TimeTurner Gdr Harry Potter
Gioco Chiuso
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Nome Gioco: TimeTurner Gdr Harry Potter
URL:
https://timeturnergdrs.forumfree.it
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Categoria: Play by Forum
Genere: Harry Potter
Stato: Chiuso
Descrizione:
Muffa. Lo scantinato odorava di muffa e polvere ma per il giovane uomo dai capelli biondo cenere non era importante: lì c’era lei. Si sedette sul bordo del letto e gli accarezzo il viso con dolcezza specchiandosi negli occhi blu di Ariana. Anche quelli del ragazzo erano blu, ma non dello stesso medesimo colore: quelli di lui erano più chiari, privi delle venature grigie di quelli di lei. All’apparenza potevano sembrare simili, ma se qualcuno si fosse mai preso la briga di osservarli veramente avrebbe potuto notare quanto diversi fossero.
«Come stai?» chiese lui chiamando a raccolta il più tenero dei sorrisi nel tentativo di velare la preoccupazione.
La donna si drizzò a sedere e si mise le mani sul ventre arrotondato accarezzandolo con dolcezza.
«non potrei stare meglio.. non preoccuparti Albus, sto bene e lei sta bene..» disse sorridendo e guardando protettiva il proprio corpo.
Lui annuì, le toccò i capelli e le diede un bacio sulla fronte che sembrò ad entrambi durare un infinità.
Alice, spuma marina; non penso mia madre sapesse il suo vero significato del mio nome, con ogni probabilità l’aveva scelto perché era corto e semplice, semplice soprattutto, un nome che non avrebbe faticato a pronunciare. Mia madre era così: schietta, elementare, una sempliciotta ma mi voleva bene, più bene di chiunque altro, ma me ne accorsi troppo tardi.
Alice Silente; diciannove anni, si, diciannove anni da quasi un secolo ormai; dicono tutti che assomiglio a mio padre,
ma lo dicono solo perché non hanno mai visto mia madre. I miei genitori; tutti conoscono i miei genitori, solo non sanno che per me sono tali. Tutti parlano un sacco, raccontano un sacco di storie sui miei ed in quanto a me non mi resta altro che ridere, ridere della loro ignoranza, di tutte le invenzioni di cui si riempiono la bocca, di tutte le congetture che si sentono in giro. Non possono nemmeno immaginare cosa c’è dietro in realtà: Ariana Silente, una maganò che vive nascosta dalla madre ai margini della società per vergogna? No, piuttosto Ariana Molloy, babbana con l’unica colpa di essersi innamorata del mago sbagliato; mio padre, Albus Silente, non ha mai avuto sorelle, semplicemente un egoismo malato che lo ha portato a rovinare la vita di mia madre.
Mio padre era un egoista, un egoista vigliacco, che ha preferito che la gente pensasse che aveva assassinato sua sorella piuttosto che far trapelare la verità: si era innamorato di una babbana. Conobbe mia madre; era bella, giovane, ingenua e priva di poteri, e se ne invaghì, mia madre era troppo fragile ed indifesa per resistergli e se ne innamorò irrimediabilmente. Mio Padre non poteva però sopportare la vergogna che avrebbe causato la diffusione della notizia che Albus Silente, il mago che voleva conquistare il mondo, avesse intenzione di sposare una donna priva di poteri magici; così la nascose la fece vivere nell’ombra e, come se tutto questo non fosse sufficiente, la mise incinta. Ed ecco, qui entro in scena io, il suo biglietto di sola andata per la morte.
Mia madre era una donna fragile, e la gravidanza ed il parto avevano reso la sua salute ancor più cagionevole, eppure non c’è stato giorno che io ricordi in cui sul suo viso scarno non splendesse il più sereno e dolce dei sorrisi.
Mia madre era una donna fragile, e la gravidanza ed il parto avevano reso la sua salute ancor più cagionevole, eppure non c’è stato giorno che io ricordi in cui sul suo viso scarno non splendesse il più sereno e dolce dei sorrisi.
