News e Annunci Opéra
Tout et son contraire.
News di Opéra del 18/11/2021
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Parigi è sopravvissuta.
Un efficace quanto controverso contrattacco di esercito e Polizia , scesa a patti con la parte peggiore della propria coscienza, ha impedito alla città di soccombere a una nuova Settimana di Sangue, nera quanto la mano che per mesi l’ha tenuta stretta tra le dita, nera quanto le bandiere che per settimane hanno sventolato dal quartier des Quinze-Vingts a Charonne, festeggiato l'occupazione violenta degli Entrepôts de Bercy, tinto le celle divelte della Salpêtrière.
È così che per la capitale sboccia una primavera tardiva, iniziata con l’inaugurazione dell’Hippodrome de l’Alma, culminata tra la rievocazione dei fasti di Vaux le Vicomte e i canti d’acqua e fuoco che hanno illuminato il profilo di quello che da qui a poco si imparerà a chiamare Trocadéro e conclusasi con una lama di ghigliottina sul collo dell’ultimo dito della Mano Nera ufficialmente rimasto.
Un contrappasso ironicamente perfetto alla crisi di governo, segnata dal processo a Léon Gambetta e dalla morte di Adolphe Thiers, che fa tremare le gambe di un’ancora incerta Terza Repubblica. Come ha tremato Montmartre alle conseguenze di un tradimento scellerato che ha sparpagliato le carte del suo mazzo da gioco, rendendo le pendici della collina ancor meno sicure e minacciando di dilagare nella città intera… e non solo con la mera violenza.
Sull’altare di un'Esposizione Universale che sta prendendo forma ammantandosi di promesse non sempre lecite si celebrano i miracoli di una statua nell'elegante quartiere di Monceau e i malefici di una sudicia bettola sulla Bièvre. Tra le pagine di un libro di fiabe crudeli si leggono nomi di regni risorti dalle proprie ceneri nell’arena di un circo o sul palco di un café chantant e di altri, nuovi, che promettono di portare avanti le istanze della scienza e del femminismo.
Luci e ombre, male e bene, sostanza e apparenza: a Parigi sembra esserci proprio tutto e il suo contrario, a fronteggiarsi su una scacchiera invisibile, e non è detto che ci sia un vincitore.
Tutto e il suo contrario... esattamente come sa essere angelo e demone il Fantasma che non ha mai smesso di vegliare su di lei. E che, stancatosi di aspettare, sta epurando l’Opéra da chiunque non ne sia meritevole.
Sì, Parigi è sopravvissuta.
Ma c’è già altro, in agguato, a minacciarla.
En garde.
News di Opéra del 10/05/2021
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La discussa Terza Mostra Impressionista ha quasi fatto più clamore della distruzione dei raccordi di accesso alle stazioni ferroviarie della città, che per settimane è rimasta isolata, paralizzata dalla sua stessa tensione e da corse agli approvvigionamenti che in più di un’occasione hanno rischiato di divenire veri e propri scontri.
Nei locali costretti a chiudere le porte ai clienti comuni e nei salotti che, ostinatamente, hanno continuato a tenerle aperte i pettegolezzi sui protagonisti e le stranezze del bel mondo si sono rincorsi più velocemente delle richieste di verità per quanto di torbido continua a legare la Polizia all’Affaire Hiver o di quelle d’aiuto per gli operai superstiti dell’esplosione di una fabbrica di Passy.
La chiamata alle armi da parte di un’Union des Femmes fin troppo simile a un’altra nata sei anni fa sotto una bandiera rossa anziché nera si è mischiata e confusa con le grida isteriche di chi è riuscita a fuggire dalle fitte maglie della Salpêtrière, ed entrambe sono state soffocate nel liquame trasportato dalle acque della Vanne e nel sangue dei martiri sacrificati a un gioco di gioielli di vetro.
Così, ai piedi di Montmartre che in prudente attesa tace e osserva, incurante di chi parla di angeli, demoni e fantasmi fuori dal reame dell’Opéra questa Parigi vigliacca e frivola continua a non rinunciare nemmeno a un pezzo di se stessa pur di continuare a splendere.
E splendere di una luce talmente accecante da dare agio alle dita della Mano Nera di tessere in un’ombra fitta e vischiosa la sua trama per una nuova Settimana di Sangue.
