News e Annunci Opéra
Couperet
News di Opéra del 16/02/2026
Un'esplosione in Saint-Martin, che ha devastato l'abitazione di un alto funzionario degli Archivi Nazionali, non ha fatto che aumentare l'agitazione per la revisione dei registri araldici: troppa perché non sia probabile l'esclusione dalle linee della nobiltà di più di qualcuno, anche se ormai titoli e lignaggi sono in uso solo come mera cortesia sociale.
Per restituire un po' d'ordine, o più probabilmente per definirne uno nuovo, alcune delle famiglie più influenti si stiano organizzando per creare un Répertoire des Familles de Paris, ovvero una pubblicazione statistica e celebrativa destinata a illustrare i nuclei che contribuiscono concretamente alla vita culturale, artistica, economica o filantropica della capitale.
Se 1881 si chiude con lo scomodo pensiero che, per la prima volta, il prestigio non si misuri davvero più in retaggi ereditati dal passato ma nella concretezza presente di azioni, opere e omissioni, il 1882 si apre con timori assai più concreti: il Grand ministère di Gambetta cade dopo soli sessantasei giorni. Il crack dell'Union Générale rischia di essere uno dei più clamorosi fallimenti bancari del secolo.
La suggestione che dietro quest’ultimo possa celarsi un complotto ebraico rinvigorisce le radici, ancora sommerse ma già profondamente attecchite, dell'antisemitismo, mentre lo spettro della recessione incombe come la lama di una ghigliottina che non fa distinzioni tra chi vive di rendita e chi del proprio lavoro.
Nelle periferie e ovunque lo sguardo della Polizia è più pigro, sempre più spesso si apprende di un incremento della violenza, talora con esiti ancor più gravi di quelli provocati dagli astrusi dispositivi elettrici a fini terapeutici ed estetici di cui si stanno moltiplicando strampalate dimostrazioni.
Ma nel cuore dei grands boulevards non va meglio: benché l'allagamento dei sotterranei dell'Opéra si sia risolto inspiegabilmente come era cominciato e il nuovo cartellone abbia annunciato ben due lavori inediti, la perdita di smalto patita nel corso dell'ultima stagione ha fatto registrare un calo degli abbonamenti e tra le file dei patron; in attesa delle nuove rappresentazioni prossime al debutto il vero banco di prova sarà il ballo di Carnevale, quando la Direzione si giocherà il tutto per tutto per dimostrare di meritare ancora di essere al centro della vita mondana e artistica d'Europa.
Anche senza il suo Angelo a proteggere il teatro.
Bleu, blanc, rouge.
News di Opéra del 26/11/2025
L'opinione pubblica si attende molto dal Grand Ministère che dovrebbe riunire, sotto la presidenza di Léon Gambetta, le personalità più influenti del momento. Ci si sbilancia su grandi ritorni e altrettanto grandi dimissioni ma, al di là dei nomi fin troppo noti a chi si interessa di politica, l'opposizione e i repubblicani moderati temono lo spostarsi degli equilibri di potere verso una sinistra troppo vicina ai radicali.
Quindi sembra una strana beffa del caso che una polvere rossastra abbia iniziato a rivestire tetti, giardini e carrozze. Una nebbiolina sottile che sporca ogni cosa, facile da spazzare via ma che altrettanto facilmente ritorna. Sabbia del Sahara, tecnicamente, ma i giornali scrivono di una pluie rouge dello stesso colore del nuovo governo, nemmeno il cielo avesse votato anch'esso.
Le luci abbaglianti dell'Esposizione d'Elettricità si sono spente.
I padiglioni sono stati smontati, ma alcune invenzioni rimangono a Parigi: modelli di filamenti, lampade, strumenti scientifici, piccole meraviglie già contese tra collezionisti e inventori. Le prime dimostrazioni private rendono moda il bagliore candido e perfetto della nuova luce attorno al quale il Tout Paris danza come una falena in una gara silenziosa a chi per primo potrà sfoggiarla nel proprio regno e speculatori senza scrupoli possono tessere spesse ragnatele nelle quali catturare i più ingenui.
