Imperio Mortis - Salem Resurrectio Gdr
Gioco Chiuso
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Nome Gioco: Imperio Mortis - Salem Resurrectio Gdr
URL:
https://salemgdr.forumfree.it
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Categoria: Play by Forum
Genere: Urban Fantasy
Stato: Chiuso
Descrizione:
Salem, lontano 1685.
Penelope e Persefone, incarnanti in loro bellezze oltre l'immaginario, erano due tra le donne più ambite all'interno della comunità pseudo-medievale avente il nome di Salem. Penelope, incarnava in sé le bellezze del padre: capelli setosi, ondulati a mo di boccoli, biondi come il grano, pelle diafana e labbra prive di colorito; gote con un rosa appena accennato, zigomi un po' nascosti da un peso forma perfetto. Persefone, al contrario, sembrava la fotocopia della madre: capelli corvini lunghi e liscissimi, un po' crespi, viso pallido, pelle di porcellana - fredda, quasi fastidiosa al tatto; viso severo, lineamenti perfetti, probabilmente dati i chili in difetto che portava addosso.
In comune avevano due caratteristiche: gli occhi cerulei, cristallini, incastonati al pari di zaffiri e la magia che scorreva nelle loro vene. Non per altro erano gemelle.
Purezza contrapposta a oscura bellezza, l'una l'opposto dell'altra, l'una lo specchio dell'altra. Le sorelle Williamson sembravano due dee: Penelope era paragonabile ad Afrodite, mentre Persefone somigliava alla tenebrosa e peccaminosa Ecate. Fu una delle due a dare inizio alla stirpe delle streghe maledette, oscure, aventi in seno il sangue di satana: molti credettero fosse stata Persefone a mischiare il proprio sangue a quello del demonio, lei che tanto oscura sembrava, che nel cuore dolore portava, avente i lineamenti così austeri da far rabbrividire lo stesso padre.
Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che la sorella angelica fu la stessa a macchiarsi l'anima, danzando sotto una pioggia di pece nera e sangue infernale con il Demonio.
Tic-Tac-Tic-Tac. Il pendolo di casa Williamson ticchettava con leggiadria, semiarco dopo semiarco, continuando la sua corsa inesorabile ed infinita.
Tic-Tac. Un vento gelido percorse completamente il corpo di Persefone.
Tic-Tic-Tuc. Il ticchettio, divenuto più duro e severo, parve disturbare il sonno della ragazza.
Il pendolo rintoccò, severo, le due di notte, lasciando che la ragazza si svegliasse, probabilmente salvandola, o forse avvisandola, richiamandola comunque alla vita, risvegliandola dalla fase onirica nella quale si trovava. Si passò una mano sull'avambraccio, nel quale intravide una leggera riga rosea, un po' dolorante: si voltò, cercando la sorella con lo sguardo, la quale però mancava all'appello. Letto disfatto, camera completamente in disordine e finestra aperta.
Persefone si alzò, velocemente, indossando sulla biancheria d'intimo pizzo biancastro un mantello nero. Mancavano i suoi scarponi, i quali erano stati presi quasi sicuramente dalla sorella, che aveva deciso di non acquistarli in quanto credeva che tali indumenti fossero per i braccianti e i carcerati.
La ragazza uscì, inoltrandosi nella notte, nell'oscurità che tanto la rappresentava, della quale lei però era terrorizzata fino al midollo. Rabbrividiva al pensiero di uscire a tarda ora, ma avrebbe fatto questo ed altro per la sorella che tanto amava.
I passi divennero solci, i solchi divennero falcate, lasciando che la ragazza iniziasse a correre verso il flebile fuoco che s'intravedeva tra i rami secchi e fitti tra loro, quasi a proteggersi da qualcosa che lentamente, loro, terrorizzava.
Sentì risa, gemiti, lamenti, ma fu costretta a fermare la propria marcia nel preciso istante in cui fu bagnata da qualcosa: alzò lo sguardo, osservando una nuvola bluastra volta a far scendere su di lei pece nera mischiata ad un liquido denso e rossastro: sangue.
