Pbc e scrittura
Pbc e scrittura postato il 21/10/2011 12:01:49 nel forum giochi e dintorni
Giusto per uscire per qualche momento dalla polemica diceless/ruleless, vi segnalo quest'articolo apparso su "Il Fatto Quotidiano" di oggi, circa il rapporto tra scrittura e play by chat.
http://www.michelamurgia.com/di-cultura/melting-pop/strani-modi-per-diventare-scrittori-1 ↗
Pagine → 1
21/10/2011 12:18:42
Io stesso non riuscirei a definire meglio quel che è un gioco di narrazione. (rispondendo alla citazione di john)
Nel complesso carino come articolo, fa sempre piacere sentire di qualcuno che è riuscito a trasformare un hobby, una passione, nel proprio lavoro.
21/10/2011 13:41:39
herduk ha scritto: Alcuni commenti sparsi
[quote]
Il posto dove giocavo io era molto più simile alle partite di Dungeons & Dragons, ma senza i dadi
Riferito a lot lo trovo.... impreciso?
La narrazione è un'attitudine relazionale che si sviluppa con grande fatica, buoni maestri e una docilità alla disciplina che raramente chi non scrive è pronto ad associare concettualmente all'atto creativo; la dialettica tra medio ed eccezionale, tra genio e normalità, impone che le professioni che hanno a che fare con l'arte siano molto più apparentate con la sregolatezza che con il rigore. Invece io ho imparato a raccontare storie per iscritto in una scuola severissima dove la disciplina era un parametro non negoziabile, pena l'esclusione dalla narrazione. Il mio master in scrittura l'ho fatto dal 2000 al 2007 dentro a una comunità virtuale di gioco on line.
Mah.. mah..
Sono un signor nessuno e non ho ancora letto nulla della Sig.ra Murgia (messo in lista comunque un suo libro per vedere il risultato), ma credo che si potrebbe contestare a lungo questo punto.
Scrittori non si diventa di certo su una città virtuale (la sig.ra murgia sgualembra? XD) ma studiando e studiando l'argomento "come si racconta una storia".
Che questo raramente accada in Italia (ehi! Signora Troisi! Parlo con te e con i tuoi compari) è un'altra questione.
La differenza tra chi ha studiato (Francesco Barbi per restare in Italia) l'argomento e chi no (soliti nomi a Strazzulla, Troisi etc etc) è palese.
Contento che la Murgia si sia divertita su Lot e che abbia fatto della sua passione un lavoro, ma resto decisamente critico (magari poi leggo un'opera che mi lascia a bocca aperta) sulla cosa.
[/quote]
Credimi, ti stupirà :)
21/10/2011 19:50:49 e modificato da ghennadi72 il 21/10/2011 19:52:18
Michela é sempre in gamba :-)
Io andrei anche oltre: viviamo in tempi assai tristi (a scelta se plurale di "triste" o "tristo") in cui i ragazzi riescono a malapena a scrivere senza l'ausilio del dizionario T9.
Magari in pochi avranno la fortuna di essere notati da una casa editrice per il loro talento come nel caso di Michela, ma già il fatto che in molti imparino a scrivere mettendo le h, le q e gli apostrofi al punto giusto o a non usare congiuntivi fantozziani, quando il sistema scolastico é fallimentare in questo ormai da anni e anni, è un grande progresso.
ps: ma se invitassimo la Gelmini a giocare ai PbC? Capace che magari impara a scrivere e parlare in italiano corretto. Oppure riceve il colpo di grazia definitivo e comincia anche lei a "verbiare".
05/11/2011 01:38:51 e modificato da ghennadi72 il 05/11/2011 01:39:35
herduk ha scritto:
Ribadisco un concetto a me caro: non sono i PbC ad insegnare a scrivere, soprattutto un romanzo o anche solo un racconto.
Ci vuole studio, studio, studio e tanto lavoro, soprattutto di revisione.
Credo potrei citarti una dozzina di persone conosciute giocando che prima di "infognarsi" col PbC non sapevano scrivere in un italiano in linea con i testi di grammatica delle elementari e hanno invece imparato proprio giocando. Non solo, giocando hanno inziato a leggere, appassionandosi magari a un filone in particolare, ma sul nulla precedente é stato un enorme progresso.
Vero che serve studio. Ma serve anche motivazione, prima ancora dello studio. Ci sarebbe da chiedersi:
a) Come facciano ad arrivare in tanti fin sui banchi delle università o a un colloquio di lavoro, senza saper usare un congiuntivo in modo non fantozziano e senza saper mettere le H e gli apostrofi al posto giusto. Mi sento vecchio tutte le volte che ci penso e che formulo pensieri del genere, ma "ai miei tempi" sarei stato "filtrato" all'esame di quinta elementare. Altro che università.
b) Quanta poca motivazione offra oggi la scuola se accade quanto sopra e serve un giochino play by chat per motivare qualcuno ad appassionarsi alla lettura e alla scrittura e a correggere errori che evidentemente nessuno gli ha mai fatto notare prima.
P.s. Senza nulla togliere alla sempre ottima Michela io le stesse cose le ho scritte un anno e mezzo fa (https://www.gdr-online.com/articoli_lettura_scrittura_creativa.asp ↗). Quasi quasi scrivo a Travaglio e faccio anch'io il redattore de Il Fatto Quotidiano *___*
07/11/2011 00:38:10
Forse non frequentiamo le stesse persone, ma io vedo che gli amici di mia figlia (vent'anni quasi, quindi direi giovani,) non solo scrivono un ottimo italiano, ricco forse di neologismi e di costruzioni aspre, ma certamente interessante e rivelatore di letture attente e partecipate, ma consumano letteratura in modo critico e denso.
