Game of Thrones Gdr - who will sit on the iron throne?
Gioco Chiuso
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Nome Gioco: Game of Thrones Gdr - who will sit on the iron throne?
URL:
https://gdr-got.forumcommunity.net
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Categoria: Play by Forum
Genere: Game of Thrones
Stato: Chiuso
Email:
mostra
Facebook: Game of Thrones Gdr - who will sit on the iron throne?
Versione Mobile: Sì
Pensieri in azione: Permesso
Sistema di Turnazione: Regolamentato solo in quest
Doppi Personaggi: Sì, più di uno a Giocatore
Gioco Violento: Permesso con limitazioni
Gioco Erotico: Permesso con limitazioni
Player Vs Player: Sì ma con limitazioni
Backchatting: Permesso
Gestori Giocanti: Sì
Personaggi Bambini: Sì ma con limitazioni
Estensione Mondo: Intero Mondo
Browser Consigliato: Chrome
Descrizione:
Dal ventre della Leonessa, non era nata soltanto una bambina. La paranoia invece era sorta tra quei lombi incestuosi, crescendo dirompente nell'animo della fiera esiliata Cersei: spodestata dal suo più giovane erede, obbligata a Castel Granito dopo un'intera vita nelle stanze di Approdo del Re.
Poteva percepirlo come uno smacco, una macchinazione attuata dalle fiorite mani della nuova Regina della capitale. Non l'avrebbe mai considerata tale, piccola ed ignobile arrivista.
Cersei, degna figlia di suo padre, nei propri sproloqui di onnipotenza considerava se stessa come la migliore condottiera, la più arguta diplomatica, della scaltrezza si bagnava il capo e vantandosene perseverava nell'infliggere la sua stessa mente con le più coraggiose delle idee: avrebbe dimostrato che era lei l'erede di Tywin, non Jaime e la sua cappa bianca, non la sua mano del Re appuntata sul petto. Non Tyrion, quel dannato nano deforme assassino di consanguinei. Nessuno dei suoi fratelli, solo lei.
Nel suo corpo viveva quello del padre. Nella sua mente, quella di lui.
Ne era ormai certa.
Le notti insonni si susseguivano blindate nelle stanze private, tra incartamenti vino e sogghigni.
Così decise, feroce ed affilata, e non volle sentire ragioni: impettita ed inflessibile, studiò la propria strategia in sordina ed adoperando soltanto fidati soldati. Molti in abiti comuni partirono per le Terre dei Fiumi, ed in tempi non sospetti vi presero dimora: si finsero contadini, fabbri, falegnami in cerca di fortuna. Attesero silenziosi il giorno designato, lucidando la propria armatura nottetempo, e giunse poi la guerra sul suo cavallo rosso fuoco.
Ma le mire della Regina reggente puntavano più ad est, laddove ben pochi riuscivano a sfondare le difese di roccia e le irte montagne: loro, era convinta la leonessa, ci sarebbero riusciti e tutti avrebbero nuovamente temuto il ruggito dell'oro dell'Ovest.
Per ottenere la Valle di quegli stupidi Arryn impiccioni, avrebbe creato un passaggio nelle terre dei Fiumi. Li avrebbe sterminati tutti, quei mangiarane, ed avrebbe ottenuto le più alte cime delle terre ad est.
Impegnato il grosso dei soldati della Corona, rimpinguati con molti combattenti del casato, il fratello gemello ed unico amante era partito alla volta delle Terre della Tempesta e lei, affatto impietosita, decretò fosse quello il momento di agire: diecimila uomini in armatura si levarono dal Castel Granito nottetempo, giungendo ai confini non più tardi dell'alba del giorno successivo, per unirsi ad altrettanti sparsi per quella che sarebbe divenuta presto la via d'accesso per la Valle.
Un corridoio da ovest ad est, spaccò le terre già gravemente provate dalle battaglie di un giovane lupo risorto dalle Forche.
