The Red Curtain
Gioco Chiuso
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Nome Gioco: The Red Curtain
URL:
https://redcurtain.forumfree.it
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Categoria: Play by Forum
Genere: Storico
Stato: Chiuso
Descrizione:
Vienna, 1905
Napoleone III aveva visto la sua fine. E la bella e malinconica Sissi era passata a miglior vita da qualche anno.
L'impero Asburgico e non solo stava vivendo dei cambiamenti, non solo tecnologici ma anche culturali e sociali. La società e la politica stavano cambiando, i vecchi imperi e i regni stavano tremando per le recenti rivoluzioni e guerre, dirette o indirette, come quella borghese che stava prendendo piede come una sorta di epidemia in tutto il vecchio continente trasformandosi nella nuova classe dominante e ricca.
Dalla Russia cominciavano a farsi sentire forti tensioni dal casato dello Zar anche a causa degli errori fatti sotto l'influenza del monaco santone Rasputin.
La Germania cominciava in modo subdolo e sottile a covare dell'invidia e del risentimento nei confronti della potenza navale dell'impero Britannico, l'Italia, regno unito appena nato, cercava di far fronte ai propri problemi economici dando spazio all'imprenditoria della classe borghese, puntando sulle nuove industrie.
Vienna, tuttavia, essendo testimone di queste tensioni e di questi cambiamenti cercò di preservarsi, senza però eliminare i suoi balli, le sue feste dagli abiti ricchi e bellissimi, anche se anche lì la classe borghese cominciava pian piano a farsi largo con i gomiti in mezzo alla rigida classe della nobiltà, fino ad allora mai veramente intaccata dalla loro intraprendenza e spirito.
E in mezzo a tutto questo, ricominciava come sempre la vita mondana con l'autunno, i teatri dell'Opera riappendevano i loro calendari e di conseguenza l'élite della società trovava di nuovo l'occasione rituffarsi nel mondo, per spettegolare, per incontrarsi clandestinamente, per viaggiare e visitare capitali storiche e importanti, per conoscere, ma anche per ammaliare, per fuggire e per uccidere.
All'Opera, per le vie buie e deserte, a casa di gentiluomini e gentildonne, in una taverna dall'aria tetra, in cattedrali e in chiese in periferia dimenticate da tutti, tra veleni e pugnali, diamanti e guardie imperiali della capitale europea al confine con il mondo dello sconfinato e freddo est russo, scoprirete che non c'è posto migliore per guardare oltre il sipario, per lasciarsi cadere e trasportare in un'ambientazione ricca di mistero e di malinconica aria gotica per incontrare altre menti e altre anime sottili, affascinanti e talvolta anche crudeli nella stessa magica città.
Scopritelo e date vita anche voi a ciò che si trova dietro il sipario.
Trama
L'autunno era arrivato e non lo si notava solamente dagli alberi spogli o dal freddo pungente che colpiva chi si aggirava per le strade della bella Vienna, ma si capiva dall'aria indaffarata di molte persone che non vedevano l'ora di andare alla prima del Teatro dell'Opera.
Mancava un solo giorno al grande evento dell'anno e, lungo il corso del Danubio, Aalim, spietato mafioso russo che si era autoimposto l'esilio per sfuggire alle guardie imperiali per i suoi crimini, s'imbatté per caso in un suo -importante- connazionale, ovvero il giovane voivoda, Dominik, imparentato con lo Zar, che proprio in quell'anno aveva visto la sua fine.
Al mafioso ci volle un solo istante per fare due più due e ricordare dove mai avesse visto quel ragazzino, in questo modo scattò l'idea, o meglio il ricatto. Quanto gli sarebbe fruttato quel giovane nobile fuggito prima della Rivoluzione?
Dopo un secondo e più che fortunato incontro nel Caffè sotto il suo controllo, Aalim mise le carte in tavola con il giovane voivoda, dicendogli di scegliere se venire rispedito in Russia e così fruttargli una gran bella -e ricca- ricompensa oppure dargli settimanalmente 3500 Rublia (non poco a quei tempi).