E, a proposito di regno, l'ultima revisione dei registri araldici dell'Ancien Regime ha generato un'inquietudine inattesa: si parla di titoli minacciati anche se ormai meramente solo di cortesia, di linee interrotte, di famiglie troppo sollecite nel mostrare prove della propria antichità. Alcuni ironizzano sul fatto che il sangue è blu solo finché non si annacqua e c'è chi suggerisce che la nuova borghesia repubblicana si sia appropriata anche di quello.
Così, in piena saison, gli inviti a salotti e soirées nell'ambiente reazionario circolano con liste d'ospiti più corte e più selettive perché, memore di cosa ha portato con sé l'amnistia ai comunardi, simile serra i ranghi con il simile: chi è assente viene interpretato come già schierato, chi è presente come troppo ansioso di esserlo.
Forse non è più, o non ancora, tempo di rivoluzioni ma di prendere posizione sì perché in ogni spazio lasciato libero, si tratti di un incarico, un brevetto, una rubrica o un posto alla giusta tavola, c'è sempre qualcuno pronto a mettere piede per primo.
Mentre Parigi si veste dei tre colori di Francia: il blu dei vecchi titoli che possono essere del tutto cancellati e che inizia a tingere tenacemente case e abiti della nobiltà; il bianco di una nuova forma di energia che può creare un futuro abbagliante come la più cupa desolazione; il rosso di una sabbia in cui, secondo la propria suggestione, ognuno può leggere una promessa, un ammonimento o una minaccia.
La Reine du Bal
News di Opéra del 13/10/2025
Dopo il théatrophone, lo spettacolo organizzato alla Galerie des Machines è il preludio popolare a un gala che ufficializzerà l'ingresso del futuro nel palco più importante d'Europa; un azzardo, profanarne il cuore senza preoccuparsi della volontà di chi una superstizione che ha già assunto i contorni di leggenda vuole come suo protettore. E chi sa teme, perché quando tornerà a occupare il vuoto che ha lasciato le conseguenze potrebbero essere imprevedibili.
Sempre che torni. O che lo si trovi.
La promulgazione delle leggi sulla libertà di riunione e di stampa e il consolidamento della République in occasione di una Festa nazionale che celebra i dieci anni della liberazione dal giogo prussiano sono il lato brillante di un astro del quale quello oscuro è il drammatico prolungarsi della campagna di Tunisia, che incrina la politica estera e fa traballare quella interna: il progetto di una statua che rafforzi l'amicizia tra Francia e Stati Uniti si sta concretizzando nelle officine Gaget et Gauthier, ma potrebbe essere il canto del cigno del presidente Ferry.
Il primo congresso ufficiale de La Libre Pensée fa temere la creazione di un terreno fertile per possibili gruppi radicali che si rischia di non arginare. E si parla, sempre più di frequente, di agenti segreti giunti dall'Inghilterra per stanare i Feniani nascosti, e forse pure protetti, dalla comunità irlandese della Capitale.
E, con l’avvicinarsi di Ognissanti, tornano gli inspiegabili eventi cominciati quasi un anno fa.
Chi ci è già passato sperimenta le stesse paure e le stesse inquietudini, che colgono impreparato chi, invece, al tempo era lontano o ne è rimasto immune; nonostante il cielo sia stato a lungo disegnato dalla scia di due comete, queste non hanno fatto luce abbastanza da rischiarare il filo che sembrerebbe legarli alle gemme sparse dalla sorte.
Come se il cerchio fosse prossimo a chiudersi per rammentare che una promessa è una promessa. E ciò che richiede un tributo non può ritirarsi a mani vuote.
Mentre la Parigi del Fantasma compie il suo diciassettesimo giro attorno al Sole.
Clivage
News di Opéra del 19/06/2025
L'eco del Carnevale sembrava aver riportato un soffio di leggerezza nell'Opéra sommersa dall'acqua e svuotata d'incanto, ma è bastato il bagliore rosso, fugace e inspiegabile, di un granato a gettare una nuova ombra sul debutto del Tribut de Zamora, ultimo lavoro di Charles Gounod.