Ovviamente mio padre non poteva rivelare al che io fossi sua figlia, avrebbe fatto fin troppo scalpore e la gente avrebbe iniziato a fare domande e questo lui non lo voleva di certo, ma a me spettava il meglio: io dovevo essere come lui, fare quello che lui non era stato in grado di fare. In quel caso il meglio era Hogwarts, aveva da poco ottenuto la cattedra di Storia Della Magia quando iniziai li studi presso quella scuola: dovevo semplicemente fingere di essere figlia di un cacciatore di kimere suo amico, sempre impegnato in lunghi viaggi in Oriente e vivere sotto la sua protezione poiché a lui mi aveva affidato ‘’mio padre’’.
Tutta questa farsa mi piaceva, in principio, mi sentivo così complice di mio padre, sentivo quel disperato desiderio di sentire che lui fosse orgoglioso di me e dentro quelle mura sentivo che era così: fui smistata nei Corvonero, era soddisfatto di questa cosa, non faceva altro che ripetermi che ero una strega incredibilmente dotata e che avrei fatto grandi cose con la mia intelligenza.
Quello che allora non capivo è che tutto ciò che gli serviva era un burattino, una marionetta, qualcuno che gli facesse da facciata: io.
Hogwarts, una scuola, una casa, la mia rovina. Senza quella scuola non avrei mai dato modo a mio padre di tentare di usarmi ma soprattutto non avrei mai conosciuto lui: Tom. Io ero una stupida e lui era diverso: non era semplicemente bello ed intelligente, lui aveva quel qualcosa in più; quel qualcosa in più che mi stregò. Non mi dimenticherò mai la prima volta che lo vidi…
Nel momento in cui Alice aveva scelto di trascorrere la giornata nella solitudine del ponte sospeso della scuola non avrebbe mai immaginato che quel giorno avrebbe posato gli occhi sul ragazzo più misterioso e affascinante che avesse mai visto; eppure nel momento in sui i loro sguardi si incontrarono Alice si convinse che il loro incontro non era affatto il frutto di semplice coincidenze.
«mh.. Corvonero, giusto? » chiese con un sorriso sghembo stampato in volto.
Alice rimase come ipnotizzata, annuì ricambiando con un sorriso incerto.
«Tom Riddle, quarto anno, Serpeverde, per servirla.. »
Innamorarmi di Tom è la cosa più insensata e masochista che io abbia mai fatto ma se mai avessi una seconda possibilità rifarei quell’errore di nuovo, di nuovo, e di nuovo.. Ogni giorno passato con lui era un momento di pura e semplice felicità, quella dipendenza piacevole che ti accorgi poco a poco essere amore e che desideri sempre di più che ti colmi dentro, come un instancabile frenesia. Giudicatemi, dite pure ciò che volte, pensate che io sia una pazza e che nessuno mai potrebbe innamorarsi di un mostro come quello, ma voi non avete mai conosciuto Tom Riddle: non avete mai conosciuto quel ragazzo testardo e sfrontato incredibilmente dotato che ho conosciuto io, voi non avete mai incontrato i suoi occhi quando ancora non erano velati da dolore e desiderio di morte, voi non avete mai provato il tocco dolce delle sue mani sulla pelle; ma io si, e se aveste anche solo conosciuto uno dei più piccoli ed insignificanti particolari di Tom non trovereste poi tanto folle il mio amore per lui.
Ero così felice prima che tutto cambiasse: all’inizio le cose era piccole, quasi impercettibili ma io le sentivo, mi accorgevo di tutto: di quell’ombra scura che iniziava a velare i suoi occhi, di tutte le mancanze, di quanto fosse diventato pieno di se e suscettibile; ma non volevo vederle, non volevo rendermi conto che lo stessi perdendo, ogni giorno di più. Lui restava al mio fianco, ma con il tempo tutto diventò diverso, non ero più una persona d’amare ma bensì un oggetto da possedere, in modo sempre più ossessivo. Diventò irascibile, geloso e sgarbato, come se dovessi semplicemente stargli accanto ma non fossi alla sua altezza. Poi iniziò a fare discorsi strani, parlava di potere, proprio come faceva mio padre, non riuscivo più a sopportarlo e poi ci fu quel giorno..