Molti persero e sacrificarono la propria vita, prima che la notizia raggiungesse le Torri Gemelle e Delta delle Acque. Pinkmaiden fu data alle fiamme e della fortezza non vi rimase che roccia imbrunita e cadaveri dei Lord e del popolo.
Gli stendardi oro e porpora cominciarono a garrire sulle torri bruciate di Harrenhal ma ben poco poterono fare al confine con la Valle di Arryn: l'inverno glaciale aveva sì ceduto il proprio posto ad una incerta primavera, eppure la neve lambiva le rocce ed infangava le vie.
L'esercito Lannister non si avvicinò neppure ai confini con le Terre del Re, osservando da lontano Maidenpool e le foreste del giovane sovrano.
Non avevano tuttavia fatto i conti con quella popolazione di boscaioli, falegnami, pescatori e navigatori di fiumi: non avevano fatto i conti con le alleanze, e con le colline cave che nascondevano una focosa resistenza.
Più e più volte gli accampamenti vennero dati alle fiamme, le riserve di cibo razziate ed i cavalli liberati: spesso v'era il nome di Lewys Piper a sancire quelle azioni sconsiderate.
Delta delle Acque pretese l'aiuto promesso dal Nord suo consanguineo, ed il Nord rispose adirato e furibondo per quel sangue versato. Persino la Regina seguì il consorte ai confini del regno, presidiando gli avamposti con sguardo glaciale: la si poteva vedere col capo puntato ad ovest, laddove leghe e leghe più a sud il suo seggio ancora bruciava.
Sulle prime gli eserciti del nord e delle terre dei fiumi non poterono niente contro quell'orda di cappe vermiglie, e fu così che tra i due ribelli la situazione si fece tesa: gli uni chiedevano l'avvento dei draghi, gli altri negavano quella possibilità. Fu vicina l'ombra di una guerra nella guerra, tra lupi e signori dei fiumi, ipotesi che venne sventata soltanto con l'avvento di combattenti senza armatura ne vessilli, rimasti lungamente nascosti e disgregati ed ancora una volta riuniti.
In fine giunsero i draghi ad epurare l'ultima resistenza leonina annidata tra i morti inflitti dal nord e dai fiumi. Non quelli di Valyria tuttavia, bensì quelli di Daenerys Targaryen.
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Fu sulle ali vermiglie del suo drago prediletto, che la Regina giunse a Roccia del Drago scoprendola fredda, umida, inospitale: ben distante dalle torri rosse che le avevano promesso per una vita. Ben distante dalle bandiere intessute per festeggiare il suo ritorno.
Fu con il fuoco che piegarono il ferro: delle monete, delle spade, delle Isole.
Daenerys si limitò a trascinare i consanguinei uno davanti all'altro, osservandoli darsi battaglia dall'alto: i presenti giurarono di vederla sorridere acremente, mentre lo scontro si estingueva sotto al suo sguardo.
Euron Greyjoy, pretendente del titolo di Re del Mare, ed Asha Greyjoy, colei che quel titolo lo portava per acclamazione, dovettero sguainare le spade ed affilare le unghie. Non vi furono sconti e sangue imparentato bagnò le loro lame ed i loro volti. Infine l'una morì, non prima di aver ferito mortalmente l'altro.
L'astio si spense come la vita nei loro occhi e, tempo dopo, fu Theon Greyjoy a raccoglierne l'eredità per soccombere assassinato dall'implacabile inverno.
Ad ogni luna sorta tuttavia qualcosa pareva rompersi nell'animo della pallida Regina, che diveniva via via più cupa, silenziosa ed intransigente: sembrava dominata dallo spirito di quegli antenati folli, completamente erosi dalla pazzia. Si guardava le spalle con il vezzo delle bestie selvatiche, sussurrava a mezza bocca progetti irrealizzabili, si muoveva nervosamente e giurava che anime arrabbiate le facessero visita nella solitudine delle sue stanze.