Bruit et silence.
News di Opéra del 12/04/2021
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C'è rumore, a Parigi.
E' il fragore dei proiettili esplosi contro i traditori della Mano Nera che ha lordato la pace della Grande Synagogue e il ricordo di quel che fu l'Hôtel de Ville, sulla sommità del quale, anche se per poco, è stata issata una macabra bandiera come un'altra, di tutt'altra tinta, lo è stata sei anni fa.
E' l'esplosione dei vetri infranti di gioiellerie svaligiate e vandalizzate, chissà se per bisogno, per paura o per capriccio, dell'atelier di un fotografo preso d'assalto per le ultime copie di una raccolta su una città straziata da assedio e guerra civile.
E' la protesta di chi chiede che una pubblicazione oscena risponda alla legge e al pudore per oltraggio contro la morale pubblica e religiosa e contro il buon costume. E' lo scorrere di pagine di un altro libro perduto, di un'altra tappa di una mappa dalla meta ancora ignota.
E' il serpeggiare malevolo di sussurri che si stringono a tenaglia attorno a chi è sfuggito alle maglie della Salpêtrière e ora minaccia di grattare via le dorature di una società che potrebbe smettere di brillare.
E c'è silenzio, a Parigi.
E' l'ultimo rantolo di chi, intossicato da un veleno subdolo, è stato sacrificato a un progresso scientifico malato e che fa ammalare.
E' il bluff di una Polizia che si muove a cavallo di due barricate in un pericolosissimo gioco al rialzo, dall'esito ancora troppo incerto.
E' il fruscio di spalle che si voltano contro l'ennesima, sanguinosa, pretesa di Montmartre.
Ed è lo spegnersi della vera musica in un'Opéra ferita, che non parla più a nessuno.
E sul rumore e sul silenzio irrompono presidi contingentati dell'esercito, disposti a sicurezza delle maggiori sedi istituzionali e amministrative, dei monumenti e di ciò che resta dei luoghi che, sei anni fa, hanno segnato gli eventi più bui e sanguinosi di una storia recente che pare destinata a riproporsi in una capitale che minaccia di implodere su se stessa.
Sombreur
News di Opéra del 09/03/2021
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E' cupo e pesante il velo che si è steso su Parigi, avviluppandola.
In una Montmartre orfana di almeno quattro famiglie regna un silenzio inusuale; un silenzio eloquente e ostile verso chiunque sia estraneo alla collina strenuamente presidiata da un esercito invisibile, che benché rafforzato dalla vittoria dell'ultima guerra viene incrinato al suo interno da giochi di potere e di follia.
Gli stessi giochi che, in misura simile, stanno scuotendo la Polizia esponendola alla gogna impietosa dell'opinione pubblica: una corsa contro il tempo e contro il giudizio per dimostrare la differenza fra ciò che è ovvio e ciò che è vero.
Ingannata dai riverberi di gemme preziose che si mischiano a quelle di ciarpame di vetro, intossicata da un'epidemia che non obbedisce a nessuna regola scientifica, indignata da un'emancipazione meritevole d'essere considerata malattia la città offre il collo a una Mano Nera che continua a non lasciare in pace chi si è allontanato dalla causa della Comune: rei di essersi piegati ai vincitori i sopravvissuti alla Settimana di Sangue vengono cacciati e stanati da un gruppo più consistente e violento di quanto inizialmente si credesse, che potrebbe trovare a Ménilmontant le proprie radici e che ha già affondato nel ventre dell'Opéra i propri artigli, ora che non v'è più nessun Angelo, o diavolo, a difenderla.
E se più nessuno resta a difendere il suo simbolo più vivo... le luci di Parigi si stanno davvero spegnendo?
Paris outragé
News di Opéra del 04/02/2021
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Parigi ha accolto il nuovo anno brillando ma adesso le sue luci sono in pericolo.
Su tutto incombe una Mano Nera che par tenere in pugno chi in un passato non troppo remoto s'è bardato con i vessilli rossi della Comune: un'entità ancora indistinta ma terribilmente reale nel lasciare il proprio messaggio.
E Parigi la bella, riappropriatasi negli anni dei propri privilegi e dei propri vezzosi scandali, non si accorge di quanto queste dita siano vicine a strapparglieli di nuovo di dosso.