Si fermò, poggiandosi ad un albero, stando attenta ad osservare ciò che dinanzi a lei s'apprestava a realizzarsi.
Penelope, distesa su un albero, priva d'alcun indumento, avente un essere completamente nero, senza volto, su di lei. Tagli su tutto il corpo della ragazza: il sangue di quest'ultima sgorgava ormai lentamente, tanto che pareva essere stato ormai completamente raccolto da una fossa scavata a pochi centimetri di distanza.
La ragazza fu presa dall'essere e lasciata affondare all'interno d'una vasca in legno, piena di sangue: s'avvertiva dall'odore e si vedeva a distanza. Lasciata lì, completamente dissanguata, s'apprestò ad affondarvi dentro. Fu a quel punto che Persefone s'apprestò a mostrarsi.
Voi, quale danno avete recato a mia sorella? Esordì sprezzante la ragazza, rivolta verso l'essere. Fece un flebile gesto con la mano, volto a radere al suolo completamente tre quarti degli alberi attorno l'essere.
L'essere si voltò e con fare violento e di scherno, si rivolse alla ragazza. Piuttosto voi, quale danno avete recato alla mia ancella, Persefone.
Lanciò un un coltello alla ragazza, che fu abilmente sfiorato dalla stessa, preveggenza, esordì, lasciando poi che un albero provasse a travolgerla; ma fu vano, perché lei lo fece scomparire, telecinesi. Con un gesto secco dell'indice da parte della creatura, il ventre della ragazza fu squarciato in due: questa, pur urlando disperatamente, passandovi una mano sopra riuscì a rimarginare la ferita, capacità di curare, disse l'essere.
Un lupo apparve dal nulla, e si fermò dinanzi la strega: con un semplice battito di ciglia da parte della stessa, l'animale si suicidò dinanzi agli occhi dei presenti, controllo mentale.
Fu a quel punto che Persefone iniziò a comprendere che vi fosse qualcosa di diverso in lei: aveva sempre avuti tre poteri, da quando il quarto? L'essere l'afferrò per il collo, lasciando però che quest'ultima lo ustionasse semplicemente al tatto, lasciando che l'arto di questi prendesse fuoco, pyrocinesi.
Persefone rabbrividì, osservando il corpo della sorella privo di vita, con accanto quello dell'essere teletrasportatovisi accanto.
Come poteva lei sopravvivere accanto l'arcana ed oscura bellezza della suprema della sua stessa generazione, Persefone? Mi sono chiesto per anni come abbia fatto tu a non lasciarti sottomettere dalla pura bellezza della tua gemella, ma poi ho capito chi tra le due nascondesse il vero dono dentro di sé. Persefone si avvicinò alla sorella, tremante, poggiandole una mano sulla fronte ormai fredda. Hai infiniti poteri dentro di te essendo una suprema: dimostra di averli richiamando tua sorella alla vita. La ragazza, terrorizzata, fece per portarle una mano sulle labbra, ma fu fermata dall'essere. Con lei sorgerà una stirpe di streghe maledette, avente il sangue dannato: sei consapevole di ciò che stai richiamando alla vita?
Persefone, la donna più tenebrosa di Salem, poggiò una mano sul collo dell'essere, lasciando che questi scomparisse dinanzi ai propri occhi. Poi, in un secondo momento, diede un bacio sulle labbra della sorella, sussurrando con flebile tono di voce, Imperio Mortis.
Cosa aveva in comune Artemide Williamson con le sopracitate Penelope e Persefone? Nulla, se non il cognome, il padre e l'articolato quanto nobile nome tratto dalla mitologia Greca. A differenza delle ventiduenne streghe-sorellastre, Artemide, ancora diciottenne, non dimostrò alcuna propensione verso la magia: probabilmente perché la madre naturale di questa non era altro che una comune mortale. Il padre era un mago sì, ma è risaputo, scritto e risuonato in novelle e canzonette che il simile scioglie il simile.
