Z-Day - il giorno dopo
Gioco Chiuso
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Nome Gioco: Z-Day - il giorno dopo
URL:
https://zdaygrv.blogfree.net
↗
Categoria: Live Larp Grv
Genere: Zombi
Stato: Chiuso
Facebook: Z-Day - il giorno dopo
Descrizione:
Nessuno sapeva com'era iniziata, ma era chiaro a tutti che si trattava dell'Apocalisse.
Forse non quella biblica fatta di fuoco e zolfo, ma era la fine del mondo così come lo conoscevamo.
La gente lo chiamava “il Giorno” e i sopravvissuti erano “quelli del Giorno Dopo”.
Che tutto stesse andando a puttane da tempo, era chiaro a chiunque da prima che i morti camminassero: non esisteva in tutto il mondo una sola persona tanto cogliona da non accorgersene.
Ma nessuno avrebbe mai potuto immaginare che sarebbe successo in questo modo.
Otto mesi fa, avrei riso in faccia a chi mi avesse propinato una simile stronzata.
Otto mesi fa avrei risposto che la Fine - probabilmente - sarebbe arrivata per una qualche guerra del cazzo.
O per una fottuta pandemia.
E a ben pensarci non era un'idea tanto stronza: c'era davvero una guerra in corso.
E c'era anche la pandemia.
La causa di entrambe però era solo una: le “Larve”.
Se qualcuno se lo stesse chiedendo: no, non sono insetti.
E' il nome con cui i media hanno chiamato i “ritornanti”, i morti viventi.
Facile, direte voi, vincere una guerra contro dei cadaveri ambulanti!
Per niente, ve lo assicuro.
Non si può vincere una guerra contro la morte, non c'è modo di riuscirci.
E' un fiume enorme che scorre - apparentemente placido - travolgendo ogni cosa lungo il suo cammino.
Un inarrestabile processo di morte e contagio.
Puoi sconfiggerne quanti desideri, basta distruggergli il cervello in qualunque modo la tua fantasia ti suggerisca di farlo.
Ma se ti ammazzano, sei “reclutato”: benvenuto nel putrescente esercito di Madama Morte!
Ipotesi ne ho sentite tante: alcune sensate, altre stronze come quelli che le hanno rigurgitate.
Arma batteriologica, virus, mutazione genetica, mucca pazza, ebola, tossine, scorie nucleari, impianti alieni, parassitismo, controllo delle masse, tecnologia rettiliana, punizione divina, apocalisse biblica, Maya_2012...
La verità è che nessuno degli stronzi che ho avuto il dubbio privilegio di conoscere ha mai capito cosa cazzo sia successo o come è iniziata e perchè.
Tutti eravamo d'accordo su una cosa, però: essere morsi significava “morte”.
Eravamo naufraghi dilettanti in un tempestosissimo mare di merda.
Non c'era nessun lieto fine, a questo giro, per il genere umano.
Soltanto fetore, sangue, urla, denti marci e morte.
Nella migliore delle ipotesi, intendo.
Ho visto morire molta gente: amici come pochi e coglioni che lo meritavano.
Le Larve sono possedute da un'inspiegabile “fame” senza fine, nonostante siano "morti" e spesso non abbiano più neanche lo stomaco per contenere ciò che ingurgitano.
Ma loro sembrano non preoccuparsi molto di questi dettagli.
Ho visto neonati strappati dalle culle, indifesi e contesi da molte mani adunche: bambole di carne.
Li ho visti spolpare come carnosi polli.
Ho visto gli eserciti dell'uomo combattere fieramente, prima, e disperatamente, poi.
Li ho visti spezzarsi e cadere sotto il peso di un nemico troppo numeroso.
Ho visto le grandi città crollare sotto i flutti della putrescenza.
Le ho viste svuotarsi della “brava gente” e riempirsi di elementi che esiterei a definire “umani”.
Questa gente, priva di scrupoli, “convive” ormai con gli zombie, condividendone le risorse sul territorio.
Entrambe le "specie" ingoiano ogni stilla di vita, ogni libbra di carne, ogni metro di viscere sul proprio cammino.
E' davvero difficile riuscire a distinguere tra gli uni e gli altri.