E, da quel momento, qualcosa ha iniziato a muoversi nella profondità di Parigi, che scricchiola e si stringe al proprio motto come a un talismano; qualcosa di molto più subdolo e inspiegabile dell'incendio che ha devastato il Printemps, o di un Mercato delle Meraviglie apparso solo a pochi e a un prezzo salatissimo nel ventre delle Halles.
Nell'approssimarsi del suo decimo anniversario le sepolture della Comune mutano, come modellate da mani invisibili: alcune lapidi sono apparse più vecchie nel giro di una notte e altre, al contrario, appena erette. E trovano pace solo quando si moltiplicano commemorazioni e banchetti, sovente presieduti da nomi come quello di Louise Michel, ove la memoria diventa campo di battaglia e ogni gesto è una scelta; brindare o voltarsi, dimenticare o ricordare. Perché ora nessuno è più costretto a nascondersi ed è per questo che, nella cripta di un Sacré-Cœur ancora cantiere, si celebra una messa che è un rito di espiazione limpido come un diamante.
Al Bal des Folles della Salpêtrière la presenza di Blanche Wittman seziona l'equilibrio tra società scientifica e mondanità come un bisturi, e lascia un crisolito tra i lembi di carne schiusi.
E' guerra aperta tra la sesta mostra di ciò che resta degli Impressionisti, con la Petite Danseuse di Degas come corona disturbante, e il più rassicuranteSalon ufficiale per la prima volta fuori dall'egida della politica, che apre senza alcun clamore ma con strane voci attorno alla Tentation de Saint Antoine di Morot, che saprebbe evocare qualcosa che può essere insieme meraviglioso e terribile... ma è qualcosa che parrebbe accadere anche altrove, quando si indossa uno smeraldo.
La difficile conquista della Tunisia viene già orgogliosamente celebrata dalle Istituzioni ma convince assai pochi; lontane dai consigli militari si aprono le scommesse su quale divisione verrà mandata al fronte, su quanto e per quanto, e quante vite spezzate si dovranno piangere.
Nessuno, invece, si interroga troppo su un omicidio a Batignolles o per la mano mozzata dello stesso cadavere ritrovata a Montmartre, quasi fosse scontato che la violenza, in collina, si fosse soltanto assopita in un lungo silenzio.
Né alcuno si inchina al ritorno di Sarah Bernhardt dalle sue tournée oltreconfine, perché la Capitale non perdona chi osa senza pentirsene.
E, sopra il bel mondo che calca gli ultimi palcoscenici - le regate di Argenteuil, il Grand Prix di Longchamp, il gala estivo dell'Opéra - prima dell'abbassarsi delle lumières della stagione, la scia di una cometa graffia il cielo.
C'è chi parla di infausti presagi sulla situazione politica instabile, su un giudizio divino che, sfidato da progressismo e immoralità, ora attende solo di abbattersi sui miscredenti, sull'acuirsi di visioni e presenze che non ci si è affatto lasciati alle spalle. E c'è chi la saluta come un segno di rinnovamento: una fenditura nel vecchio ordine che lo schiude verso il nuovo, un augurio benevolo che accompagna le proposte sui banchi del Governo - sull'istruzione pubblica, sulla libertà di stampa e di riunione - e soffia sulle prime scintille dell'Exposition internationale d'électricité che aprirà a metà agosto con la promessa di rendere Parigi grande com'è stata nel 1878.
Ma c'è anche chi accusa ripetuti malesseri, da attribuirsi forse non solo al caldo in arrivo o alle molteplici tensioni del momento, e può capitare che macchinari e apparecchi non rispondano e certe notti si senta uno strano odore metallico nell'aria. E se finora si era dato poco conto ai possibili benefici dell'agata... provare a indossarla, dicono alcuni, aiuta a stare meglio.
Mentre, in altri salotti, c'è chi ha già messo mano a pendoli e planchette.