E' giusto però fare una digressione, un passo indietro, spiegando le motivazioni che spinsero questa ragazza a divenire una strega ed iniziare il culto nei confronti delle divinità pagane. Penelope, la sorella che andò incontro al peccato, alla stregoneria propriamente definita, quella oscura, fu l'unico membro della famiglia a coccolare la sorellastra, a prescindere dalle attitudini magiche da questa dimostrate.
Ed infondo non è che un dato oggettivo, affatto un paradosso. Perché nonostante Persefone si scoprì Suprema della propria generazione, continuando ad utilizzare magie potentissime, non perse la severità visibile anche dai lineamenti accattivanti e selvaggi: aveva mantenuta una flebile luce dentro di sé, ma considerava le streghe come una razza pura.
E avrebbe continuato a farlo sino all'ultimo dei propri giorni.
Penelope, al contrario, comprendeva perfettamente cosa significasse esser un passo indietro ad un proprio caro. E, in questo caso specifico, dietro a Persefone.
Fu il primo vero scontro tra Persefone e Penelope, quello che accadde la notte in cui Artemide abbracciò le divinità pagane. Perché fu la stessa sorellastra bionda, la Dea della Morte scesa in terra, a consultare manoscritti, divinità e streghe del vecchio mondo, pur di trovare un'escamotage per rendere la piccola sorellastra una strega, sua pari.
Artemide attendeva una creatura da cinque mesi nel proprio grembo: aveva cercato in ogni modo di celare la gravidanza, ma più i mesi passavano e più quella dolce quanto singolare protuberanza cercava di farsi notare sotto i lembi dei suoi indumenti.
Persefone le aveva spiate da lontano grazie alla propria magia: era riuscita a comprendere ciò che a breve sarebbe accaduto, ma a causa (o grazie) alle abilità della sorella, divenuta l'Amerpus - Suprema delle streghe oscure, non le fu dato sapere il luogo, l'ora e il tipo di incantesimo che sarebbe stato utilizzato.
Porta in grembo il figlio di Sir Nicholas! Urlò sprezzante Persefone verso la sorella Penelope, osservando disgustata lo scenario che le si parò dinanzi: Artemide nuda, con il ventre ricoperto di melma. Sentiva che le due donne che aveva dinanzi avevano smesso di essere le proprie sorelle già da tempo, e in lei il senso di vergogna si era istillato quasi come una serpe velenosa.
Costruì un cerchio infuocato attorno le due, spingendosi persino ad ustionarle, ucciderle, pur di fermare l'abominio che si sarebbe compiuto. Sprezzante, con la sua eterea bellezza, Persefone spense il fuoco evocando poi un Drago di fuoco, che lanciò contro la sorella; ferita dall'essere, la Suprema si rialzò, legando Penelope grazie ad una serie di iane incantate che fuoriuscirono dagli alberi.
E' il declino per la tua specie, sorella, le streghe bianche periranno. esordì Penelope, liberandosi dalla presa, sorprendendosi però quando si ritrovò schiantata contro un albero.
Ti si rivolterà contro, stai mettendo al mondo l'ennesimo abominio! Esordì la Suprema.
Attorno a lei comparvero delle streghe incappucciate: avvertì l'odore di stregoneria oscura, intuendo che negli anni che erano passati dalla trasformazione della sorella, questa aveva creato altre sue seguaci.
Artemide urlò, mentre dinanzi agli occhi dei presenti apparve una creatura mostruosa che, dopo aver ricoperto completamente il corpo della ragazza di melma, la privò dell'essere che aveva in grembo: si udì un flebile gemito, probabilmente della creatura. La ragazza levitò, assumendo una posizione alquanto singolare, per poi accasciarsi al suolo, lasciando che la melma sgorgasse e spurgasse sul terreno umido e granuloso.
Persefone corse verso la sorella, toccandole la fronte: questa si svegliò, di scatto, quasi le desse fastidio il tocco della strega che incarnava in sé le purezze di tutte le streghe bianche.
Ucciderò ogni tuo singolo erede. Esordì Artemide, sprezzante, mentre i suoi occhi si riempirono di color nero, quasi fosse posseduta, ormai, da un'entità maligna.