Molti lo notarono, nessuno lo disse.
Rhaenys Targaryen ebbe tuttavia il sentore di un futuro oscuro, cupo e terrificante. Da giurare fedeltà alla propria consanguinea, ella divenne madre di una sordida congiura: Daenerys Targaryen sarebbe morta, ella decise, al suo posto incoronato l'amato fratello Aegon dalla mente lucida e non ottenebrata da un potere tanto lungamente desiderato. Condivise quel turpe pensiero coi suoi più fidati alleati, Quentyn ed Arianne Martell quando ebbero sentore di ciò che sarebbe accaduto al loro principato, l'Altopiano che sarebbe divenuto pascolo per draghi e barbari, le serpi delle sabbie ed alcuni altri di cui aveva piena fiducia. Non una parola trapelò, non una stilla di veleno cadde dalle loro mani assassine.
Eserciti immensi avrebbero marciato per opprimere la sua egemonia, qualora non fosse caduta con la congiura ordita.
Daenerys nata dalla tempesta giunse su quelle terre di cui pretendeva il trono cavalcando Drogon. Era un giorno apparentemente uguale a molti altri: il vento freddo spirava da nord e molti battevano i denti lungo le vie sconnesse dell'antica città, distratti dalla propria vita di stenti.
Diverso era stato per chi avrebbe assediato: giorni di preparativi, notti insonni e trappole ordite per porre fine ad un governo che avrebbe somigliato a quello del Re Folle.
Daenerys la distruttrice di catene giunse sulla città facendo fuoco, volando bassa sopra i tetti delle modeste dimore arroccate sulle colline.
Approdo del Re bruciava e strideva, la Fortezza Rossa resa incandescente dalle fiamme che avrebbero nuovamente animato la fossa dei draghi. Sopra di esso, la follia su due ali osservava dabbasso tra le spire di un fumo nero e carnale.
Fu una alabarda dorata, freccia lunga come due braccia degli uomini e larga quanto un polso sottile, dagli alamari leonini quella che venne scoccata da una delle irte torri della fortezza del Re.
Un uomo dal lungo mantello nero fu l'incaricato di centrare il mostro alato, e tanto fece che ci riuscì: lo trafisse al capo, tra gli occhi da serpente. Drogon cadde con un tonfo sordo, caracollando tra i tetti della Collina di Visenya.
Il corpo della pallida Regina venne rinvenuto giorni più tardi, e di quella regalità non possedeva più niente.
Con il suo, molti altri corpi vennero arsi: quelli del giovane Tommen, della moglie Margaery, ed ancora ancelle e soldati, cappe bianche e giovani lord. Tutti periti tra le fiamme che, come una cappa nera, avvolsero per giorni e giorni Approdo del Re.
Molteplici furono le supposizioni intorno alla morte di quell'eterea figura apparentemente intoccabile: ogni dettaglio riportava ai Lannister, ad una vendetta di quella Regina Madre che sembrava aver ormai perduto il lume della ragione, ma non tutti ci credettero. Il Folletto per primo, che scrutò con piglio dubbioso ciò che rimaneva di quel corpo. Incolparono Dorne, parlarono di veleno, ma non se ne ebbero mai le prove e tutto si spense in uno sbuffo di cenere. Persino Rhaenys venne guardata con sospetto, a ragione, e con lei il fratello minore.
Ma egli era per il popolo un animo pulito, non era colui il quale aveva cavalcato tra le fiamme per uccidere vecchi e bambini.
Aegon Targaryen, sesto nel suo nome, venne incoronato poco tempo dopo: correva l'anno trecentodieci dalla conquista e con lui cominciò la costruzione di ciò che era stato distrutto. Dimore, alleanze, pace.
