, aveva raggiunto il suo scopo.
Ma ne aveva pagato il prezzo.
Morgause, la maggiore delle tre figlie di Ygritte, nata dal precedente matrimonio della regina con il duca Gorlois. Che Merlino avesse aiutato Uther a conquistare l'amore di Ygritte, poteva forse essere un qualcosa su cui Morgause poteva passare sopra: il padre era morto, la madre diventando regina aveva conquistato potere e gloria.
Ma quel figlio, frutto di quell'amore, la ragazza non lo aveva mai amato.
Morgause aveva conquistato l'esilio quando si era presentata nella stanza della madre, di notte, con un pugnale che aveva cercato di piantarle nel ventre in cui cresceva l'erede al trono.
Uther aveva mostrato pietà, mandandola via. Morgana aveva scelto di seguire la sorella e Merlino aveva assistito allo sguardo pieno d'odio delle due fanciulle verso di loro: era stato quell'odio a convincerlo a crescere Artù lontano dalla corte e da quella rabbia, quel peccato che pulsava, cresceva e ingoiava quanto di buono ci fosse nel mondo.
Merlino accarezzò il capo biondo di Artù. Sembrava dormire e forse - se solo avesse dato ascolto alle profezie e non al cuore morto in quel torace - ci avrebbe potuto credere: si chinò e baciò la fronte del re, tirandosi indietro.
Nimue rimase accanto a lui anche mentre le fate alzavano la barca e la portavano fuori, verso il lago. Non che gli importasse. Non davvero. Non in quel momento, mentre la barca si poggiava sul lago di Avalon.
«Lui tornerà.»
«Vorrei poterlo credere.»
«Lui tornerà.» C'era sicurezza nella voce di Nimue. Gli rivolse un sorriso triste. «E tu sarai qui ad aspettarlo. Eterno, immutabile, chiuso nel tuo dolore.»
Merlino sapeva anche quello. Eppure non aiutava, davvero, pensare che avrebbe dovuto aspettare secoli solo per rivederlo, vagando da solo nel mondo, immutabile ed eterno.
«Che farai, adesso?»
Merlino guardò la barca col corpo del re prendere il largo. Chiuse gli occhi.
«Cercherò di realizzare il sogno di Artù. Quel sogno di tranquillità che vedeva le creature magiche vivere in pace tra loro. E lo aspetterò ogni giorno.»
«E Morgana?»
«Io e lei ora, come io e sua sorella prima, siamo destinati a scontrarci. Dove lei porta guerra, io porto la pace.» Merlino sospirò. «Insegnerò ai giovani il controllo, l'armonia. Lei no. E ci scontreremo per sempre, fino forse ad annullarci.»
Guardò la barca allontanarsi, venire inghiottita dall'oscurità della notte.
Il rumore dei passi di Tomás de Torquemada risuonavano chiari nei corridoi bui del Carcere Mamertino.
Nonostante il profilo severo dell'Inquisitore fosse immutabile, lo sguardo stanco negli occhi del domenicano era ben presente.
«Spero, Vostra Santità,» disse sdegnosamente. «Che voi mi abbiate scomodato per un motivo ben preciso.»
Se fosse stato un uomo comune, quello, sarebbe già morto. Tuttavia, Papa Alessandro VI ben conosceva l'affezione che i regnanti di Spagna nutrivano per quel domenicano tanto impertinente e il suo regno si basava su equilibri faticosamente costruiti che non avrebbe fatto naufragare per un piccolo, insignificante uomo.
Perciò, ignorò il tono supponente e fece cenno al vescovo di fare loro strada. Quest'ultimo annuì e aprì una porta segreta che li condusse nei sotterranei lì dove giacevano le prigioni destinate ai traditori e ai prigionieri pericolosi.
Con soddisfazione, vide il viso del domenicano assumere una sfumatura di curiosità mentre camminavano, raggiungendo una cella più isolata degli altri.
«Credo voi abbiate sentito...» disse il Papa. «... dell'eccidio di quel monastero nel Regno del Portogallo.»
«Temo, Vostra Santità, che sarebbe stato impossibile non sentirlo. Anzi, mi ritengo sorpreso: non riesco a spiegarmi questo vostro interesse per una cosa che è di giurisdizione del re del Portogallo.»