Nemmeno quando si gioca con lei a rubare l'ultimo fiato di un'innocente per un pegno risibile, o ad accecare con i riverberi scintillanti di finti gioielli, o ad affascinare con gli enigmi di libri che ne hanno segnato la storia.
Nemmeno quando la scienza inizia a vacillare davanti a malattie che da sola potrebbe non essere in grado di spiegare.
Mentre la Polizia, spaccata a metà dal suo interno, deve scegliere tra ciò che è giusto e ciò che è facile, e due teste mozzate guardano verso Montmartre dalla sommità dei pali che le sorreggono sulla piana delle Epinettes.
E il ventre dell'Opéra si prende un altro sanguinoso tributo, che alza il sipario di una stagione con un'unica certezza: il teatro è solo.
Tout casse, tout passe, tout lasse.
News di Opéra del 26/12/2020
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Il sole di quest'anno, levatosi tra il fuoco che bruciava Montmartre, i tradimenti che agitavano Saint-Martin e la fame che divorava l'inesauribile corte degli sventurati di Parigi, sta volgendo al tramonto.
Sotto i suoi raggi, o al riparo da essi, molto è iniziato e molto è finito. E se di qualcosa si cerca ancora di risolvere il disegno altro attende di svelarsi, in un ciclo destinato a non aver mai realmente termine.
A Montmartre le fiamme sono diventate una cortina di fumo spessa e densa che separa la gente comune da soldati e generali di un dominio in guerra che in pochi riconoscono e che si guarda bene dal rivelarsi. Un grigio insaturo capace d'ingoiare persino il rosso del sangue, per il quale non v'è posto tra le ultime pennellate di un quadro che ha preso forma in uno degli ultimi mulini rimasti, tela di colori, pose e volti destinati a rimanere impressi nella storia del mondo.
Della pretesa di rivalsa dei proletari di Saint-Martin non è rimasta nemmeno l'eco, incapace di cavalcare l'onda di un congresso che si proponeva come svolta, soffocata dallo sferragliare d'ingranaggi troppo grandi per poter essere dominati.
A fare rumore, ora, è la miseria delle periferie, ma solo quando i suoi morsi ruggiscono valicando i confini entro i quali Haussmann s'è illuso di poterla relegare, o quando il suo veleno guasta ben più ricchi banchetti come sta minacciando di fare spandendosi dai Gobelins.
Nulla che sia davvero in grado di scuotere il bel mondo dalle proprie mollezze, seppur ammantate dal precetto di beneficenza che richiede l'approssimarsi di giorni santi, né dalle proprie perversioni, siano esse affidate a pagine scritte o alla scellerata prevaricazione su chi non ha i mezzi per opporsi finché la mano della giustizia non obbliga a mordere il freno.
Nulla che ne sia in grado, o non ancora.
Mentre, all'Opéra Garnier, il sipario che si era alzato su una stagione che di re avrebbe voluto vederne soltanto uno si è chiuso sulla punizione esiziale che spetta a chiunque osi pretendere il contrario.
Quale sia la reale portata verrà presto svelato... e non sarà che un assaggio.
Obéissance et désobéissance
News di Opéra del 29/11/2020
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La lotta intestina sul limitare della guerriglia che ha coinvolto la classe operaia si è conclusa tra fuoco, proiettili e il latrare inferocito di cani all'ombra della copia grottesca dell'Obéissante, la macchina a vapore di Amédée Bollée, rea di simboleggiare una modernità che uccide senza alcun rispetto per l'uomo.
Ma, per una lotta che finisce altre iniziano. E, altre ancora, continuano.
Se nella mente malata di chi se ne crede padrone le vite di alcuni hanno la stessa importanza di un Arcano maggiore in un mazzo di tarocchi altre carte, sulla collina di Montmartre, si stanno preparando a tagliare la gola a chi ha osato sfidarle.
Se nello scrigno delle meraviglie dell'Opéra una banale fuga d'amore assume i connotati torbidi di un tradimento e quelli inquietanti di un regno di tenebra che ingoia chiunque osi affrontarlo è tenebra tutt'altro che meravigliosa a raggrumarsi attorno ai deliri mistici e violenti tracimati da quartieri dimenticati da Dio e dagli uomini.