La stessa sera, Aalim decise di prendere la decisione che più gli fruttava, portando nel proprio appartamento Dominik, cercando di "addomesticarlo" con i suoi metodi poco ortodossi e soprattutto violenti. Tuttavia durante il tragitto in carrozza, (aveva deciso di far "caricare" Dominik in una carrozza separata alla sua) lungo il viale del Quartiere dei Musei, incrociò lo sguardo con la seconda ballerina del Teatro dell'Opera, la bella rossa Béatrice e dopo un breve scambio di battute i due si diedero una sorta di appuntamento per la sera successiva al Burghteater.
La mattina successiva, Aalim si diresse verso la Chiesa di San Ruprecht, più precisamente nel suo piccolo cimitero dove tuttavia s'imbatté in un uomo, un'esorcista laico dai penetranti occhi verdi, il giovane e testardo Lothar, che lo seguì percependo la sua aria sospetta.
In effetti, il russo, aveva come obiettivo quello di recuperare dei documenti che aveva nascosto in un loculo di una vecchia cripta ma venne praticamente colto sul fatto dal tedesco che lo credette un tombarolo suscitando così l'ira dell'irrequieto e spietato uomo del freddo est. A fermarlo dal commettere sciocchezze in quel luogo, fu Béatrice, la ballerina, che si trovava lì per portare omaggio al padre defunto.
Una vera fortuna per l'esorcista che altrimenti si sarebbe senz'altro trovato un proiettile in mezzo agli occhi senza nemmeno che il rosso ci pensasse due volte. Con notevole tensione e difficoltà alla fine sia la donna che il laico riuscirono ad allontanarsi senza essere comunque feriti o uccisi.
Il resto della giornata passò lentamente ma finalmente giunse la sera e con sé la città s'accese delle sue più belle stelle. L'elite della capitale si ritrovò alla prima del Teatro dell'Opera, il Burghteater, e a far visita nello splendido teatro per ammirarne lo stile e soprattutto gli usi occidentali, vi era la giovane e misteriosa bellezza del medio-oriente, Wajd, giunta a Vienna con il suo seguito, i suoi fidati servitori: Abdul-Hakim, Abdul-Haqq e Abdul-Samad.
Anche Aalim partecipò "attivamente" alla vita mondana recandosi a sua volta alla prima, individuando subito la figura orientaleggiante della giovane, così diversa dalle tipiche femminili a cui gli europei sono abituati, venendo a sua volta adocchiato dalla turca e dal suo seguito.
Dopo diversi balletti, Bèatrice, volle vedere se realmente il russo aveva mantenuto la parola, mandandolo a chiamare dopo la sua esibizione per parlare in modo sicuramente più intimo nel proprio camerino. I due, lasciati da soli nella stanzetta, si sfidarono a colpi di "interrogatorio" l'uno secondo i propri parametri e le proprie tecniche in cui alla fine nessuno dei due poté dichiararsi apertamente il vincitore.
La lunga chiacchierata con Bèatrice si concluse con i due che si salutarono non con un addio, ma bensì con una sorta di appuntamento con la data ancora da stabilire. Tuttavia, una volta fuori dal teatro e una volta salito in carrozza, Aalim incrociò nuovamente la giovane turca, che per poco non finì sotto le ruote del proprio mezzo.
Poco più tardi i due si rincontrarono davanti all'ingresso del palazzo nel quale entrambi alloggiano: lui al primo piano, lei al secondo. Entrambi però si evitarono, concedendosi solamente un altro breve e piuttosto scontroso saluto -da parte del mafioso irascibile- e una volta giunti nei propri appartamenti sembrarono potersi finalmente rilassare, ma non così a lungo.
Dopo davvero poco tempo si presentò alla porta del russo la rossa Béatrice, già pronta per il loro appuntamento, di cui Aalim si aspettava che avvenisse non così presto, e dopo un altro scambio di battute incentrate su più o meno lo stesso discorso avvenuto nel camerino, decisero di lasciarsi avvicinare da una sorta di corteggiamento fino a quando Béatrice non sembrò cedere alle labbra insistenti del mafioso che la fece sua.