Un dubbio lecito che, tuttavia, Papa Alessandro VI non si premurò affatto di colmare: si fermò davanti alla cella e fece cenno al domenicano di guardare.
Lo spettacolo che si presentò davanti agli occhi di Tomás de Torquemada dovette essere parecchio strano nel vedere quella rossa ragazza raggomitolata in un angolo, i vestiti intatti, che alzò lo sguardo a fissarsi sul suo in sfida.
«Questo non è usuale.» disse il domenicano.
Il Papa ghignò, comprendendo perfettamente lo sgomento dell'uomo. Nessun essere vivente era riuscito a sopravvivere praticamente intatto ad un mese in quelle prigioni. Non c'era attrezzo che avesse scalfito la bella pelle della giovane e persino una guardia che aveva cercato di violentarla era stata bruciata viva.
«Abbiamo delle prove del fatto che lei sia..» abbassò la voce con fare cospiratorio. «... una strega.»
Tomás de Torquemada, Grande Inquisitore, uomo onesto e crudele trasalì sotto il peso di quelle parole. Osservò la giovane e fece un passo indietro.
E sarebbe stato quasi divertente vederlo tanto spaventato se, in quel momento, non ci fossero stati altri problemi.
«È stata lei a commettere l'eccidio. È stata lei a bruciare viva una guardia che si era avvicinata con l'intento di violarla. Ciò è il chiaro indirizzo di quanto abbiamo sempre pensato.»
«Cosa farete con lei?» chiese il domenicano.
Il Papa lanciò un'occhiata annoiata alla giovane che era tornata nella sua posizione iniziale. Avrebbe potuto risparmiarla, forse, ma aveva commesso un delitto orribile nei confronti della Chiesa e questo no, non le sarebbe stato perdonato.
«Verrà bruciata in pizza. Viva.» Pronunciò quelle parole quasi scandendole, ma la giovane rimase ferma, senza dargli la soddisfazione di vederla tremare.
Le voltò le spalle.
«Ho convocato un concilio tra quattro giorni tra i maggiori regnanti del mondo.» disse ancora, camminando fuori. Il monaco si affrettò a seguirlo.
Codardo.
«Mi farebbe piacere che voi partecipaste in quanto Grande Inquisitore.»
«Sarebbe un onore, Vostra Santità.»
La luna accarezzò entrambi con i suoi raggi. Lontano, suonò un ululato.
Il documento, gettato sul grezzo tavolo in legno, sembrava catalizzare l'attenzione dei presenti. Due pagine di pergamena fittamente scritte, che Olwen aveva trafugato dagli Archivi del Vaticano, sostituendole con una copia.
La sua complice, Amethyst , sedeva proprio alla sua destra: l'affascinante strega dai lunghi capelli neri era una risorsa importante all'interno del suo piano. Avere il suo amore dalla sua parte era stato ciò che lo aveva spinto lì dove non avrebbe mai pensato: la mano di Olwen, adesso, giaceva sulla sua coscia sconciamente scoperta.
«Fratelli, sorelle.» La sua voce fu abbastanza perchè il brusio si calmasse.
Sentendosi gli occhi dei presenti addosso, Olwen sorrise e la carezza su Amethyst divenne intima. «Ciò che è scritto in quel documento è una dichiarazione di guerra. Ancora più che la morte della povera Mirena.»
A quel nome le streghe, Amethyst a parte, fremettero di rabbia e la stanza si riempì di magia bruciante. Olwen ne godette a pieno, immergendosi in una pausa che durò qualche secondo: la morte di quella piccola strega dai capelli rossi era stata una miccia insperata, ma non per questo sgradita.
Il potere. Ecco tutto ciò che Olwen chiedeva: il potere nelle sue mani per cacciare gli umani, piccole sacche di sangue che ai suoi occhi non avevano valore, non avevano alcuna utilità se non quella di essere cibo, e che pure si elevavano sopra di loro, nella loro superba ignoranza.
«Prego il caro Francis di farsi avanti e leggere per noi il documento.»
Francis, un vampiro, avanzò nella semi oscurità della stanza e prese la pergamena, iniziando a leggere nel silenzio dei presenti.
