Silent Shapes
Gioco Chiuso
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Nome Gioco: Silent Shapes
URL:
https://silentshapes.altervista.org
↗
Categoria: Play by Chat
Genere: Post Apocalittico
Stato: Chiuso
Email:
mostra
Codice: Codice Proprietario
Server: Hosting Gratuito
Orari di Gioco Consigliati: Tutto il Giorno
Versione Mobile: No
Fonte d'ispirazione: Altro
Presenza Razze: No
Chat Riservate: No
Pensieri in azione: Permesso con limitazioni
Sistema di Turnazione: Fisso - basato sull'ordine di ingresso
Tempo massimo per azione: Superiore ai 20 minuti
Sistema di Gioco: Skill + Dadi
Doppi Personaggi: Non permessi
Gioco Violento: Permesso
Gioco Erotico: Permesso
Player Vs Player: No
Backchatting: Vietato
Condivisione Account: Permesso
Gestori Giocanti: Sì
Assegnazione Punti Esperienza: Mix fra vari elementi
Estensione Mondo: Regione
Browser Consigliato: Chrome
Restrizioni: 18+
Descrizione:
La nostra storia ha inizio nel 2070: un anno importante, capace di segnare l’inizio di una nuova era del mondo, decisamente mutato da quello che conosciamo oggi. L’anno 2070 segna, sulla linea del tempo, infatti, il momento in cui l’umanità si rassegna al fatto che non sia più possibile tornare indietro. I pochissimi sopravvissuti, ormai anziani, della prima ondata di morte, abbattutasi senza sconti in tutti i continenti, non sono più tra noi, per testimoniare la leggerezza, la sufficienza e l’opulenza di cui si viveva in passato. Sono passati 50 anni dalla diffusione del virus zombie, così chiamato dai più che si sono ispirati alle molte serie tv capaci, in modo tristemente avveniristico, di prevederne l’arrivo con grande lungimiranza. Nel 2070, dei nostri giorni, non restano che i racconti confusi, disconnessi, di uomini e donne, troppo anziani e distrutti dal dolore, delle loro più intime perdite, a ricordarcelo. Già. Al mondo d’oggi, ormai, è di questo che si vive: dei ricordi di altri e dei lutti di ieri. La popolazione mondiale ha resistito poco; il minimo storico consentito. Così abituati ai loro divani, così abituati a ricevere e non a dare, così abituati a stare al sicuro… Tutti hanno perduto il senso di sopravvivenza che gli sarebbe servito per combattere la piaga dei morti, prima che si diffondesse a macchia d’olio e diventasse incontenibile. Incontenibile. È una parola curiosa, l’incontenibile. Tanti anni fa’ nessuno la pronunciava. Fiducioso, l’uomo di una volta, credeva di poter contenere tutto, controllare tutto. Oggi lo definiremo un pazzo, un pericolo per sé, un cane che ha perso il senno. Oggi un uomo così, lo impicchiamo ai pozzi. E se un tempo, avessero provveduto a fare lo stesso con tutti coloro che dicevano di poter contenere, controllare questa piaga… Beh. Non sono io a dovervelo dire. Non saremo arrivati dove stiamo; per la cronaca, nella merda più abissale. Dalla diffusione del virus zombie la popolazione mondiale si è decimata. Le città sono state ridotte ad ecatombe. Si vedono ancora, sugli edifici, i segni dei bombardamenti e nelle campagne, gli stessi arei che avevano sganciato gli ordigni, ridotti in macerie per un atterraggio di emergenza mal condotto, quando la rete elettrica ed idrica hanno cessato di esistere. La manodopera era tutta deceduta. Le industrie, così affollate di gente che non contava un cazzo, sono state le prime a cedere al passaggio dei morti. Nonostante la pandemia si fosse ampiamente diffusa, per alcuni, per quelli che non contavano ma erano necessari, non era permesso stare a casa. Non che a casa si stesse meglio. I grandi condomini cittadini avevano cominciato a produrre suoni diversi, suono simili a quelli che provenivano dagli ospedali. Successe tutto in una manciata di settimane. I primi superstiti accendevano la televisione ma la televisione non si accendeva. I primi superstiti si affacciavano alla finestra ma per le strade le persone sembravano… morte, quando camminavano. Ed il vicino di casa con quella pelle così decomposta