Ourobóros
News di Opéra del 03/03/2025
Se le ferite lasciate dal ritorno dei Comunardi e dalla nuova guerra dichiarata alla città sembrano essersi richiuse ritornano, maggiori in numero e intensità, le visioni vivide e tormentose che hanno colpito molti lasciando tracce ben più profonde di una notte insonne.
Dopo che in una gioielleria di rue de la Paix un’esposizione privata evoca sensazioni intime e potenti le cui conseguenze trascendono ogni volontà, prende piede la convinzione che alcune gemme abbiano una particolare virtù – o una maledizione. E nel mese sul quale ha potestà il granato, il passato non si limita a tornare: reclama ciò che gli appartiene. Ricordi che si credevano sepolti riaffiorano, promesse dimenticate si fanno insistenti, oggetti riappaiono inspiegabilmente… e gli amnistiati tornano a farsi sentire. Nei café, nei salotti e nelle stamperie, la memoria della Comune divide la città tra chi vuole dimenticare e chi crede che la Storia non si sia mai davvero conclusa.
La terra di alcune sepolture nel cimitero di Montmartre – anonime solo per chi non conosce i crimini della collina il cui silenzio invita a sfidarla – si smuove e così accade anche altrove, attorno ai caduti della primavera del 1871.
Dal bacino artificiale sul quale poggia l'Opéra l'acqua è salita al punto da inondare gli ultimi livelli dei laboratori e sembra che nemmeno la presenza sulla quale tanto si favoleggia sia riuscita a proteggere il teatro, come non ci è riuscita per l’incendio di rue Le Peletier nel 1873; le voci sono più pesanti, la musica meno brillante, il palcoscenico meno elastico sotto i piedi dei ballerini. I lavoratori si scoprono più irritabili, senza che nulla di eclatante sia accaduto. E il ballo in maschera di un Carnevale sul quale si allunga l’ombra sinistra di un corteo senza volto è ormai imminente.
Il debutto ufficiale del Cercle des Arts Libéraux e le generose sottoscrizioni per il museo delle cere di Alfred Grévin sono state solo due delle numerose arene dove il Tout-Paris si è dato battaglia, a dimostrazione del fatto che nulla può fermare l’ingranaggio ben oliato della fiera della vanità.
Ma, sotteso al febbrile susseguirsi di eventi mondani e a una rassicurante parvenza di normalità, qualcosa continua a corrodere le fondamenta di una città che deve attaccarsi più tenacemente che mai al proprio motto.
Restarne coinvolti non è più una fatalità, semmai lo sia stata.
E tempo e cure potrebbero non essere più sufficienti per guarirne.
Pánta rheî
News di Opéra del 19/12/2024
Ma, esauriti gli effetti di un fascino senza precedenti il cui testimone sarà raccolto solo undici anni dopo, Parigi ha dovuto fare i conti con se stessa.
Rivelandosi più fragile di quanto si sia creduta ha permesso alla criminalità straniera di indovarsi nelle sue viscere e spartirsele, e anche se questa è stata faticosamente ricacciata indietro ha spaccato in frammenti taglienti la malavita locale già divisa in bande che, per sopravvivere, si sono imbarcate in rappresaglie tra poveri ancora ben lontane dal terminare.
E la un tempo temuta Montmartre sta soccombendo.
Anche il traballante governo conservatore di Mac-Mahon crolla, soverchiato dalla sinistra laica e progressista di Grévy che, nonostante infausti auspici pari a piaghe bibliche culminate nel 1879 con l'inverno più gelido che la città abbia patito da più di un secolo, con la proclamazione nel 1880 del 14 luglio come festa nazionale, l'amnistia ai Comunardi e l'espulsione dall'insegnamento delle congreghe religiose soffia sul filo sottilissimo che segna l'equilibrio tra vecchia e nuova società, schiaffeggiando la prima e offrendo il fianco a una ufficialmente anonima nuova guerra che attenta ai privilegi e alla vita stessa del bel mondo: con l'arresto dei responsabili di una sanguinosa strage la polizia, che sempre più spesso deve avvalersi dell'intervento dell'Esercito, non ha messo il punto che su una semplice battaglia.