Sua emenentissima et eccelentissima eminenza, Papa Alessandro VI, con l'Aiuto di Dio onnipotente, alla presenza dei Regnanti di Eccellentissimi Paesi, dichiara:
«A seguito della cattura et giustizia di Mirena Mircelli, strega infida e serva del Demonio, l'illustrissima autorità nostra ha deciso di inseguire la Luce Divina e predisporre una difesa che possa proteggere la nostra umanità.
Ogni creatura della notte, sia un vampiro, una strega o un licantropo, una ninfa o una sirena, sia essa un umano ricco di abilità, verrà dichiarata pericolosa e uccisa. Chiunque ne uccida una, verrà dichiarato impunibile. Le creature dovranno essere così marchiate, che essendo la rosa, fiore di Dio, essa venga suddivisa per colore:
> Rosa bianca per gli angeli, la cui purezza si rispecchia nel colore;
> Rosa nera per i demoni, la cui malvagità fa specchio al loro cuore;
> Rosa rossa per i vampiri, cui il sangue fa da nutrimento;
> Rosa gialla per i licantropi, dalla luna che seguono;
> Rosa blu per le sirene, dal mare che attraversano;
> Rosa rosa per le ninfe, dalla pelle delicata;
> Rose floribunde bicolore per gli umani dotati di poteri o per gli ibridi tra razze.
Sia la Fenice, simbolo della rinascita di Cristo, il simbolo di coloro che si sobbarcheranno di questa faticosa missione di aiuto all'Umanità.
In fede.»
Con un inchino, Francis si ritirò nell'ombra e Olwen potè riprendere a parlare.
«Questi sono gli esseri umani.» disse con chiarezza nel silenzio tombale della stanza. «Questi sono i vermi con i quali voi vi rapportate. Questi sono i nemici, i veri nemici: esseri che vogliono schedarci, che vogliono ucciderci. E allora io vi dico: io non ci sto. Io mi ribello.»
Olwen si guardò intorno. Vide occhi colmi di rabbia, di odio, e se ne compiacque.
Alzò il braccio, il pugno chiuso.
«Chi è con me?»
Le urla di guerra che seguirono lo galvanizzarono. Si voltò e guardò Amethyst, i cui occhi lo fissavano adoranti.
Si, Olwen aveva tutto.
«Ciao amore mio.»
James LeRue poggiò un mazzo di fiori sulla tomba della moglie e accarezzò il marmo grigio. La foto di Patricia gli sorrideva e lui poteva immaginare di avere il suo viso davanti, la pelle morbida sotto le dita.
Dieci anni senza di lei. Dieci anni senza il suo sorriso, quella risata che lo aveva confortato nei momenti più bui.
«Ho visto il nostro bambino, sai? Da lontano, continuo a vegliarlo: ha i tuoi meravigliosi occhi.» James sorrise triste. In quella storia, erano quasi tutte vittime e carnefici: ma il vero, solo animo innocente era quello del bambino che correva in un orfanotrofio dando calci ad un pallone e ignorando che suo padre fosse ancora vivo.
«Sto continuando a lottare, amore mio.» La voce di James tremò, scossa da un pianto che non avrebbe potuto lasciare andare. «Per te e per lui. Per quello a cui ti ho spinta a rinunciare. E lo so che cosa diresti, se fossi qui: non è colpa tua, è per la sua sicurezza. Lo so, Patricia, sei troppo buona.» singhiozzò e rise, asciugandosi le lacrime, immaginando perfettamente l'espressione irritata della moglie.
L'Amore era anche quello, in fondo. Amarsi fin dopo la Morte, ridere e piangere insieme.
James lasciò un bacio sul marmo freddo.
«Ti raggiungerò presto, amore mio.»
Un minuto dopo, era scomparso. Sulla tomba della moglie vi erano delle elegantissime rose nere mosse dalla brezza.
Patricia era morta per salvarlo, uccisa da quell'organizzazione di creature sovrannaturali che tanto disperatamente avevano cercato - che James ancora cercava - di combattere. Era morta come esca, cercando di potarlo in salvo.
James era morto con lei, quel giorno. Ma sopravviveva, cercando di portare a termine la loro missione, in nome di un mondo migliore, di un figlio che non avevano potuto crescere in nome della sua sicurezza.
Sopravviveva, nel ricordo del loro amore.
GdrID: 10582
Data Pubblicazione: 04/10/2019
Ultimo Aggiornamento: 13/04/2020
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