E lotta, in un continuo divenire, è quella che attraversa ogni forma dell'arte, si tratti di una competizione tra le sale di una galleria o tra tavoli schizzati di birra irlandese, si tratti di un valzer tra abiti esclusivi o tra lenzuola stropicciate da letture scandalose... si tratti di un grido di mostro che pretende un aiuto non ancora arrivato o del silenzio di enigmi sparsi tra le pagine di libri perduti.
La Foire des Ténèbres
News di Opéra del 02/11/2020
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Dicono che esista un velo tra ciò che è visibile, tangibile, e ciò che non lo è.
Un velo che, talvolta, si fa più sottile... come per certe ricorrenze, dove profano e sacro danzano sul medesimo confine.
Dalla desolata povertà dell'Ile aux Singes arrivano voci di individui colti da convulsioni violente, di apparizioni di santi, di lotte tra demoni all'indomani di celebrazioni che, giunte da Oltremanica, quel velo potrebbero averlo stracciato con le unghie di una Sibilla che parla di stelle spezzate e fenici risorte. Mentre il cuore di un prestigioso Circo si anima di esibizioni di mostri, declinati nella forma dei Quattro Elementi, e che pur muti gridano aiuto.
E in più di un'occasione Parigi ha dimostrato di esser particolarmente spregiudicata nel valicare certi confini... per quanto s'ammanti di santissimi precetti.
Chiens Enragés
News di Opéra del 24/10/2020
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La rabbia che finora ha solo serpeggiato lungo le due rive della Senna è esplosa.
A nord, ai piedi di Montmartre, dove il nome di Pierre-Auguste Renoir si lega con sempre maggior frequenza a quello del Moulin de la Galette, l'arte dichiara guerra all'arte.
A sud, sotto gli occhi di Chaillot, dove l'illusoria panacea del primo Congresso operaio di Parigi si dissolve contro due spari che bevono sangue borghese.
Cani che latrano, umani che berciano, strali che corrono sulla punta di un pennello o lungo la canna di un'arma.
Due campi di battaglia, opposti come sono opposte la rive droite e la rive gauche.
E chissà se chi ha sentito e visto troverà il coraggio di schierarsi.
"Don Giovanni"... triomphant?
News di Opéra del 13/10/2020

Di quant'è accaduto per la disastrosa Sylvia non si parla più da tempo.
Come, con qualche rara eccezione, nessuno ha avuto più interesse a discorrere della rappresentazione così, con qualche rara eccezione, nessuno ne ha avuto più a commentare o cercare ragioni della strana scossa che ha fatto tremare il teatro in occasione della prima: le rassicurazioni ufficiali sembrerebbero esser state sufficienti a fugare ogni dubbio anche se di recente altre voci inquiete serpeggiano per il teatro, dopo il crollo di una trave nel corso delle ultime prove: le assi sopra il palco sono state completamente rimesse in sesto ma all'appello mancano ancora un macchinista e una corista. E a una certa lettera, caduta dall'alto, nessuno è ancora stato in grado di dare una spiegazione.
Il sipario non si è ancora alzato che già va in scena lo spettacolo prima dello spettacolo. Fatto di pettegolezzi, certo, e non solo: l'assenza ingiustificata di uno dei patron più in vista, un prezioso gemello spaiato, un altrettanto prezioso fermaglio rotto con una ciocca di capelli strappata.
Mentre, dal loggione e dalla buca dell'orchestra, qualcosa si vede muoversi nel misterioso palco numero cinque e, dietro le quinte, una ballerina afferma terrorizzata di essere stata aggredita da una mano invisibile.
La stessa che le ha consegnato una lettera, senza mittente né destinatario, simile ad altre... che il teatro conosce bene. E che ha imparato a temere.
Ma non c'è più tempo per elucubrare, o per interrogarsi, o per avere paura.
Le luci si abbassano, il pubblico tace, l'Opéra schiera i suoi alfieri: cominci lo spettacolo e si svolga come da copione, senza altri imprevisti a piombare dietro le quinte o sul palco, senza altre matasse delle quali a taluni il Fato potrebbe avere richiesto di trovare il bandolo.
Don Giovanni sia, dunque, e che trionfi tra gli applausi scroscianti e la pioggia di fiori sulla chiamata alla ribalta.
Artisti, spettatori.
Due fronti, ognuno con un suo pezzetto di mistero. Si incontreranno mai sulla linea di confine per ricomporlo?
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