Dopo quel rocambolesco amplesso la seconda ballerina prese una decisione: dopo essere riuscita ad entrare nel letto dell'uomo e aver vissuto quei momenti di passione forse era giunto il momento di allontanarsi dalla città per qualche tempo per non cader vittima di sé oltre che dell'uomo.
Aalim, senza chiedere spiegazioni la lasciò andare per la sua strada, consci entrambi che non l'avrebbe lasciata andare in giro così liberamente dal momento che conosceva dove viveva.
Al mattino seguente una suadente e affascinante musica orientaleggiante fece indurre Aalim ad andare a origliare alla porta della turca della sera precedente. Doveva pur controllare chi vi fosse sopra la sua testa dal momento che riteneva quel luogo il più sicuro di tutti quelli che frequentava e non voleva certo delle grana in casa sua.
Però...
la sua spedizione di "ricognizione" non andò affatto come sperava e mentre cercava di captare un qualche rumore o uno stralcio di conversazione la porta principale si aprì, rivelando la figura di uno dei servitori della giovane che con aria interrogativa fissò il mafioso chiedendogli se avesse bisogno di qualcosa.
Colto sul vivo, Aalim, cercò di andarsene ma fu trattenuto dalla stessa padrona di casa ed invitato a bere un caffè con ella. I due cominciarono a farsi domande l'uno sul conto dell'altra senza davvero riuscire a cavare qualcosa anche se entrambi, nel presentarsi, capirono di aver già sentito i loro nomi.
Per Wajd fu semplice ricordarsi dove avesse mai sentito nominare l'uomo: era uno dei partner commerciali del nonno, un trafficante di armi e di oppiacei provenienti dall'oriente, e invece per Aalim, la cosa fu un poco più complicata dal momento che non aveva mai avuto a che fare con lei in modo diretto benché, secondo alcune regole dei nomi -come spesso valeva per i cognomi russi- aveva già il sospetto di "conoscerla".
Così, alla fine della cerimonia del caffè, alla quale Aalim fu praticamente costretto a parteciparvi, mantenendo una certa calma nonostante la fretta che cominciò a salire rendendolo estremamente nervoso e maleducato, i due furono in un certo senso liberi di poter fare le proprie ricerche raggiungendo in poco tempo risultati brillanti. Oramai conoscevano la loro l'identità e la loro fama, e nella testa di Aalim si fece largo un'idea interessante e forse, se ponderata e costruita nei minimi particolari avrebbe fruttato molto di più che un ricatto o un rapimento.
La stessa sera, due scagnozzi del mafioso furono mandati in veste ufficiale per lasciare un invito a cena da parte di Aalim alla graziosa fanciulla del medio oriente, la quale si vide costretta ad accettare chiedendosi perché mai avesse avuto così tanta fretta di rivederla. La cosa non le fu certo chiara nemmeno a cena con lui, il quale si divertiva molto a provocarla anche con scherzi e battute se non propriamente volgari in un certo qual modo irritanti.
La cena, a base di piatti tipici moscoviti, fu seguita da una sorta di intrattenimento da parte di entrambi: Aalim, su richiesta di Wajd, le mostrò alcuni passi di danza tradizionale che mettevano in mostra la forza e la resistenza fisica del ballerino, dopodiché ci fu un'altra provocazione da parte del russo, che sfidò in una sorta di "duello amichevole" uno dei servitori che erano sempre stati nell'ombra, dimostrando soprattutto a Wajd che anche se non era riuscito bene a scoprire quale fosse il vero ruolo di quei tre uomini silenziosi, sicuramente non avrebbe avuto alcun problema a liberarsene personalmente qual'ora si fossero rivelati solamente d'intralcio. La serata si concluse con un ballo ammaliante di Wajd a ritmo della Danza Araba dello Schiaccianoci, ed infine, dopo essersi salutati, entrambi tornarono alle proprie riflessioni: l'una su quanto fosse stato meschino e subdolo l'uomo, anche se non sapeva bene come decifrare il suo comportamento, l'altro, invece, attendeva con impazienza l'arrivo ad Istanbul della sua missiva indirizzata proprio al nonno della giovane, Jawad Ali Senturk, nella quale il russo proponeva al suo compagno d'affari un'alleanza commerciale duratura e proficua cedendogli in matrimonio la mano di Wajd. (Pur senza averne un vero interesse per quest'ultima l'avrebbe comunque sposata per poter avere privilegi negli scambi con l'Est oltre che un controllo anche sulle zone mediorientali, pur avendo in progetto altro di molto più ambizioso) Tuttavia anche Wajd aveva scritto una lettera al suo capo famiglia...