non era più capace di renderti invidioso del suo lavoro in azienda, come un tempo. Lunghe file di macchine sulle autostrade: vuote. La desolazione cominciò a martellare il mondo così velocemente e con così tanta furia che non ci fu neanche il tempo di chiedersi che fine avessero fatto i governi, perché le ambulanze non arrivassero più. Era il 2021: l’anno in cui calò per la prima volta il silenzio. Ed ora, nel 2070, l’anno corrente, non restiamo che noi. Le nuove generazioni di chi è sopravvissuto in un mondo decimato. Le persone non si sono riorganizzate. Le persone scappano. Scappano veloci, via dai vivi e via dai morti. Non ci sono più stati, né etnie, né culture. Siamo diventati nomadi, noi del 2070. Nomadi veri. Migrazioni transcontinentali ci hanno visto passare; ci siamo mescolati ma siamo ancora niente più che una manciata di anime perdute. I pochi gruppi che si sono riuniti sotto un Leader nel territorio non sono di certo affabili. Le persone sono state segnate in modo indelebile dalla nuova realtà che li ha colti così giovani. Il gruppo più grande che ho visto, nei miei viaggi, contava venti individui. In tanti è così difficile sopravvivere… Loro ci sentono, sentono i suoni che produciamo. Ci cacciano, ci rincorrono. Finché non ci trovano e ci divorano, trasformandoci in morti, morti come loro. Sapete però… In quelli come me, quelli riusciti ad invecchiare, ad adattarsi alla tragedia che è il mondo di oggi, è rimasta quell’amarezza, quel senso di colpa collettivo. Siamo stati noi a lasciare che questo accadesse. Non abbiamo fatto nulla per fermare le politiche di contenimento che altro non facevano che creare nuovi morti, nuove orde di vaganti. Noi… Io sono rimasto, come tutti, a fissare le cose che si trasformavano, che sfuggivano al millantato controllo, dietro le tende di casa mia. Ho visto il mondo andare in pezzi così in fretta ma sai. Finché succede agli altri e non a me. Non me la sento più di mentire a me stesso dicendo che fosse stata colpa dei governi. È forse, anche per questo, che quando sono approdato nelle Piane del Silenzio ho deciso di fare quello che ho fatto. Ci sono arrivato per puro caso in questa isola maledetta; nella speranza forse che fosse rimasta intoccata dalla piaga dei morti. Sono vecchio sapete, mi piace credere nelle favole; eppure, devo ammetterlo. Nonostante questa nuova terra non fosse diversa da tutte le altre che avevo visto, quando arrivai alla sua baia, qualcosa mi colse. Era qualcosa che non sentivo più da così tanto tempo… La speranza. La speranza di poter costruire una nuova casa per le comunità a venire. Una casa protetta, dal suo affaccio sul mare e dalla scogliera alle sue spalle. Non so, forse voi mi riterrete uno sciocco. Badate, probabilmente è così. Sono un vecchio sciocco prossimo ad incontrare il creatore. Vagai da solo per tanto tempo, su quest’isola. Incontrai i quattro gruppi che la presiedevano e da loro, mi guardai bene dall’avvicinarmi. Misi in piedi, in questi ultimi miei anni di vecchiaia, un campo di container, ricavato dalle lamiere, costruito con la sola forza delle mie braccia. Lo feci per le generazioni future. Lo feci per chi per primo l’avesse trovato. Non so, forse speravo che il mio sacrificio venisse ascoltato. E che qualcuno, qualcuno di migliore di me, sarebbe un giorno arrivato qui, con l’obbiettivo di occupare questa casa di scarti, di fondarci una comunità diversa. Diversa da quelle che ci hanno lasciati a morire. Diversa da quelle che si sono rassegnate al mondo per quello che è diventato. Il mio pastore, buon’anima mi ripeteva sempre…
Ciò che farai di questa Valle di Lacrime è una tua scelta e come tale appartiene soltanto a te.
Beh, per una volta, posso dire di averlo ascoltato.
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› Gioco più visitato a Giugno 2022
GdrID: 12335
Data Pubblicazione: 09/06/2022
Ultimo Aggiornamento: 19/08/2022
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