Tom giocherellava con l’orologio da taschino dorato facendolo girare fra le dita come fosse una trottola mentre parlava come se stesse dialogando da solo ignorando lo sguardo confuso e preoccupato di Alice.
«devo farlo, non c’è altro modo.. è un sistema geniale, perfetto.. riuscirò ad avere il controllo di tutto in quel modo ness..» farneticava mentre con gli occhi lucidi che reclamavano sonno seguiva il percorso dell’orologio fra le sue dita.
«stai diventando pazzo, ma che diamine dici? Io non capisco.. » tentò di interromperlo per farlo ragionare la ragazza.
Uno sbuffo frustrato, lui alzò lo sguardo di scatto e fece cadere l’orologio a terra e con un gesto aggressivo la prese per le spalle.
«taci.» le ringhiò ma lo sguardo spaventato che la ragazza gli rivolse gli fece comprendere che stesse perdendo oltremisura il controllo «Alice.. mi dispiace..» iniziò lasciandola andare leggermente «ti prego.. non sono in me negli ultimi tempi..» fece per giustificarsi.
«me ne sto rendendo conto» disse la voce di lei più disperata che inacidita.
Se a questo punto la ragazza avesse fatto quello che intendeva fare senza che lui glielo impedisse tutto sarebbe andato in un modo diverso; ma quando Alice face per andarsene la mano di lui la trattene e la spinse a se e lui la baciò rendendola inoffensiva.
«Non fuggirmi.. non posso stare senza di te: ho un piano, vuoi essere mia per l’eternità?» le disse con il tono più persuasivo di cui fosse capace.
Alice annuì senza smettere di fissarlo, era quello che voleva: lui e lei per l’eternità.
«Allora devi sacrificare qualcosa di caro a te,qualcuno: qualcuno che non sia indispensabile, tua madre..»
Buffo no? Tutto il mondo magico considera mio padre il più grande mago di tutti i tempi attribuendogli l’unica colpa dell’uccisione di Ariana, unica colpa che non ha. Io sono colpevole, io sono stata il suo male, io ho ucciso mia madre. Nulla mi sembrava a suo confronto: sacrificare una semplice e stolta babbana per un eternità da passare con lui non era nulla. Fu così che stipulai il mio accordo con il diavolo, la mia maledizione e tutti quelli che pensano che la vita sia un inferno non possono nemmeno immaginare cosa significhi inferno per l’eternità.
Ho sacrificato mia madre, la sua vita per la mia immortalità; la sua anima per un corpo che immutabile ed immune ad ogni cosa; i suoi sorrisi per un cuore che non batterà mai più veramente. Io sono solo un illusione, un ombra, una volata di fumo, uno scherzo della natura; sono impalpabile, incolore, inodore; esisto ma sono solo una scatola vuota, una scatola vuota che si ciba di ricordi e che ne ha sempre più sete. Sapete qual è la cosa peggiore del vivere per sempre? Non dimentichi mai; tutti pensano che il tempo curi le ferite me ogni giorno che passa è come se esse si facessero sempre più marcate e dolorose.
Se prima di diventare immortale dovevo vivere tenendo nascosta la mia identità ora dovevo vivere nascondendo me stessa perché il corpo in cui mi avevano condannato, l’immagine che immutabile mi accompagnerà per sempre non mi permette di avere legami con niente e con nessuno: non ci si può legare a qualcuno quando questo invecchia, il suo corpo degrada e muore mentre tu nella tua forma perfetta non fai altro che aspettare il momento in cui ti abbandonerà.
Inizialmente tutto mi sembrava perfetto: il mio corpo non era un problema, nessuno si era accorto del cambiamento, mio padre era stato accusato al posto mio ma la cosa non gli aveva recato alcun danno, ero immune ad ogni male fisico ma soprattutto con me c’era lui. Io non avevo idea in cosa consistesse il suo piano; ero del tutto convinta che il suo unico scopo fosse una scalata politica delle più comuni, non un ascesa al potere che comprendesse una strage e delle guerre. Quando i veri intendi di Tom mi furono chiari compresi che non era più il ragazzo di cui mi ero innamorata ma un mostro che aveva scelto di mutare il suo nome in Voldemort. Non ho chiaro in mente il fine per il quale egli mi abbia trasformato nell’orrore che sono; forse intendeva semplicemente usarmi, proprio come aveva fatto mio padre, oppure mi amava davvero ma di quell’amore che provava per me non ve ne era più alcuna traccia.