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Intanto, nell'Ovest, i timori di colei che era stata la Regina Madre si rivelarono essere fondati. Cersei, costretta ad un esilio in cui sentiva di essere sempre più prigioniera delle ombre della propria mente e sempre più consapevole che, così lontano dalla sede del potere ben poco orecchio avrebbe prestato il più giovane dei figli maschi, non poté fare altro che osservare come ai corvi oscuri che recavano notizie, nel cielo di Westeros si sostituisse l'oscuro baluginare delle scaglie di drago ed altro che fuoco si alzasse dalle torri della Capitale.
Sapeva, Cersei, che chiunque avesse seduto sul Trono di Spade, una volta che i fuochi degli incendi e dell'alito di draghi fossero stati sedati e le ceneri posate su quel nuovo mondo, non avrebbe avuto alcuna pietà di lei e di coloro che portavano il suo nome. Tutto ciò in cui ella poteva sperare, in vero, era che ancora qualcosa di umano fosse rimasto nell'animo del minore dei suoi fratelli e che egli riuscisse a convincere il nuovo regnante che alcuna colpa di ciò che era accaduto ricadde sulla piccola Joanna, l'ultimo spiraglio di innocenza che, ancora, alla Luce dell'Ovest restava.
E così, quand'anche, infine, la notizia della morte di Tommen e della sua giovane sposa Tyrell raggiunse la Lady di Castel Granito per mezzo delle parole pronunciate dal di lei amato fratello, non vi era alcuna speranza che anche su di lei la furia dei Targaryen non si sarebbe infine rivolta. E per quanto il suo animo fosse eroso dalla paranoia e dal terrore di abbandonare quel mondo, forse temendo il giudizio di Dei nei confronti dei quali mai ella si era chinata, Cersei chiese all'uomo che amava di porre fine alla sua vita, avverando così la profezia che da numerosi decenni ormai la terrorizzava. Per mano del valonqar, infine, Cersei Lannister perì, dopo aver affidato alla figlia disconosciuta la vita della sua ultimo genita.
Jaime non attese che altri potessero chiamarlo Sterminatore di Re e Sterminatore di Consanguinei, e sul cadavere ancora caldo dell'amata sorella pose anch'egli fine alla propria vita, uccidendosi con la propria spada, ancora bagnata del sangue di Cersei. E così, come in quel mondo, reggendosi l'una all'altro, i gemelli Lannister avevano mosso i primi passi e come mai, nonostante tutto, il loro amore fosse stato meno intenso, allo stesso modo, infine, insieme, lo lasciarono.
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Un nuovo sovrano sedeva sul Trono di Spade e fu in esso che il Nord vide finalmente l'opportunità per esser ascoltato, possibilità che i Rampanti Leoni prima e la Pallida Regina straniera dopo gli avevano negato in precedenza, tutti troppo concentrati su minacce che essi credevano più vicine ed imminenti. Invero essi erano stati sordi ai moniti che il Re del Nord fece loro e a lungo Robb Stark fu deriso poiché nessuno nelle Terre Verdi credeva alle antiche leggende che narravano di mostri spettrali e freddi come il ghiaccio che silenziosi si celavano all'ombra dell'alta Barriera.
Robb Stark e Jon Direstark però avevano incrociato i loro cinerei occhi con quelli blu ghiaccio degli Estranei, avevano combattuto contro il loro esercito di non-morti ed erano consapevoli che il Nord non avrebbe potuto difendere da solo i Sette Regni da quella terribile minaccia: se la Barriera avesse ceduto, tutto il Westeros sarebbe stato condannato.
Giunse nel frattempo il trecentoquindicesimo anno dalla conquista, e fu forse anche grazie ad Abyss Targaryen, moglie di Re Aegon e gemella di Jon, che infine un aiuto al Nord venne: uomini da ogni parte dei Sette Regni, dotati di armi di vetro di drago, vennero mandati fino alla sperduta Barriera ed anche oltre, persino i draghi vennero chiamati a raccolta poiché il fuoco era la più grande speranza per vincere il ghiaccio.