Ho visto sorgere nuove comunità nel nome della reciprocità e del bene comune.
Ho visto costruire cittadelle autosufficienti, nate sotto la spinta propulsiva dei migliori intenti.
E troppo spesso le ho viste annegare nel loro stesso sangue.
Più spesso di quanto si possa immaginare.
E quando questo accadeva, era sempre colpa dell'uomo.
Che fosse per saziare tutti i propri più bassi appetiti o prestare ascolto ai più bestiali istinti, non cambiava poi molto.
Non fraintendetemi: le Larve davano il loro gran bell'aiuto.
Senza sosta.
Ma c'è sempre qualche stronzo pronto a semplificargli la vita, se così si può dire...
Questo “uomo nuovo” distrugge tutto ciò che un tempo era considerato puro, sacrificandolo sull'altare della sua brama senza fine e della sua voluttà senza fondo.
Questo tipo di “uomo nuovo” ha smesso di essere “umano” ed ha ucciso dentro sé tutto ciò che poteva esserlo.
L'essere umano, molto semplicemente, non esiste più.
Potreste obiettare che probabilmente non è mai esistito: chi sono io, per darvi torto?
L'altruismo, il sacrificio, l'aiuto disinteressato, la condivisione in ogni sua forma: adesso sono solo parole vuote.
Prive di significato. Gusci. Tutt'al più maschere per lupi e merce per mercanti.
Il tessuto sociale è così profondamente lacerato che molti davvero non sanno più dire se sia meglio vivere in comunità o correre incontro alle Larve per farsi sbranare e perdersi nell'oblio.
Io so solo che - per me e le mie bambine - stare in una “cittadella” è stata una scelta “obbligata”.
L'unica possibile: chiamiamola “questione di compromessi”.
Ho fatto tutto ciò che ho potuto per essere utile alla gente, alla “società”.
Non ho mai pestato i piedi a nessuno per non farmi dei nemici.
Forse giusto un paio di volte. Ma - in entrambi i casi - ho sempre sistemato le cose per evitarne le conseguenze.
Ho imparato a fare cose di cui non mi credevo capace, cose che neanche immaginavo si potessero fare: uccidere è semplice, invece.
Ho fatto di tutto per essere utile a quante più persone possibile: se servi a qualcuno o a qualcosa, forse non morirai oggi.
Ho fatto ogni cosa, morale e immorale, per me e le mie piccole.
Per proteggerle e salvarle, per garantirgli una “vita” e un futuro.
Ma non è servito a niente, non ha funzionato.
“Salvezza” è solo il nuovo sinonimo di “cazzone, smetti di sognare e apri gli occhi”!
Questa è la fine per tutti, nessuno escluso.
Questa è la fine di tutto, senza vie d'uscita.
Non arriva nessuna Cavalleria e nessun eroe salverà il culo a nessuno.
Niente di ciò che sta accadendo può essere impedito e nulla può essere fatto per tornare indietro a un tempo migliore.
Otto mesi fa avevo un cazzo di lavoro rispettabile, un fottuto stipendio “medio” e una manciata di “sogni”.
Otto mesi fa credevo che ogni cosa dipendesse sempre da noi, che fossimo i fabbri del nostro destino, che per realizzare qualcosa fossero sufficienti forza, dedizione e perseveranza.
Otto mesi fa credevo che l'onestà fosse un valore.
Stronzate. Tutte puttanate.
E la dimostrazione è questa, qui, sotto gli occhi di tutti.
Il mondo è imperfetto e c'è sempre qualcuno che non se ne fa un cazzo di questo mucchio di stronzate.
Ed è così che tutto va a puttane.
Può essere a causa di un morso.
O per una ferita fortuita. Un piccolo graffio.
Una piccola dimenticanza in un giorno di stanchezza.
O la distrazione di un singolo istante mentre si ripensa nostalgicamente al passato e a ciò che si è perso.
Può trattarsi dell'invidia del tuo vicino: il suo desiderio di possedere qualcosa di più, o semplicemente qualcosa che ancora non ha.
E' sufficiente un attimo. Un solo fottutissimo attimo.
Basta dare ascolto alla voce dei propri “demoni” e tutto va in frantumi.