Per cui io tutti sti ragazzi da scrittura T9 e linguaggio scorretto non li vedo, anzi, mi correggo, li vedo in molte generalizzazioni alimentate da una diffidenza forte verso linguaggi diversi.
Il web è ricco di blog di scrittura sperimentale e di poesia giovane (non giovanile neh? :P), i raduni di blogger sono freqentati essenzialmente da giovanissimi, i reading pubblici hanno un pubblico molto giovane e attento, kermesse come "Pordenone legge" vedono anche centinaia di ragazzi.
Non sono di fatto così convinta che le nuove generazioni siano composte solo da analfabeti di ritorno, a volte credo che si preferisca farlo credere :)
Che questi non amino il gioco testuale non so se sia davvero indice di analfabetizzazione o solamente di fruizione diversa della scrittura.
07/11/2011 06:54:32
Hm. Facciamo finta di essere degli alieni, Amneria... :-) Supponiamo che un alieno avesse visto il "web" italiano del quattordicesimo secolo. Ossia che si fosse letto le opere letterarie di Dante, Petrarca, Boccaccio e una manciata d'altri e che sulla base di quelle letture ne avesse tratte delle conclusioni sul grado di alfabetizzazone del popolo italiano nel suo complesso. Sarebbe stato attendibile?
Non è questone di chi si frequenta ma di rappresentatività del campione statistico. Per ogni blog di qualità ci sono dozzine di forum da cui un insegnante di italiano dovrebbe uscire con le mani nei capelli (e autofustigandosi qualora ci trovasse i suoi alunni). E parliamo già di un campione selezionato, formato da persone che già fanno una scelta, mettendosi a scrivere con una certa frequenza. Ne restano esclusi proprio quelli che nemmeno scrivono.
L'esperienza personale può sempre divergere dal dato statistico generale, un po' come nel caso della vecchietta che fa i conti in tasca propria a fine mese e non si ritrova affatto coi conti dell'Istat che le dicono che l'inflazione su base annua é del 2,5%.
Nel caso specifico, affacciandomi su un certo numero di land a popolazione superiore ai 5 utenti iperselezionati a sera su un arco di tempo di circa 10 anni, personalmente temo di dover dare ragione alle indagini Iastat e Ocse-Sials.
08/11/2011 03:14:00
Assaporiamo pienamente l'articolo dell'autrice.
Ci sentiamo di fare una riflessione un tantinello OT, ma pensiamo sia possibile usufruirne come scambio in comune.
La bellezza straordinaria di questo gioco, che affonda nella descrizione e nell'intelligenza interattiva, è anche la "ricerca" che stimola nell'utente.
Una ricerca storica, letteraria, linguistica che si prefigge apparentemente un arricchimento del personaggio e del contesto di gioco, in realtà è una palestra didattica di grande e straordinario valore.
L'unione Europea ha format molto interessanti sul gioco di ruolo, oggi strumento di formazione e ottima estensione creativa, di alcune metodologie didattiche come il "problem solving" e il "problem setting".
L'impostazione di regole, l'adattamento della scrittura alle stesse, la valutazione del gioco e l'evoluzione che, con il tempo, maturano sia il giocatore che il personaggio, sono esercizi di collegamento, intelligenza, relazione che non sempre le realtà lavorative e scolastico-universitarie permettono.
Al di là della semplice nozione scolastica di apprendimento, il concetto di *esercizio* e crescita stilistica è oggettivo e riscontrabile in moltissimi utenti.
Anche la voglia di provarsi in *tentativi* poetici, intendendo per poetica non la tendenza al verso in chat (che non ci piacerebbe granché e da noi, nelle azioni, è proibito) ma l'associazione tra stile e idea che si esprime.
Non gioco un elfo con lo stesso stile che uso con un nano.
Non tutti ci arrivano, ma quelli che lo fanno, sono cresciuti in un aspetto culturale che non è di poco conto.
Al di là della scrittura, c'è, inoltre, la lettura sottolineata pochi interventi fa.
Per un gestore è una soddisfazione portare alla lettura anche fosse solo un utente, ma prima che per un gestore, per un lettore, per una persona, che sa quanto aprire un libro sia un'occasione, da non perdere.
12/11/2011 01:54:04
Dubito che Angelino Alfano abbia tempo e voglia di seguire GDR on-line
E di questo ringraziamo sentitamente le divinità di tutti i pantheon del play-by-chat.
12/11/2011 15:15:31
prettyjane ha scritto: [quote]ghennadi72 ha scritto: [quote]Dubito che Angelino Alfano abbia tempo e voglia di seguire GDR on-line
E di questo ringraziamo sentitamente le divinità di tutti i pantheon del play-by-chat.[/quote]
Potrebbe in effetti trovarsi del tempo, libero, prossimamente.[/quote]
Non c'è problema, spero se lo contenderanno in molti quando pubblicherà il suo primo thread di ricerca GDR :-D
Discussione seguita da
Pagine → 1
Rispondi alla Discussione Segui Discussione Inoltra Discussione Forum Giochi e Dintorni Elenco Forum
Articoli, Interviste e altre Risorse!
World of Tanks ↗
Tiles Survive ↗
AlterEgo ↗
World of Warship ↗
RAID Shadow Legends ↗
The Coven ↗