Riflessione sui GDR
26/09/2007 20:26:20
laryuzska: hihiih :°D ... non per rovinare l'atmosfera... ma il 99% di giocatori di ruolo che conosco + che "sognatore" è un "alienato". Passare i pomeriggi a "immaginare" la vita di un personaggio fittizio + che un passatempo divertente, ha l'aria di una disperata ricerca di astrazione. Perché la realtà là fuori è frustrante, deprimente, cinica, violenta, ingiusta.
Se la realtà non fosse deprimente non esisterebbero depressi.
Non vedo proprio come un essere umano (sempre che non soffra di manie di grandezza) possa NON sentirsi uno dei tanti.
E' vero, ci sta chi se la ricrede troppo e dà un'importanza smisurata e patologica al successo del proprio pg. Ora però, cerchiamo di non dimenticare che lo scopo di un gioco è vincere (abbiamo ripetuto mille volte che è un gioco, no? Ora non cambiamo le carte in tavola dicendo che è interpretazione bla bla e che ci dobbiamo divertire a perdere). In fondo, se ci scappa una lacrima quando muore un pg a cui ci eravamo 'affezionati' non c'è proprio niente di male. Basta non esagerare.
…
gemini:
Lo scopo di un gioco è divertirsi.
Il Gioco di Ruolo peraltro è un palese esempio di come esistano giochi in cui i migliori risultati si ottengono frenando l'agonismo a vantaggio della collaborazione.
Ho voluto dare risalto a questa tua visione errata del contesto, perchè chiarisce anche il motivo delle tue affermazioni (errate anch'esse) che la precedono (relazione realtà-depressione, necessità per l'individuo di emergere)
1. Non vedo, gemini, come si possa affermare che una realtà fatta di guerre, omicidi, malattie, violenze, dittature, carceri, istituti di igiene mentale, sfruttamento della prostituzione, razzismo, corruzione, perversioni, disastri naturali NON sia deprimente.
2. Non vedo come si possa negare che siamo circa 6 miliardi di esseri umani e di conseguenza, inevitabilmente, ognuno di noi è “uno dei tanti” e ognuno di noi, ISTINTIVAMENTE, cerca di emergere dalla massa.
3. Non vedo come si possa negare che il gioco di ruolo, come ogni altro gioco, ha una direzione ben precisa: la direzione che spinge i personaggi verso la vittoria (intesa in vario modo). Non ho affermato che i giocatori debbano soffrire delle sconfitte dei personaggi, ne’ tanto meno che non vi sia divertimento nel giocare aldilà della vittoria dei pg. Espongo semplicemente un dato di fatto, come faccio solitamente, ma senza la pretesa di giudicare “errate” (come fa invece gemini) le opinioni altrui. Mi sento completamente tranquilla in proposito, comunque. La verità molto spesso sta nel mezzo.
26/09/2007 21:10:07
laryuzska ha scritto: Espongo semplicemente un dato di fatto, come faccio solitamente, ma senza la pretesa di giudicare “errate” (come fa invece gemini) le opinioni altrui.
E ciò ti fa onore.
Bisogna essere davvero molto documentati e forti sul proprio campo per giudicare errate le opinioni altrui; in quel caso infatti non si tratta più di una pretesa ma del naturale uso di una competenza acquisita.
In ogni altro caso è sempre meglio puntare alla variazione di grigio più vicina alle nostre posizioni e a quelle degli altri.
26/09/2007 21:45:54
gemini ha scritto: [quote]laryuzska ha scritto: Espongo semplicemente un dato di fatto, come faccio solitamente, ma senza la pretesa di giudicare “errate” (come fa invece gemini) le opinioni altrui.
E ciò ti fa onore.
Bisogna essere davvero molto documentati e forti sul proprio campo per giudicare errate le opinioni altrui; in quel caso infatti non si tratta più di una pretesa ma del naturale uso di una competenza acquisita.
