Questo articolo, scritto a più mani, raccoglie esperienze e riflessioni di un ampio numero di giocatori di Play by Chat più volte coinvolti a livello gestionale in più di un gdr appartenente a questa categoria. Vogliamo condividere queste riflessioni e suggerire alcuni approcci possibili su alcuni problemi che affliggono da anni pressoché qualunque land, anche se la maggior parte delle esperienze qui analizzate é maturata nell'ambito di gdr prevalentemente basati sul gioco descrittivo o tutt'al più regolato da master dotati di dadi come nel cartaceo ma comunque soggetti alle descrizioni inviate dai giocatori tramite la chat. Cominciamo questa breve "antologia", o meglio “bestiario”, di alcune icone negative del gioco di ruolo, partendo dalla più classica e bistrattata delle sue “figure retoriche”: Il Power Player. Un po' come sparare sulla croce rossa, si direbbe. L'espressione Power Player (abbreviato PP) é ormai entrata nell'immaginario collettivo dei giocatori come sinonimo di giocatore che volendo vincere a tutti i costi commette scorrettezze, infrazioni regolamentari, azioni fisicamente impossibili (nonché ridicole) e via dicendo.Per la verità il Power Player non nasce affatto come baro conclamato disposto a violare tutte le regole pur di vincere. Il Power Player nasce, esattamente all'opposto, come giocatore che conosce benissimo regolamenti, equipaggiamenti e convenzioni, e sfrutta al massimo tutto quel che ha a disposizione, alla ricerca del massimo potenziamento possibile del proprio personaggio, curandosi poco o nulla delle eventuali incongruenze interpretative che potrebbero derivarne; ma tecnicamente il classico PP non viola affatto le regole.Il Power Player classico é il giocatore di Advanced Dungeons & Dragons che usa gli spell di “curse” (fatti per maledire le armature causando un malus sulla Classe d'armatura) per potenziare la propria armatura, sfruttando una dicitura ambigua del manuale, che affermava che il curse “riduce” la classe armatura. E benché sia evidentemente un controsenso, il nostro PP in realtà applica alla lettera il regolamento. Regolamento che spesso e volentieri conosce anche meglio del Master.Il Power Player classico é il giocatore di uno shard di Ultima Online (o di un qualsiasi MMORPG più recente) che mette insieme la “combo” più sgravata possibile di skill ed equipaggiamento, componendo pezzo per pezzo un assortimento variopinto e composto nel modo più disparato, nel tentativo di creare il Vampiro-Mezzelfo Mago-Guerriero-Arciere-Crafter perfetto, fregandosene se per farlo deve mandare in giro un soggetto che sembra uscito da un cassonetto della pattumiera di Disneyland: con elmo rosa fosforescente da cavaliere in testa, bracciali d'ossa d'orchetto, veste da mago verde pisello e blu elettrico con bonus alla destrezza, mantello drowish dell'invisibilità, collana d'aglio antisfiga e pezzi assortiti di armature in cuoio da donna e dragonplate, più perizoma leopardato +50 al mana, spada +5 con LifeDrain ed firebow +5 a freccia esplosiva multipla.Il Power Player classico é il giocatore di una nota land fantasy che sceglie di fare L'Arcimago, per avere a disposizione cast coi quali abbattere, bruciare, polverizzare, atomizzare gli avversari ma si sceglie la razza Mannara - perchè tanto il punteggio bassissimo di mente non viene considerato ai fini del numero o della potenza dei cast – e soprattutto perché il Mannaro ha la forma “homid” (forma umana non trasformata) che non somiglia affatto all'emaciato e malaticcio professor Lupin di Harry Potter, ma a un umano super palestrato, con resistenza a veleni e ferite triple rispetto allo sfigatissimo umano standard, sensi ipersviluppati e, soprattutto, con a disposizione la possibilità di mutare forma a piacimento (in genere appena finisce i cast della giornata o appena si accorge che un niubbo lo fissa senza mostrarsi debitamente intimidito dalle sue vesti da Arcimago), trasformandosi da azzimato e raffinato studioso di arti arcane in mostro selvaggio alto tre metri in grado di spappolare a cazzotti persino Godzilla (e soprattutto di spappolare il povero niubbo, reo di essere rimasto poco