I piani di Sokolòv sarebbero andati in porto? Wajd, secondo il volere del nonno, avrebbe finito col maritarsi e quindi essere usata solamente come chiave per ampliare il proprio potere?
E che fine aveva fatto Bèatrice?
La ballerina aveva lasciato detto al Teatro che si sarebbe presa qualche giorno di riposo, sottolineando di non lasciar detto a nessuno dove fosse andata. E così si rifugiò in uno dei lussuosi alberghi fuori la capitale, per mettere in ordine i tasselli della propria vita.
Il giorno immediatamente successivo fu ricco di impegni e di imprevedibilità.
La ballerina si era infine ritirata in una pensione fuori Vienna per meditare di quanto era successo, di certo l'incontro con Aalim l'aveva in qualche modo punta sul vivo scoprendo un nuovo lato di sè.
Nel frattempo in città Wajd attendeva una risposta da parte del nonno che non tardò ad arrivare, il quale le diceva che avrebbe discusso con chi ne aveva diritto sulle sue sorti e sulla proposta di matrimonio da parte del mafioso.
E proprio a quest'ultimo quel giorno era iniziato già male.
Béatrice non si trovava e ancora nessuno dei suoi era riuscito a trovarla anche se i veri problemi erano altri: la spifferata da parte di un suo infiltrato nelle guardie imperiali lo aveva avvisato che quella notte avrebbero attaccato uno dei suoi principali depositi di opere d'arte che costituivano uno dei suoi maggiori investimenti di valore. Così, recatosi alla biblioteca nazionale per delineare i dettagli del piano per fare a sua volta un agguato alle guardie finì per rincontrare il giovane esorcista, Lothar Wagner, che a sua volta s'era sorpreso di rivederlo e, sempre curioso di seguirlo per "redimerlo" dalle sue imprese del peccato, finì per incontrare una strana bambina, Marthe, la quale condivideva il corpo con l'anima del padre defunto che la possedeva per continuare a vivere.
In un certo qual modo i tre finirono per parlare -seppur non in modo "normale"- anche se, approfittando della confusione tra l'esorcista e la bambina, Aalim si allontanò da loro per completare i suoi piani per la notte.
Nel frattempo tra Lothar e Marthe nacque una sorta di dialogo molto teso che comunque finì con l'intenerire il laico che portò la ragazzina posseduta a mangiare qualcosa sottraendola dalle "grinfie" dell'orfanotrofio per poi ospitarla nel proprio appartamento.
In quello stesso pomeriggio Aalim scoprì dove si trovava Béatrice, raggiungendola per proporle una sorta di accordo che avrebbe giovato sia a lui che a lei, che consisteva per l'appunto nel liquidare con uno scandalo gli attuali proprietari del Teatro dell'Opera per acquistarlo a basso costo, per poter avere così il controllo anche su quella struttura, frequentata dagli stessi Reali, in cambio avrebbe elevato Béatrice da seconda ballerina a prima donna, con tutti i privilegi che ne sarebbero derivati essendo la sua "protetta". Ma nel bel mezzo del loro patto arrivarono le guardie imperiali e dopo un rocambolesco scontro il mafioso riuscì a fuggire.
Più tardi, nuovamente in città, Aalim e Lothar finirono per rincontrasi ancora, dal momento che Lothar era sulle tracce del mafioso sin da quando lo aveva visto trafficare in biblioteca.
Anche... l'esorcista non aveva scelto un momento adatto per rimproverare Aalim della sua condotta tanto che finì per essere costretto a caricarsi in spalla il coetaneo che non finiva più di lamentarsi per schivare il fuoco da parte delle guardie che erano infine giunte come previsto.