In ogni altro caso è sempre meglio puntare alla variazione di grigio più vicina alle nostre posizioni e a quelle degli altri.[/quote]
Non credo che, qualunque sia il proprio campo (e a maggior ragione per quanto riguarda psichiatria, endocrinologia, neurologia e ogni altra scienza medica "legata all'anima", ma anche filosofia, teologia, psicologia e scienze pedagogiche), esista una verità indiscutibile che renda "errate" tutte le opinioni contrarie ad essa. Semplicemente perché nessuna delle scienze umane è una scienza esatta, neppure la matematica. Nessuno studio e nessuna documentazione, per quanto approfondita e vasta, ci rende infallibili.
26/09/2007 21:49:41
Infatti io considero errate solo le opinioni derivanti dal qualunquismo e dal "pressapochismo", mentre non ho problemi ad accettare quelle che vengano da un qualsivoglia studio e/o forma di approfondimento.
27/09/2007 12:51:23
gemini ha scritto: Infatti io considero errate solo le opinioni derivanti dal qualunquismo e dal "pressapochismo", mentre non ho problemi ad accettare quelle che vengano da un qualsivoglia studio e/o forma di approfondimento.
Secondo me, gemini, hai giudicato “errate” le mie opinioni non perché “derivanti da qualunquismo e pressapochismo” (non essendo tu al corrente dei miei “studi e/o forme di approfondimento”), bensì per arroganza (uso questa parola senza intento offensivo, ma come semplice osservazione del modo in cui esprimi le tue opinioni): non solo neghi categoricamente il parere altrui quando si discosta dal tuo (non comprendendo che il comportamento umano –e nel nostro caso il rapporto col gioco- non può essere mai classificato in maniera perfetta, in quanto contenitore di emozioni e pulsioni delle più varie e spesso contrastanti), ma inoltre, andando aldilà del soggetto della discussione, ti prendi la libertà di giudicare “errate” visioni della realtà che non collimano col tuo sistema di idee basato su studi e considerazioni personali (entrambi privi di un’autorità di giudizio assoluto).
Non soffermandomi sulle nostre differenti opinioni a proposito della depressione e dell’ansia di emergere dalla massa (che pure mi piacerebbe confrontare in privato), riprendo il discorso del gioco e del perché, soggettivamente e oggettivamente, i giocatori di ruolo, con pochissime eccezioni, tendono a:
- alienarsi dalla realtà in favore della realtà virtuale/immaginativa (astrazione)
- trasferire nei propri personaggi le proprie aspettative e i propri desideri frustrati (immedesimazione)
- sfogare attraverso il gioco di ruolo pulsioni che non riescono altrimenti –o fanno fatica- ad esternare (sublimazione)
Perché si gioca di ruolo? Perché ci si diverte a giocare di ruolo?
- Perché il gioco di ruolo è un momento di socializzazione e condivisione (“fare parte di un gruppo”, comicità, risate, ma anche “fare parte di un’élite”).
- Perché il gioco di ruolo offre la possibilità di evadere dalla realtà di tutti i giorni e catapultarsi in mondi inesistenti o inaccessibili (passati, futuri, fantasy, realtà parallele,…), il più delle volte mondi estremamente migliori o estremamente peggiori di quello reale (e anche la scelta dell’ambientazione o del tipo di gioco -“cavalleresco” o “splatter” o “decadente” ecc- può essere indicativa di QUALI siano i motivi che spingono un ragazzo verso il gioco).
- Perché il gioco di ruolo permette di “fare quello che non si potrebbe altrimenti fare” o “essere quello che non si potrebbe altrimenti essere” (poteri magici, combattimenti sanguinosi, vita rurale, codici d’onore, tortura, violenza, dominazione del prossimo, sentirsi fighi, essere belli, essere brutti, essere cattivi, essere buoni, ecc) ovvero permette azioni sulla realtà immaginata che solitamente sono difficili nella realtà attuale:
a) possibilità di condizionare il mondo naturale in maniera immediata e favorevole,
b) possibilità di condizionare le impressioni e le intenzioni del prossimo,
c) possibilità di condizionare le proprie capacità e il proprio aspetto.
Il gioco permette cioè di utilizzare pulsioni che la realtà attuale, la morale o i preconcetti e i tabù di un popolo rendono inopportune (o vengono percepite come inopportune da alcuni individui):
a) aggressività fisica: violenza e distruzione
b) aggressività verbale: calunnia, offesa, polemica
c) seduzione e sensualità
d) trasgressione.