Come una codarda scappai, mi ritirai nell’ombra, sotto la protezione di mio padre invece di combattere contro di lui per impedirgli di portare a termine ciò che intendeva fare.
Restai nell’ombra fingendo di non vedere e quando quel bambino lo sconfisse per la prima volta io sapevo che le cose erano assai diverse: se Tom fosse morto io lo avrei sentito, sarebbe stato come morire, per quanto assurdo possa essere da dire nella mia posizione, ma in quell’occasione non abbi modo di provare quella sensazione e mentre tutti vivano sereni nella falsa consapevolezza che ogni pericolo fosse cessato io me ne stavo semplicemente in attesa: in attesa del suo ritorno per avere vendetta.
In tutti gli anni di solitudine il mio amore per lui si trasformò in un sentimento che mi consumava l’anima ogni momento di più e che mi fece comprendere quanto ancora fossi innamorata di Tom e quanto odio provassi per Voldemort; ero realmente convinta, infatti, che dovessi essere io ad eliminarlo, di essere l’unica capace di ucciderlo.
Così attesi, e per me un giorno, un mese, un anno o cento non fanno alcuna differenza: nulla sono a confronto dell’eternità. Me ne stetti dietro alle quinte fino all’ultimo istante: vidi annientare gli horcrux uno ad uno, vidi quel ragazzo maneggiare i doni della morte come fossero semplici accessori magici, vi uccidere mio padre e non mossi un dito ed aspettai. Aspettai fin quando il momento non fosse giunto, fin quando lui non sarebbe venuto da me..
Il vento le sfiorava il viso e faceva ondeggiare i suoi splendidi capelli biondi; appollaiata in quel modo, sulla tomba del padre, poteva sembrare una statua di marmo bianco: così perfetta, chiara, spenta, innaturale.
Aveva calcolato tutto, entro pochi attimi sarebbe stato lì: la cosa l’agitava, ma nessuno l’avrebbe mai detto.
Una folata di vento un po’ troppo impetuosa rispetto alle altre e lui era lì: fiero, letale, spietato, inumano ma.. sorpreso. Non si sarebbe mai aspettato di trovarla lì, ma Alice non riusciva a capire di che natura fosse quello stupore; se esso celava rabbia o qualcosa di assai diverso.
«Ciao Tom.» disse Alice con il tono più semplice ed inespressivo di cui fosse capace.
L’udire quella voce gli fece provare una sensazione strana, ma non nuova, un dolore al petto e una sorta di calore in prossimità del viso.
Qualcosa che aveva già provato ma non ricordava in quale occasione.
Non c’era tempo per i convenevoli: sguainarono le bacchette, scattarono in avanti e.. si baciarono.
Fu un bacio ossessivo, rude e aggressivo che parve durare un tempo infinito. Gli occhi dei due erano aperti e in quelli di lei si rifletteva l’immagine di un ragazzo, un giovane che sorrideva sfrontato, fragile ed innamorato.
I due corpi si accasciarono a terra senza mai smettere di baciarsi e si unirono in quel legame infrangibile e fatale.
Così fragile. Nemmeno sotto questa forma sono riuscita a resistergli. Io, io che volevo vendicarmi, ucciderlo, porre fine a tutto senza pietà sono caduta fra le sue braccia inerme e ho permesso a me stessa di far accadere ciò che quella notte avvenne.
Tom mi amava ancora, quella sera ne ebbi l’assoluta certezza, quando guardandolo vidi la stessa espressione giocosa che aveva un tempo, lo stesso innacquo e brillate mago, lo stesso Tom, il mio Tom. Mi ero unita a lui senza opporre resistenza e quella notte lasciò un segno dentro di me che mai potrò cancellare. Nella situazione in cui il mio corpo era ridotto mai avrei immaginato che avesse potuto donare vita a sua volta; ma quella notte ebbi la prova del contrario: la nostra unione aveva generato nuova vita.