E forse una seconda sta già iniziando, con un vilipendio d'ossa davanti al noto muro di un cimitero che potrebbe avere strappato il velo tra vivi e morti, riversatisi in strade e case sotto forma di incubi e visioni più che reali.
Nel Paese che ha appena celebrato il giubileo di Molière e si appresta a festeggiare gli ottant'anni di Victor Hugo c'è chi li irride con composizioni la cui illiceità troppo spesso si veste d'avanguardia. Nella capitale di Broca, di Charcot e degli ospedali avvenieristici c'è chi usa la propria scienza per facili guadagni che cavalcano l'onda della vanità e il cui prezzo non raramente è quello della vita. Nella città delle Catacombe, tra gli strali politici e culturali scagliati dai due fronti delle barricate dalle pagine de Le Figaro a quelle de La Justice, si tesse una tela ben più subdola che mira a scrostare il bianco da ogni bel sepolcro della società.
Un unico pilastro resta incrollabile: quello dell'arte.
Perché là dove l'Impressionismo è nato e sta morendo nuovi stili impongono la loro visione, e lo stesso terreno dal quale è sbocciato il Salon ufficiale lo sta rimodellando perché diventi un fiore del quale gli artisti siano gli unici petali.
E perché, sull'Opéra dove un inedito Don Juan ha trionfato e gli indegni sono stati puniti, resta a vegliare un Fantasma sotto l'egida del quale non tramonterà mai il sole... finché non sarà lui a decidere diversamente.
Adesso il 1881 è alle porte e, ancora una volta, tutto è da decidere.
Tutto è sul punto di avvenire.
Blason de Paris
News di Opéra del 10/11/2022
Tra prodigi d'industria e architettura a capolavori d’arte e artigianato, ha dato a chiunque, al prezzo irrisorio di un biglietto, la possibilità di allungare la mano a toccare tutto ciò che non sarebbe stato raggiungibile in una vita intera. Negli ultimi sei mesi la Capitale è stata un crogiolo di lingue, fisionomie e costumi che hanno modellato a loro immagine e somiglianza le offerte di locali, alberghi, negozi e di ogni pubblico evento e ora si presenta arricchita, cambiata, cresciuta. Ferita addirittura, a dispetto dei semi sani che hanno promosso l’unione tra persone e popoli, da radici malate e subdole che si sono già estese nel sottosuolo per spartirsela senza lasciare ad altri nemmeno le briciole.
Ma si tende a dimenticare un po’ troppo spesso il motto che il Barone Haussmann ha voluto per essa: «Fluctuat nec mergitur», e che seppur sbattuta dalle onde non affondi Parigi ha già dato ampia dimostrazione.
Non solo grazie al suo Fantasma.

À vol d'oiseau
News di Opéra del 25/07/2022
Nel pieno della sua estate Parigi ha svelato l'ultima meraviglia agli occhi di un mondo che dall'abbraccio del Trocadéro si è riversato in ogni via, albergo e locale per celebrare il genio dell'umanità e la pace tra i popoli.
Una scena sontuosa da calcare della quale chiunque può portare con sé un ricordo, sotto gli occhi di chi del palco più importante è sovrano assoluto e invisibile.
Ma ciò che fa credere la capitale invincibile potrebbe rivelarsi la sua più grande debolezza: accecata da migliaia di luci ignora chi sta macchinando per sovvertire l'Ordine costituito e la corruzione che macchia le sue più alte istituzioni.
E sembra estremamente semplice, per la criminalità straniera, insinuarsi tra le crepe del sottobosco per pretendere un dominio del quale questo sarebbe solo l'inizio.

Carrousel
News di Opéra del 03/05/2022
Benché i cancelli dello Champ-de-Mars saranno aperti tra una ventina di giorni, già è possibile rimirare lo svettare delle torri del Palais du Trocadéro, il timpano che ne domina la piazza, le grandi ali di colonne che ne abbracciano i giardini ove è possibile assaggiare un primo pezzo di mondo. Mentre, tra le due sponde della Senna, le grandi querce rosse di un'Ile aux Cygnes rimessa a nuovo offrono a cittadini e stranieri una nuova oasi di ristoro.