- Perché il gioco di ruolo gratifica gli impulsi artistici e creativi di un ragazzo (peraltro anche questi, secondo alcune teorie, derivano da impulsi libidici)
Ora, ogni ragazzo gioca di ruolo per i propri motivi e il gioco può essere sinteticamente (e restrittivamente) definito “mezzo per il divertimento”, MA le cose sono un tantino più complicate di come sembrano. Quando ho detto qualche commento fa che “lo scopo di un gioco è vincere” (e ne resto persuasa) intendevo dire che il gioco, come molte altre attività umane (a mio estremistico avviso, tutte), è soprattutto un mezzo per esprimere se stessi, emergere dalla massa, farsi notare, farsi ammirare, sovrastare il prossimo, gratificarsi, sentirsi bravi, far vedere quanto si è bravi. E’ da queste cose che DERIVA il divertimento nel gioco. Perché? Perché l’essere umano ama avere potere, in qualsiasi forma esso sia. Homo homini lupus est. L’essere umano agisce per amor proprio, per istinto di supremazia, per un “principio di piacere” inalienabile che determina tutte le sue azioni, anche quelle altruistiche. Credo che tutti farebbero bene a notarlo e accettarlo, invece di continuare a negarlo in nome di “buonismo” e “buoni sentimenti”.
Questo (che si gioca per vincere) non è necessariamente giusto, ma è. E basta. E per “vincere” intendo non solo portare il proprio personaggio alla vittoria, ma anche:
- far vedere quanto si è bravi a parlare, a interpretare il proprio personaggio e persino a farlo perdere con stile
- far vedere quanto si è brillanti, sagaci, divertenti e quanto si è bravi a far divertire l’intero gruppo
- far vedere quanto è bello dettagliato e curato il background del proprio personaggio
- fare le scarpe a quel giocatore che ci sta tanto sulle scatole (specie nei giochi online)
- fondare gilde clan e non so che altro per poi essere chiamati capigilda capiclan e capi comunque
eccetera, come ha detto chi ha aperto questo topic…
Le pulsioni individuali sono quasi sempre in contrasto con le pulsioni collettive, è questo il problema che fa nascere litigi all’interno dei giochi di ruolo, come anche fuori. Il problema NON è risolvibile, perché risolvere questo problema significherebbe alienare l’essere umano, negare i suoi desideri e i suoi impulsi più intimi, obbligarlo ad essere “buono” quando lui, fondamentalmente, tende a essere “cattivo” (polemico, arrogante, vanitoso, metaplayer, ecc).
27/09/2007 13:42:03
Mi spiace di averti urtata, laryuzska; non ne avevo intenzione.
Se vuoi avere un'idea più completa di come la penso puoi scaricarti da www.progettofolle.net l'introduzione al progetto, dall'area della manualistica, e poi sarò ben lieto di parlarne.
Mi scuso non già per la mia affermazione precedente (che è il mio normale modo di pensare), quanto per il fatto di averti implicitamente inclusa, quando (data la vecchiaia del thread) non ricordavo affatto di aver replicato ad una tua iniziale affermazione (quella che si gioca per vincere).
Il tuo intervento in tema di dislessia dimostra invece come i tuoi studi (o interessi?) ti abbiano portato ad osservare le dinamiche sociologiche in modo senz'altro non qualunquistico.
Restano certo le differenze e divergenze di opinioni, che a mio avviso dipendono fondamentalmente da una differenza di tipo generazionale (credo che tu sia sulla ventina e andando io per i quaranta è facile che si parta da assunti diversi).
In ogni caso ben venga un confronto, specie se produttivo e creativo, ma non qui.
Se ti va di parlare, confrontarti e magari proporre qualche progetto da realizzare in una qualsivoglia forma di collaborazione, purchè volto a migliorare il livello delle conoscenze reciproche e dell'eventual utenza del web che verrà coinvolta, mandami un MP e ti darò senz'altro soddisfazione, indicandoti luogo e ora, per dirla alla Dumas.
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