I due -coinvolti in una scena tragicomica- sono costretti a salire sul tetto del primo palazzo che hanno davanti, ma sentendosi braccati, occorreva prendere l'unica decisione possibile per impedire di essere arrestati, così Aalim, una volta afferrato Lothar saldamente decise di saltare sul tetto del palazzo adiacente per potersi assicurare una via d'uscita libera e sicura. Tuttavia nel momento dell'atterraggio, il russo venne "schiacciato" dalla grande grazia del tedesco procurandogli così una lussazione della spalla che gli impediva di poter brandire al meglio il suo fedele revolver.
Scesero in strada e, coperti dai suoi uomini, riuscirono ad allontanarsi per raggiungere un posto sicuro: l'appartamento di Aalim. Ma finalmente potevano tirare un respiro di sollievo? La notte era giunta al suo termine con le sorprese? No, ovviamente.
Poco dopo essersi medicato, Aalim andò alla porta -con aria notevolmente irritata- e vi trovò Wajd, che teneva tra le mani una busta -la risposta del nonno, forse già stata aperta proprio da lei!- e poco dopo arrivò anche Béatrice.
Insomma, le cose cominciavano a farsi contorte oltre che incontrollabili.
Che cosa sarebbe successo?
Chi era la spia tra le retrovie del russo? Era forse Bèatrice? Wajd aveva letto la risposta del nonno per riuscire a sapere quale sarebbe stato il suo destino pur non avendo alcuna intenzione di legarsi al russo? Lothar sarebbe riuscito a restare in vita senza finire per avere una pallottola in testa da parte di Aalim?
Ultimi aggiornamenti prima del ripristino del gioco:
Le cose comunque non sembravano andare via a via a sbrogliarsi, se non altro per il fatto che Lothar e Wajid si incontrarono proprio quella mattina e la giovane turca, curiosa di conoscere perché mai Aalim avesse portato nella sua "tana" uno come il giovane esorcista. Con una sorta di invito a medicarsi le ferite procurate durante quella roccambolesca notte, dunque i due fecero colazione assieme venendo entrambi a conoscenza di alcuni dettagli riguardo il russo e non solo.
Nel frattempo la giornata autunnale sembra trascorrere come sempre troppo velocemente, ricca di oscuri intrighi volti a seguire i movimenti dell'uno e dell'altro, fino a quando Aalim e Béatrice non decidono di recarsi presso un ristorante ai servizi, meglio, ai ricatti, di Aalim.
Durante il tragitto in carrozza Aalim si accorse di essere seguito dal capo delle guardie imperiali e con un audace scatto da una carrozza all'altra, -non prima di aver sparato un paio di colpi dalla sua S&W- nonostante la spalla lussata, Aalim riuscì a piombare sull'uomo e a ucciderlo. Béatrice, impressionata, gli confessò che amava e odiava quel modo di fare irruento e violento e comunque, senza farne parola al russo, la donna cominciò a sentirsi strana.
Giunti al suddetto ristorante, i due vennero accolti quasi come se fossero stati i padroni e venne subito loro servito da bere in una sala privata, ma dopo una breve conversazione fecero irruzione i gendarmi, che invece di arrestare Aalim, si concentrarono sulla ballerina, arrestandola con l'accusa di essere una meretrice, una donna che oltraggiava il decoro e la morale comune.
Sorpreso e comunque freddo per via della situazione, Aalim non fece in tempo a domandarsi chi mai potesse essere stato perché dall'uscio apparve proprio il giovane esorcista laico.
Cosa mai poteva aver spinto il tedesco a denunciare Béatrice?
Fu presto chiaro il perché di quel gesto e Béatrice fu condotta nelle prigioni di stato dove venne seviziata per estorcerle una qualsiasi ammissione della propria colpa.
La donna, esausta e psicologicamente a pezzi, finì per confessare ciò che ad ogni modo non aveva commesso e dopo pochi giorni finì al patibolo, miseramente impiccata.