La cittadella in cui vivo è appena caduta.
Nessuna invasione esterna. Nessun crollo delle difese.
Semplicemente, è stata invasa dall'interno. Si è “auto-infettata” in qualche modo.
Qualche stronzo ha svolto egregiamente la propria professione di “stronzo” e dev'essersi distratto mentre pensava a come fottere il prossimo.
E così è rimasto fottuto.
Ed ha fottuto tutti, nessuno escluso.
Le mie bambine: le vedo.
Sono lì e stanno morendo sotto i miei occhi.
Ed io non posso farci nulla.
Hanno paura.
No, terrore.
Piangono, tremano, sbavano come in preda alle convulsioni.
E gridano.
Gridano di dolore.
I morti le stanno divorando.
Sotto i miei occhi.
Ed io non posso farci nulla.
Perchè?
Si dimenano in preda agli spasmi dell'orrore che le ingoia a grandi bocconi.
Le Larve, in preda alla frenesia, strappano avidamente la carne dai loro visi d'angelo, sfilacciandome le fibre muscolari.
Spolpano minuziosamente sino all'ultimo pezzetto di carne dalle loro gambine rotonde e dalle manine paffute.
Le stesse mani che - fino a dieci minuti fa - si abbandonavano fiduciosamente al calore delle mie, con un incrollabile senso di tranquillità e protezione.
Ma tutto crolla.
Tutto finisce.
Perchè?
Il tempo sembra dilatarsi sempre più, a dismisura.
Sino a fermarsi.
Le piccole mi fissano.
Non distolgono mai lo sguardo, neanche per un istante.
E non smettono di urlare sino alla fine.
Sembra il lamento stonato di un gatto scuoiato vivo da una lama senza filo.
Urlano ancora un'ultima volta.
E poi muoiono.
Ed io sono ancora lì.
Fermo, paralizzato, terrorizzato, atterrito, nauseato, devastato nel profondo.
Attraversato da un dolore incontenibile.
Non riesco a far nulla.
A parte guardare.
E inorridire.
Perchè?
Lo comprendo solo adesso, all'improvviso: a volte, la risposta può essere davvero disarmante.
Sono a terra e - a giudicare dalle mie condizioni - lo sono sempre stato.
L'orda è su di me e tutt'intorno a me.
Stanno dando una festa nel mio stomaco, e sembra si stiano divertendo un mondo.
Non riesco a sentire alcun dolore. Non fisicamente, intendo.
Piango per le mie bambine: non riesco a distogliere lo sguardo da ciò che resta delle mie piccole.
Penso alla loro mamma e alla promessa che non sono stato capace di mantenere.
Lei è morta per farci sopravvivere.
Ed io ho fallito.
E' tutto inutile.
Tutto.
Intorno a me sento molti spari e grida di dolore.
Lo scoppio di qualcosa di grosso e rumoroso.
Forse un'auto.
Il panico dilaga come un incendio in estate.
E' il caos ovunque, ed ha uno strano sapore: sa di ruggine amara.
Ho visto cadere la cittadella, ho visto finire le nostre vite.
Ricordo le Larve e il loro fetore, il desiderio di morire in fretta e la speranza di non tornare.
La vista sfocata e i rumori attutiti. Il dolore nel cuore affievolirsi e l'oblio approssimarsi.
Eppure, so che non durerà.
Tornerò e sarò uno di loro: sarò un morto che cammina.
Otto mesi fa avevo una vita “normale”, ed ora sono stato “reclutato”.
E' tutto buio.
Improvvisamente mi scopro a perdermi in un ultimo assurdo pensiero: essere ancora uniti, nella morte. Essere nuovamente una “famiglia”.
E' proprio un pensiero del cazzo, per essere l'ultimo della mia vita.
Ma del resto, nessuno saprà mai cosa ho pensato.
Né che sono vissuto.
Ma va bene.
Va bene così.
Davvero.
E forse è anche meglio.
Sia quel che sia.
Nonostante tutto...auguro...a chiunque si trovi là fuori...a chiunque sia ancora vivo...che possa essere...più fortunato...di me...
GdrID: 2833
Data Pubblicazione: 30/08/2012
Ultimo Aggiornamento: 19/07/2024
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