Rimasi incinta; bastò quella semplice notte perché dentro di me si creasse nuova vita. Inizialmente ebbi la falsa illusione che dopotutto le cose potevano aggiustarsi, che ciò che Tom era divenuto potesse tornare indietro, come una tartaruga nel suo guscio, che si sarebbe fermato e che tutto sarebbe tornato come prima ma una volta che il Vaso di Pandora venne aperto non ci fu più modo di richiudere il male al suo interno, e così sarebbe stato con Tom ma di ciò non mi ero ancora resa conto. La mia mente era a tal punto annebbiata da non rendermi conto di quanto folle non fosse la mia teoria e non mi resi neppure conto fino all’ultimo che lui non sarebbe cambiato mai.
Così, con ancora mio figlio in grembo, dovetti fuggire dal castello quando la battaglia incominciò, pur di metterlo in salvo. Ero distrutta il mio progetto assurdo era andato in fumo e proprio nel momento peggiore accadde. Me ne resi conto nel momento esatto in cui avvenne, come se fosse successo a me, nel momento in cui lui perse la vita fu come se una parte di me e della mia anima si staccassero e morissero a loro volta. Ero a pezza, ma ciò che cresceva dentro di me era più importante, lui era diventato la mia ragione di vita.
Nacque, era un bambino stupendo, tanto simile al padre, lo chiami Corey. Era un bambino così bello, che cresceva in forze e felice chiedendomi continue notizie sul padre che cercai fino all’ultimo di tenere nascosto. Nel momento in cui iniziò a frequentare la scuola di magia di Hogwarts le domande iniziarono a farsi più frequenti finchè non fui costretta a dirgli la verità. Da quel momento tutto fu diverso, divenne sempre più simile al padre, si staccò da me finchè non arrivai a non riconoscerlo più.
Si mise in testa strane idee; iniziò a parlare come suo padre, a fare progetti, a insinuare che qualcuno avrebbe dovuto concludere la sua opera e fu così che avvenne ciò che temevo: iniziò a reclutare seguaci e a quel punto capì che era perso per sempre.
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Nel buio della mia stanza nel dormitorio maschile dei Serpeverde mi sentivo solo, incompreso, escluso. Erano passati quattro lunghissimi anni dalla volta in cui il Cappello Parlante aveva deciso di Smistarmi nella Casa dell’ambizioso Salazar Serpeverde, completando il mio processo di maturazione malvagia che già iniziava ad impadronirsi del mio corpo, lentamente. Acquistai nel corso degli anni una consapevolezza tutta mia, che non volevo condividere con nessuno. Una consapevolezza innata: un equilibrio tra corpo e mente surreale, che faceva di me un ragazzo inopportuno alla mia età, forse troppo maturo per trascorrere il tempo con i miei coetanei. Tuttavia non la presi male, non riuscii a vivere la mia pre-adolescenza in maniera frustrata, anzi, praticamente tutto il contrario. I primi quattro anni passati ad Hogwarts furono come fantasmi, come polvere che si disperde in un ambiente molto, troppo grande. Come il soffio di un vento di mezza estate che spazza via la sabbia rimanente sulle altalene dei parchi isolati. Un battito d’occhio. Puff, scomparirono, quando arrivò il quinto anno. L’inizio della fine. Della fine della mia persona, della decadenza di quello che forse ero riuscito a costruire e che io stesso sgretolai con le mie mani, ma di cui a giorno d’oggi, non mi pento. Io, Corey Percival Silente, figlio di Alice Silente e Tom Riddle, destinato a governare su tutto il mondo. Il prossimo Signore Oscuro.
Sì, il prossimo Signore Oscuro che cede alle richieste del corpo.
Che, come tutti gli esseri umani, sbaglia, ne paga le conseguenze. E, molto difficilmente, si affeziona a qualcuno…
Tag:
#Magia #Hogwarts #Voldemort #GdR #Harry Potter
GdrID: 2310
Data Pubblicazione: 30/04/2012
Ultimo Aggiornamento: 27/04/2018
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