« SALEM, NEW WORLD (AMERICA) : 1692 | EPILOGO »
Artemide Williamson, nel 1692, fu la prima strega ad aver provato a realizzare il Sommo Rito, una potentissima maledizione attraverso la quale, in seguito alla morte di tredici esseri umani, pestilenze e carestie avrebbero piegato l'intera comunità di Salem.
Ormai le carte erano messe in tavola: Alexandré Leclerq, abilissimo cacciatore di streghe, aveva ormai rintracciate le Williamson e le aveva identificate come streghe. Artemide, giunta al sacrificio di dodici esseri umani, riuscì ad uccidere il tredicesimo, lo stesso Alexandré, uomo che l'aveva persino amata, prima di scoprire che la sua donna si fosse trasformata in una strega.
19 streghe e maghi, tra i quali la madre delle Williamson, la loro nonna, le due Sacerdotesse dell'epoca, si trovavano sul rogo nel preciso istante in cui una pioggia di sangue acido iniziò a piovere dal cielo: le donne e gli uomini bruciarono, arsi dalle fiamme inarrestabili, ma con la gioia nel cuore, perché i loro giustizieri si stavano decomponendo dinanzi i loro occhi: fu in quel preciso istante che il processo alle streghe di Salem ebbe fine, lasciando la città stessa devastata e piena di poveri martiri sopravvissuti per puro caso alla maledizione più potente di tutti i tempi.
Penelope e Persefone, nel bosco, osservarono distrattemente l'operato della sorella. Si guardarono, tenendosi per mano, con la morte nel cuore: la loro famiglia era stata sterminata, insieme alle loro sorelle streghe.
Sono passati pochi anni, ma siamo state capaci di farci la guerra e spingerci oltre il limite, Penelope. Sentenziò Persefone, sprezzante e austera. Proverò ancora ad uccidervi, voi streghe bianche, ma al momento è Artemide a dover essere fermata.
Disse, Penelope, lasciando la mano della sorella per poi scomparire nel nulla.
Persefone, la più grande Suprema di tutti i tempi, portò avanti il tempo di esattamente una settimana: il sole splendeva alto nel cielo, il sangue non sgorgava più dalle nuvole immacolate ormai di bianco ed ormai i lamenti sostituivano il canto dei fringuelli.
Poggiò una mano sul terreno: i suoi capelli di vennero bianchi, come i suoi occhi. Si era trasformata in una Veela, particolarità che solo a lei competeva.
La città che ha visto nascere il mio seme, quella nella quale voglio porre le mie radici, dimenticherà l'accaduto. Io, madre terra, ti chiedo di far sorgere nuovamente salem.
Passeranno 123 anni, come quelli di mia madre, durante i quali porrò fine alle lotte tra le streghe, cercando di creare fratellanze con le streghe Russe e Tedesche. Questa è la benedizione che chiedo a te, madre mia, che hai assorbito ormai le ceneri della mia madre naturale, Ecate.
Fai risorgere Salem sotto i miei occhi e lascia che vi sia spazio per i miei figli.
« SALEM, NEW WORLD (AMERICA) : 1815 | NOW »
Salem, 1815. La popolazione ormai ha dimenticato lo sterminio avvenuto nel 1692: le streghe son rimaste ormai solo una fantasia. Fertile e prospera, la terra di Salem è nuovamente calpestata da umani che vivono in sintonia con streghe che celano le loro potenzialità ai loro concittadini.
Penelope, Persefone e Artemide sono tornate già da anni nella loro città, ormai decisamente più grande ed ampia tale da permettere loro di non vivere insieme, le une con le altre, come un tempo.
Voci, secondo le quali Artemide desidera completare per la seconda volta il Sommo Rito.
Voci, o realtà, vedono stranamente Penelope con lei alleata: un Sommo Rito diverso, che non punta più ad uccidere gli umani, bensì anche le Streghe bianche.
Riuscirà la strega nel suo intento anche questa volta?
O la nuova scuderia delle Williamson, fermeranno la Regina della Notte?
Tag:
#GdR
GdrID: 5341
Data Pubblicazione: 24/07/2014
Ultimo Aggiornamento: 27/04/2018
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