La più imponente armata che i Sette Regni avessero mai visto dai tempi di Aegon I attraversò dunque i confini dei Sette Regni e si addentrò nelle Terre Selvagge e ben presto incontrò il suo nemico.
Molti soldati che fino a quel momento avevano creduto d'esser giunti fin lassù per nient'altro che una scampagnata si ricredettero assai velocemente e di fronte all'esercito di non-morti abbandonarono le armi e fuggirono lontani ma altrettanti con coraggio rimasero e la battaglia ebbe inizio e fu tremenda.
Vivi e Morti si scontrarono con ferocia, i primi per proteggere il loro mondo, gli altri guidati da una rabbia che inverno non apparteneva loro ma a coloro che li controllavano. Fu Jon Direstark il primo a capire che i non-morti erano comandati da un Estraneo e che, ucciso costui, i morti sarebbero tornati ad esser tali. Capito ciò fu facile metter fine alla battaglia ma le perdite per l'esercito di Westeros furono ingenti e molto meno della metà furono gli uomini che tornarono dalle loro famiglie; persino Robb Stark perì in quella terribile battaglia e tutto il Nord pianse a lungo la scomparsa del suo Re mentre le redini del Regno furono affidate alla Regina Electra in attesa che il suo primogenito fosse pronto a prendere il posto di suo padre.
Tutti pensarono di aver vinto la guerra agli Estranei quanto invero quella fu solo la prima battaglia di uno scontro che attendeva silenzioso di riprendere.
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All’alba dell’anno 325 dalla Conquista di Aegon, la primavera fece capolino tra le rimembranze delle nevi che avevano imbiancato tutti e sette i Regni. Gioia e giubilo scossero i cuori di tutti quanti gli abitanti, dal più ricco al meno abbiente, dal più nobile al più infimo: lasciate che il sole venga, e si porti via il freddo e l’orrore che la Lunga Notte portò con sé.
Molti se ne sono andati, agli albori di quel nuovo anno, chi con più violenza e chi dolcemente, esalando il proprio ultimo respiro nel il dolce abbraccio del proprio letto. Lacrime ancora scuotono i cuori di vedove ed orfani, e l’odore dei cadaveri arsi ritorna con agilità nelle menti di chiunque pensi alla guerra – quella terribile, quella combattuta contro la morte stessa. Tuttavia, la sola cosa che poteva importare, ora, era l’esser sopravvissuti e l’esser ancora tra i vivi.
La pace regnava, sotto la saggia ed abile guida di Aegon VI, forse non il Principe che Fu Promesso, ma qualcosa che assai vi si avvicinava. Clemenza fu mostrata per i Baratheon che furono causa di ogni male dei Targaryen nuovamente al trono, ed Edric, il bastardo di Robert, regna ora sulle Terre della Tempesta.
Arianne Martell è tutt’oggi la luminosa principessa di Lancia del Sole e le Isole di Ferro ancora alzano le loro sanguinose bandiere, inneggiando al nome del loro nuovo sovrano, Robin Greyjoy. Il Nord e l’Altopiano sono stati entrambi scossi da tremende perdite: Robb Stark da un lato, Willas Tyrell dall’altro; eppure, da ambo le parti, l’equilibrio è stato ritrovato e la gente prospera ed aumenta come i primi frutti che fanno capolino tra i rami degli alberi.
Oltre il Mare Stretto, niente più pretendenti regine e grandi conquiste: la Nuova Valyria, finalmente, non era più segreto per nessuno, bensì realtà vera e propria. E là, l’amore leggendario di Rhaegar e Lyanna ancora ardeva, con la stessa intensità del primo giorno.
La pace era tutto ciò che poteva esser bramato. Eppure, mentre il cielo si schiariva sempre di più a mostrare il suo brillante azzurro primaverile, gli Dei Antichi e Nuovi avevano ben altro in mente per i Sette Regni.
Tag:
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GdrID: 6730
Data Pubblicazione: 05/10/2015
Ultimo Aggiornamento: 22/08/2022
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