
Il panorama del gioco di ruolo (GDR) ha vissuto, negli ultimi anni, una rinascita senza precedenti, trasformandosi da fenomeno di nicchia a pilastro della cultura pop globale. Questa evoluzione ha portato con sé nuove sfide non solo per i giocatori e i creatori, ma anche per chi si occupa di mediazione linguistica e localizzazione. Questo lavoro di tesi nasce dalla volontà di esplorare le complessità insite nella traduzione del GDR cartaceo, un ambito ibrido che vive all'intersezione tra narrativa di finzione, regolamenti tecnici e performance ludica. L'obiettivo centrale è analizzare come le scelte traduttive influenzino direttamente l'esperienza al tavolo, con un occhio di riguardo a due pilastri fondamentali della contemporaneità: la giocabilità e l’inclusività. L'analisi si articola attraverso tre direttrici principali: L'adattamento delle strategie: Partendo dalle metodologie consolidate nella localizzazione videoludica e dei giochi da tavolo, l'elaborato indaga come queste possano essere declinate nel GDR per preservare l'equilibrio tra fedeltà al testo e fluidità dell'azione di gioco. L'onomastica e l'identità: Attraverso l'esame delle traduzioni storiche di Dungeons & Dragons, si riflette sulla gestione dei nomi propri, elementi cruciali per il worldbuilding e l'immersione dei giocatori. Un linguaggio inclusivo: Una parte significativa della ricerca è dedicata alla resa dei personaggi non-binary e alla gestione del genere nel regolamento, proponendo soluzioni linguistiche che riflettano la natura accogliente e aperta del gioco di ruolo moderno. Il lavoro si conclude con una proposta di traduzione parziale del manuale Icewind Dale: Rime of the Frostmaiden. Questa sezione pratica non solo funge da banco di prova per le strategie discusse, ma offre esempi concreti su come affrontare la terminologia tecnica e le sfumature narrative in un ambiente di gioco estremo e suggestivo come quello della Valle del Vento Gelido. In definitiva, questa tesi vuole dimostrare che tradurre un gioco di ruolo non significa solo trasportare parole da una lingua all'altra, ma significa costruire ponti che permettano a chiunque, indipendentemente dalla lingua o dall'identità, di sedersi al tavolo e vivere la propria avventura.