Aalim venne a conoscenza della sua esecuzione il giorno successivo e s'incupì ripensando
a quanto avevano programmato di fare insieme. Tuttavia non durò a lungo quel suo stato di inquietudine e si dovette riconcentrare su come muoversi per riuscire a prendere il Teatro anche senza la ballerina. Un momento ideale per fare dei passi in avanti sarebbe stato quello di partecipare all'annuale ballo in maschera offerto dal Teatro dell'Opera e dunque decise di parteciparvi per poter ascoltare qualche voce di corridoio utile e magari anche mettere un po' di paura all'imperatore, che sicuramente avrebbe partecipato.
Quella stessa sera, però, in città arrivò un uomo mi sterioso con lunghi capelli castani e occhi di ghiaccio. Portava con sé diversi bauli chiusi e protetti da diversi lucchetti e nessuno, nemmeno la vecchia vedova che gli aveva affittato la stanza, sapevano chi fosse e che cosa aveva portato con sé.
L'unica persona che sapeva chi egli fosse era l'imperatore stesso, che lo aveva ingaggiato per uccidere il mafioso. Sì. Un cacciatore di teste, un mercenario, un assassino spietato e solitario che viaggiava in tutta Europa.
La serata del gran ballo in maschera era finalmente giunta e tutti erano pronti e civettavano non appena si presentava l'occasione. Aalim si era perfettamente adeguato e teneva accanto a sé una donna appena conosciuta anche se, di tanto in tanto, lanciava occhiate un po' ovunque, incontrando anche lo sguardo della giovane turca, anch'ella invitata alla serata. Dal canto suo, Wajd non era poi così interessata a certi tipi di "attività mondane" della vita occidentale, ma questo tipo di esperienza rientrava nell'elenco di cose che avrebbe dovuto fare durante quel suo soggiorno.
Si armò di pazienza e sopportò il banale corteggiamento di un uomo che le lasciava intendere di essere un fidato dell'imperatore.
Tuttavia, durante la festa, nella grande sala entrò un uomo che non indossava alcuna maschera e questi puntò dritto verso Aalim, che ignaro di tutto non si accorse che gli stava tenendo gli occhi puntati.
Forse una sorta di istinto lo fece allarmare e una volta fatto un breve calcolo mentale decise di fuggire il più velocemente possibile.
(Wajd si fece un promemoria mentale: "Stare lontano dal russo per un po' di tempo")
Aalim fuggì e immediatamente Lucjan, il mercenario pagato per ucciderlo, cominciò a stargli addosso dando inizio ad un adrenalinico ed eccitante inseguimento.
Il russo cominciò a muoversi velocemente, e di corsa, per i vicoli stretti della città e riuscì a trovare in fretta un modo per seminarlo: decise di camminare in cima ai muri separatori dei diversi ed intricati vicoletti nascosti nei retro dei grandi palazzi.
In un primo momento in suo inseguitore rimase spiazzato ma quel moto di sorpresa venne velocemente sostituito con soddisfazione ed eccitazione.
Lupo e volpe a confronto. Sarebbe stata una bella sfida. Forza e furbizia.
Lucjan cominciò a sua volta a seguire Aalim camminando sui muri con un unico vantaggio: le armi.
Aveva infatti con sé un ricco arsenale tra pugnali, revolver e una balestra che utilizzava per la caccia grossa come quella, tuttavia Aalim non aveva intenzione di morire e sfoggiò il suo ragionamento veloce lanciandogli contro un paio di trucchetti, come quello di approfittare di dar fuoco a dell'olio di una lampada rotta in mezzo al vicolo e quello di nascondersi aggrappandosi ad una carrozza per inscenare la sua improvvisa sparizione.
I due tornarono comunque faccia a faccia, sul ponte che metteva in collegamento le due parti della città. Fu uno scontro feroce e si concluse con una sorta di parità, in cui sia l'uno che l'altro ne uscivano feriti.
Quelle ferite e quel sangue a cui i cittadini assistettero fu l'inizio di una sfida tra i due.
Come andrà a finire?
GdrID: 9320
Data Pubblicazione: 01/03/2018
Ultimo Aggiornamento: 27/04/2018
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