impressionato).Esempi classici di Power Player, che é tale senza violare affatto le regole, per quanto possa agire in modo forzato, ridicolo o mettere in campo una interpretazione senza né capo nè coda. Il Power Player classico, insomma, non é affatto uno che viola le regole o un baro. E' tutt'alpiù uno che conosce benissimo le regole e le loro debolezze e le sfrutta a suo proprio vantaggio.Quella del Power Player é infatti anzitutto una mentalità, un approccio al gioco, ben prima di concretizzarsi in comportamenti specifici più o meno fraudolenti, più o meno dannosi per il gioco altrui e prima di incarnarsi in un mostro da "Bestiario del GdR" fra i più temuti da gestori, master e giocatori. Crediamo sia opportuno soffermarci su questo, perchè troppo spesso nel mondo del Play by Chat, si parla dei Power Player a sproposito. Una componente di powerplaying é insita in qualunque gioco di ruolo fondato sulla progressione del personaggio e sul confronto diretto tra personaggi o tra personaggio e PNG del mondo virtuale che lo circonda. Il powerplaying di per sè non è che l'estremizzazione di una tendenza ovvia e naturale: il "power up", la crescita del proprio personaggio per meglio attrezzarlo ad affrontare le sfide che incontrerà. E questa spinta é tanto più forte quanto più il focus del gioco é finalizzato all'ottenimento dell'esito positivo. Altra leggenda metropolitana da smontare é quella che vorrebbe il PP "figlio del GdR descrittivo privo di dadi e/o automatismi", nonché figlio naturale del presunto eccessivo spazio che il PbC in genere lascerebbe all'arbitrio umano (dei giocatori e dei master). Esattamente il contrario: l'atteggiamento del Power Player é da un lato figlio proprio dei sistemi di gioco di ruolo tradizionali, ferreamente e dettagliatamente regolamentati (cartaceo in primis), e quindi figlio dei videogiochi “di ruolo” (multiplayer e non) dall'altro; ossia di giochi ad automatizzazione pressoché totale e ad “arbitrio umano” pari a zero. Entrambi i sistemi (cartaceo e mmorpg) sono intrinsecamente legati al "power up" del personaggio, alla sua crescita progressiva, all'accumulo progressivo di equipaggiamenti sempre più forti e sempre più strafiQui e di capacità sempre più avanzate, alla ricerca sistematica dell'Esito Favorevole. In alcuni casi (soprattutto nel caso dei Videogiochi) il "power up" del personaggio diventa il fattore dominante e totalizzante, rispetto all'interpretazione, mentre le trame stesse delle quest diventano nient'altro che lo strumento per ottenere più rapidamente possibile un avanzamento: al punto che la desinenza "-RPG" (RolePlay Game = Gioco di Ruolo) assume una fondatezza assai dubbia.Altra componente che che spinge il giocatore verso il powerplaying é la competizione diretta con altri giocatori. E in questo sono i Videogame (mmorpg ma non solo) a fare la parte del leone, più che il cartaceo, dato che un buon motore di gioco è in grado di gestire simultaneamente interazioni e scontri multipli tra personaggi, mettendoli in competizione diretta e senza necessità che un poveraccio (il master) effettui dozzine di lanci di dadi e confronti fra tabelle per regolare ogni singolo round di gioco. E' naturale, ovvio, scontato, che il gioco PvP (Player vs Player) offre uno spettro di possibilità, di divertimento e di varietà della competizione molto più ampio rispetto al confronto con il mostro PNG “stupido”; ma comporta anche maggiori rischi per il personaggio e quindi la necessità di concentrarsi ancora di più sul potenziamento massimo del proprio PG, anche quando agisce in gruppo con altri.L'apoteosi di questa mentalità si raggiunge nei giochi multiplayer esplicitamente concepiti per il PvP, siano essi MMORPG classici o FPS (First Person Shooting, “Sparatutto” in Prima Persona), specie se affiancati (e quasi sempre é così) da community all'interno delle quali il “rank”, la “reputazione” del giocatore é un riflesso diretto del numero di “FRAG” ossia del numero di nemici uccisi in gioco. Lì si forma la mentalità, l'approccio al gioco di un'altra categoria, necessariamente e endemicamente orientata al Power Playing: il Player Killer (o PK).