Sette anni dopo, la Francia è finalmente pronta a trascendere la disfatta contro la Prussia e i massacri della Comune.
Certo dimenticare simili tragedie è impossibile, ma è giunto il momento di sollevare il velo del dolore e del lutto e di annunciare, alla nazione e al mondo, che è nuovamente pronta ad assumere il ruolo di grande forza civilizzatrice della cultura umana che ha sempre avuto.
E a invitare a una grande festa: la sua.
Ma, si sa, quello della capitale è un gioco di specchi, e più questi si muovono per far brillare ciò che la veste di grandeur è solo per distogliere l'attenzione da quanto, inesorabilmente, le sta macchiando e lacerando lo strascico: un luogo dove sfogare i più bassi istinti potendo perfino ottenerne un ricavo, una creatura mostruosa fuggita dalle viscere di Chaillot, una resa di conti prossima a riversare per l'intera città ciò che Montmartre non può più contenere, una tela di favori che usa i primi della società come trama e gli ultimi come ordito, una scia di omicidi che promette di punirne i peccati forte di una protezione contro la quale ogni intervento potrebbe essere inutile.
Chissà, poi, quant'altro si celi dietro le porte dei salotti, delle associazioni e di un'Opéra che dopo avere sconcertato con la sua apertura di stagione sembra essere rientrata nei ranghi, come un bambino capriccioso che abbia ottenuto ciò che voleva.
O come un Fantasma che abbia epurato gran parte dei traditori dal suo regno.

En route vers l'Expo
News di Opéra del 03/01/2022
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All'alba del nuovo anno c'è solo una cosa alla quale tutta Parigi volge lo sguardo: l'Esposizione Universale.
Se, finora, il procedere dei lavori è stato seguito solo da addetti e curiosi, adesso è semplicemente impossibile ignorarne l'approssimarsi, così come la portata: manifesti colorati di come diverrà Chaillot da qui a breve tappezzano muri e colonne Morris, promettendo meraviglie d'arte, d'artigianato e di tecnologia da ogni parte del globo; negli alberghi più prestigiosi si sussurrano i nomi importantissimi di chi ha speso una fortuna per assicurarsi un pernottamento; nei locali iniziano a comparire piatti e bevande a tema - talora fin troppo fantasiosi. L'immenso cantiere ha garantito l'occupazione continuativa di numerosissimi braccianti e operai. Associazioni culturali - umanistiche e scientifiche - promuovono iniziative per ottenere un posto al tavolo delle accademie. Tra artigiani e commercianti la concorrenza per ritagliarsi un piccolo spazio tra i futuri padiglioni è spietata e non sono in pochi a essersi industriati per ristrutturare e rinnovare la propria attività, in modo da renderla appetibile per la marea umana che investirà la capitale a partire da maggio.
Orgoglio per Parigi e fiore all'occhiello per la Francia nonostante il disappunto destato tra certe frange d'artisti, letterati e intellettuali, la nuova Esposizione promette di ridisegnare i caratteri di un'intera città ancor prima dell'apertura ufficiale. E sembra che a chiunque, francese o straniero, sia concesso di divenirne parte.
Ma attenzione, perché questa densa e festosa cortina dorata rischia di accecare e fare dimenticare cosa sta sobbollendo sotto la superficie: si celano altri mostri, nel ventre del Palais du Trocadéro? Sono più o meno reali di quelli che hanno urlato nel cuore dell'Ile aux Singes, o dei miracoli di Monceau?
La Polizia arriverà alla verità per le vite stroncate sulla Bièvre? Perché della Banda delle Tre Carte e della criminalità di Montmartre non si sente più parlare?
E quale musica si cela dietro il cartellone muto dell'Opéra?
Tante sono, le domande che si affastellano. E non è detto che tutte abbiano la risposta che si desidera.
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